Per parlarvi delle alghe, argomento di quest’articolo, vi proponiamo due viaggi virtuali, sulle ali della fantasia: prima in Galles e poi in Irlanda.

Immaginiamo di tornare indietro nei secoli e, come per prodigio, di trovarci in una casetta di quelle che, nel Galles meridionale, costituivano i villaggi sorti presso le miniere.

È mattina e il giorno principia con l’argenteo biancore dell’alba che invade il crepuscolo. Una massaia prepara in fretta la colazione, mentre i figli ancora dormono e il suo uomo termina di vestirsi. L’odore sapido del bacon arrostito riempie la cucina.

Piante di mare: Le alghe
Piante di mare: Le alghe

Ecco, il marito è arrivato e si siede a tavola. La moglie gli rovescia nel piatto la pancetta affumicata, che ancora sfrigola bollente, e l’uomo, che già pensa alla fatica e alle ore che lo attendono in miniera, comincia a mangiarla, accompagnandola con quello che tutti chiamano “il pane del mare”.

I medici di campagna lo consigliano, perché fa bene, perché previene la silicosi. Oh, è una strana pietanza, la cui origine si perde nella notte dei tempi e che richiede una lunga preparazione.

Il pane del mare non è fatto con la farina ma con le alghe, che i bambini raccolgono a riva, sugli scogli.

L’ingrediente principale è la porfira, un’alga che, con le sue venticinque varietà affini, è diffusa un po’ in tutti i mari del pianeta. Anche in Italia se ne contano due specie e viene mangiata abitualmente in Giappone (è conosciuta con il nome di nori).

Essa ha un tallo fogliaceo che raggiunge un’altezza di circa 30 centimetri e ha delle caratteristiche fronde rossastre, lucide e sottili.

Porphyra umbilicalis, alghe
Porphyra umbilicalis, alghe

In Galles, la Porphyra umbilicalis (Kützing) veniva raccolta e poi messa a bagno in acqua dolce per mezza giornata, affinché perdesse il sapore spiccatamente salato.

Dopo, si scolavano i talli, si lasciavano asciugare e si ponevano a tostare nel forno, mantenendo molto bassa la temperatura. L’operazione successiva consisteva nel pestarli nel mortaio.

Si procedeva infine alla bollitura dell’alga, facendola lessare anche per cinque ore e aggiungendo via via altra acqua a quella di cottura.

Scolata e fatta asciugare, essa diventava il “pane del mare”, un alimento antico che, con un pizzico di pazienza e con la disponibilità della materia prima, si può riproporre anche oggi.

Oppure, sempre con la porfira, è facile preparare una salsa che, una volta, era assai diffusa tra le popolazioni celtiche.

L’alga, dopo essere stata lavata sotto l’acqua corrente, si mette a bollire per ore tenendo la fiamma moderata.

Per accelerare i tempi, c’è chi ricorre alla pentola a pressione. Quando la porfira risulterà disfatta, dovrà essere schiacciata con una forchetta e poi emulsionata con olio e succo di limone.

Provatela: in Galles gli anziani assicurano che, versata sulla carne di montone, questa salsa sia un’insuperabile leccornia.

E adesso spostiamoci in Irlanda, nelle piccole isole che ingemmano a ovest la costa dell’Isola di Smeraldo. Il terreno, spesso calcareo, è povero di risorse, impervio. Il raro verdeggiare delle piante veniva serbato, un tempo, per il pascolo degli animali. Il mare era l’unica risorsa, con il guizzare argento dei suoi pesci e con la messe d’alghe che le correnti trascinavano a riva e abbandonavano tra gli scogli.

Piante di mare: Le alghe 2
Piante di mare: Le alghe 2

Con le alghe si preparava la minestra dei mesi invernali.

Con le alghe essiccate ci si riscaldava, facendole bruciare nel camino. Con le alghe si tingeva persino la lana, ottenendo delle nuances di un grigio chiaro e perlato, appena venato di verde, da alternarsi al candore del vello naturale, nel confezionare i celebri maglioni delle Isole Aran.

