Annaliside e Matteo Saudino: i professori sul web?
Annaliside e Matteo Saudino: i professori sul web?

Annaliside e Matteo Saudino sono due esperti di filosofia e storia che hanno deciso di aprire dei canali youtube e avere una presenza sul web per parlare di filosofia.

Annaliside e Matteo Saudino

Annaliside e Matteo Saudino
Annaliside e Matteo Saudino

Analizzerò in questo articolo i due personaggi uno alla volta.

Di Annaliside diverso tempo fa avevo sentito il podcast “La barba di Platone”.

In quel momento cercavo un podcast di filosofia molto più tecnico rispetto a quelli di Riccardo dal Ferro e ho trovato il suo. Avrò seguito alcune delle puntante, accorgendomi che gli argomenti erano molto approfondirti e guardavano la filosofia in un senso molto amplio, che andava dai greci sino ai giorni nostri.

Tuttavia quello è stato solo un episodio isolato, perché per lungo tempo non avevo più seguito il suo podcast. Finché un giorno, guardando una top 10 dei migliori youtuber di Mortebianca, ho visto il suo nome comparire tra gli youtuber preferiti di Mortebianca stesso e da quel momento ho scoperto che questa persona aveva anche un canale su Youtube. Ecco l’origine di questo articolo e perciò parlerò del suo canale.

Appena entrati sul canale vediamo due principali playlist:

una sulla storia della filosofia e una sulla storia greca, medioevale e moderna. Queste sono le due grandi materie per chi insegna alle superiori.

Se però vogliamo cercare meglio tra le playlist del canale ne troviamo molte di più:

sul femminismo, la filosofia del novecento, episodi del podcast e opere di filosofia, ecc.

Il corso di storia della filosofia è molto approfondito e ha due livelli:

uno per chi studia alle superiori e un altro per chi studia all’università.

In questi video Annaliside afferma di fare didattica, non semplice divulgazione.

Il progetto si presenta come qualcosa di imponente e innovativo.

Prima di tutto lei è forse la prima a insegnare anche agli universitari, non solo a chi studia alle superiori e ha infatti diversi studenti della magistrale che la seguono.

In secondo luogo se lei dovesse fare lezioni da manuale e lezioni sui testi degli autori per ogni singolo autore della storia della filosofia, allora farebbe qualcosa che nessuno fino ad ora, nemmeno all’estero, ha mai fatto.

Uno dei video che mi ha colpito di più della serie è quello sulla distinzione tra i continentali e gli analitici.

Video Annaliside video Analitici, Continentali e … Santi

Questo video è molto interessante perché ci dice qualcosa su di lei, ossia si professa un’analitica. Capite dunque che il video è molto orientato. Molto del video è rivolto a dare una definizione della filosofia analitica, mentre quella dei continentali è semplicemente derivata per negativo, ossia come non-analitici.

La sua descrizione degli analitici sembra molto improntata sui primi analitici, dunque sui temi della logica e del linguaggio, ma forse non tiene molto conto del fatto che la filosofia analitica è in realtà profondamente cambiata: oggi i filosofi analitici si interessano molto di scienze sperimentali come neuroscienze, biologia e fisica.

La stessa filosofia del linguaggio, come sostiene il professore Marconi, si è spostata dall’analisi del linguaggio come tale, all’analisi del rapporto tra il cervello e il linguaggio.

Sui continentali non ho mai capito perché si inseriscono filosofi come Hegel, Schopenhauer o Kierkegaard.

Edmund Husserl
Edmund Husserl

La filosofia continentale nasce con Husserl, un filosofo interessato alla matematica e alla logica, padre della fenomenologia, in buoni rapporti con Frege, padre degli analitici.

Il problema dei continentali sorge successivamente, con Heidegger e il suo voler fare storia, invece che matematica. Tuttavia questa immagine dei continentali presentata da Annaliside come filosofi poco seri che si danno all’immaginazione e alla letteratura, non mi sembra giusta. Davvero il metodo della fenomenologia consiste nell’immaginazione o nella letteratura? Non era forse basato sull’analisi dell’eidos e l’epoché?

