Direttore responsabile di CaffèBook. Giornalista iscritto all’albo (Odg. Toscana) Coautore del documentario sulla crisi economica Eterna.

Gonzalo Borondo è un artista spagnolo molto conosciuto e affermato a livello internazionale nonostante la sua giovane età;

è nato nel 1989 a Valladolid una città al centro della Comunità Autonoma di Castiglia e León.

Ben presto si trasferì a Segovia a pochi chilometri da Madrid.

Gonzalo Borondo, la sua biografia

È vissuto in un ambiente familiare nel quale la psicologia e l’arte, particolarmente quella religiosa, erano molto presenti.

Nei suoi lavori si intrecciano il tema del sacro, del comportamento umano e della fragilità della psiche sempre più combinati con l’ambiente che lo circonda.

Nel 2003 si trasferisce a Madrid dove inizia a sperimentare diverse tecniche artistiche all’interno dello spazio pubblico.

La strada è per Borondo un posto privilegiato dove esprimersi e comunicare mantenendo un forte rapporto con lo spazio e con coloro che lo abitano.

Nel 2010 è invitato per la prima volta ad un festival d’arte pubblica a Istanbul e inizia ad occuparsi di superfici di muri di grandi dimensioni.

Da allora ha fatto numerosi interventi pubblici in tutto il mondo.

Nel 2015 inaugura “Animal”, la sua mostra personale interamente realizzata a Londra, che svela un grande lavoro di combinazione fra le diverse tecniche e che rappresenta un momento di condivisione della ricerca attuata fino ad allora.

Gonzalo Borondo ha realizzato i suoi lavori sui muri di vecchi edifici o sulla parte superiore di una nave e per questo è conosciuto quale “artista urbano” o “callejero” ma è in realta un artista poliedrico che ama sperimentare differenti tecniche su molteplici materiali.

Qualcosa in comune le sue opere la conservano:

i suoi personaggi diventano vivi, osservano i luoghi attorno e vi si integrano nelle forme, ma altrettanto parlano e non sempre piace ciò che dicono.

Come molti artisti della street art è passato dalle realizzazioni “illegali” a quelle commissionate, ma di questo non sembra essersene preoccupato molto continuando a proporre le sue interpretazioni pensando solo al carattere pubblico del suo lavoro e al contesto come fonte di ispirazione.

La maggior parte dei suoi disegni rappresentano uomini, donne e bambini in un immobilismo simbolico:

le figure sembrano oppresse, stanche, timorose e in attesa di qualcosa non ben definibile.

C’è un forte pessimismo verso la società, ma gli stessi disegni, che non cercano il realismo di molti suoi colleghi della street art, lasciano l’osservatore libero di crearsi la propria impressione.

Ed è proprio lo spettatore che completa il lavoro facendogli compiere il suo scopo, concretizzando l’idea del contrasto sociale o esistenziale che l’opera vuole rappresentare.

Borondo utilizza il suo lavoro per reclamare la memoria urbana e la disuguaglianza latente nel mondo.

La frenesia in cui siamo coinvolti ci costringe al cambiamento non come evoluzione, ma come tentativo di adattamento, e ad una ristrutturazione più per il capitale che per il sentimento.

Le città perdono continuamente la propria identità, gli edifici vengono abbattuti e il mondo si divide sempre di più tra i ricchi e nuovi ed i vecchi e poveri.

E questo è proprio quello che tenta di scuotere con le sue “pennellate”: lo strato di indifferenza che blocca tutte le reazioni.

Lui stesso, ha avuto modo di raccontare un interessante aneddoto che gli è accaduto a Madrid:

“Durante i miei anni di vita a Madrid il consiglio comunale mi ha imposto una multa di 3000 euro per un murales sulla facciata di una casa occupata che un mese dopo è stata demolita.

Tre anni dopo la città di Madrid mi ha nuovamente contattato, in questo caso offrendomi la meravigliosa possibilità di pagarmi una somma simile in cambio di un murales all’interno del progetto “paisaje Tetuàn”.

 

Borondo, Madrid

Il risultato fu che non si fece pregare: Borondo accettò l’offerta e si prese l’opportunità per mostrare i suoi sentimenti su quello che considerava una propensione all’abuso di potere da parte del comune della capitale.

Borondo Madrid particolare

L’artista spagnolo non ricerca intenzionalmente la provocazione, ma la sua opera non è rivolta al compiacimento estetico puro e semplice.

Chiaro che in questo modo le sue realizzazioni possono trasmettere all’osservatore qualcosa di “inopportuno” che questo poi avvenga per il contenuto o per il destinatario è una conclusione che ognuno può trarre da solo.

