Viaggiare, al pari di molte attività, è sempre stata considerata un’occupazione che solo gli uomini potevano svolgere, richiedendo grandi capacità di adattamento e autonomia, non solo di tipo fisico ma anche economico.

Isabella Bird, nata in Inghilterra nel 1831, sovverte questo principio:

nel 1873, a quarantatré anni, viaggia da sola nel selvaggio “west” americano e diventa così famosa che la Royal Geographical Society la accoglie come membro, prima donna a ottenere quest’onore anche se priva della facoltà di parlare in pubblico, se non per bocca di un uomo al suo fianco.

Isabella Bird viaggiatrice
Isabella Bird

Ciò che sorprende è che la Bird, da giovane, era stata costretta a trascorrere dieci anni a letto per gravissimi problemi alla schiena.

Eppure, in America, percorse circa mille chilometri in solitaria con la sola compagnia della sua cavalla, scoprendo che il potere che nasce dall’esplorare la natura rende diversi e attribuisce una forza speciale.

La donna dormì sotto le stelle, s’imbatté in tempeste di neve, fece amicizia con i cercatori d’oro, affrontò grizzly e serpenti a sonagli, lavorò come mandriana, si innamorò di un fuorilegge ma, alla fine, realizzò l’obiettivo che si era proposta scalando il Longs Peak, una delle cime più elevate delle Montagne Rocciose.

Come nacque la sua passione per natura e cavalli?

Il padre di Isabella Bird era un pastore anglicano:

con lui andava a cavallo nelle campagne dello Yorkshire mentre le spiegava la Bibbia, infondendole l’amore per le bellezze naturali che li circondavano.

Da piccola soffriva di crisi nervose ma stare all’aria aperta la rendeva serena.

Era anche un’accanita lettrice di libri di avventure e, quando attraversava le campagne inglesi, immaginava di trovarsi nei mondi di cui leggeva le storie, soprattutto nel Far West.

In particolare, era rimasta affascinata dai disegni delle Montagne Rocciose.

All’improvviso, Isabella Bird viene colpita da fortissimi dolori alla schiena che nessun medico riesce a curare:

sembra che il suo futuro sia su una carrozzina a rotelle.

Per dieci anni rimane a letto, facendo fatica anche ad alzare la testa: la sofferenza fu tale da farle promettere che, in caso di guarigione, avrebbe considerato ogni giorno vissuto da persona sana come un regalo prezioso.

C’è chi ipotizza che il suo fosse un problema psicosomatico dato che, durante i suoi viaggi, godeva buona salute.

In realtà venne operata e le fu asportato un tumore vicino alla colonna vertebrale.

Nel 1854 il medico consiglia ai genitori di farle cambiare aria e la ragazza va a trovare dei cugini emigrati in America: qui, visita parte degli Stati Uniti e del Canada orientale fino a quando non esaurisce il finanziamento paterno di cento sterline.

Al rientro, Isabella Bird raccoglie le impressioni vissute pubblicando il suo primo libro “The Englishwoman in America“.

Nel 1858 il padre muore e lei si trasferisce con la madre e la sorella a Edimburgo, in Scozia, che visita descrivendola negli articoli per vari periodici.

Dopo dieci anni muore anche la madre. La sorella Henrietta va a vivere a Mull, un’isola sperduta al largo della costa scozzese, ma Isabella non vuole seguirla.

Litiga con lei e decide di cercare quella vita di avventure da sempre sognata utilizzando i soldi ereditati dai genitori per intraprendere un nuovo viaggio.

Prende dei calmanti per i dolori alla schiena e, il 1° gennaio del 1873, si imbarca su una nave diretta in Australia, nazione che, però, non le piacque.

Prosegue quindi per Honolulu, alle isole Hawaii, dove si realizza un grande cambiamento in lei, che resta affascinata dall’atmosfera e dagli abiti colorati della popolazione.

In quell’epoca le donne montavano a cavallo all’amazzone, cioè con le gambe da un solo lato del cavallo:

Isabella Bird, abituata a cavalcare come gli uomini, lo trovava estremamente scomodo.

