Cosa c'è dietro una bistecca: il trasporto di animali vivi

Immaginate di stare su un camion insieme a molte persone, stipati e a stretto contatto:

il soffitto basso impedisce all’aria di circolare e la temperatura supera i trenta gradi con la bella stagione mentre con quella brutta si gela.

La sete è insopportabile ma non potete bere perchè non riuscite ad avvicinarvi ai rubinetti dell’acqua oppure non funzionano.

I compagni di viaggio premono e spingono: chi si trova all’esterno subisce lesioni e tagli contro i bordi delle pareti che presentano asperità pericolose.

Il viaggio è interminabile… ma quando finisce?

Non c’è il bagno e bisogna fare tutto sul pavimento: l’aria diventa irrespirabile.

Il caldo o il freddo, la sete e la fame, la stanchezza e il dolore portano i più deboli a svenire.

Qualcuno incastra la gamba nei tramezzi vuoti del camion e il sovraffollamento obbliga a pestare i corpi di chi è caduto o svenuto.

Non si vede quasi nulla e il tempo trascorre lentissimo, bloccato in un presente che pare un incubo dolorosamente concreto.

Ogni respiro è sofferenza, un insopportabile fetore costituito da ammoniaca, feci e sudore: la gola brucia senza possibilità di nutrirsi e dissetarsi mentre la mente vacilla ascoltando urla e lamenti angoscianti dei compagni di sventura, come i loro colpi di tosse, le domande di aiuto e i pianti.

Questa è solo un’idea di ciò che provano, ogni giorno, mucche, pecore, cavalli, maiali e galline durante il trasporto verso i macelli, soprattutto se appartenenti ai paesi al di fuori dell’Unione Europea.

Il 14 giugno è la giornata internazionale di mobilitazione contro il trasporto di animali vivi:

una data scelta da un’associazione animalista per ricordare 13.000 pecore che, nel 2015, sono partite dalla Romania arrivando in Somalia dopo 24 giorni di viaggio.

Tutte morte per sete, fame o sfinimento.

Il trasporto di animali vivi

Ogni anno i paesi appartenenti all’Unione Europea trasportano in Medio Oriente, Nord Africa e Turchia oltre due milioni di bovini e ovini per strada o mare.

Oltre a viaggiare nelle condizioni descritte, il tempo si allunga perché, in dogana, le corsie preferenziali create per velocizzare i controlli sui mezzi che trasportano animali risultano inutilizzabili, data l’assenza di personale addetto.

I camion devono pertanto accodarsi alle altre file: considerato che, spesso, i documenti sono mancanti o incompleti, l’attesa aumenta la sofferenza degli animali che continuano e rimanere chiusi, assetati e affamati, sotto il sole o al freddo.

Nel caso degli agnelli e dei vitelli non svezzati, il viaggio non deve oltrepassare le otto ore e i piccoli dovrebbero essere nutriti adeguatamente. Invece le otto ore vengono sistematicamente superate mentre il sistema di abbeveraggio presente sui camion è inutilizzabile da cuccioli che necessitano di tettarelle per bere.

A chi organizza il trasporto non interessa che tutti i piccoli sopravvivano.

Le mucche servono all’uomo per fare il latte:

il 35% dei vitelli nati sostituisce le madri mentre il restante 65% ha scarso valore commerciale e, quindi,

la loro percentuale di morte durante il viaggio è una fredda conseguenza calcolata che non riduce il guadagno.

Il trasporto di animali vivi fra leggi e tradizioni

La normativa europea prevede standard specifici a garanzia del benessere animale, riconoscendo agli animali lo status di “esseri senzienti”: purtroppo le leggi vengono troppo spesso disapplicate, mancando un adeguato sistema di controllo.

trasporto animali vivi 2 pecoreUna soluzione consisterebbe nell’esportare carne congelata in camion refrigerati ma la macellazione, nei paesi arabi, deve avvenire con i criteri della tradizione Halal secondo cui l’animale deve essere posizionato nella direzione della Mecca e cosciente mentre gli recidono la carotide con un coltello.