Professori sul web: Annaliside

Professori sul web: Annaliside
Professori sul web: Annaliside

L’analitico attacca il continentale su diversi punti, soprattutto per la poca chiarezza, il non argomentare, il non voler fare scienza, ecc. Ma l’analitico se la prendere sempre con gli stessi filosofi: Heidegger, Sartre, Derrida, ecc. Penso sia difficile che un analitico possa dire la stessa cosa di un filosofo come Gilbert Simondon, il quale, anche lui, è un continentale.

La verità è che ci hanno dato a bere un sogno e il sogno è questo: gli analitici fanno scienza seria e i continentali fanno letteratura (ossia scrivono bei romanzi inutili).

Per smontare questa idea vi invito a leggere il matematico Fernando Zalamea, il quale difende i continentali contro gli analitici affermando che non è mai stata compresa la matematica che sta alla base dei continentali.

È il primo ad ammettere la presenza importante della matematica nei continentali.

Secondo Zalamea gli analitici hanno costruito un progetto fasullo con il quale pensavano di fondare l’intera filosofia e forse il sapere intero sulla logica e la teoria degli insiemi, ignorando la matematica reale. Per matematica reale Zalamea intende una serie di branche della matematica come la topologia, la geometria differenziale, la teoria algebrica, l’analisi funzionale, ecc. .

La matematica è qualcosa di molto più grande della logica e della teoria degli insiemi. Per non parlare del fatto che gli analitici spesso parlano della sola logica classica, dunque non delle logiche alternative che costituiscono un altro capitolo imponente.

Se ci fate caso, se Zalamea dice che la filosofia dovrebbe seguire la matematica reale, in realtà molti filosofi continentali erano già su questa strada da decenni.

Annaliside cita dei continentali molti movimenti come i fenomenologi, gli esistenzialisti, gli idealisti, i marxisti, ecc.

Non cita, guarda caso, l’epistemologia francese, uno pezzi più importanti della filosofia continentale, il centro del pensiero matematico-continentale fatto di filosofi come Lautman, Vuillemin o Cavaillès.

Se Einstein ha introdotto Riemann nella fisica, è Gilles Deleuze che ha introdotto Riemann nella filosofia, non un filosofo analitico. I filosofi continentali studiavano, oltre la logica e la teoria degli insiemi, proprio quelle matematiche come la topologia, i differenziali, Galois, i frattali, le singolarità e la teoria del caos.

Molti di questi tipi di matematica li trovate in Deleuze, ma ancora oggi vediamo filosofi continentali come Badiou, De Landa o Meillassoux occuparsi di queste forme di matematica. Il vero metodo dei continentali non è l’immaginazione o la letteratura, che non sono affatto dei metodi, ma è la matematica reale.

Zalamea fa riferimento a tutti questi filosofi continentali sulla matematica come Gilles Deleuze o Michel Serres per concepire una filosofia sintetica che dovrebbe andare a studiare là dove la filosofia analitica ha lasciato dei buchi (tutta la grande matematica ignorata), dando origine ad una nuova metafisica.

Su Zalamea vi consiglio di leggere l’articolo “la matematica è metafisica” di “Il Foglio”. Non dirò altro su questo tema se non quel che direbbe Markus Gabriel: analitici e continentali, ancora queste vecchie ideologie?

Annaliside ha anche registrato un video di presentazione del canale.

In questo video ritorna sulla differenza tra la divulgazione e la didattica. Il video divulgativo vuole rendere noti determinati fatti, per esempio che un certo filosofo ha scritto “Congetture e confutazioni” e cosa sta scritto in quel libro. Il video divulgativo non presuppone la conoscenza pregressa e intende rivolgersi a chiunque.

Lei, invece, intende fare didattica, dunque rivolgersi ad un pubblico molto specifico che già si interessa di filosofia e comunque ha delle conoscenze pregresse. Anzi, ancora meglio, lei sostiene di voler fare didattica universitaria.

