Stuart Mill, un filosofo femminista in epoca vittoriana

Stuart Mill, famoso economista, filosofo e politico, fu anche uno dei pionieri che difesero il suffragio universale e sostenne l‘inclusione delle donne in tutti i campi civili.

È impossibile parlare della rivendicazione delle donne come fenomeno esclusivo e isolato dall’uomo.

È vero che furono una minoranza, tuttavia, uomini come John Stuart Mill contribuirono non poco, con la loro partecipazione e sostegno, alla causa del movimento femminista.

Il pensiero progressista di Mill che sfidò la “morale” dell’epoca vittoriana

Il contesto storico era l’epoca vittoriana. Durante questo periodo le signore esercitavano ruoli subordinati all’uomo, spesso presenti come semplici elementi decorativi.

John Stuart Mill, dal canto suo, fu un uomo illuminato che ha combattuto per l’inclusione femminile in modo che le donne potessero partecipare a tutte le questioni civili, sostenendo che la vera evoluzione era nel suffragio universale molto prima che le suffragette iniziassero la loro dura lotta per il diritto di voto.

Mill divenne l’appoggio cui il movimento sarebbe ricorso durante i suoi primi passi così come nel difficile momento in cui le donne si credettero sconfitte dal sistema patriarcale.

Era in grado di entrare in empatia con ciascuna di loro attraverso le sue pubblicazioni come in The Subjection of Women (1869 La servitù delle donne) o nel celebre Saggio sulla libertà (On Liberty) e dal Parlamento britannico aprì loro la strada al doloroso pellegrinaggio per l’uguaglianza.

Nella lotta sociale di Stuart c’era anche il fervore e la determinazione di grandi rivoluzionarie come sua moglie Harriet Taylor e Helen, la figliastra.

Marito e moglie lavorarono insieme affinché le idee femministe potessero raggiungere le aree più recondite del Paese. Mill non solo difese l’emancipazione delle donne, lottò anche per l’abolizione della schiavitù nelle colonie e per i diritti dei lavoratori.

Nel 1867 il filosofo consegnò un discorso inaugurale all’Università di St. Andrews e in questo estratto ci si può fare un’idea dell’animo con cui affrontava le ingiustizie sociali e la lotta per l’emancipazione femminile.

Non permettere a nessuno di pacificare la propria coscienza con l’illusione di non fare del male se non partecipa e non si forma una opinione. Gli uomini malvagi non hanno bisogno che di una cosa per raggiungere i loro scopi, cioè che gli uomini buoni guardino e non facciano nulla”.

La sua filosofia riteneva la libertà un bene inalienabile dell’essere umano.

La sua fu una delle poche voci su cui potevano contare donne, schiavi, operai e tutti quelli che si sentivano soli ed esposti ad una vita di ingiustizie dovuta ad una società in cui le differenze di classe erano profondamente marcate.

Stuart Mill filosofo
Stuart Mill

James Mill, suo padre era stato uno stimato storico, filosofo ed economista, il cui lavoro era stato un lascito importante per la successiva generazione di politici liberali, incluso per suo figlio.

Stuart ebbe un’infanzia complicata nella quale, oltre alla sofferta ingombrante presenza del padre, viveva un crescente contrasto con l’amico di famiglia e noto filosofo dell’Utilitarismo Jeremy Bentham.

Come il padre e Bentham si sarebbe immerso nell’utilitarismo anche Stuart Mill con un’interpretazione però molto personale e distinta da quella benthamiana rispetto alla quale metteva in evidenza, al posto della nozione di “piacere”, quella di “felicità” e includeva al principio di utilità il sentimento di giustizia.

Del 1861 Stuart Mill si espresse sull’Utilitarismo affermando che “il credo che
accetta come fondamento della morale l’utilità o il principi della massima felicità sostiene
che le azioni sono giuste nella misura in cui tendono a promuovere la felicità, ingiuste in
quanto tendono a produrre il contrario della felicità” aggiungendo con una certa ironia che la quantità del piacere ha un minor rispetto alla qualità dicendo che “È meglio essere un uomo malcontento che un maiale soddisfatto, essere Socrate infelice piuttosto che un imbecille contento…”.

James Mill e Harriet Taylor, il matrimonio e il femminismo

Dietro un grande uomo c’è una grande donna e dietro a questa sua moglie“, disse Groucho Marx in una sua celebre battuta.

Stuart Mill e Harriet TaylorStuart e Harriet si conoscevano già da 21 anni quando giunsero a sposarsi. Sebbene fin dal primo momento si fossero “trovati” l’uno nell’altra, ogni loro rapporto sentimentale fu impossibile data la moralità del tempo.

