Chi conosce Rino Gaetano?

Nato come Salvatore Antonio Gaetano, (Crotone, 29 ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981) “è quel cantante che raccontava con filastrocche divertenti tutti i vizi d’Italia” molti lo descriverebbero così e non si sbaglierebbero, forse però dimenticherebbero qualcosa.

Rino Gaetano e gli anni ‘70

Rino Gaetano foto anni 70
Rino Gaetano

Intanto Rino Gaetano è vissuto nell’epoca di Battisti, Mina, Lucio Dalla, Paolo Conte, Renato Zero, Mia Martini… e con tanti altri indimenticabili interpreti attorno, e tale lo è diventato anche lui pur pensando che morì a soli 31 anni con pochi dischi pubblicati.

Quelli erano anni di censure morali e critiche feroci dettate da posizioni ideologiche quasi fanatiche che misero in difficoltà più di un cantautore, ma non fermarono lo spirito dissacratore di Rino né poterono circoscriverlo ed etichettarlo facilmente.

Anche una sua frase pronunciata ad un concerto è diventata molto nota e spesso citata per descrivere il carattere controcorrente e scomodo del cantautore calabrese:

“C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno!

Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta”.

L’ultimo riferimento (Capocotta ) è ad uno dei tanti delitti e casi irrisolti del Bel Paese, in questo caso furono coinvolti alti esponenti della DC dell’epoca…

La carriera e la popolarità che forse si aspettava Rino Gaetano doveva essere qualcosa di meno ingombrante e certamente all’inizio lo fu.

Questo permise al cantautore di scrivere con una certa libertà i suoi testi che presto attirarono le critiche dei personaggi citati come in Nuntereggae più o quella della censura.

Canzoni che raggiunsero la popolarità negli anni ’70 alcune delle quali poi sarebbero diventate degli inni generazionali.

Per qualcuno non seppe gestire l’eccessiva fama che gli derivò dal Festival di Sanremo, ma in realtà non smise di denunciare le ingiustizie nostrane in modo chiaro con “slogan” indimenticabili che marchiavano a fuoco.

Rino Gaetano le ingiustizie e il Folkstudio

Sì perché le ingiustizie, quelle che si fanno in tutto il mondo, ma in Italia si colorano di grigio, hanno quel tono sfocato che non le fa apparire mai così nette, sembrano sempre tollerabili…

Mentre tollerabili sono solo se con quel giro di bustarelle e favori ricavi qualcosa, ma se speri in un riconoscimento per un giusto merito allora… meglio andare all’estero, ma non è quello che accade ancora oggi?

Allora come oggi la carriera la fanno i figli di e quelli che hanno amicizie nelle varie caste professionali e già allora di questo cantava Rino Gaetano.

Le sue frequentazioni al Folkstudio, un locale di musica romano diventato circolo culturale, lo fecero scoprire dal talent scout Vincenzo Micocci.

Non fu un caso, la migliore musica dell’area romana passava da quel locale.

Vi avrebbero suonato il jazzista Mario Schiano, i cantautori Antonello Venditti e Francesco De Gregori e poi Giorgio Lo Cascio, Mimmo Locasciulli, Sergio Caputo, Grazia Di Michele, Gianni Togni l’attore e comico Pippo Franco e molti altri.

Rino Gaetano e la sua musica

Rino Gaetano con la chitarra
Rino Gaetano con la chitarra

Il suo esordio non fu travolgente sotto lo pseudonimo di Kammamuri’s nel 1973 esce il singolo I love you Maryanna e dopo il primo album Ingresso libero, nel 1974.

La difficoltà e il fascino risiede nei testi che non parlano solo di storie romantiche e sogni, ma toccano il mondo delle ingiustizie e delle disillusioni.

Con ironia e disincanto racconta storie scomode che provengono dal sud e alla fine arriva il successo vero con Il cielo è sempre più blu.

Una canzone innovativa nella struttura come nel contenuto che sfida il buon senso discografico anche per la lunghezza di più di 8 minuti, quanto tutti propongono testi che girano vicini ai 3 minuti.

