Il francese Ambroise Paré stabilì così quali avrebbero dovuto essere le basi della chirurgia:

La chirurgia ha cinque compiti: eliminare il superfluo, ripristinare ciò che è stato dislocato, separare quello che è stato unito, unire ciò che è separato e modificare ciò che la natura ha deformato

Questa teoria, ma soprattutto i suoi contributi sul campo, hanno fatto si che quest’uomo del Rinascimento, di modesta origine e di educazione limitata, sia passato dall’essere un umile barbiere a dottore dei re e innovatore della chirurgia.

Soprattutto questo, riuscì a trasformare la sua professione in una disciplina moderna, adeguandola ai progressi scientifici pur conservando una visione umanistica nel trattare i suoi pazienti.

Ambroise Paré uomo di umili origini

Ambroise Paré
Ambroise Paré

Paré nacque a Bourg-Hersen, a circa 300 chilometri a ovest di Parigi, nel 1510.

Suo padre era probabilmente un lacchè e serviva sotto un barbiere, sua madre una prostituta, quindi la famiglia apparteneva allo strato sociale più basso.

Frequentò la scuola del villaggio, che non gli insegnò nulla, ed ebbe un tutore, un cappellano di nome Orsoy che sostituì le lezioni di latino e di greco con il lavoro più umile della campagna.

Abbandonati questi “studi”, il giovane Ambroise prese un posto di apprendista presso un barbiere-chirurgo.

Ambroise Paré barbiereLì, imparò a maneggiare il rasoio e gli divenne familiare la vista del sanguinamento e delle ulcere. Non volendo fermarsi a quello, studiò da solo, sfogliando le prime traduzioni di Galeno di Pergamo e di Giovanni da Vigo.

La sua curiosità lo portò a Parigi, dove fu accompagnato da suo fratello Jean, ebanista, a seguire i corsi nella rue de la Bûcherie (una Facoltà di Medicina del tempo), siamo all’incirca nel 1529.

Iniziò a lavorare come chirurgo-barbiere in una corporazione di ben poco prestigio formata da professionisti che si dedicavano tanto al taglio della barba e dei capelli, facendo anche sanguinare, quanto al tamponare le emorragie, curare le ferite e all’estrazione, piuttosto brusca, dei denti.

Venne accolto da Jacques Goupil (a volte Goupyl medico e filologo) e studiò presso dei chirurghi abbastanza apprezzati all’epoca.

Apprese più approfonditamente l’anatomia e la dissezione, tale era la sua passione che sul comodino teneva un libro sulla grande chirurgia pubblicata nel 1478 da un editore di Lione scritta in caratteri gotici.

In questo libro vi lesse le quattro qualità che l’autore voleva fossero del chirurgo e che forse lo ispirarono ad “Essere allo stesso tempo alfabetizzati, esperti, ingegnosi e altamente morali“.

Fra i medici dell’epoca c’erano delle evidenti differenze fra quelli più colti e quelli di bassa estrazione.

I primi conoscevano greco e latino, diagnosticavano malattie ed erano stimati in ambito accademico, gli altri svolgevano i lavori più pratici, più grossolani e meno rispettati dai pazienti.

Le condizioni di lavoro dei modesti chirurghi dell’epoca erano le peggiori possibili, fra la totale ignoranza sul perché si potessero trasmettere le malattie e la scarsezza di spazio e di tempo di cui disponevano per dedicarsi ai pazienti.

Ambroise Paré operazione chirurgicaNel 1529, all’età di 19 anni, Ambroise Paré riuscì tuttavia ad entrare come chirurgo-barbiere nell’Hôtel-Dieu, un grande ospedale di Parigi fondato nel settimo secolo.

A quel tempo al praticantato chirurgico non corrispondeva il prestigio e l’importanza che gli si dà oggi, ma, al contrario, essendo eseguito nei corridoi del centro di salute, aveva una mortalità molto elevata e ispirava poca fiducia.

Nell’Hôtel-Dieu vi rimase per tre anni sotto la direzione di Jacobus Sylvius, lo stesso percorso di Andreas Vesalius che vi era passato qualche anno prima.

Tuttavia grazie a ciò che vi apprese, nel 1536, fu assunto da un ufficiale francese per accompagnarlo come suo chirurgo personale in una campagna militare in Italia contro gli spagnoli.

Ambroise Paré e l’esperienza della guerra

Una volta sul campo di battaglia, non fece distinzione tra protestanti o cattolici, spagnoli o francesi, tedeschi o fiamminghi o italiani.

Tentava di curare allo stesso modo qualsiasi ferito, così che fra gli storici della medicina c’è chi sottolinea come avesse recuperato e fatta propria l’etica di Ippocrate nell’aiutare i bisognosi senza fare distinzioni.

Nel praticare in quella campagna militare gli si rivelò chiaro, per il suo campo scientifico: “che un chirurgo dovesse assistere i pazienti riducendo al minimo il dolore derivante da un trattamento“.

I barbieri-chirurghi dell’epoca ritenevano quasi indispensabile che il paziente provasse dolore, un dolore a volte così estremo che provocava la perdita di coscienza, atto che ritenevano facesse parte della guarigione ma che poteva portare alla morte.

Ma Ambroise Paré si rese conto che un chirurgo poteva essere gentile nella sua pratica e che quella gentilezza potesse effettivamente contribuire a ridurre il numero di morti fra i pazienti.

Paré fece la sua prima scoperta sulle ferite da arma da fuoco.

Le armi da fuoco, appena sviluppate, non colpivano a grande distanza motivo per il quale venivano utilizzate quando il nemico era vicino.

