Marga d’Andurain è una donna francese dalla personalità ribelle ma seducente, emanante un’aura di mistero.

La contessa Marga d’Andurain
La contessa Marga d’Andurain

Considerata da molti una spia inglese, a metà degli anni Venti si trasferisce a Palmira, in Siria, dove un mattino, mentre fa colazione in una tenda beduina sorbendo latte di cammella, si rende conto che la vita semplice condotta in quel luogo le regala una soddisfazione interiore mai percepita nel civile Occidente.

Affascinata dal mondo arabo e dalla devozione dei fedeli per la Mecca, dopo aver ascoltato i racconti dei loro pellegrinaggi, decide di diventare la prima donna a vedere la Kaba, il luogo più sacro dell’Islam.

L’amore per l’Oriente l’accomuna a Freya Stark, Gertrude Bell e Lady Ann Blunt che, a differenza di lei, approfondiscono la passione studiando con rigore lingua e cultura araba.

Marga d’Andurain è una viaggiatrice eccentrica ma superficiale, e la mancanza di conoscenza del mondo islamico la metterà in pericolo di vita.

Marga è il diminutivo di Margherita.

Nasce Clérisse nel 1893 a Bayonne, da una famiglia dell’alta borghesia conservatrice che le impone una vita rigorosa ed austera, insopportabile per uno spirito libero e irrequieto come il suo.

I genitori la rinchiudono in un collegio spagnolo delle Orsoline famoso per la severità, in cui termina gli studi con il massimo dei voti in tutte le materie tranne in condotta.

Nell’estate del 1909, a 17 anni, conosce il conte Pierre d’Andurain, lontano cugino più vecchio di dodici anni e si innamora.

Pierre d’Andurain
Pierre d’Andurain

Le famiglie concordano il matrimonio ma il padre della ragazza non è convinto delle capacità lavorative del genero, appassionato di equitazione e non abituato a gestire attività lavorative.

I novelli sposi viaggiano in Spagna, Marocco e Algeria, decidendo alla fine di trasferirsi in Argentina per allevare cavalli.

Dopo solo due anni ritornano a Bayonne economicamente rovinati:

il marito non ha il senso degli affari intuito dal suocero e, invece di acquistare una bella fattoria, ne ha trovata una fatiscente e poco produttiva sperduta nel cuore della pampa.

Tocca a Marga d’Andurain prendere in mano le redini dell’attività economica familiare.

Nel frattempo scoppia la guerra a cui partecipa anche Pierre che, per disaccordi con i superiori, viene rimandato a casa dove Marga mette al mondo due figli.

Quando il padre della donna muore, la cospicua eredità le permette di lasciare la Francia per trasferirsi con la famiglia in Egitto, nel 1925.

Questo paese esercitava un grande fascino su di lei ed era diventato la meta preferita della creme europea.

Il Cairo era una città ricca di confort e Marga apre un istituto di bellezza che ottiene grande successo, attirando le donne dell’alta società britannica e le nobili egiziane, come la moglie del re Fuad I e la prima consorte dello scià di Persia.

Il titolo di contessa le fornisce anche l’accesso ai più importanti circoli britannici, ricevimenti e feste.

Si vocifera che la donna sia una spia inglese e che il salone di bellezza costituisca solo una copertura:

questo fatto non è mai stato provato anche se il figlio della coppia, Jacques, divenuto eroe della Resistenza francese,

dichiarerà che la madre fosse al Cairo in missione per l’Intelligence Service britannico dopo aver frequentato specifici corsi di preparazione a Londra.

La capitale egiziana era un focolaio di spie e agenti.

Dopo la fine della prima Guerra Mondiale e la spartizione del Medio Oriente tra inglesi e francesi, in cui Lawrence d’Arabia ebbe un ruolo rilevante, ci fu una guerra “sotterranea” per carpire informazioni con cui mantenere il dominio delle nazioni europee nella strategica zona mediorientale.

Un giorno accade che un’amica conosciuta in un esclusivo circolo, la baronessa Brault, la inviti a fare un viaggio in Siria a bordo della propria decappottabile.

Non si sa se l’incontro fu casuale o programmato ma a bordo c’è anche il maggiore Sinclair, capo del servizio di intelligence britannico ad Haifa, in Palestina, con cui Marga ha una breve relazione.

Le autorità francesi, vedendola viaggiare con un ufficiale inglese, si convincono sia davvero una spia.

Nasce anche la leggenda che Marga d’Andurain fosse al diretto servizio di Lawrence d’Arabia, oltre che esserne l’amante.