Per non dare scandalo, si fece realizzare un abito su misura disegnato da lei: una lunga casacca abbottonata su una gonna che arrivava fino ai piedi, con sotto un paio di pantaloni alla turca chiusi alle caviglie.

Alle Hawaii, Isabella Bird svolge un’intensa attività fisica e sociale:

incontra la regina Emma Kaleleonalani, sale sul vulcano Mauna Lona, esplora l’isola a cavallo, ritrovando la forma fisica e mentale.

La muscolatura della schiena si rafforza e il dolore che la tormentava scompare.

Pubblica articoli e libri relativi al soggiorno australiano e hawaiano, ma ritorna intenso il desiderio di vedere le Montagne Rocciose.

A settembre del 1873 la Bird sbarca in California, stupendo tutti per il suo abito colorato e la capacità di cavalcare come un uomo.

Prende un cavallo per dirigersi alle Montagne Rocciose ma, durante una tappa, un grizzly fa fuggire la cavalcatura e lei si salva fingendosi morta.

Arrivata finalmente alla base della meta, trova alloggio in una fattoria in cui svolge lavori domestici in attesa che il proprietario la accompagni al Monte Peak; una notte, un serpente a sonagli entra nella sua stanza e lei, nonostante la paura, gli taglia la testa con un coltello.

Quando finalmente viene accompagnata, Isabella si rende conto che la guida non conosce il territorio e, dopo un incidente, è costretta a prendere il comando del gruppo per rientrare.

La donna, che ha trascorso gran parte della vita inferma a letto, a contatto con il territorio selvaggio americano trova in sé una forza inaspettata, forse dovuta alla capacità di sintonizzarsi con la natura che percepiva da bambina, quando usciva a cavallo con il padre.

Si trasferisce in una fattoria ai piedi delle cime innevate delle Montagne Rocciose gestita da due famiglie gallesi, dove lavora per radunare il numeroso bestiame.

È qui che le viene data Birdie, la cavalla che sarà la sua compagna nei mesi successivi.

Parte da sola, con l’unico ausilio di una pistola per difendersi in zone dove la vita è pericolosa e vige la legge del revolver.

Un giorno, incontra un uomo che vive in una capanna nel bosco: alto e forte, dai biondi capelli lunghi e gli occhi chiari.

Il suo nome è Jim Nugent: un fuorilegge che, quando perdeva il controllo, diventava violento.

Isabella Bird ne rimane affascinata anche se il viso dell’uomo è sfigurato dalla zampata di un grizzly.

Anche Jim è attratto dalla donna e si offre di accompagnarla nella scalata del Longs Peak.

Sono persone diverse che trovano un punto di unione nel comune desiderio di vivere in maniera libera a contatto con l’energia della natura.

Partono all’alba ma, a un certo punto, il percorso è così impervio da dover abbandonare i cavalli per proseguire a piedi:

l’altezza supera i 4000 metri e, nella parte finale, neve e ghiaccio li costringono a strisciare nei punti più difficili.

Isabella inizia a soffrire l’altitudine. L’aria è rarefatta e la sete tremenda, dato che il ghiaccio non si scioglieva nemmeno se succhiato. La roccia era invece talmente liscia da rendere quasi impossibile la salita.

Isabella sta per abbandonare ma l’uomo la convince a non mollare e, dopo averle legato una corda alla vita, la tira.

L’ultimo tratto viene fatto carponi, ma quello che la donna vede in cima ripaga di ogni sofferenza.

In quell’orizzonte infinito, per la prima volta, mi sentii parte di un immenso miracolo, realizzando un sogno che ero riuscita a raggiungere solo grazie alla presenza di Jim“.

I due infilarono in una fessura della roccia una scatolina con dentro i loro nomi e la data dell’ascesa.

Tornati a valle, Jim le racconta la sua vita rivelandole che, dopo averla incontrata, vorrebbe cambiarla ma che è troppo tardi perché suo destino è già scritto.

Il giorno dopo si salutano, consapevoli di far parte di mondi troppo diversi per condividere altro.

