Christian Guémy, C215, dalla street art di Parigi alla voce degli emarginati

C215, pseudonimo di Christian Guémy, è un artista urbano (o street artist) completamente atipico.

Christian Guémy C215
Christian Guémy C215

Lontano da correnti e ambizioni megalomani, l’artista francese si muove molto per il mondo e rappresenta spesso nei suoi lavori quelli che oggi sono gli invisibili.

L’artista, nato in Francia nel 1973, non cerca i muri più grandi per proiettare messaggi importanti o di grande impatto, ma dialoga a bassa voce con i fortunati spettatori delle sue opere nascoste in tutto il mondo.

Vagabondi, profughi, innamorati, dimenticati, sembra che le figure umane che C215 ritrae si muovano sempre nell’ombra della società e che l’artista non desideri altro che dar loro una voce, un luogo, un regalo di cui faranno parte e in cui non saranno più gli emarginati, ma le stelle a pieno titolo.

C215, Christian Guémy 2La sua produzione però non è limitata solo agli emarginati. C215 ha compiuto diversi interventi che ricordano i giornalisti scomparsi, le figure di personaggi noti sotto l’occhio della stampa o della legge, o anche rappresentazioni in stencil di arte rinascimentale.

C215 Christian Guémy 4 aTuttavia, la sua produzione artistica che riprende gli emarginati lo ha reso particolarmente riconoscibile forse perché è espressa con un tono che solo una persona che sente in quel modo potrebbe ritrarre.

“Per quanto riguarda i senzatetto e i bambini di strada, ho voluto solo rappresentare le persone che appartengono davvero alle strade e i bambini che non hanno una possibilità nella vita”,

ha commentato l’artista in un’intervista.

C215 Christian Guémy 6 nQuesto non è casuale, ovviamente, Guémy ha avuto un’infanzia molto difficile perdendo presto sua madre rimanendo con i suoi nonni che lo incoraggiarono ad essere come la figlia che amava anch’essa disegnare.

C215 Christian Guémy 8 n“Sono un orfano e sono un po’ ossessionato dalla rottura della personalità e dalla sensazione di vuoto: dovrei avere un disturbo di personalità borderline e ritagliare gli stencil per poi dipingerli è come una terapia personale sulle mie paure e i miei i propri fantasmi”.

C215, Christian Guémy 10

Christian Guémy, C215 un po’ di biografia

Oggi l’artista urbano Christian Guémy, noto come C215, è ormai considerato una presenza storica nel mondo della street art, per alcuni un’autentica leggenda mondiale, paragonabile a Banksy, al leggendario Chaz Bojorquez, a Shepard Fairey o a Dran (il “Banksy francese”).

C215, Christian Guémy 12Lo stencil utilizzato da C215 esplode alla metà degli anni ’90, con la comparsa di artisti come l’americano Shepard Fairey e la sua campagna Obey in cui disegnava l’immagine del lottatore americano Andre The Giant.

All’inizio questa espressione non fu subito capita e questo permise una certa impunità. Ma quando le autorità, pur con la consueta lentezza, iniziarono a rendersi conto di quale fosse il problema e, in certi casi, l’effetto della provocazione (come con Borondo), iniziarono i primi arresti.

Ma la “piaga” ormai era già diffusa e altri artisti hanno iniziarono ad eseguire le proprie azioni con gli stecil per esprimere la loro arte nella città.

Uno di loro fu il nostro protagonista, Christian Guémy in arte C215.

Le opere artistiche di Christian Guémy sono anche nelle gallerie, come per molti street artist moderni Rone, Adnate, David Walker… ma è ancora molto intenso il suo lavoro nella strada, nella street art.

C215, Christian Guémy 14Non è facile incontrare C215 perché, vagabondo silenzioso come i suoi personaggi, l’artista, senza mai coprirsi il volto, crea le sue opere in luoghi in decadenza e fa suo così l’anonimato forzato in cui vivono le persone ritratte nelle opere lasciando lì le sue cartoline dimenticate.

A differenza dei riferimenti statici e dichiarativi del suo solito mezzo, lo stencil di Christian Guémy segna un flusso infinito di movimenti e rappresentazioni vividi che, in alcuni casi, potrebbero persino essere definiti realistici.

Riempiendo di movimento e colore, Guémy adorna l’esterno con dettagli sottili che senza prevederne l’impatto trasformano l’ambiente.

Ha lavorato in molti posti diversi e possiamo trovare i suoi sorprendenti graffiti a Barcellona, Londra, Roma, Parigi, Lisbona, Port-au-Prince, Nuova Delhi, San Paolo, Dakar, Istanbul, Brooklyn, Oslo, Marrakech, Tudela, Milano, Manhattan, Gerusalemme, Palermo…

Christian Guémy riconosce però che la migliore accoglienza è sempre stata nella sua città, Vitry sur-Seine, vicino a Parigi (per una volta un buon profeta in patria) e il peggio gli è capitato in Russia, dove, recentemente, gli hanno cancellato un grande “dark pope” che aveva dipinto.

Non è una cosa che l’ha sorpreso particolarmente perché ritiene che le autorità nei paesi ex comunisti hanno spesso una mentalità molto paranoica verso l’espressione individuale.

Il suo alias, C215, deriva da Christian la C e “il numero della stanza in cui ho deciso quale è stata la mia vita da allora. Mi piace questo lato anonimo, come un prodotto, il simbolo, come una sorta di evocazione di moltitudine e solitudine allo stesso tempo. Ascoltarlo in turco, in tedesco o in italiano è davvero bello”, chiarì l’artista.

E proprio in questo è coerente con le sue diverse espressioni sulle strade di tutto il mondo.

C215, Christian Guémy 16Foto Wikipedia, Flickr Jeanne Menjoulet, Nelson Minar, Sara Kell

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