Quando la comitiva giunge a Palmira, è l’ora del tramonto e le rovine colorate dal sole conquistano il cuore della contessa.

Non fu solo la bellezza del luogo a colpirla: la donna percepisce Palmira come la sua vera casa, il luogo che da tempo cercava, e stabilisce di viverci, facendo venire il marito con i due figli.

Palmira era una delle mete più ambite dai viaggiatori del periodo, incarnando il romanticismo arabo con la maestosità del deserto, il fascino dei resti archeologici e la libertà dei beduini.

Marga trova un albergo, in parte distrutto, con una magnifica vista sulle rovine: vuole acquistarlo ma è troppo costoso.

Per realizzare il suo sogno deve divorziare da Pierre.

Il padre aveva infatti predisposto un’altra eredità nel caso la figlia avesse lasciato quel marito che non gli era mai piaciuto.

La separazione fu, dunque, solo un atto legale per poter acquistare l’albergo e restaurarlo.

Lo chiamò Hotel Zenobia in onore dell’omonima regina fondatrice del Regno di Palmira:

in poco tempo divenne il ritrovo più lussuoso dell’intellighenzia britannica e tra i suoi ospiti ci fu anche la scrittrice Agatha Christie e il re di Spagna Alfonso XIII.

Qui Marga diventa una leggenda e si racconta che la sua eccentricità la portasse a passeggiare nuda nel deserto in groppa a un cammello.

Il suo animo inquieto è sempre alla ricerca di nuovi stimoli.

Vicino all’albergo si fermavano spesso le carovane dei beduini dirette alla Mecca.

Curiosa, fa loro visita e diventa amica di uno sceicco che le permette di dormire nelle tende riservate alle donne.

Durante una serata passata davanti al fuoco con i beduini, sentendoli parlare della Mecca, rimane affascinata dalla descrizione della Kaba, luogo sacro per eccellenza.

Quando viveva in Egitto amava visitare i principali siti archeologici e ora nasce l’intensa curiosità di vedere la Mecca, che diventa una sfida:

vuole diventare la prima donna a raggiungerla.

Informa Pierre, che le dà della pazza: agli europei non era consentito visitarla e la punizione per chi veniva scoperto era l’uccisione.

Un viaggio doppiamente pericoloso per una donna.

Marga d’Andurain è però intenzionata a partire e decide di convertirsi alla religione islamica:

non è più sposata con Pierre e ha bisogno di un marito arabo per svolgere il pellegrinaggio.

Sceglie Soleiman, un cammelliere dall’indole tranquilla con cui stipula un contratto, promettendo di pagarlo per assumere il ruolo “formale” di marito.

Partono il 9 marzo 1933 e la prima tappa è Haifa, dove la donna si converte all’Islam e si sposa ma, nonostante gli accordi, Soleiman si mostra insistente nel cercare il contatto fisico.

Si racconta che Marga, per tutelarsi, si fosse recata in farmacia per comprare della stricnina, giustificandosi col fatto che il suo vecchio cane era molto malato e non voleva soffrisse più.

In treno raggiungono Suez e poi salgono su un piccolo cargo che batte bandiera italiana, il Dandolo, sovraffollato di persone e terribilmente sporco.

Durante il viaggio un vecchio pellegrino le parla del Corano, raccontandole gli episodi della vita del profeta:

le regala anche una pezza di stoffa con cui si cuce un abito che la copre dalla testa ai piedi, come vuole l’usanza musulmana.

In questa situazione Marga mostra una grave impreparazione nell’organizzazione del suo piano.

Arrivata a Jeddah, la coppia viene controllata e interrogata da un funzionario del re d’Arabia.

Soleiman racconta che la donna è sua moglie, da poco convertita all’Islam, e che hanno intenzione di recarsi alla Mecca.

Marga d’Andurain è condotta da un medico in una stanza privata.

Pensando dovesse visitarla, la donna si spoglia, commettendo un errore gravissimo:

una musulmana non può spogliarsi e restare sola con un uomo che non sia il marito.

Qui si accorgono che Marga d’Andurain non parla arabo, è straniera e non conosce minimamente le norme islamiche:

la donna viene informata che occorrono due anni di preparazione per poter entrare alla Mecca, salvo un permesso speciale accordato dal re.

Il marito prosegue il viaggio da solo e la contessa rimane ad attenderlo in un harem gestito da Sakt Kabir, la suocera del governatore della città.