Di particolare risonanza è stato quanto è avvenuto per la sua opera a Berlino.

Quello che era un messaggio di speranza per il suo creatore, in quel caso, fu interpretata come un’immagine di cattivo gusto dagli abitanti del quartiere di Tegel.

Il dipinto di Gonzalo Borondo nel quartiere di Tegel a Berlino è una grande opera di 42 metri di altezza che esprime la tragedia dei rifugiati.

Il muro, diviso in due parti, mostra una ragazza sanguinante, (senza ferite apparenti ma coperta di rosso) che guarda un paesaggio cupo, dove il sole è solo una piccola macchia rossa che si estende sugli alberi nudi.

Dall’altra parte, nel paesaggio grigio, si vede una figura nuda ferita, il cui corpo è stato trafitto da una freccia.

Il murales ha scatenato indignazione tra i residenti del quartiere che hanno raccolto le firme perché la facciata dell’edificio sia ridipinta.

Borondo, Tegel Berlino

Il dipinto fa parte di un ampio progetto esterno che è composto da cinque grandi murales per i quali l’azienda Gewobag, rispettando il proposito di dare vita agli edifici grigi della città, aveva contattato alcuni artisti fra i quali appunto Borondo.

“La ragazza è l’emblema dei bambini rifugiati. La sua situazione è drammatica, ma sta cercando una speranza. La figura dall’altra parte rappresenta i paesi sviluppati che, anche se sono attraversati da una freccia, sono eretti e forti “, hanno sostenuto i committenti.

Questa interpretazione non è riuscita a soddisfare gli abitanti scandalizzati del quartiere residenziale di Berlino, che hanno avviato una forte campagna attraverso l’associazione “I love Tegel” per far rimuovere il lavoro di Borondo.

I cittadini hanno descritto il lavoro come: “disgustoso”, elencando quindi una serie di nobili motivazioni.

L’edificio era un luogo da cui si gettavano le persone tanto da essere chiamata la “casa dei suicidi” e quindi: “Non sembra opportuno dipingere un’immagine così sanguinosa in un luogo dove sono morte tante persone”.

L’edificio sarà centro di accoglienza per i rifugiati e “quelle persone provenienti da una guerra hanno perso così tanto… nel vederlo ricorderanno…”.

Queste critiche dei vicini abitanti del quartiere residenziale di Tegel perdono un po’ di coerenza se si pensa che gli stessi hanno poi anche chiesto, ad esempio, come mai non fossero stati consultati per l’apertura del centro per rifugiati…

Borondo, nell’ occasione ha spiegato che la sua intenzione non era “creare controversie, ma lasciare un messaggio poetico”.

“Quando intraprendo un nuovo progetto, è importante per me comprendere l’ambiente in cui si forma la mia arte, imparare la sua storia, capire la sua comunità e i suoi problemi.

Lavoro con lo spazio e ho scelto questo soggetto sapendo che in questo settore ci sarà un centro per rifugiati”, ha detto.

“L’uso di una tavolozza di grigi, di colori scuri e di rossi è giustificato perché “per creare le mie opere mi ispirano i colori della natura, dell’ambiente, della stessa facciata.

I colori di Berlino non sono brillanti, usandoli sarebbero stati invadenti”.

L’autore ha anche aggiunto:

L’artista ha la responsabilità di offrire un messaggio e di aprire un dialogo, ma questo messaggio non deve necessariamente essere universale, immediato o semplice da capire“, spiega.

“Se avessi chiesto a ciascuna comunità cosa avrebbero voluto vedere nel loro edificio di quartiere, mi avrebbero probabilmente chiesto cose come: gatti, fiori, arcobaleni o tramonti, ma poi le facciate sarebbero state quasi come degli schermi televisivi.

Io non dipingo con colori vivaci o creo scene felici.

Quello che faccio è l’arte, non la decorazione“.

Nella conclusione dell’artista anche l’analisi della società che cerca di scuotere.

“C’è una contraddizione ed è che molte persone protestano perché un murales è troppo profondo o riflessivo, sono gli stessi che si lamentano anche dei cartelloni che si trovano davanti a casa.

Apriamo le nostre menti e smettiamo di guardare la tragedia attraverso la sicurezza dei nostri televisori”.

 

Articolo Borondo l’arte contro l’indifferenza latente su CaffèBook (caffebook .it) 

Foto per gentile concessione Copyright © 2017 Gonzalo Borondo

 

Borondo Paris

 

Borondo street art