Il girasole: costanza nell’amore e nella preghiera

Questa è una pianta che vale un Perù.

Lo slogan non è forzato, perché il girasole era specie sacra presso gli Incas, quindi originaria del Perù e dell’America latina, i quali ne avevano già scoperto le molteplici virtù. Estraevano, infatti, dai suoi semi un olio prezioso, dagli steli ricavano filati per tessere indumenti e tappeti e dai petali d’oro ottenevano un colorante per tingere le stoffe.

I guerrieri indossavano gioielli che ne riproducevano in forma stilizzata il fiore, quale simbolo del loro coraggio.

Il girasole in Europa

Non va confuso con il mito greco della ninfa Clizia, il cui amore tradito dall’abbandono del dio Febo la portò alla morte e a trasformarsi in un fiore la cui corolla seguiva quotidianamente l’arco del sole in cielo, perché il girasole fu introdotto in Europa solo al tempo del re Francesco I di Valois.

Evidentemente gli antichi greci facevano riferimento a un’altra erba, l’eliotropio, con l’analoga caratteristica di volgersi a seconda della posizione del sole.

Quando sul trono di Francia subentrarono i Borbone, il girasole divenne il fiore prediletto di Luigi XIV, detto il Re Sole, perché sul suo regno, dall’una all’altra sponda dell’Oceano Atlantico, non tramontava mai l’astro del giorno.

Il girasole, i campi di girasoli
campo di girasoli

Le aiuole dei giardini della Reggia di Versailles si riempirono in maniera trionfale delle grandi corolle, che possono raggiungere il mezzo metro di diametro e superare con il gambo i due metri d’altezza.

Al re Luigi piaceva immaginare che si piegassero al suo passaggio…

Il girasole in Inghilterra, Irlanda e nei Paesi Bassi

Fiore vittoriano per eccellenza, nell’Ottocento veniva regalato alla donna amata quale simbolo d’eterno amore:

per l’innamorato lei rappresentava il sole, a cui volgersi proprio come il girasole ammira l’astro celeste.

In Inghilterra fu utilizzato come motivo di decorazione da ricamare sui tessuti da tappezzeria, sui cuscini o, addirittura, da scolpire sui fregi dei mobili dell’epoca.

Sempre nell’Ottocento, in Irlanda – dov’è comunemente chiamato Lus na gréine, ovvero “pianta del sole” – divenne invece il fiore dei cattolici, come il giglio bianco:

le famiglie rimaste fedeli al Papa, lo coltivavano volentieri nel giardino, affinché fosse una sorta di preghiera costante a Dio, che benediceva con la luce del Suo amore l’armonia domestica, proprio come il girasole adora i raggi d’estate effusi sulla terra.

Quadro I girasoli di Van Gogh
I girasoli di Van Gogh

Nei Paesi Bassi spesso si alternano nei campi le semine di tulipani e di girasoli, perché le radici di questi ultimi hanno la capacità di drenare i terreni troppo umidi:

 

forse per questo motivo erano così familiari a Van Gogh, che li scelse quali muse ispiratrici per il suo celeberrimo dipinto.

Il girasole, la pianta

 

Il girasole appartiene alla famiglia botanica delle Composite (come il carciofo, il tarassaco e la cicoria) e il suo nome latino è Helianthus annuus L.

Le foglie sono peduncolate come la salvia e cordate (ossia con la forma che ricorda un cuore), dalla seghettatura irregolare.

I capolini (si fa per dire, data la notevole mole!) tendono a reclinarsi e sono circondati da ligule gialle – quelle che noi denominiamo petali – lunghe fino a 10 centimetri.

La fioritura, a seconda della zona di produzione, va da agosto a ottobre.

Il girasole proprietà e principi attivi

I principi attivi sono contenuti proprio nei petali gialli e sono rappresentati da flavonoidi, carotenoidi, glucosidi, betaina, colina, quercitrina, resine e fitosterine.

Studi clinici hanno dimostrato la validità di questa droga negli stati febbrili, causati anche da malaria o tubercolosi polmonare.

In questi casi particolari, il girasole va prescritto da un medico, che ne vigili attentamente l’assunzione.

Altrimenti, per combattere una semplice febbre, quale rimedio casalingo, può essere assunto sotto forma di preparato omeopatico o di infuso da bere lungo la giornata.

Le dosi sono quelle di 2 cucchiai rasi di petali per mezzo litro d’acqua fredda.

Si porta a bollore, si spegne subito, si lascia riposare per un quarto d’ora sotto un coperchio. Infine si filtra e si dolcifica a piacere.

Qualche parola va ancora spesa per i semi, da cui si ricava un olio eccezionale, composto per buona parte da acido linoleico e da vitamine e ricco per oltre il 90% di acidi grassi insaturi, i grassi “buoni” che prevengono il colesterolo e l’arteriosclerosi.

È salutare come condimento delle verdure crude, di cui siamo ghiotti in questa stagione, ma giova anche applicato sulla pelle, per curare ferite, scottature e dermatosi.

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