Jane Digby è una donna vissuta nell’Ottocento, dall’esistenza del tutto inconsueta rispetto alle sue contemporanee:

nata in un’epoca in cui queste non viaggiavano e godevano di pochi diritti perché considerate proprietà dei mariti, vive in maniera appassionata, se non scandalosa, alla ricerca di quell’amore ideale che Emma Bovary, il personaggio creato da Gustave Flaubert nel 1856, non riuscirà a trovare, a differenza di Jane, la cui vita avventurosa ispira diversi scrittori tra cui Honoré de Balzac.

Jane Digby nasce, il 3 aprile 1807, nella regione inglese del Dorset, da una famiglia aristocratica.

Ritratto di Jane Digby
Ritratto di Jane Digby

Il padre, l’ammiraglio Henry, aveva combattuto con Nelson nella battaglia di Trafalgar e la cattura della nave spagnola Santa Brigida, contenente un’ingente tesoro, lo arricchì ulteriormente. Durante l’adolescenza, la ragazza trascorse molto tempo all’estero in Francia, Italia e Svizzera, imparandone le lingue

La bellezza di Jane Digby era leggendaria:

alta, snella, bionda e con occhi di un intenso azzurro, era considerata una delle donne più belle del periodo.

A 21 anni sposa Lord Edward Law, conte di Ellenborough, di 17 anni più anziano: la famiglia non aveva fretta che la ragazza si accasasse ma fu Jane a insistere, credendo di esserne innamorata.

Come Emma Bovary, aveva un’idea romantica dell’amore e scriveva che

«essere amata era una necessità come l’aria che respirava».

Lord Edward era un politico in ascesa che diventerà governatore delle Indie: Jane non pensava che il marito avrebbe passato la maggior parte del tempo alla Camera dei Comuni o in riunioni di lavoro, intento a scrivere discorsi politici. Quando Jane scopre che egli ha un’amante, situazione frequente all’epoca, reagisce cercandone uno a sua volta.

Comincia con il cugino George Anson, che non la contraccambia con pari intensità, per poi innamorarsi profondamente di un diplomatico austriaco, il principe Felix Schwarzenberg, avendo un figlio da entrambi. Quest’ultima relazione diventa di dominio pubblico e il principe viene rispedito in patria per evitare che la sua carriera venisse rovinata.

Jane Digby decide di seguire all’estero Felix, convinta che sia l’uomo della sua vita.

Ritratto di Jane Digby di Joseph Karl Stieler del 1831.
Ritratto di Jane Digby di Joseph Karl Stieler del 1831.

Lord Edward, allora, avvia un procedimento di divorzio contro di lei: il caso ha un’enorme notorietà e il Times ne pubblica la notizia sulla prima pagina, evento del tutto eccezionale.

Nel frattempo la Digby vive a Basilea ma Felix è deciso nel respingerla per proteggere la propria carriera. Jane non demorde e lo segue a Monaco di Baviera, sperando di riconquistarlo:

qui, riesce ad attirare le attenzioni del re Ludovico I di Baviera e del barone tedesco Carl Vennigen.

Da quest’ultimo ha un altro figlio che affida alla sorella.

È proprio in Germania, presso il castello di Weinheim, che Jane incontra Honore de Balzac:

lo scrittore francese subisce sicuramente il fascino della carismatica nobildonna e s’ispira a lei per il personaggio di Lady Arabelle Dudley nell’opera Giglio nella Valle, descrivendola come una conquistatrice innamorata e carnale:

il suo desiderio va come un mulinello nel deserto, il deserto la cui immensità ardente è dipinta nei suoi occhi, il deserto pieno di azzurro, con il suo cielo inalterabile e le sue fresche notti stellate“.

Balzac sembra prevedere il futuro di Jane, intravedendone il destino proprio nel deserto, nel momento in cui delinea il desiderio di Lady Arabelle di visitare l’Oriente.
Da quel momento, infatti, la vita di Jane Digby sembra indirizzarla verso est, come se un richiamo misterioso conducesse la sua ricerca della felicità in quella direzione.

Diventa la moglie di un conte greco, Spiridon Theotoky, da cui ha un figlio, Leonidas.

Proprio in Italia avviene un episodio atroce della sua vita:

a Bagni di Lucca, il figlio Leonidas di sei anni si affaccia dal balcone dell’albergo della sua stanza ma, quando vede la mamma, preso dalla smania di salutarla, si sporge troppo, cadendo e morendo sul colpo.

Quando Jane scopre che anche Spiridon la tradisce, lo lascia e diventa l’amante prima del re Ottone I di Grecia, e poi del generale della rivoluzione per l’indipendenza greca Christodoulos Chatzipetros. Con quest’ultimo condivide una vita avventurosa in cui si trova a suo agio: vive nelle caverne, caccia tra le montagne per procurarsi il cibo, cavalca cavalli arabi spostandosi con l’esercito del compagno. Ma anche lui la tradisce, con la sua cameriera, e Jane è costretta ad abbandonarlo.

