Con la caduta del regime napoleonico e la Restaurazione, in Italia, gli intellettuali che avevano assunto ruoli di funzionari pubblici nel passato, rifiutano la collaborazione con i nuovi regimi e cercano forme di rapporto e di iniziative indipendenti. 

 

Molti sono ancora gli scrittori di origine aristocratica, ma numerosi sono anche quelli di origine piccolo-borghese. Gli scrittori, prima impiegati nelle amministrazioni statali, sono costretti a vivere di espedienti e in un difficile rapporto con il mondo editoriale che non riconosce loro alcun diritto d’autore.

L’intellettuale italiano è anche colui che vive fuori dall’Italia. Non più solo artista o letterato al servizio della corte, ma anche esule politico che si mantiene con l’insegnamento, con i lavori pubblicisti, e che si impegna in attività di propaganda in attesa di poter rientrare in Patria.

È in questo nuovo contesto sociale e politico che lo scrittore si rivolge sempre di più all’intera nazione, all’opinione pubblica e alla collettività di individui che vuole stimolare e orientare.

Nascono i “salotti” animati da nobili donne che dibattono di argomenti culturali e, a volte, proteggono gruppi di iniziativa politica. In questo periodo la stampa con libri, iniziative editoriali e riviste politiche agisce sull’opinione pubblica per creare un dibattito.

Da ricordare che già nel Settecento, vi era stata la diffusione di giornali letterari come la rivista “Caffè” che proponeva articoli culturali.

In alcuni paesi europei, complice lo sviluppo industriale e dell’istruzione scolastica elementare, il mercato libraio assume grandi dimensioni. La produzione può rivolgersi ad un pubblico sempre più ampio e l’importanza dello scrittore aumenta parallelamente alla sua capacità di vendere libri in grandi quantità.

L’editoria cresce in dimensioni e capacità divulgative. L’editore interviene spesso in modo diretto sulle proposte degli scrittori, commissionando le opere che ritiene più economicamente vantaggiose.

L’editoria italiana ha il suo centro pulsore da prima a Milano nel 1840 per poi spostarsi a Firenze. Gli intellettuali scrivono per gli editori soprattutto articoli per riviste e giornali e alle volte ricevendo un compenso benché minimo (come ora).

Il diritto di proprietà letteraria o diritto d’autore.

Il diritto d’autore viene riconosciuto finalmente dalla Convenzione francese nel1793, e poi estesa alla Repubblica Cisalpina con il riconoscimento del “diritto di proprietà letteraria”. Nasceva il principio che un autore dovesse essere pagato per il suo lavoro e che la sua opera non poteva essere riutilizzata da altri senza il suo consenso.

Tale legge però era attuata solo in alcuni Stati. Un libro stampato regolarmente in uno Stato poteva essere ristampato da un altro editore altrove senza che questi dovesse riconoscere nessun diritto. Così nascono anche le edizioni pirata…