Nella seconda parte del nostro articolo su come si mangiava in passato, continuiamo a curiosare nella storia dell’alimentazione.

Durante il periodo del medioevo, intorno al 5° secolo d.C. iniziarono le invasioni barbariche e iniziarono a scomparire le coltivazioni del tempo. I saccheggi spaventavano gli abitanti, che fuggivano nelle campagne, cosa che portò una rapida involuzione dell’economia.

Gli unici luoghi dove si poteva trovare qualche varietà di cibo e di spezie erano i monasteri e le abbazie. Pian piano le cose migliorarono e arrivò lo zucchero dall’Oriente, il riso, alcuni agrumi, e tornarono le spezie che non si erano quasi più viste dalla caduta dell’Impero Romano.

Verso la fine dell’anno 1000, i contadini ripresero a coltivare la terra e si diffuse l’uso delle uova.

Il maiale era uno degli animali più comuni visto la possibilità di utilizzare ogni sua parte e poteva essere conservato a lungo.

C’era una grande quantità di selvaggina che veniva cotta grossolanamente allo spiedo, condito con varie spezie, c’era il formaggio, alcune verdure, il pane, le uova, e da bere c’erano la birra, il sidro di mele e il vino.

Quest’ultimo veniva prodotto utilizzando botti di legno che ne migliorò molto la qualità.

Purtroppo nel ceto povero era comune la malnutrizione vista la scarsa qualità e quantità di cibo disponibile a loro. Con il tempo si svilupparono usi e tradizioni gastronomiche diverse in tutta Italia, dovuto alle invasioni degli anni precedenti con le loro diverse influenze straniere, e il frazionamento poi politico del paese.

Con il Rinascimento arrivarono sulle tavole la forchetta, il bicchiere, gli stuzzicadenti, il tovagliolo. In cucina, invece, si iniziarono ad usare le rotelle tagliapasta, i crivelli, i setacci, ed i spremilimoni. Naquero categorie professionali per maggiordomi, trincianti, bottiglieri. Arrivarono nuovi metodi di cottura, come il bagnomaria, le stufature in speciali pentole, e nuove preparazioni nel campo della pasticceria come le prime paste sfoglie e frolle.

Con la scoperta dell’America arrivarono in Europa le patate, i fagioli, il cacao, il peperone, il pomodoro, il tacchino, il riso, e il mais.

Alcuni di questi rimasero semplici curiosità alimentari, solo alla portata dei ricchi, ma altri diventarono ben presto un alimento basilare per i contadini. Il mais, per esempio, che gli antichi Maya coltivavano circa tremila anni fa. Questo frumento giallo a grana grossa iniziò a farsi apprezzare nel nord Italia, e nel linguaggio comune veniva chiamato granoturco.

Aiutò a risolvere in parte il problema alimentare dei poveri, e veniva consumato come polenta e nella forma di dolcetti rustici. Forniva un buon apporto di proteine, ma sicuramente la dieta doveva essere integrata con altri cibi per essere nutriente. Si usava completarlo con l’aggiunta di salsicce, fagioli, formaggio… piatti che oggi sono ricercati da tanti buongustai.

Si diffuse l’uso del caffè, anche se aveva un costo elevato e non era alla portata della gente comune, il tè e il cioccolato al quale veniva aggiunto zucchero e cannella per creare una bevanda gustosa. Nel 18° secolo dalla Francia arrivarono i liquori, il vino spumante, il consommé, la besciamella, e il culto della buona tavola e la cucina come arte e raffinatezza.

Il pasto diventò un’occasione di convivialità e nacque la prima trattoria, che ben presto travolse l’Italia, insieme alle botteghe specializzate in prodotti come caffè e cioccolata. Vennero lentamente abbandonati i grandi banchetti stile antichi Romani, Medievali e Rinascimentali, e trovarono invece spazio pasti più intimi.

I pasti principali erano sempre il pranzo e la cena, e i tipici menù erano a base di brodo di manzo con verdure, timballi di pasta, affettati misti e pane a pranzo, mentre per cena c’erano risotti, bolliti di manzo, fritti misti di carne o pesce, arrosti, formaggi, pane e dolce. Il tutto annaffiato con vini casarecci e acqua.

 

Chi ha la fortuna di andare a Bevagna, in provincia di Perugia, nel mese di Giugno, può assistere alla manifestazione chiamata Il Mercato delle Gaite, dove vengono ricreati i mercati e i mestieri umbri del 1200. Vengono allestite le botteghe dei mestieri medievali dove si ricreano minuziosamente e in modo scenografico le antiche arti, nonchè la preparazione del pane e la birra.

Vista l’importanza del mais nella storia dell’alimentazione, vi proponiamo oggi una ricetta semplice e gustosa per fare le polentine con verdure. Non sempre si ha il tempo per preparare la polenta e sedersi con calma a tavola per gustarsi un piatto degno di questo nome, fumante e magari condito con un ricco sugo di carne.

Di solito abbiamo pochi minuti per cucinare… oppure facciamo attenzione alle calorie… oppure non ci piace la carne. Beh, qualche volta non è un male ricorrere alle tanto utili polente istantanee.

Sono facili da preparare, pronte in poco tempo e si possono seguire le dosi riportate sulla confezione.
Noi dopo aver preparato e cotto la polenta, l’abbiamo versata in una pirofila, livellata e fatta raffreddare. Dopo l’abbiamo sformata e con una coppa pasta abbiamo ricavato diversi dischi che abbiamo messo in un piatto e decorato con le nostre verdure preferite! Semplice no?

 

Per quel che riguarda, invece, le tradizioni regionali gastronomiche in Italia, e per chi ha più tempo da dedicare alla cucina, ecco invece i strozzapreti semi-integrali al sugo.

 

L’origine del nome strozzapreti non è chiara ma la leggenda vuole che le donne romagnole preparavano questo tipo di pasta per offrirla al prete del paese, mentre i mariti, che amavano un po’ meno la figura ecclesiastica, erano soliti augurare al prete di “strozzarsi” mentre si gustava la minestra.

 

Questa pasta noi la chiamiamo così anche se la sua forma è più lunga degli strozzapreti tradizionali e somiglia di più ai bigoli veneti o ai lombrichelli dell’alto Lazio.  Una cosa è certa… con poca fatica si ottiene un prodotto gustoso e versatile che si accompagna bene con il ragù, con i porcini, con i frutti di mare oppure, come si vede nella nostra foto, con un semplice sugo di basilico.

 

 

Strozzapreti, le dosi per 4 persone:

 

Per la pasta:

150 gr di farina integrale di frumento

150 gr di semola rimacinata di grano duro

1 uovo intero

Sale

 

Per il sugo:

Pomodorini freschi q.b.

Olio extravergine di olive

1 spicchio d’aglio

Sale

Basilico fresco


Impastiamo gli ingredienti aggiungendo lentamente l’ acqua e li lavoriamo bene, poi lasciamo riposare coperto, a temperatura ambiente.  Con la macchina della pasta Imperia, utilizzando la trafila Trenette, tagliamo l’impasto in piccole fette, le infariniamo bene e le lavoriamo nella trafila. 

 

Le lessiamo in abbondante acqua bollente e salata. Nel frattempo in una pentola a parte abbiamo preparato un sugo semplice e gustoso rosolando uno spicchio d’aglio nell’olio, abbiamo aggiunto pomodorini freschi tagliati a pezzetti, sale, e basilico. Scoliamo la pasta e la condiamo.

Prima di servire, decoriamo con foglie di basilico fresco.

 

 

(foto di Tina Ferraiuolo & Cristiana Ordioni)