Accade spesso che gli addetti alla macellazione non si avvicinino a sufficienza ai soggetti da abbattere e che il taglio effettuato sia superficiale, comportando un lento dissanguamento e una tremenda agonia.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la propria normativa in tema di benessere animale debba essere rispettata anche quando i mezzi di trasporto escono dai confini degli stati membri ma questo non avviene, così come non si tiene conto del fatto che le destinazioni dei viaggi sono paesi in cui la macellazione Halal infrange le linee guida dell’Organizzazione mondiale per la Sanità Animale.

È un commercio che viola i valori indicati nelle norme europee ma che viene permesso solo perché gli interessi economici sono più forti e prevalgono sul rispetto dei diritti animali.

In Europa le leggi sul trasporto di animali vivi prevedono che i tempi di viaggio (qualora superino un certo numero di ore) siano intervallati da pause di riposo e abbeverate.

Nel caso dei cavalli, provenienti spesso dai paesi dell’Est, esistono posizioni contrastanti tra le associazioni animaliste e quella dei produttori di carne equina.

Le prime sostengono che l’attuale legislazione non tuteli a sufficienza il benessere di questi animali e che comunque non sia verificabile il rispetto dei tempi previsti dalla legge di riposo e di abbeverata durante il trasporto.

Partendo da paesi come Romania, Lituania, Polonia e Bielorussia, i cavalli impiegano più di cento ore per arrivare in Puglia. Spinti dalla fame, mangiano la lettiera e restano senza acqua, nonostante la legge preveda che oltre le tre ore e mezza vengano forniti mangime e acqua freschi.

I secondi, invece, sostengono il contrario, ossia che i cavalli sono tutelati dall’attuale legislazione europea e che vengono trattati bene, adducendo le testimonianze dei veterinari AUSL secondo i quali, su cento controlli, solo pochi risultano irregolari.

Degli attivisti hanno seguito di nascosto alcuni di questi camion in partenza da paesi come la Polonia, accertando l’assenza di pause di riposo.

Spesso caricati su mezzi inadatti, feriti da colpi di bastone per farli salire, gli equini arrivano stremati per lo sforzo di mantenere l’equilibrio e per le alte temperature estive.

Ma anche quando il trasporto di animali vivi osserva le normative in vigore costituisce fonte di grande stress su animali sociali come i cavalli, che si ritrovano separati dal branco e dal proprio territorio.

L’arrivo al macello è, per tutti, causa di immenso terrore perché gli animali assistono all’uccisione dei loro simili e sono consapevoli di quello che gli accade.

Tendono pertanto a divincolarsi, a indietreggiare, a scalciare e a reagire al minimo rumore; questo può portare a uno stordimento non corretto tramite l’apposita pistola, con il rischio che vengano appesi ai ganci ancora coscienti.

Questo vale per tutti gli animali d’allevamento per i quali si preferisce credere che siano stupidi, affermando che non soffrono ma che sono trattati bene perché si ragiona con parametri non etologici che tengono conto solo dell’utilità umana.

Alla fine, sono solo animali.

Mark Twain sosteneva che l’uomo è l’unico animale crudele che prova piacere nell’infliggere dolore.

Le testimonianze della storia e della cronaca sono purtroppo infinite.

Gli ebrei furono trasportati sui carri ferroviari verso i campi di concentramento in condizioni simili a queste, così come gli schiavi dall’Africa sulle navi dirette alle piantagioni americane.

A Roma, ad aprile, un uomo ha buttato dalla finestra del settimo piano la cagnolina del figlio, un jack russel morto sotto gli occhi terrorizzati del ragazzo.

Il padre ha aggredito gli agenti accorsi sul posto sostenendo che “non aveva senso fare pagliacciate solo per un cane“.

Non credo che la sensibilità di una mucca, di un cavallo, di una pecora, di un’oca o di una gallina sia diversa da quella di un cane o di un gatto.

È la stessa, anche se si esprime con modalità differenti. E non è nemmeno inferiore a quella umana.

Bisognerebbe pensarci. Non solo il 14 giugno, ma tutti i giorni dell’anno.

Foto Youtube, Pixabay

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