Quindi il suo canale potrebbe essere il primo che si rivolge direttamente ad un pubblico di universitari.

Questo non vuol dire che gli altri sono esclusi. Chi studia nel liceo o chi si interessa da appassionato può comunque seguire questi video, ma il suo livello di comprensione sarà diverso e ci sono dei video che sono adattati per le superiori o altri che non sono didattici in cui Annaliside parla a ruota libera su argomenti vari.

Altri video interessanti sono quello sulla definizione del filosofo e quello sul metodo del filosofo.

Nel video sulla definizione del filosofo afferma qualcosa di magnifico e spettacolare:

il filosofo è la figura che più si avvicina alla matematica pura.

Dunque, in pratica, sta dicendo che la filosofia è matematica, come io vado sostenendo da anni e trovo sempre più conferme.

Ovviamente lei identifica la matematica con la logica e la teoria degli insiemi, dunque con la matematica degli analitici. La logica, in effetti, è troppo importante perché la filosofia ci rinunci.

La logica l’hanno inventata e sviluppata i filosofi. La logica è il perché il filosofo non semplicemente ragiona, ma calcola con la mente.

Il problema di Annaliside è che non tiene conto della matematica dei continentali, come fanno del resto in molti.

Lei adotta come modello di filosofia il filosofo Saul Kripke, che è il padre della logica modale. Kripke fa del filosofo un costruttore di mondi possibili e secondo Annaliside il filosofo fa esattamente questo di mestiere. Scrivere una tesi, lei sostiene, vuol dire costruire un mondo possibile.

Resta poi da chiedersi in questo mondo capitalista un costruttore di mondi possibili come può essere utile ad una azienda o anche solo avere un ruolo e un lavoro. Il filosofo, inoltre, non è un divulgatore o un insegnante, è sempre qualcosa che sorpassa queste due figure.

Per quanto riguarda il metodo del filosofo Annaliside fa riferimento ad un altro filosofo analitico come Orman Quine, lo scrittore di On what there is .

Professori sul web: Annaliside e Orman Quine

Professori sul web: Annaliside e Orman Quine
Professori sul web: Annaliside e Orman Quine

La filosofia ha come metodo la logica e la logica per la filosofia è come la matematica per la fisica. La logica è quella cosa che ci permette di distinguere un enunciato vero da uno falso.

Inoltre la vera domanda dei filosofi, come è posta da Quine nell’opera prima citata, è: che cosa esiste di ciò che c’è? In quel contesto si va a studiare i quantificatori, si lavora con il quantificatore esistenziale e si cerca di capire se il mondo è solo un insieme di particelle in campi di forza o se invece sia molto più di tutto questo, se vi siano molti altri oggetti come sedie, pianeti, soldi, cittadini, opere d’arte, ecc.

Il filosofo fa esegesi, lavora sugli autori e le loro tesi per costruire una sua teoria e quando questa teoria viene accettata universalmente dal mondo scientifico, allora egli è diventato ufficialmente filosofo.

In questo canale troviamo numerosissimi video sulla filosofia, anche contemporanea e analitica. Per esempio dei video sulla filosofia della scienza, sulla filosofia della fisica, ecc. Annaliside deve essere probabilmente la persona più dotta di filosofia su youtube, almeno in Italia ed è forse la prima a parlare sistematicamente almeno dei primi analitici.

Mi chiedo se un giorno parlerà anche della filosofia analitica più recente, una filosofia più lontana dal tema della logica e del linguaggio, ma molto più vicina alle scienze sperimentali: soprattutto neuroscienze, ma anche biologia o fisica. Parlerà mai di filosofia della mente?

Veniamo ora all’altro protagonista di questo articolo: Matteo Saudino.

È un professore di storia e filosofia. Ha studiato all’università di Torino. Insegna al liceo “Giordano Bruno”, sempre di Torino. Parliamo di una persona impegnata anche sul piano politico e con un orientamento abbastanza di sinistra.

Ha creato un canale youtube che si chiama Barbasophia e io ho intenzione di parlare proprio di quello.