Isabella Bird prosegue il viaggio visitando anche le riserve degli indiani e notando le misere condizioni in cui vivono.

Dopo tre mesi, i soldi dell’eredità sono agli sgoccioli e la donna è costretta a rientrare in Inghilterra, non senza aver prima salutato Jim, che non l’ha dimenticata e l’accompagna per un tratto.

La separazione definitiva costituisce per lei il momento più difficile di tutta l’impresa.

Alla fine del 1873 Isabella è a casa dalla sorella: durante il viaggio le aveva scritto molte lettere che riunisce in un libro.

Il successo è enorme, permettendole di diventare ricca e famosa.

Il pubblico vittoriano rimane affascinato dalle sue avventure e dalla storia d’amore per un fuorilegge.

A Lady’s Life in the Rocky Mountains” è sicuramente la sua opera più celebre.

Purtroppo, dopo nove mesi, un cablogramma le annuncia la morte di Jim, avvenuta in una sparatoria.

Isabella Bird continua a viaggiare.

Nel 1878 visita il Giappone e percorre a cavallo una parte dell’isola di Hokkaido, soggiornando a lungo con la popolazione Ainu.

La scrittrice comprende che, per assaporare in profondità i paesi, deve imparare le loro tradizioni stando a contatto con gli abitanti.

Dopo il Giappone è la volta di Hong Kong, Canton, Saigon e Singapore.

Ogni viaggio viene narrato in un libro i cui guadagni sovvenzionano quello successivo.

Rientrata in Inghilterra, a cinquant’anni assiste alla morte della sorella di cui sposa il medico curante, rimanendo però vedova dopo soli cinque anni.

Isabella Bird in Cina
Isabella Bird in Cina

La nuova eredità le consente di programmare altri viaggi: nel 1888 è la volta dell’India dove fonda due ospedali, uno in memoria della sorella e l’altro del marito.

Prima di partire aveva iniziato a studiare medicina per svolgere l’attività di missionaria.

Arrivata al confine con il Tibet in sella a un pony di nome Gyalo, Isabella ha un incidente che la costringe a fermarsi in India, a Smila, dove conosce il maggiore Herbert Sawyer assieme a cui si dirige in Persia, attraversando il deserto per giungere a Teheran.

Da sola prosegue per il Kurdistan e la Turchia.

Nel 1892 la Royal Geographical Society le conferisce l’onore di accoglierla tra i suoi membri.
Nonostante abbia superato i sessant’anni, Isabella continua a viaggiare.

Torna in Giappone, poi in Corea, si imbatte nella prima guerra tra Cina e Giappone, si reca in Cina e documenta l’orrore provocato dalla guerra.

Isabella Bird fu non solo esploratrice e scrittrice, ma anche giornalista e fotografa.

Ci fu anche un episodio drammatico in Cina, quando la donna si trovò imprigionata in una casa data alle fiamme: si salvò solo grazie all’intervento di un drappello di soldati.

La sua ultima avventura ebbe come destinazione il Marocco e avvenne nel 1901.

Visse tra i berberi per alcuni anni montando uno stallone morello regalatole dal sultano in persona.

Tornò in Scozia nel 1904 dove morì in casa, per una caduta, quando aveva già organizzato il ritorno in Cina.

Nelle lettere che scriveva alla sorella Henrietta, Isabella Bird raccontava che nelle case in cui trovava ospitalità non c’era quasi nulla: la vita nei pressi delle Montagne Rocciose era estremamente dura ma la mancanza di comodità non aveva importanza per lei, perché ciò che contava era sentirsi viva nei luoghi sognati da piccola.

La malattia le insegnò ad apprezzare la vita e l’impotenza provocata dall’immobilità le fece comprendere la fortuna del poter agire:

per questo non dava importanza ai disagi materiali.

Un messaggio da cui trarre ispirazione anche oggi.

leggi anche: Alexandra David-Neel: entrare in Tibet per varcare le porte della conoscenza interiore

Foto Wikipedia, Denver Public Library

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