Paola Iotti è nata a Reggio Emilia il 29 aprile 1964. Ha conseguito la maturità scientifica e si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Parma. La sua prima opera “Come l’arcobaleno tra una criniera”, è risultata vincitrice del concorso letterario “Il mio caro amico”, indetto da Giovanelli Edizioni nel 2014, seconda classificata nella 3^ edizione del Premio Letterario “Mangiaparole” 2014 a Roma e sempre seconda al concorso letterario 2015 Voci per i Cavalli organizzata dalla onlus Horse Angels. A gennaio 2016 un suo racconto intitolato “La fattoria del Gelso Bianco” è stato selezionato nella raccolta “Favole senza frontiere” edito da Alcyone Casa Editrice. Sono favole che spiegano ai bambini, in modo semplice e divertente, il problema dell'immigrazione. A maggio 2016 si è classificata al terzo posto con un racconto alla 7^ edizione del Concorso Letterario Nazionale Naviglio Martesana. A luglio 2016 è risultata vincitrice del Concorso letterario Voci per i cavalli 2016, sezione inediti, organizzato dalla onlus Horse Angels con l’opera “Il cavallo, un’amicizia che va oltre il possesso” che raccoglie una serie di articoli relativi all’approccio consapevole e rispettoso nei confronti dei cavalli. Pubblicazioni di Paola Iotti Come l’arcobaleno tra una criniera: Per me è stata una piacevole sorpresa scoprire che la mia casa editrice, Giovanelli Edizioni, sensibile al tema degli animali, condivide il sostegno all’associazione di Jill Robinson e degli Orsi della Luna. La casa editrice Giovanelli con parte dei proventi oltre che ad Animal Asia sostiene anche la Lega Anti-Caccia e la L.A.V.

Nel 1976 Tiziano Terzani incontrò a Hong Kong un indovino cinese che lo avvertì di non volare nel 1993 perchè sarebbe stato in pericolo di vita.

Lo scrittore e giornalista fiorentino seguì il consiglio e, in quell’anno, non prese alcun aereo ma non rinunciò al mestiere di corrispondente in giro per il mondo, spostandosi con nave, treno, automobile, a piedi e persino sul dorso di un elefante.

La profezia divenne pertanto occasione per guardare la realtà con occhi nuovi, attraverso una prospettiva spesso ignorata, quella del viaggio che si dipana con lentezza e che permette di assaporare i particolari del panorama e gli incontri con persone di ogni genere che trasmettono visuali le quali, con mezzi più veloci, non sarebbero state colte.

Nel 1993, in Cambogia, un elicottero dell’ONU con a bordo quindici giornalisti si schiantò e, fra loro, vi fu anche il collega tedesco che aveva preso il posto di Terzani.

Per fortuna ci furono solo feriti.

Il giornalista scriverà un saggio dal titolo “Un indovino mi disse” in cui sostiene che la scelta di credere alla profezia gli ha regalato la possibilità di muoversi lentamente, attribuendo alle distanze il giusto valore e ritrovando, nel viaggio “slow”, il gusto di scoperta e avventura.

La lentezza fa intravedere elementi significativi che si perdono nel disorientamento del nostro tempo.

Camminare con Lentezza e filosofia

La tecnologia è incredibile: l’aereo permette di raggiungere la parte opposta del pianeta in poche ore ma, allo stesso tempo, sottolinea la presunzione e l’arroganza umana.

Camminare, invece, costituisce una forma attiva di meditazione che coinvolge mente e corpo, consentendo di pensare attivamente.

Sono numerosi i filosofi che, nell’antica Grecia, collegavano l’atto del pensare a quello del procedere a piedi:

Raffaello ha immortalato Aristotele e Platone nell’affresco denominato “La scuola di Atene” rappresentando i filosofi dediti a camminare nel portico.

Gli allievi di Aristotele erano chiamati peripatetici dal nome greco del verbo passeggiare.

Nelle principali religioni il pellegrinaggio è un evento importante ma, spesso, si ritiene fondamentale l’arrivo perdendo di vista il percorso: l’ansia di giungere alla meta toglie spazio a ogni altra analisi.

Camminare con lentezza è un modo per rinnovare il rapporto con tempo e spazio.