Il suo canale ha almeno 52.000 iscritti al momento, dunque di più degli 11.000 circa di Annaliside.

Nel suo canale troviamo moltissime playlist per tipo:

  • delle playlist dei singoli filosofi (Locke, Hobbes, Democrito, ecc.);
  • una playlist sul tema della costituzione;
  • delle playlist sul tema della storia;
  • altre playlist sul cinema, su Così parlò Zarathustra, ecc.

Non troviamo molti video sulla filosofia contemporanea, solamente uno su Badiou, ma a giudicare dai video, penso che, a differenza di Annaliside, Saudino sia di formazione più continentale che analitica.

In realtà degli analitici, a quanto sembra, non ne parla affatto, mentre invece ci sono un video su Husserl e uno su Bergson.

Professori sul web: Matteo Saudino

Professori sul web: Matteo Saudino
Professori sul web: Matteo Saudino

Per conoscere davvero il personaggio dobbiamo prima vederci i video che ha fatto sul tema della scuola, essendo lui stesso un professore. C’è una playlist apposita che comincia con la presentazione del suo libro: Il prof fannullone.

Questo libro non è stato scritto solamente da Matteo Saudino, ma anche da Chiara Foà, la sua compagna di vita. Nel libro entrambi raccontano le loro esperienze da insegnante e il mondo della scuola che si sta trasformando, secondo loro, in Italia, in peggio.

Matteo Saudino il prof fannullone contro il liceo di 4 anni

Si parla di esperienze molto diverse di scuole superiori e di scuole medie. Nel libro si sostiene che la scuola si sta lentamente trasformando in un’azienda, dove il professore è poco più di un impiegato e lo studente una merce da vendere alle aziende.

La crisi ha portato la scuola ad una svolta. Prima nei licei si insegnava la cultura, ora, invece, si sta cercando di spostare il liceo verso delle competenze che sono più appetibili al mercato del lavoro ed è nata l’alternanza scuola-lavoro, condannata da Matteo Saudino come forma di sfruttamento degli studenti e lavoro precario/gratuito.

Per capire il perché di tutto questo bisogna andare a vedere la situazione in Italia. Diverso tempo fa, io stesso non ci credevo, con un diploma di liceo scientifico o classico, facendo dei concorsi, si poteva anche lavorare in banca.

Oggi con un diploma di liceo non si va a fare niente, bisogna per forza fare l’università. Ma anche nella scelta universitaria la maggior parte delle lauree non portano da nessuna parte, salvo ingegneria o medicina.

Dunque anche qui ci vuole un master, che costa molti soldi e non sempre da i risultati sperati, in realtà quasi mai.

La crisi e la politica neoliberista hanno creato una disuguaglianza spaventosa nelle classi sociali dal punto di vista economico, eliminando la classe media.

Ora siamo ad una società binaria: pochissimi ricchi, una montagna di poveri.

Secondo Saudino questa differenza sociale si riflette nella scuola: poche scuole costose, private, per ricchi e molte scuole povere senza grandi finanziamenti dallo Stato.

Professori sul web: Matteo Saudino e la scuola

Professori sul web: Matteo Saudino e la scuola
Professori sul web: Matteo Saudino e la scuola

Così l’educazione, la cultura e il sapere sono ritornati in questi anni ad essere un privilegio di pochi: dei ricchi. Una volta la classe aristocratica sfoggiava la cultura come segno di distinzione rispetto ai plebei: siamo tornati indietro nel tempo.

Del resto, altro problema, anche se si studia non si trova lavoro. Le prime vittime del sistema sono i laureati, perché la maggior parte di loro non troveranno nulla, perché al mercato del lavoro sono molto più interessanti le competenze tecniche di un istituto tecnico o anche solo di un corso per disoccupati.

L’alternanza scuola-lavoro, che tanto Saudino accusa, la quale, secondo lui, serve per tenere bassi i salari, aveva lo scopo di cercare di aiutare studenti ad uscire dal problema della disoccupazione, ma ha fallito.

