Freya Stark racconta che, all’età di nove anni, una zia le regalò “Le mille e una notte“, un libro di storie ambientate nella misteriosa Persia.

Da quel momento, l’attrazione per il Medio Oriente la cattura inesorabilmente e il destino la farà inciampare in occasioni che coglierà, permettendole di realizzare il sogno di visitare quei paesi.

Freya Stark (Freya Madeline Stark) sarà una delle prime donne a viaggiare nel deserto arabo, giungendo in località che nessun occidentale aveva mai visto prima:

descriverà quei luoghi in oltre trenta opere di successo ma anche in carte geografiche così precise da essere utilizzate dall’esercito inglese.

Quadro di Freya Stark
Quadro di Freya Stark

Fin da piccolissima è abituata a viaggiare ma considererà l’Italia la sua vera casa.

I genitori sono inglesi ma la madre è nata e cresciuta in Italia: entrambi pittori, amano la natura e i viaggi.

Freya Stark nasce a Parigi a fine gennaio del 1893 ma, dopo un anno, si trasferisce con la famiglia ad Asolo, un caratteristico borgo medioevale in provincia di Treviso, dove è presente una piccola comunità inglese di cui sono ospiti.

Con la sorella Vera, più giovane di un anno, si sposta a Belluno, poi in Inghilterra, nel Devonshire.

La nonna paterna parla il tedesco, quella materna l’italiano e Freya, a cinque anni, si esprime fluentemente in queste lingue, oltre all’inglese.

Nel 1903 i genitori si separano e le figlie seguono la madre a Dronero, in Piemonte, ospiti del conte Mario di Roascio, conosciuto a Belluno e futuro marito della sorella.

Il conte consiglia la madre di investire il patrimonio nella sua fabbrica di tappeti in fibra di cocco da cui, però, non arriveranno mai guadagni ma solo gravi difficoltà economiche e materiali.

Un giorno, visitando la fabbrica, i lunghissimi capelli di Freya rimangono incastrati negli ingranaggi di una macchina.

Riuscì a salvarsi ma le venne strappato metà del cuoio capelluto, un orecchio e parte del sopracciglio, sfigurandola e obbligandola a indossare cappelli o cuffie per nascondere la menomazione.

La guarigione è lunga e, per questo, trascorre molto tempo da sola a leggere, trovando conforto nella compagnia che i libri regalano.

La malattia è uno degli elementi che accomuna la Stark all’esploratrice e scrittrice Isabella Bird:

il timore di rimanere invalida fu uno stimolo importante per entrambe e, come la connazionale, si sentì dire dai medici che non avrebbe più potuto camminare.

La bambina possiede un’inesauribile curiosità che la spinge a imparare, leggere e scrivere argomenti come storia, lingue e letteratura, tra i suoi preferiti.

Freya Stark non avrà mai un’educazione regolare, considerata non importante per una donna.

Foto di Freya Stark
Foto di Freya Stark (Freya Madeline Stark)

Il conte le offrirà un lavoro in fabbrica, che accetta, ma lei riuscirà sempre a trovare il tempo per studiare da sola.

Nei diari ricorderà la mancanza di istruzione formale e la solitudine come una grande opportunità, poiché comprende che riflettere nel silenzio permette alla mente una crescita profonda e sensibile.

Un’attitudine accompagnata, in lei, da un carattere socievole che non verrà intaccato dalla menomazione fisica dovuta all’incidente in fabbrica.

A sedici anni Freya Stark rifiuta la proposta di matrimonio del conte e, non avendo ricevuto dal padre il denaro per l’Università, si iscrive a un corso di corrispondenza per studiare algebra e grammatica inglese.

A diciott’anni si trasferisce a Londra, ospite di un’amica, per frequentare un corso di storia al Bedford College che il padre finanzia.

Diviene amica di un docente, il professor Ker, con cui approfondisce letteratura inglese e condivide la passione dell’alpinismo.

La morte improvvisa dell’uomo la spingerà, nel 1923, a scalare il Cervino in suo onore.