Le ferite che producevano, oltre alla pallottola, erano le grandi scottature provocate dalla polvere da sparo.

Il trattamento che si applicava allora per cauterizzare le lesioni consisteva nel versare olio bollente sulle bruciature. Questo, naturalmente, causava in molte occasioni la morte dei feriti e quelli che sopravvivevano erano soliti agonizzare sulle ferite ustionate.

Un giorno che Paré non aveva olio, usò una vecchia ricetta romana con olio di rosa, albume e trementina. Con grande sorpresa dopo una notte insonne e piena di dubbi, il medico si accorse che le ferite stavano già guarendo.

Ambroise Paré si distinse come medico, ma anche per la sua umanità in un contesto di crudeltà e violenza.

Fra i medici che lo seguirono ci fu chi l’avrebbe elogiato per “la sua umiltà in un’epoca di arroganza, la sua obiettività in un tempo di superstizione, la sua originalità in un’era di conservatorismo, la sua indipendenza in un’epoca di autorità, la sua logica razionale in un’era di teorie irrazionali e illogiche…” certo questo avvenne dopo, allora non sempre fu apprezzato.

Un altro importante progresso che introdusse il francese fu la legatura delle arterie per ridurre le emorragie.

In seguito progettò anche dispositivi ortopedici e protesi per mani, braccia, gambe e occhi e riuscì a trattare per la prima volta una frattura aperta senza dover amputare l’arto.

Sulla base dell’osservazione empirica, del ragionamento, nonché di una certa pratica, costatò e migliorò la propria tecnica e gli strumenti chirurgici illustrandoli in testi che intendeva pubblicare.

La Facoltà di Medicina di Parigi nutriva un odio feroce e senza tregua contro la corporazione dei chirurghi, una guerra che sarebbe cessata solo con la fusione di medicina e chirurgia.

La Facoltà era riuscita a mettere i suoi nemici sotto il proprio dominio, e tra gli altri diritti che aveva arrogato per sé vi era quello che i chirurghi ogni anno prestassero un giuramento con pagamento.

Ma con una decisione del Parlamento il 3 maggio 1535, la Facoltà di Medicina aveva ottenuto anche un altro privilegio, quello di possedere il controllo assoluto sulla pubblicazione di opere riferite alle scienze mediche, e di essere in grado di impedire che tale pubblicazione venisse fatta senza la sua approvazione.

Quindi non mancò di cercare di esercitare la sua tirannia anche contro la vendita delle opere del chirurgo.

Poiché non conosceva il latino e il greco, scrisse tutti i suoi testi in francese e questo favorì un’ampia diffusione.

Le pubblicazioni di Ambroise Paré andavano oltre le descrizioni delle procedure ed i suoi libri includevano illustrazioni degli strumenti da lui impiegati, un’altra innovazione pionieristica per i testi chirurgici.

Ambroise Paré statuaQueste caratteristiche rafforzavano le argomentazioni di Paré e conferivano ai suoi insegnamenti una grande forza divulgativa tra i barbieri, i medici e i loro clienti.

Però nel 1575 la prima edizione dei suoi testi fece arrabbiare i medici che definirono Ambroise Paréimpudentissimus, imperitissimus maxime temerarius” per ha osato stampare senza il loro permesso. Tutti i mezzi della Facoltà di Medicina furono buoni per esercitare la vendetta, includendo dalla propria parte anche un gran numero di chirurghi.

Il 3 luglio 1580 una grave epidemia alla periferia di Saint-Marcel e Saint-Victor, favorì un incontro fra Paré e il Decano della Facoltà durante una visita alle vittime della peste e questo portò, sembra, a un chiarimento.

La chiara scrittura di Paré e l’uso del volgare, supportato da decenni di esperienza pratica, fecero dei suoi testi e delle sue tecniche il fondamento di un nuovo tipo di pratica nell’esecuzione dell’intervento chirurgico.

“Io l’ho bendato e Dio l’ha guarito” era una delle sue citazioni che ebbero più eco e in cui sintetizzava le sue convinzioni.

La sua reputazione crebbe, in particolare dopo aver trattato il duca di Guisa, campione dei cattolici nelle guerre di religione francesi, per il quale, gravemente ferito, i suoi medici avevano rinunciato alla speranza di salvarlo .

Ma Ambroise Paré riuscì a curarlo e questo gli aprì la porta per diventare il medico di camera e consigliere di quattro re di Francia: Enrico II di Francia, Francesco II di Valois, Carlo IX di Valois ed Enrico III.

Nel 1561, ignorando ciò che i suoi statuti stabilivano, la Confraternita di San Cosma e San Damiano lo accolse nel suo grembo e gli assegnò il grado di maestro in chirurgia.

I riconoscimenti non finirono lì. La Facoltà di Medicina dell’Università di Parigi, dopo molte resistenze, finì per concedergli nel 1584 il titolo di dottore in medicina: aveva 74 anni.

Arrivato verso la fine della sua vita, nel momento delle meditazioni dopo le liti, forse,m gli venne in mente Henri de Mondeville e una frase antica: “Nulla è più sicuro della morte e nulla più incerto del suo tempo“.

Fece il suo ultimo respiro il 20 dicembre 1590, i suoi grandi funerali furono celebrati nella chiesa di Saint-André-des-Arts a Parigi, dove è sepolto. Alla sua morte, Ambroise Paré lasciò la sua seconda moglie che gli sopravviverà fino al 1600, tre figli viventi, tre ragazze, nessuna posterità maschile e i testi che hanno cambiato la chirurgia.

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