Fallisce perché spesso in questi stage non si impara nulla, perché gli studenti non sono bene preparati, perché non ci sono aziende che assumono alla fine dello stage e perché è tutto lavoro precario gratuito.

Saudino accusa sempre più una forma di scuola che si appoggia alle aziende e ai supermercati, in particolare cita l’Esselunga, che più volte si è lanciata in iniziative per la scuola.

Ma questo è un problema generale: lo Stato è indebitato, non ha soldi, comandano le banche, non è un problema solo della scuola, ma di tutto il settore pubblico in generale. A questo modello di scuola Saudino contrappone un vecchio modello di scuola dove si faceva la lezione frontale, dove l’insegnante intendeva impartire nozioni e conoscenza, non semplicemente competenze da spendere sul mercato del lavoro.

Su questo punto bisogna un po’ discutere: davvero dobbiamo tornare indietro? Molti studenti in realtà vorrebbero una lezione diversa dalla vecchia lezione frontale, soprattutto oggi che ci sono le tecnologie per fare lezioni più interattive, serve ancora la vecchia lezione frontale?

La vecchia lezione frontale che cercava di inculcare nozioni negli studenti è ancora proficua ai tempi di internet? Il problema del lavoro, visto che l’alternanza scuola-lavoro non funziona, come intende risolverlo?

Non credo si possa tornare indietro, per rispondere alla prima domanda, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di cambiare la direzione della scuola. Sulla seconda domanda è da sottolineare il fatto che molti vedono che la scuola, dal punto di vista tecnologico, non è affatto ammodernata.

Ancora dietro ai banchi, con fogli di carta e il professore con il gesso alla lavagna. Grazie alle nuove tecnologie non si potrebbero fare lezioni più interattive, con slide, altri materiali come foto, video e studenti muniti di tablet al posto della vecchia carta?

La terza domanda si lega a questa: in un mondo di internet, dove posso tranquillamente imparare Karl Marx seguendomi la lezione del corso di Mortebianca su youtube, il ruolo del professore non dovrebbe mutare? Il professore non deve semplicemente dare nozioni e conoscenza, ma insegnare un metodo.

Nel caso di Karl Marx lo studente non deve solo sapere cosa Marx ha detto, ma acquisire la metodologia della teoria critica, nonché il suo linguaggio fatto di concetti come l’ideologia, la mistificazione, l’alienazione, ecc.

L’ultima domanda è forse la più interessante. Che cosa direbbe un professore ad uno studente che facesse questa obbiezione: io non ho più intenzione di studiare, studiare non serve a niente, tanto dopo non si trova lavoro! Crede forse che al colloquio mi chiederanno Hegel?

Se l’alternanza scuola lavoro non è stata efficace, comunque era un tentativo di rispondere a un problema serio. Quale altra alternativa possiamo proporre? Le competenze o competenze tecniche, sono quelle che interessano alle aziende, perché rinunciarvi?

Oggi in certi licei scientifici si incomincia a insegnare la programmazione, era ora! Ai miei tempi non c’era una sola lezione di informatica.

Non molto tempo fa ho visto una ragazza del liceo scientifico che programmava Java meglio di me. Ma quanto abbiamo dovuto aspettare perché si arrivasse a questo?

Certo è che Saudino ha ragione quando parla di “tecnici avalutativi” riferendosi a persone che hanno sole competenze tecniche e niente cultura. Ma in questa categoria, purtroppo, rientrano molti ingegneri, le figure più richieste dalla società e il mondo lavorativo. La cultura è diventata oggi un lusso e purtroppo, con la cultura non si mangia. Bisognerebbe cercare una mediazione, trovare un modo di mettere assieme conoscenza e competenze, facendo capire che la conoscenza, oltre le competenze, può sfornare lavoratori migliori.

C’è ancora un altro grosso problema sottolineato da Saudino: il liceo in quattro anni o chiamato da lui “liceo smarth”. Ricordo che il mio relatore mi parlava sempre con disprezzo di questo liceo, perché se già oggi molti studenti sono ignoranti e non sanno nemmeno scrivere in italiano, figuriamoci se gli togli un anno di studio. Dovrebbero aggiungerne di anni, mi diceva il mio relatore, se mai. Immagino che il professore di filosofia, che insegna gli ultimi tre anni sarà il primo ad essere colpito da questa “innovazione”.