Lo scoppio della prima guerra mondiale la costringe a rientrare in Italia, dove frequenta un corso per diplomarsi infermiera all’ospedale S. Orsola di Bologna.

Qui conosce un medico con cui si fidanza ma, purtroppo, la Stark si ammala di tifo:

la degenza è lunga e, quando si riprende, il dottore rompe il fidanzamento a causa del riavvicinamento con una vecchia fiamma.

L’amica di cui era stata ospite a Londra la invita a Londra per riprendersi e, grazie alla conoscenza delle lingue, trova lavoro all’Ufficio Censura.

Quando finisce la guerra Freya ha 25 anni e il padre le acquista una casa in prossimità di Ventimiglia, a La Mortola, dove si trasferisce con la madre e inizia un’attività di floricoltura.

Sono anni caratterizzati da ristrettezze economiche, dalla fatica del lavoro in campagna, da preoccupazioni derivate dalla causa legale per ottenere dal conte Mario i soldi investiti dalla madre nella fabbrica del cognato che lui negava.

Ma ecco che a Sanremo, nel 1921, il destino le regala un’opportunità: conosce un missionario che ha trascorso molti anni in Medio Oriente.

Freya Stark gli chiede di impartirle lezioni di arabo e lui accetta.

Si reca anche a Londra per approfondire gli studi alla School of Oriental Studies ma, nel 1924, si ammala di ulcera e deve operarsi, rischiando la vita.

La convalescenza è lunga, il problema permane e lei deve trascorrere molto tempo a letto, consolata solamente dalla lettura e dallo studio dell’arabo.

I momenti negativi non sono purtroppo finiti: nel 1926 la sorella Vera muore di parto. Freya pensa di prendersi cura dei nipoti ma il cognato non vuole.

Il dolore è mitigato, per fortuna, da altri eventi.

Il pittore inglese Herbert Young, grande amico di famiglia, le propone di diventare sua erede lasciandole la propria casa di Asolo, che verrà chiamata “Villa Freya“, mentre alcuni investimenti della Stark si rivelano azzeccati, consentendole un poco di tranquillità finanziaria.

Freya è soffocata dall’influenza materna e mal sopporta l’insulsaggine delle persone che la circondano e che vedono nel matrimonio l’unico sbocco femminile, considerandola una zitella senza speranza.

Le uniche amicizie gratificanti sono quelle intellettuali con cui mantiene rapporti epistolari.

Raggiunta l’indipendenza economica, non c’è più nulla che la separi dal sogno di visitare il Medio Oriente.

Non si è ancora ripresa dalla malattia ma, il 18 novembre 1927, all’età di 34 anni, acquista un biglietto e si imbarca da sola su una nave da carico diretta a Beirut.

Freya Stark in Italia
Freya Stark in Italia

Le donne della sua epoca viaggiavano per ritrovare la salute in climi migliori o per dimenticare eventi infelici:

Freya, invece, lo fa spinta dalla curiosità di arricchirsi attraverso l’incontro con lo spirito autentico della natura umana e non per fuggire la realtà.

Per questo prima di visitare un paese ne imparava la lingua, la storia, gli usi, stando il più possibile a contatto con la popolazione per conoscerne le condizioni di vita reali.

In Libano perfeziona l’arabo e, dopo tre mesi, parte per Damasco dove uno sceicco la conduce nel deserto:

quel mare di sabbia la cattura inesorabilmente e, quando incontra un gruppo di beduini, li stupisce parlando perfettamente la loro lingua.

Purtroppo si ammala di febbre intestinale:

la malattia sarà una compagna costante di Freya, ma lei non si farà mai abbattere.

I luoghi che la circondano erano, come oggi, difficili da accedere a causa del clima incandescente provocato dagli scontri religiosi: spesso gli occidentali non vi avevano mai posato piede, ancor meno le donne, e non esistevano mappe che indicassero le strade per raggiungerli.

Nonostante tutti la scoraggino,Freya Stark parte con una guida drusa, affrontando il viaggio nelle stesse condizioni dei beduini:

a piedi o in groppa a cammelli ed asini, senza un servo personale, dormendo sotto le stelle, partecipando alle conversazioni serali e condividendo tutto, in un rapporto di autentico cameratismo.