In piena epoca vittoriana la situazione coniugale di Harriet, sposata con tre figli (Herbert nel 1827, Algernon “Haji” nel 1830 ed Helen “Lily” nel 1831), non gli permise a lungo di poter vivere insieme, quello che non gli impedì fu di condividere la causa femminista.

La filosofa e attivista femminista, come molte altre, era stata vittima di un matrimonio di convenienza.

Forse la situazione vissuta con il marito, John Taylor, l’aveva spinta ad un maggiore desiderio di emancipazione e libertà.

L’affetto tra i due filosofi e attivisti dei diritti delle donne era cresciuto ed era forte anche dopo 21 anni, Harriet e Stuart si sposarono nel 1851.

Questa unione divenne un esempio di coppia moderna che rompeva con lo schema patriarcale. Entrambi guardavano verso lo stesso orizzonte alla ricerca di uno sviluppo personale mentre cooperavano l’uno con l’altro.

Mill, coerente con le sue affermazioni, quando si sposarono, firmò un documento in cui rinunciava ai suoi diritti su Harriet. Si amavano ed erano liberi.

Stuart Mill firmò molte delle pubblicazioni di Harriet sotto il suo nome, come per il saggio “The enfrachisemente of women” del 1851.

L’autrice riteneva fondamentale che il marito firmasse al suo posto, in questo modo la denuncia poteva ottenere maggior eco, essendo lui un gentlemen stimato, e questo aveva il suo peso in epoca vittoriana, e un liberale apprezzato dalla classe popolare.

Innamorato di sua moglie e della causa, Mill divenne un grande complice del movimento femminista aiutandolo a sradicare la cecità sociale imperante.
Quando Stuart diventò vedovo, raccolse gran parte della visione del femminismo di Harriet Taylor nel suo lavoro “Subduing the Woman” nel 1869 (undici anni dopo la sua morte).

Il lavoro di Harriet aveva lo scopo di promuovere l’uguaglianza dei sessi, generare le stesse opportunità di lavoro degli uomini, denunciare la distinzione che veniva fatta nei tribunali e portare gli uomini a rispondere davanti alla giustizia per la violenza domestica esercitata contro le donne.

Stuart Mill, un uomo profondamente interessato alle questioni sociali

Stuart Mill, il filosofo femministaStuart Mill protestò nel suo saggio On Liberty (Sulla Libertà), del 1859, contro l’uomo del suo tempo. Il lavoro seguiva la sua interpretazione dell’utilitarismo, rivendicando un diritto per eccellenza: la libertà.

Poneva l’accento sull’egoismo della società patriarcale e sulle azioni disumane compiute nelle colonie.

…l’unico fine per cui gli uomini sono autorizzati, individualmente o collettivamente, a interferire con la libertà d’azione di ciascuno, è l’autoprotezione.

L’unico motivo per cui il potere può essere legittimamente esercitato su qualsiasi membro della comunità civilizzata, contro la sua volontà, è quello di prevenire un danno agli altri…”.

«On Liberty» era una denuncia sociale scritta contro le alte sfere del potere. In esso condannava tutti coloro che cercavano la loro felicità opprimendo le persone non protette dalla legge (donne e schiavi).

L’ineguaglianza era l’asse centrale di tutto il suo attivismo. Sebbene aprisse molti orizzonti per i successivi liberali, il suo obiettivo fu principalmente il movimento femminista.

Stuart Mill, l’evoluzione attraverso il dibattito

Il suo pensiero liberale e le sue pubblicazioni portarono a riflettere sulla vera natura delle regole e dei modelli di comportamento del tempo.

Tutte questo serviva a spezzare una tradizione che si riproduceva su generazioni di donne (a volte per paura e altre per inerzia) e che rispondeva sempre agli interessi dell’uomo dominante.

Per questo motivo, Mill difese con forza la “libertà di espressione” come elemento chiave per l’evoluzione sociale.

Per lui, la censura era un ostacolo al progresso, sottolineando che la pluralità delle idee, invece avrebbe favorito il dibattito. Considerava che un confronto di diversi pensieri avrebbe posto in marcia nuove prospettive, che avrebbero a sua volta rafforzato il ragionamento.

Mill scommise per tutta la vita sull’istruzione universitaria.

Riteneva necessaria la formazione aperta alle donne e che questa avrebbe dato più forza al movimento femminista. Per questo motivo, quando morì, lasciò nel suo testamento una somma importante di denaro per quelle istituzioni che avrebbe permesso alle giovani donne di studiare e diplomarsi.

Foto da LSE Library, London Stereoscopic Company

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