Certo non sono pochi i “classici” della musica internazionale che hanno durate simili, ma nel Bel Paese e per un cantautore erano esperimenti rischiosi.

Rino Gaetano, Mio fratello è figlio unico e Aida

Nel 1976, Rino Gaetano esce con Mio fratello è figlio unico, il suo secondo album.

Dentro c’è l’emarginazione, ci sono gli esclusi e dentro ci sono anche i suoi sentimenti. Tutto insieme con la sua ironia anche una dura e chiara denuncia sociale, una denuncia senza toni grigi.

Un anno dopo, nel 1977 esce Aida, il suo terzo disco.

C’è una maggior cura negli arrangiamenti e più investimenti di denaro per la produzione, ma, soprattutto c’è il suo sarcasmo.

L’album e un parallelo con una donna che ricorda la sua storia che poi è quella dell’Italia.

Aida è l’opera di Verdi, è l’illusione di una nazione, è la liberazione dal fascismo fino agli scandali, alla corruzione imperante e all’oppressiva presenza del petrolio: dallo scandalo della Looked a Spendi spandi effendi.

Il contrasto di quelle canzoni con quanto lo circonda è amplificato dal suo modo di cantare un po’ sgraziato, comunque privo di quell’armonia che tutti cercavano, ruvido e spietato nel lanciare provocazioni e accuse.

Rino Gaetano e il Festival di Sanremo

Nel ’78 partecipa a Sanremo con la canzone mai troppo amata dal cantautore, Gianna, e dopo quarant’anni pensiamo ingiustamente.

Certo, sembra che copi se stesso, ma nel testo, in tutte le parole, c’è una dirompente ironia che forse prima o poi riuscirà a togliere il sale dagli occhi degli italiani, magari quando smetteranno di canticchiarla come una canzonetta sanremese.

Frac, camicia a righe rosse e tuba (pare regalata da Renato Zero) l’esibizione rimarrà nella storia.
Si classificherà al terzo posto dietro i Matia Bazar e Anna Oxa, ma il tempo darà un altro giudizio e, mentre delle prime due pochi si ricordano, Gianna sarà citata, saccheggiata, reinterpretata…

Il 1978 è anche l’anno dell’album Nuntereggae più, con l’omonima canzone un pezzo che irride tutti i personaggi più in voga, come Agnelli, Costanzo e la Carrà quanto indistintamente i partiti politici la DC, il PSI, il PRI, il PCI…

Dentro, ancora una volta c’è tutto.

C’è la loggia P2 e le varie massonerie (e su questo molti complottisti hanno poi costruito storie e racconti) e poi la strategia della tensione e della paura (ancora in uso) fino ai casi irrisolti (quello già citato di Capocotta con la morte della giovane Wilma Montesi).

Rino Gaetano non si era mai schierato politicamente e la sua critica non partiva da una posizione presa ma colpiva a 360 gradi,

Rino Gaetano, la morte

Per chi ancora ama la musica fatta da Rino Gaetano il 2 giugno 1981 è la data più tristemente nota.

A trent’anni muore quel giorno in un incidente stradale.

Forse fu un colpo di sonno o un collasso fatto sta che alle 3.55, mentre percorreva via Nomentana, trovò il suo destino nella forma di uno scontro con un camion.

Il camionista avrebbe poi dichiarato di aver suonato il clacson, avendo visto il cantante sbandare e accasciarsi nella vettura.

Ma sulla sua morte è anche un clamoroso fatto di malasanità con cinque ospedali che ne rifiutano il suo ricovero terminando senza nessuna cura la sua vita.

Per qualcuno La ballata di Renzo, che racconta di un fatto molto simile, è quasi una predizione alla Nostradamus.

Ci può restare il rammarico che porta l’immaginare quanta ironia e critica sociale in musica e parole avrebbe potuto ancora trasmettere, non la sua assenza: Rino Gaetano è ancora presente in tutte le sue canzoni ancora così attuali.

Foto da wikipedia, elaborazione foto copertina Roberto Roverselli per Caffèbook

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