Saudino ha perfettamente ragione a criticare una scuola del genere. Infatti, non si capisce come si possa creare uno studente migliore con un percorso più breve. Contro questo modello scolastico Saudino contrappone il modello del professore che impartisce conoscenza, che invita lo studente al dialogo, che funge da educatore. La violenza sui professori e la violenza nelle scuole, sostiene Saudino, dipende dal fatto che è venuto meno il ruolo del professore e del personale ata come educatori degli studenti. Sono tutti stati declassati a subumani. Ci sono classi fuori controllo in mano un paio di bulli: questa è la realtà.

Ma passiamo pure ad altro, sebbene questi argomenti da lui affrontati sono molto importanti, ci servono più che altro per capire il personaggio.

Un insegnante che fa video mentre fa lezioni in aula, con tanto di lavagna sullo sfondo e che mette questi video su youtube.

Non va in giro con la camicia, la giacca e la cravatta, ma si veste con una t-shirt con scritte con riferimenti a Hulk, Dilan Dog e altro ancora. Un professore così non si era mai visto.

Molti dei video sui filosofi sono proprio fatti così. Sul canale troviamo molti video su filosofi come Democrito, Marx o Kant, ma pochissimi sulla filosofia contemporanea. Ne vediamo giusto qualcuno su Husserl o Bergson, due filosofi analizzatori dei temi della coscienza e del vissuto, anche da un punto di vista più scientifico, ma sono dei video con troppi pochi contenuti e superficiali.

Credo forse che un video che ci dice veramente qualcosa sul personaggio è quello in cui Saudino commenta il testo “La vera vita” di Alain Badiou.

Il testo di Badiou parte da un passaggio della Repubblica di Platone in cui Socrate si interroga su quale sia la vera vita e giungerà alla conclusione che la ricerca della vera vita è l’obbiettivo della filosofia.

Bisogna tenere conto del fatto che Badiou è un filosofo profondamente di sinistra, comunista e marxista. Ha persino riscritto una versione della Repubblica in chiave marxista. Dunque nel testo si analizza molto il rapporto tra la filosofia e il potere. La Repubblica è tante cose, ma soprattutto un testo di filosofia politica che presenta un governo utopico.

Così il compito del filosofo è un compito politico: insegnare ai giovani ad avere una vita ricca di pensieri, ad avere una vera vita. Se Socrate è stato accusato di voler corrompere i giovani, sembra che Badiou condivida l’accusa, ma attribuendogli un altro significato: Socrate corrompe i giovani nella misura in cui insegna loro a ribellarsi ai vincoli del presente, a non essere dei replicanti e non stare soggiogati al potere.

Così Matteo Saudino invita i giovani a corrompersi, a non essere servi del loro tempo, perché nulla è eterno, nemmeno il capitalismo.

Lui ci parla della corruzione dei giovani, con la scuola sullo sfondo, l’ultimo giorno di lezione, con quella barba folta e quel viso che lo fanno sembrare un Socrate di oggi.

Matteo Suadino ha fatto anche dei video sul cinema.

Sembra che abbia un certo interesse per il genere horror, ma che si interessi anche di film su temi politici, di guerra, diciamo riflessivi.

Potrebbe dunque, anche lui, prendere la strada della popsofia. Ossia parlare di filosofia attraverso i film o le serie. Ma da quel che ho visto non fa esattamente questo.

La maggior parte di quei video in realtà parlano semplicemente del film, lo commentano e lo consigliano, ma non c’è tanta filosofia dietro a questi video. Potrebbe comunque decidere di prendere questa strada, visto che ci sono youtuber che hanno fatto fortuna con questo (es. Mortebianca o Rick du Fer), sarei il primo a consigliarglielo.