La nobile inglese ha 46 anni, è ancora una donna bellissima ma, delusa dall’amore, si ripromette di rinunciare agli uomini e decide di recarsi in Siria per visitare Palmira, il leggendario regno della regina Zenobia, come farà anni dopo l’avventuriera Marga d’Andurain.

Sarà proprio nel deserto che Jane Digby incontrerà il vero amore:

lo sceicco Medjuel el Mezrab, di vent’anni più giovane, capo della tribù beduina degli Anazeh.

La Digby non si convertirà mai alla religione musulmana ma vivrà felicemente con lui, fino alla fine dei suoi giorni, per oltre 25 anni.

Jane si veste come gli arabi, di cui impara cultura e lingua (ne parlava fluentemente altre otto), è un’archeologa dilettante e un’abile pittrice, diventando una delle maggiori esperte della cultura orientale. A Damasco, dove vive sei mesi l’anno, fa da guida agli stranieri che vogliono conoscere la civiltà mediorientale. Gli altri sei mesi li trascorre nel deserto assieme al marito, vivendo nelle tende beduine di pelle di capra, cavalcando i cammelli e visitando Siria, Iraq e Iran, felice di muoversi libera tra le dune del deserto.

Ritratto di Jane Digby a Palmira di Carl Haag, 1859
Ritratto di Jane Digby a Palmira di Carl Haag, 1859

A Damasco diventa buona amica del console britannico Richard Burton e della moglie Isabel, che passeranno alla storia come esploratori delle zone centrali dell’Africa, nonché dell’inglese Lady Anne Blunt, con cui condivide la passione per il mondo e i cavalli arabi.
Nel 1856, Jane visita per l’ultima volta la famiglia in Inghilterra, comprendendo che la società vittoriana non accettava le sue scelte di vita, troppo all’avanguardia.

Nel 1860, Damasco viene interessata da violenti scontri religiosi:

il quartiere cristiano è dato alle fiamme e le chiese profanate.

Nel sobborgo di Midan, fuori dalle mura, i cristiani sono protetti dall’emiro sunnita di origine algerina, Ad El Kader, in esilio nella capitale siriana, che ne salva circa 15.000 ospitandoli anche nella grande tenuta che possedeva a nord. La stessa Jane, che abita fuori dalla città, è salvata dall’emiro sunnita. Lei e il marito diventano molto amici di Ad El Kader, un personaggio colto e carismatico che, per l’aiuto dato ai cristiani, otterrà la Legione d’onore e dell’Ordine da Pio IX.

El Kader giustifica l’azione di protezione sostenendo che

«il bene fatto ai cristiani è l’applicazione della legge dell’Islam e il rispetto dei diritti umani perché tutti gli uomini sono la famiglia di Dio.

Tutte le religioni, da Adamo a Maometto, si appoggiano su due principi:

affermare la grandezza di Dio e mostrarsi clemente con le sue creature».

Un concetto che, soprattutto oggi, bisognerebbe avere sempre presente.

Ad El Kader, nato in Algeria da una famiglia di studiosi, condusse una guerriglia contro i francesi che volevano conquistare il suo paese. Fatto prigioniero, venne internato in Francia e liberato da Luigi Napoleone Bonaparte, che rimase affascinato dalla sua autorevolezza morale.
Nonostante combattesse i francesi, Ad El Kader divenne amico del generale Eugene Daumas, con cui aveva in comune la passione per il cavallo arabo.

La loro amicizia e il rispetto reciproco li porterà a mantenere un carteggio per quindici anni: le informazioni condivise sulla cultura dei cavalli arabi porterà il generale francese a scrivere un’opera di grande successo intitolata “Les Chevaux du Sahara et les Moeurs du désert“. Un esempio importante di come gli interessi possano creare un’amicizia con cui superare le differenze politiche e religiose.

Beduino
Beduino

Jane Digby muore a Damasco nel 1881 dopo aver contratto la peste.

Sepolta nel cimitero protestante, il marito fa scolpire il suo nome in arabo sulla pietra calcare rosa di Palmyra che ricopre la tomba. La tribù con cui aveva vissuto pianse in segno di lutto vedendo in quella donna, dalla pelle chiara e gli occhi azzurri, la reincarnazione della regina Zenobia.

Julia Aurelia Zenobia
Julia Aurelia Zenobia

Pronipote di Jane è stata Pamela Digby Churchill Hayward Harriman, una donna fuori dalle righe come lei, che sembra averne seguito le orme:

fu nuora dello statista Churchill e, una volta divorziata, ebbe relazioni con Gianni Agnelli, Alì Khan, il Barone Rothschild e l’armatore Niarchos.

Si trasferì negli Stati Uniti per sposare, prima, il produttore Hayward e, divenuta vedova, il politico Averell Harriman per poi essere nominata ambasciatrice in Francia dal presidente Clinton.

Jane Digby è ricordata, soprattutto, per le numerose avventure amorose:

in realtà, fu una donna moderna che cercava la felicità opponendosi al modello impostole dalla società della sua epoca.

Una felicità che lei, alla fine, riuscì a trovare nel lontano deserto siriano.

Leggi anche: Gertrude Bell, l’archeologa che fondò l’Iraq.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.