Per chi ama i colori sobri, ecco come fare.

Provvedetevi di alghe fresche, ricche di mucillagine e ben pigmentate di verde. Ne servirà mezz’etto ogni cinquanta grammi di filato. Tritate le alghe e mettetele in una vecchia pentola d’acciaio che non utilizzate più per cucinare, – rammentiamo che, a causa dei mordenti chimici, non bisogna mai adoperare utensili da cucina per fare le tinture, – coprendole d’acqua.

Lasciate macerare per tre giorni e tre notti. Fate poi bollire a fiamma vivace per un’ora e filtrate con un colino dai fori piuttosto fitti. Al liquido concentrato aggiungete acqua sufficiente a far sì che ad ogni mezz’etto di lana corrispondano due litri di tintura. Sciogliete intanto il mordente in mezza tazza d’acqua.

Le alghe, come i licheni, non lo richiederebbero ma noi vi consigliamo l’allume per avere tinte più brillanti e durature. Calcolatene un cucchiaino e mezzo da dessert ogni cinquanta grammi. Versatelo nel bagno di colore, rimestando.

Nel frattempo, avrete inumidito il filato. Immergetelo a freddo nella tintura. Fate scaldare a poco a poco, su fiamma moderata, e lasciate sobbollire per cinquanta minuti.

Tirate su la lana e sciacquatela prima in acqua calda, poi tiepida e infine fredda, sino a che non spurghi più e, strizzando, l’acqua stessa risulti trasparente.
Appendete le matasse ad asciugare all’ombra, sotto una tettoia. Nell’attesa che siano pronte, pensate alla maniera di lavorarle e inventatevi un look dai toni luminosi e primaverili.

E dal punto di vista fitoterapico? Le alghe sono molto interessanti e una delle più utilizzate è il Fucus vesiculosus L., della famiglia delle Fucacee, detta comunemente alga bruna, la quale deve il nome latino alla presenza di numerose vescicole ovoidali sulle fronde, con funzione riproduttiva.

Riguardo ai principi attivi, è un concentrato di sostanze salutari:

  • massiccia la presenza di iodio (fino all’1% del tallo essiccato) e di tanti altri minerali sotto forma di oligoelementi, come il magnesio, il potassio, il ferro, il calcio, il fosforo, l’alluminio, il manganese, il nichel, lo zolfo, il rame, lo zinco, l’oro, il cobalto, lo stagno, il silicio…
  • Ci sono poi numerose vitamine (A, B, C, D, E, F, K e PP), preziosi amminoacidi (lisina, cistina, leucina, tirosina, valina, metionina e acidi aspartico e glutammico), clorofilla, glucidi, mucillagini e sostanze battericide.

Grazie a tutta questa ricchezza, l’alga bruna tonifica le ghiandole endocrine (in caso di linfatismo), rallenta l’invecchiamento cellulare, rinforza le difese naturali, è rimineralizzante e giova al sistema cardiocircolatorio, anche nei soggetti anemici.

È un potente antireumatico e antinfettivo (nella cura delle affezioni polmonari e delle rinofaringiti, ad esempio).

Piuttosto nota è, infine, la sua azione dimagrante, per chi soffre di obesità:

Si tratta tuttavia di un processo molto naturale che porta a una perdita di peso mensile che va dal mezzo chilogrammo a un massimo due chilogrammi, se abbinata a un’opportuna e bilanciata dieta alimentare.

Si può assumere come decotto, magari prima dei pasti (un paio di cucchiai rasi di droga in mezzo litro d’acqua fredda, si fa bollire per 5 minuti, si spegne e si lascia in infusione per un quarto d’ora), ma siccome il gusto della bevanda non è affatto gradevole, è preferibile consumare le alghe in minestre o insalate oppure ricorrere tinture o compresse che si reperiscono abitualmente nelle farmacie erboristiche.

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Foto da Wikipedia, Pixabay.

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