I mezzi veloci fanno arrivare lontano e presto ma il tempo pare scorrere più rapido, perdendo il legame con la dimensione spaziale.
Muoversi a piedi fa percorrere meno chilometri ma rallenta le lancette dell’orologio, facendo prendere coscienza del territorio in cui ci si trova.

Quante volte, durante un’escursione in montagna, il tempo per arrivare alla meta sembra eterno?

Al contrario, quando si sale su un Frecciarossa non si fa in tempo a sedersi che, dopo quelli che sembrano pochi minuti, si è già arrivati!

Forse accade perchè camminare nella natura permette di immergersi in una realtà di cui ci si sente parte, ritrovando percezioni e ritmi che si conoscevano da piccoli ma che si sono abbandonati.

Infatti, quando si corre in città, la mente è concentrata agli infiniti impegni e doveri lavorativi o personali:

l‘occhio guarda il percorso ma il cervello è perso in altro, selezionando, tra ciò che lo circonda, solo quel che serve allo scopo e dimenticando il resto.

La tecnologia fa vedere più cose perchè il mondo viene attraversato in un attimo ma la visione che concede è fragile e incerta, dato che correre non fa notare quello che non ci piace, che crea difficoltà o che è meglio non notare nei giri turistici patinati.

Terzani arrivò a ringraziare la profezia apparentemente scomoda per il suo mestiere di corrispondente perchè gli permise di far conoscere situazioni di cui non sospettava l’esistenza.

I luoghi in cui si passeggia possono ispirare ricordi, affinare la sensibilità, invitando a osservare quel che si è tralasciato mentre si era impegnati a raggiungere il traguardo. In qualche modo ci si riconnette alla fonte di energia che origina dalla natura e che segue ritmi e valori più “umani”, a differenza di quelli alienanti della modernità.

A Colorno, in provincia di Parma, si è svolto dal 16 al 18 giugno 2017 il Festival della lentezza, con un’interessante conversazione del filosofo Duccio Demetrio sul tema “Camminare con filosofia, elogio della sosta e dell’errore“.

Demetrio sostiene che

camminare costituisca una metafora dell’inquietudine umana. Ognuno dovrebbe scegliere il paesaggio in cui procedere, perchè gli consente di esprimere maggiormente sé stesso. Esiste una relazione tra il pensiero, il linguaggio interiore e il modo di camminare.

Camminare lentamente arricchisce la nostra mente e stimola la nostra intelligenza, permettendo al pensiero di nutrirsi di ciò che vede e di ciò che ascolta, immergendosi tanto nella natura quanto nella vita umana“.

Muoversi con lentezza regala una visuale differente ma comporta anche mettersi in gioco in un percorso in cui si possono incontrare ostacoli e contrattempi che concendono la possibilità di riflettere.

Muoversi con Lentezza

Questa impostazione viene accettata da un tipo di turismo “alternativo”, il c.d. Slow Trip.

C’è chi il viaggio lo organizza in carrozza trainata da cavalli. Si tratta di un modo per ammirare le bellezze del panorama in maniera diversa, a cui possono accedere anche bambini, anziani e disabili.

È un modo per viaggiare e fare turismo culturale, consapevole ed ecosostenibile.

Oltre alle sensazioni del procedere “lento” si uniscono altre emozioni, quelle legate al muoversi assieme a un animale.

Le gite in carrozza diventano quasi esperienze sensoriali in quanto si guarda e si percepisce la realtà attraverso gli occhi e le orecchie del cavallo.

C’è un valore aggiunto: alla fine non è la persona che viaggia con l’animale ma è questo che procede con loro, attribuendo un’energia ulteriore ai particolari che si incontrano, amplificata dal fascino di questi bellissimi quadrupedi.

Camminare significa pensare: è un’attività in cui mente e pensiero si compenetrano con corpo e movimento.
Correre fa vedere in maniera superficiale.

Rallentare permette di osservare ciò che sta attorno a noi, dando la possibilità di riflettere anche su ciò che risiede dentro noi.

Articolo: Muoversi con Lentezza e Slow Trip: una Riscoperta Interiore di Paola Iotti CaffèBook (caffebook .it)