Il fascino del deserto è tale da convincerla ad affrontare qualunque pericolo, disagio o malattia per poterlo esplorare.

Visita scavi archeologici, studia l’architettura locale e, da vera etnologa, si interessa alle usanze e alla lingua della popolazione, in particolare di quella femminile.

La sua sete di conoscenza viene, però, scambiata per altro.

La polizia francese la arresta, credendola una spia inglese: Freya non sa come giustificarsi, consapevole di non poter spiegare la propria presenza in quei luoghi sperduti.

Inoltre, nei suoi diari aveva scritto commenti poco lusinghieri nei confronti dei francesi e ha paura che vengano trovati.

Per evitare che i bagagli siano controllati si finge “sciocca”, costringendo il comandante francese a cederle l’alloggio per la notte e a rilasciarla il giorno successivo, ritenendola del tutto innocua.

La Stark arriva a Bagdad nel 1929 dove studia persiano, turco, curdo e i testi del Corano e della Sunna.

Terminati i soldi, per potersi mantenere si offre come corrispondente alla testata giornalistica Bagdad News dove viene assunta, conquistando notorietà anche in Europa con i racconti delle sue imprese.

Nei testi studiati rimane colpita dalla storia di un gruppo persiano dell’XI secolo chiamato “setta degli Assassini”:

Freya si chiede se sia esistita davvero o si tratti di una semplice leggenda e torna a Londra per approfondire l’argomento.

La roccaforte della setta si trovava nella fortezza di Alamut e gli adepti erano tristemente famosi per il metodo con cui eliminavano i rivali politici e religiosi:

imbottiti di hashish, venivano suggestionati a compiere missioni estreme in nome di Maometto, una sorta di antenati dei moderni integralisti islamici.

A Bagdad la donna corregge anche le mappe inglesi esistenti o le crea sulla base di quanto ha esplorato, aiutata dalle risposte ricevute dalla guida e dalle persone incontrate lungo i percorsi.

Fare la topografa le piace moltissimo e studia anche questa materia:

un lavoro che le varrà un premio nel 1933 dalla Royal Geographical Society ma, soprattutto,

il riconoscimento del mondo maschile dei diplomatici,

degli esploratori e dell’establishment britannico che difficilmente valutava il talento e il coraggio in una donna alla pari con quello maschile.

Rientrata a Bagdad nel 1931, organizza il viaggio per scoprire la posizione della Valle degli Assassini facendosi guidare da Aziz, un mulattiere che conosce bene la zona e che ottiene il permesso di viaggiare con la madre settantenne:

alla sera Freya, alla luce delle lampade, prosegue l’impegnativo lavoro di cartografa in loro compagnia.

Dopo aver attraversato fiumi, superato ponti sospesi nel vuoto, risalito pareti di granito, finalmente il piccolo gruppo arriva nella Valle di Alamut in Iran, nella provincia di Qazvin, dove le donne non sono velate e portano abiti in cui si intravedono le gambe.

La fortezza si erge davanti a lei e, per festeggiare, mette a bollire l’acqua per il tè ammirando un panorama incredibile e dividendo la cioccolata che aveva nello zaino.

In Europa aveva acquistato una macchina fotografica, una Leica 11, con cui scatta numerose immagini che accompagneranno i suoi reportage.

Freya Stark viaggia in condizioni durissime, con temperature elevate, poca acqua e fermandosi in villaggi rimasti all’epoca del medioevo:

contrasse morbillo, brochite e malaria.

Quest’ultima la bloccò in Azerbaigian, dove cercava la montagna di Salomone, senza impedirle di raggiungerla dopo essere stata curata con il chinino.

I disagi fisici e le difficoltà incontrati nel corso dei secoli dai viaggiatori sono considerati dall’esploratrice elementi necessari per integrarsi con l’ambiente e assaporarne l’animo autentico.

Freya ama la solitudine che il deserto offre, soprattutto la notte, quando fa compagnia solo il soffio del vento: ci si può staccare dal mondo e riflettere mentre la fatica fisica consente di percepirsi come parte della natura.

