I contrasti in epoca vittoriana

La storiografia britannica classica ha per molto tempo fornito una visione quasi idilliaca del lungo regno della Regina Vittoria, ma questo si deve al fatto che i contrasti in epoca vittoriana non esplosero mai in modo particolarmente violento per la classe al potere.

I contrasti in epoca vittoriana: il lento ampliamento della base elettorale

I contrasti in epoca vittoriana: Regina Vittoria
La Regina Vittoria

La Gran Bretagna di quest’epoca è presentata come modello di democrazia parlamentare capace di evitare la violenza per ragioni politiche che invece ha segnato, in diverse dimensioni e tempi, altre nazioni europee per l’intero diciannovesimo secolo.

Che il Paese in epoca vittoriana non abbia subito alcuna rivoluzione politica o alterazioni importanti è stata spesso spiegato dalle riforme fatte in tempo e dal carattere britannico che, presumibilmente, portava il popolo britannico a un dibattito politico civile.

Sempre presumibilmente, l’opinione pubblica era la più formata in tutta Europa.

Ma questa immagine idilliaca del sistema politico deve essere sfumata, se non messa in discussione.

In realtà i contrasti in epoca vittoriana, sia sociali sia morali, non furono pochi.

Tanto per cominciare la Gran Bretagna non la si può considerare una democrazia in senso moderno visto che fino al ventesimo secolo non esisteva neppure un ampliamento del suffragio a tutta la popolazione maschile.

È vero che ci fu un processo (che fu lungo) di riforme elettorali che ampliarono il censimento elettorale man mano che il XIX secolo progrediva, ma non dimentichiamo che le donne ne furono comunque escluse.

La direzione del Paese, in termini generali, passò da: un’aristocrazia di proprietari terrieri alla borghesia industriale, quindi alla classe media intellettuale (irrequieta e intraprendente), per finire dando un ruolo importante alla massa lavorativa rappresentata principalmente dai ben noti “sindacati”.

Ma tutto avvenne senza salti improvvisi, come, invece, accadde in altri Paesi. Fu un processo di aggiunta di forze, non di sostituzione.

Mentre procedeva l’avanzata delle tendenze democratiche vi fu anche un impulso all’educazione.

Tutto questo tende a nascondere, nell’idealizzazione di questo periodo marcato dalla Regina Vittoria, quanto fossero profonde le differenze di classe e marcate le sofferenze sociali dei più poveri e dei più indifesi dalle leggi.i contrasti in epoca vittoriana

Le classi superiori mantenevano una vita di lusso e ricchezza, mentre la condizione dei lavoratori e delle classi meno abbienti non migliorava.

Questa difficile situazione si rifletteva nel crudo realismo degli scrittori del tempo, come Charles Dickens che nei suoi romanzi e nei suoi impegni come giornalista descriveva il modo di vivere e le tensioni sociali dell’Inghilterra in epoca vittoriana.

La situazione sociale portò i sindacati a organizzarsi in modo più efficace al fine di ottenere la soddisfazione delle loro richieste.

Il governo rispondeva adottando una politica paternalistica nell’aspetto sociale e promuovendo leggi che alleviavano la situazione, ma senza introdurre importanti riforme.

Alla fine qualche risultato concreto, tuttavia, si realizzò con l’adozione di misure che limitavano le ore di lavoro e, nel 1871, con il riconoscimento ufficiale degli stessi sindacati locali.

I contrasti in epoca vittoriana: l’Inghilterra officina del mondo

I contrasti in epoca vittoriana industrializzazioneLa tradizionale visione favorevole dell’Inghilterra vittoriana si completava in campo economico, presentando il paese come “officina del mondo”, ma quell’evidente potenza economica ebbe un rovescio e non era altro che i costi sociali dell’industrializzazione.

I lavoratori britannici dovevano essere pienamente impiegati in modo che il diritto di associazione fosse riconosciuto dai sindacati per lottare per migliori condizioni di lavoro e di vita.

D’altra parte, le sofferenze generate dal più importante imperialismo della storia nelle sue innumerevoli colonie, specialmente in Africa e in Asia, non dovrebbero essere ignorate.

Il benessere di pochi era basato sullo sfruttamento di molti.

La società in epoca vittoriana era piena di contrasti: dall’opulenza, risultato dello straordinario potere economico delle classi dominanti, alla povertà estrema.

Questa disuguaglianza era giustificata dai pensatori vittoriani con una discussione sulle radici calviniste. La ricchezza era considerata il risultato del lavoro, dello sforzo e dell’intelligenza, mentre la povertà, d’altra parte, sarebbe, secondo questa mentalità, il frutto della pigrizia o dell’incapacità.

I contrasti in epoca vittoriana: il darwinismo sociale

In Inghilterra finì per trionfare il darwinismo sociale del filosofo liberale Herbert Spencer.

A grandi linee, questa filosofia riteneva che la società fosse un organismo vivente evoluto come un essere vivente.

La competizione tra individui era utile e buona perché dava benefici alla genetica umana, molto più di una buona educazione, per esempio.

Il darwinismo sociale fu applicato alle relazioni internazionali e al dominio coloniale alla fine del XIX secolo.

Il premier britannico, Lord Salisbury, spiegò questa idea in un discorso dell’anno 1898.

La rivoluzione industriale e le sue applicazioni militari avevano prodotto una divisione tra i Paesi del mondo. Da un lato, ci sarebbero le nazioni viventi, che si sarebbero rafforzate sempre di più e, dall’altra, quelle moribonde, ogni giorno più deboli.

Non a caso l’Impero britannico sotto la Regina Vittoria si avviò a diventare il più esteso impero nella storia dell’uomo tenendo conto di tutte le colonie fino ai protettorati e ai territori amministrati dal Regno Unito.

Con diverse motivazioni, utili di volta in volta alla causa (politiche, filantropiche o economiche), le nazioni forti finirono per appropriarsi dei territori delle moribonde non senza conflitti militari.

I contrasti in epoca vittoriana: l’ipocrisia e le differenze fra uomini e donne

La moralità vittoriana portava ad grande differenza di trattamento e considerazione fra uomini e donne.

La disuguaglianza evidente per le donne le rendeva soggette alle severe norme puritane del tempo, anche se già alcune voci della metà del secolo si stavano sollevando contro questa discriminazione, come Stuart Mill.

Le suffragette poi avrebbero portato una lotta intensa per porre fine a questa situazione, anche se non ebbero pieno successo fin dopo la prima guerra mondiale.

La morale in epoca vittoriana, infine, stabilì un vero impero dell’ipocrisia criticata dagli stessi inglesi, specialmente dai letterati e da alcuni intellettuali.

Oscar Wilde o Bernard Shaw furono implacabili, con lo loro ironia, contro i pregiudizi, esaltando i contrasti in epoca vittoriana.

Così, sebbene l’Inghilterra in epoca vittoriana fosse la principale potenza economica del mondo e avesse il sistema politico liberale più stabile in Europa, un’analisi obiettiva di quel periodo non può evitare di porre l’accento su tutte le sfaccettature ed evidenziare la realtà sociale alla base dello sviluppo economico.

In una critica sulla presunta democrazia britannica, pur trascurando tutte le questioni morali e sociali che esplosero nel periodo (il grande male sociale della prostituzione o il noto impiego di minori in età vittoriana…) fa pensare che l’alternanza pacifica del potere fra i due partiti politici sia stata più che altro una valvola per rallentare il riconoscimento delle istanze di chi chiedeva maggiori diritti.

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