Direttore responsabile di CaffèBook. Giornalista iscritto all’albo (Odg. Toscana) Coautore del documentario sulla crisi economica Eterna.

La vita di Tazio Nuvolari era già da molti anni diventata una leggenda di altri tempi quando dal burrascoso e straordinario incontro di Lucio Dalla con il poeta Robero Roversi nasceva la canzone che ne riproponeva la figura. Ora ripensare a quel grande campione che fu “Nivola” fa scattare nella mente contemporaneamente quella canzone come la colonna sonora di un film con moltissime scene indimenticabili. 

Nuvolari di Lucio Dalla dall’album «Automobili» (1976)

 

Il “mantovano volante” era nato nel 1892 in una tipica famiglia contadina, un ragazzo normale, non un supereroe, almeno fino a quando la sua passione per i motori e per le gare non lo trasformarono nel pilota, su due e quattro ruote, più famoso di tutti i tempi.

 

Nuvolari è basso di statura, Nuvolari è al di sotto del normale
Nuvolari ha cinquanta chili d’ossa Nuvolari ha un corpo eccezionale
Nuvolari ha le mani come artigli,
Nuvolari ha un talismano contro i mali

 

Correva quasi sempre con un giubbetto di pelle nera sopra a una maglietta gialla e pantaloni azzurri: la sua divisa. Di lui si diceva che sorridesse solo dopo una vittoria, che in pochi l’avessero visto ridere e che parlasse poco.

Tazio Nuvolari era basso di statura, esile e aveva una gamba più corta dell’altra dovuta a una frattura causatagli da un cavallo quando aveva soltanto cinque anni, eppure quando si parla di lui tornano alla mente gli aneddoti più epici della storia dell’automobilismo e del motociclismo.

Al Gran Premio motociclistico di Monza dopo un terribile incidente nel quale resta con ambedue le gambe rotte e ingessate, invece di ascoltare i dottori che gli sconsigliano di muoversi e di smettere con le corse in moto, il giorno successivo si presenta sulla griglia di partenza ingessato e legato alla propria moto.

Vincerà la gara e inizierà così la leggenda di Tazio Nuvolari.

 

Il suo sguardo è di un falco per i figli, 
i suoi muscoli sono muscoli eccezionali!
Gli uccelli nell’aria perdono l’ali quando passa Nuvolari!
Quando corre Nuvolari mette paura… 
perché il motore è feroce mentre taglia ruggendo la pianura

 

Ma è alla Mille Miglia del 1930 che entra nella storia con il sorpasso più narrato dell’automobilismo quello di Nuvolari ai danni di Varzi. Guidando con i fari spenti di notte per non far capire al rivale che lo stava raggiungendo, Tazio sorprende Varzi a tre chilometri dalla fine,  gli si accosta, sorride, lampeggia e vola verso la vittoria!

Era un epoca strana e in trasformazione nel mondo delle corse. Oggi ci sono gare divise per categorie e cilindrate, ma su quei circuiti e strade polverose, a volte fangose, con alberi e precipizi attorno, correvano automobili e motociclette spesso molto diverse fra loro.

La differenza poteva farla anche il mezzo più moderno, a volte comprato dallo stesso pilota, e spesso Nivola partiva e vinceva con moto o auto considerate inferiori e questo ne alimentò il mito trasformandolo nell’uomo che “non era mai battuto in partenza”.

 

Gli alberi della strada 
strisciano sulla piana, 
sui muri cocci di bottiglia
si sciolgono come poltiglia,
tutta la polvere è spazzata via!
Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari,
la gente arriva in mucchio e si stende sui prati,
quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari,
la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore
e finalmente quando sente il rumore 
salta in piedi e lo saluta con la mano,
gli grida parole d’amore, 
e lo guarda scomparire
come guarda un soldato a cavallo,
a cavallo nel cielo di Aprile!

 

Sarebbe accaduto nel 1935 sull’Alfa Romeo al Nurburgring, facendo andare su tutte le furie Adolf Hitler e vincendo in rimonta sulle molto più potenti Mercedes. Sarebbe accaduto anche il 12 ottobre del ’36 quando vinse sul circuito del Roosevelt Field a Long Island, negli Stati Uniti, la Coppa Vanderbilt davanti ai piloti americani con gli oriundi italiani, sbigottiti nel vedere Nuvolari curvare più velocemente di tutti i loro idoli americani.

Tazio Nuvolari è stato un grandissimo campione e forse, come molti sostengono, ha avuto la fortuna di rappresentare un’epoca di grandi trasformazioni.

Le ideologie e chi vi credeva spingevano certamente alla creazione di miti da celebrare. Molti di quegli eroi il tempo li ha poi svuotati e fatti dimenticare, ma “Nivola” fu diverso forse perché attraversò quel periodo storico a una velocità troppo alta per esserne “sfiorato”.

Certo questa è una congettura scherzosa, ma Nuvolari non era interessato ad altro che alla vittoria in gara e se pure il fascismo lo utilizzò per i propri fini propagandistici questo per “l’asso degli assi” rappresentava solo un modo per correre senza fastidi, distrazioni o interruzioni. 