Per ultimo è molto interessante questa sua volontà di commentare tutto lo Zarathustra di Nietzsche, facendo dei video in cui legge il testo e lo commenta. Mi interessa molto questo tema perché io stesso sto facendo praticamente la stessa cosa, ma non su youtube, ma su un blog. Sono curioso di vedere chi lo farà meglio.

Al termine di questo articolo penso sia il momento di trarre delle conclusioni del lavoro svolto, anche rispetto a molti articoli precedenti.

Ho mostrato come la filosofia si sta diffondendo su internet in molti modi: siti web, blog, social network, youtube, podcast, ecc. Youtube, però, ad un certo punto è diventato il centro di questa trasformazione.

Si è passati da uno youtube in cui si mettevano video divertenti e stupidi per attirare molte visualizzazioni a oggi dove, soprattutto in Italia, con il fenomeno degli “educatori”, ossia studiosi di molte materie (chimica, fisica, matematica, economia, filosofia, ecc.) che spiegano le loro materie con piacere al vasto pubblico, facendo anche buoni numeri negli iscritti o nelle visualizzazioni, youtube scopre il suo lato educational.

Fare un video su youtube, me ne sono accorto anche io, è molto più facile che scrivere un articolo ed è anche più veloce la condivisione. Su youtube incominciano ad essere non pochi quelli che trattano la filosofia.

Il più famoso e forse il primo è chiaramente Riccardo dal Ferro.

Lui è sicuramente stato il più innovativo: parte con la popsofia, crea live sui filosofi in cui parla in diretta, inventa l’Agorà du Fer come forma di scontro con argomentazioni, ecc.

Non smette mai di stupirci: un po’ di tempo fa’ aveva creato un nuovo podcast dal nome “Daily Cogito” con il quale parla di attualità attraverso la sua lente filosofica.

In questi articoli, poi, vi ho parlato di Mortebianca (uno che non ha studiano la materia, ma ne parla comunque nella sua veste di medico), di Diotima e ora di Annaliside e Matteo Saudino. Non sono gli unici ad esistere, ce ne sono altri.

Uno molto famoso è Riccardo Vessa, il fondatore di WeSaChannel. Di lui non ho scritto perché, sebbene usa la filosofia, non parla direttamente di filosofia o di filosofi. Tuttavia si può dire qualcosa su di lui proprio ora.

Secondo Riccardo Vessa, bolognese laureato in filosofia, è normale che un neolaureato in filosofia apra un canale su youtube, perché chi ha studiato questa materia dovrebbe insegnarla a chi non l’ha studiata, perché lo studioso di filosofia deve fare la differenza e perché youtube si presta molto bene alla filosofia.

Vessa, pur sapendo che l’algoritmo non premia molto la filosofia, che a molte persone interessano maggiormente altri argomenti, riesce a usare l’attualità per parlare di filosofia, conquistando comunque il pubblico.

Secondo Vessa conta molto di più il tempo di visualizzazione del video, quanto tempo hanno passato a guardare il video, piuttosto che il numero di iscritti al canale. Un’idea condivisa da molti youtuber, tra i quali Riccardo Dal Ferro.

Sembra che i video più stupidi hanno sempre più successo, ma è vero solo fino ad un certo punto. Vessa ci ricorda che sono in pochi quelli che hanno grande successo e sono molto ricchi, rivolgendosi ad un pubblico infantile. In realtà, dice Vessa, il pubblico di youtube è molto più attento di quello della televisione.

Se ci pensate, molto spesso ho visto persone usare la televisione come strumento per conciliare il sonno, non ho mai visto youtube usato in questo senso. Anzi, su youtube possiamo cercare quello che vogliamo, quando vogliamo e scegliere chi tra gli youtuber troviamo più interessante.

Per alcuni lo youtuber è già un lavoro, tanto è vero che Giò Pizzi già parla di un albo degli youtuber. Ad ogni modo youtube è diventato strumento di divulgazione e la filosofia svolge in esso un ruolo sempre più importante.

Dunque dovremmo immaginarci un mondo sempre più affollato e inflazionato: sarà una battaglia dura.

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