Quel luogo fu per lei una delusione: era infatti una semplice stanza con un tappeto posato su un piccolo palco in cui si conduceva una vita noiosa con le mogli e i figli del proprietario.

Per passare il tempo, insegna alle concubine balli come valzer, fandango e charlestone oppure a ricamare e saltare la corda.

La contessa diventa amica di Sakt Kabir, da cui ottiene la possibilità di uscire quando desidera.

Fuori conosce il console francese, Roger Maigret, e soprattutto il figlio.

La condotta “libera” di Marga la fa cacciare dall’harem e lei trova ospitalità in un palazzo che Maigret le mette a disposizione.

Soleiman rientra a Jeddah e viene informato dei comportamenti della moglie, da cui reclama il diritto di nozze non consumato. Quella volta sembra fare sul serio.

Marga d’Andurain non confesserà mai una propria responsabilità in quel che successe:

forse, per calmarlo, gli diede un bicchiere di acqua in cui mise la stricnina acquistata ad Haifa.

Oppure l’uomo, uscito per cercare una stanza in cui trascorrere la notte con lei, potrebbe aver subìto un letale attacco di malaria.

Solemain si sente male e muore ma, prima, sussurra a chi lo soccorre che la responsabile è Marga d’Andurain.

La polizia la cerca e la trova in compagnia del figlio del console, accusandola anche di adulterio, oltre che di omicidio.

Il 21 aprile 1933 la contessa Marga d’Andurain è incarcerata a Jeddah:

per 63 giorni rimane in una cella buia in compagnia di pulci, scarafaggi, ragni e topi.

Qui pensa alla vita condotta in precedenza, alle notti trascorse nelle tende dei beduini, alle feste lussuose organizzate nel suo albergo ma, soprattutto, a Pierre e ai due figli, consapevole che la legge araba preveda la pena di morte – tramite lapidazione – per uxoricidio e adulterio.

La contessa Marga D'Andurain al processo
La contessa Marga D’Andurain al processo

Il giorno del processo Marga d’Andurain pretende di difendersi da sola e, tra lo stupore generale, dichiara di non aver ucciso il marito e di non aver commesso adulterio.

Viene creduta e liberata. In realtà il console francese, molto influente, intercedette per la sua liberazione.

La donna viene espulsa e il passaporto confiscato: è pertanto costretta a tornare in Francia. Le viene concesso di fermarsi a Palmira per salutare Pierre e i figli che restano a gestire l’hotel.

A Parigi la contessa attiva tutte le sue conoscenze per ritornare in Siria.

Marga d’Andurain crea grande scandalo raccontando a puntate, su Le Courrier de Bayonne,

l’incredibile storia di una prigioniera condannata a morte in Arabia, soffermandosi sui particolari piccanti legati agli incontri con i suoi amanti.

Finalmente, nel 1935, ritorna a Palmira dove si risposa con Pierre il 5 dicembre dell’anno successivo.

Marga si era attirata molti nemici con la nomea di spia inglese: la notte di Natale del 1936 subisce un attentato da cui si salva miracolosamente ma al suo posto muore Pierre, l’uomo da cui, più di ogni altro, si sentì amata.

Nel 1937 Marga d’Andurain lascia la Siria senza farvi più ritorno e si trasferisce a Parigi.

La seconda Guerra Mondiale trasforma l’Europa in un inferno e la contessa, per sopravvivere, si occupa di attività discutibili diventando trafficante di oppio, falsaria di perle e contrabbandiera di oro.

Pare che prosegua la carriera di spia frequentando la sede della Gestapo a Hendaya, sulla costa francese.

Nel 1945 viene arrestata, accusata di aver avvelenato il nipote Raymond Clérisse, ma dopo alcuni giorni di prigione è libera per l’assenza di prove nei suoi confronti.

Marga D'Andurain con il figlio in Marocco
Marga D’Andurain con il figlio in Marocco

È una donna seducente e famosa: si trasferisce a Tangeri, in Marocco.

Qui, nel novembre del 1948, salpa a bordo del suo veliero, il Djeilan, diretta in Congo per acquistare dell’oro ma senza arrivarvi.

A 55 anni muore assassinata e gettata in mare. Vengono accusati il suo domestico e amante, Hans Habele, ex agente di Himmler, e l’amica Helene Kulz.

L’uomo l’avrebbe uccisa a bottigliate ma il corpo non sarà mai ritrovato.

Colei che è stata appellata Regina di Palmira e Mata Hari del deserto conclude un’esistenza misteriosa con un ultimo e drammatico enigma.

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