I paragoni fra un’epoca e un’altra, nello sport come nella storia, sono sempre condizionati da troppe variabili per essere definitivi nel campo tecnologico dell’automobilismo ancora di più, ma probabilmente nessuno come Nuvolari dall’ambito delle competizioni è riuscito ad andare oltre e diventare un mito così universale. 

Possiamo pensare a Senna, ad esempio, è stato certamente uno dei più grandi piloti di tutti i tempi e “motivo” di un’altra bellissima canzone di Lucio Dalla, sarà però ricordato come un grande campione sempre legato solo all’automobilismo.

 

Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente
Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente…
Corre se piove, corre dentro al sole
Tre più tre per lui fa sempre sette
Con l’Alfa rossa fa quello che vuole 
dentro al fuoco di cento saette!

 

Quando Gabriele D’Annunzio, regalando la spilla di una tartaruga d’oro “ all’uomo più veloce del mondo, l’animale più lento” gli chiese di vincere la Targa Florio, Nuvolari rispose raccontando in una frase tutto quello che aveva sempre fatto:”Io corro solo per questo”.

Alla fine era questo che rendeva diverso il “mantovano volante” da tutti gli altri, il fatto che corresse per vincere. Questo può sembrare molto moderno e molto generico, tutti dicono “giochiamo per vincere”. Quanti allenatori di calcio, dalla serie A a quelli delle squadre amatoriali, si esaltano dicendo quelle parole? E quanti in tutti gli sport o aspetti della vita?

Tazio Nuvolari non teneva ai premi in denaro, li divideva con tutta la scuderia, non gli importava forse neppure dell’ingaggio se non per il fatto che implicava spesso la migliore condizione per vincere e probabilmente non era neppure tanto leale in pista, ma quelli erano tempi in cui le regole erano ancora in fase di definizione: lui vedeva solo la vittoria dentro alla gara. 

Tazio Nuvolari studiava le sue frenate e la sua famosa curva in dérapage per essere il più veloce oltrepassando i limiti fisici in cui tutti gli altri credevano ma non lui. Quando correva non sentiva neppure il dolore fisico come se spegnesse ogni altra connessione e negli occhi avesse solo il traguardo, nessuna paura, nessun altro interesse. Forse per questo sorrideva appena mentre gli altri si stupivano.

Oggi la vittoria è sentita per farsi le fotografie, per essere protagonisti vincenti davanti agli sponsor così come con gli amici nelle chiacchiere da bar. In tutte le circostanze è per pura apparenza, è qualcosa che serve ad altro potremmo ironicamente dire che neppure la vittoria è quella di una volta.

La vittoria per Nuvolari era il conseguire ciò che cercava con tutto se stesso. Per noi, per chiunque, potrebbe rappresentare questa “la sua lezione di guida” migliore, non di come ottenere dei risultati con la spregiudicatezza, ma quella di cercare con ostinata e assoluta determinazione quanto sia essenziale nella nostra vita, e non tanto una vittoria in senso stretto quanto il modo di realizzarci.

 

C’è sempre un numero in più nel destino quando corre Nuvolari…
Quando passa Nuvolari ognuno sente il suo cuore è vicino 
In gara Verona è davanti a Corvino 
con un tempo d’inferno,
acqua, grandine e vento
pericolo di uscire di strada, 
ad ogni giro un inferno
ma sbanda striscia è schiacciato
lo raccolgono quasi spacciato!

 

Se vi affiora il ricordo di un aneddoto su un pilota che vince guidando senza volante, ma con una chiave inglese. Magari ricordate che l’auto di quel pilota aveva le ruote finite e cadeva a pezzi perché si era ribaltata fuori strada ed era stata rimessa in gara con l’aiuto del pubblico… chi poteva essere quel pilota?

Tazio Nuvolari.

Sono gli stessi aneddoti che si raccontavano allora, quando fra quella gente che aspetta il suo arrivo per ore e ore si raccontavano le storie che si trasformavano in miti belli come quelli antichi. Forse il fatto che Nuvolari sia morto poco prima dell’arrivo della televisione ne ha fatto l’ultima leggenda nata dalle parole prima di quelle costruite dalle immagini.

Forse perché aveva vissuto delle terribili tragedie familiari, con la perdita dei figli, in molti malignarono che tentasse di uccidersi in corsa. Certamente sperava di non dover morire in un letto d’ospedale, cosa che invece accadde l’11 agosto del 1953, a 61 anni ancora da compiere.

 

Ma Nuvolari rinasce come rinasce il ramarro
batte Varzi, Campari,
Borzacchini e Fagioli
Brilliperi 
e Ascari… 

 

Al suo funerale accorse una folla incredibile, si parla di oltre 20.000 persone, che gli testimoniò l’immensa stima e l’incredibile affetto che il mantovano volante riuscì a suscitare.

 

Non appena mi giunse la notizia della sua fine partii per Mantova. Era un caldo pomeriggio: l’11 agosto 1953. Nella fretta mi persi in un dedalo di stradine della vecchia Mantova. Scesi di macchina, domandai a un negozio di stagnino la via per villa Nuvolari. Ne uscì un anziano operaio, che prima di rispondermi fece un giro intorno alla mia macchina per leggere la targa. Capì, mi prese una mano e la strinse con calore, si commosse. “Grazie d’essere venuto – mi bisbigliò – come quello là non ne nasceranno più”. Enzo Ferrari