La donna ipotizza che il miglioramento tecnologico dei mezzi di trasporto avrebbe eliminato, nel futuro, la “deliziosa sensazione di essere tutt’uno con animali, piante e pietre, tutt’uno nella morsa della medesima coercizione“.

Una consapevolezza che oggi l’uomo sembra aver dimenticato, creatore di tecnologie con cui tende a non rispettare l’equilibrio del pianeta e delle sue creature.

Freya Stark diventa famosa per le imprese, le mappe realizzate, gli articoli e i libri redatti:

molti di questi sopravvivono per la loro bellezza e profondità nel descrivere lo spirito di un mondo complesso quale quello arabo, facendo conoscere luoghi che sarebbero rimasti sconosciuti come le genti che li abitano.

Ancor oggi i diplomatici che si recano in Medio Oriente leggono i libri della Stark per comprendere la mentalità islamica.

Lo scoppio della seconda Guerra Mondiale vede Freya inviata dal governo britannico in diversi paesi mediorientali per convincere gli Arabi a collaborare con gli Alleati e promuovere una Fratellanza di Libertà.

In Iraq, però, la donna si ritrova barricata nell’ambasciata inglese mentre la RAF si prepara a bombardare per deporre il governo iracheno che appoggia le forze dell’Asse opposte agli Alleati.

Freya riesce a mantenere i contatti con l’esterno grazie alla conoscenza dei dialetti arabi e alla capacità di relazionarsi con loro.

Successivamente, partecipa al dibattito sulla questione palestinese: tutti cercano la sua opinione ma, alla fine, la sua personalità forte e anticonvenzionale le procura molti nemici ed è costretta a rientrare a Londra nel 1944.

Freya Stark non riesce a stare ferma.

Torna spesso nella casa di Asolo, va in India e, nel 1947, sposa lo storico Stewart Perowne, esperto di cultura araba che aveva incontrato al Segretariato Britannico di Aden: con lui va ad abitare ad Antigua, nei Caraibi, dove l’uomo occupa un posto nella pubblica amministrazione.

Con Stewart esisteva grande amicizia e uguale passione per il Medio Oriente ma Freya sa che lui è omosessuale.

Divorzieranno dopo cinque anni ma l’amicizia rimarrà per sempre.

Freya Stark continua a viaggiare tra Asolo e diversi paesi:

Cipro, Grecia, Turchia, Cambogia, Cina, Nepal, Kashmir, Uzbekistan, Anatolia, Afganistan, Yemen, tornando in quelli dove era già stata per incontrare amici, studiare lingue e scrivere.

A 84 anni naviga sull’Eufrate in zattera, a 88 attraversa l’Himalaya a dorso di mulo, a 90 percorre il deserto di Aleppo.

Freya non vuole trasformarsi in una turista a caccia di trofei che utilizza i moderni mezzi di comunicazione: per lei i piaceri del viaggio consistono nell’immergersi nel luogo, incontrando la parte migliore dell’umanità che si rivela nella condivisione delle meraviglie del nostro pianeta e nella sincera ospitalità delle persone.

La Stark si considerava un pellegrino ed una semplice ospite del mondo, muovendosi sempre con rispetto e umiltà.

La sofferenza data da malattie, povertà, salute cagionevole e incidenti in cui rischiò la morte le regalarono la consapevolezza della bellezza della vita e la forza per superare gli ostacoli.

Nel 1982 esce la sua ultima opera, un libro fotografico, e all’età di cento anni, nel 1993, muore ad Asolo.

Freya è stata nominata Dama dell’Impero Britannico ma la sua segretaria, Anna Modugno, la ricorda non come esploratrice, archeologa o scrittrice ma soprattutto come una grande maestra di vita e una donna ricca di umanità.

Sentire, pensare, imparare erano l’unico modo per Freya Stark di sentirsi viva.

La gioia della scoperta non sta in quello che ci risulta strano ma nel trovare improvvisa familiarità in un nuovo orizzonte che il nostro cuore, viaggiatore esperto ma smemorato, riconosce con gioia“.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.