Negli allevamenti di cani e gatti si ammirano incantevoli immagini di cuccioli:

occhioni dolci, sguardi adorabili e birichini, movimenti goffi e divertenti che strappano sorrisi e risate. Chi non si scioglie davanti a questi adorabili pelosetti?

Molte strutture sono gestite da persone che amano il loro lavoro e considerano gli animali alla stregua di figli e nipoti. Ma non sono tutti così.

 

Esistono anche individui che li ritengono semplici oggetti e solo un mezzo per guadagnare.

Sfruttano le fattrici fino a cinque, sei anni di età e poi le sopprimono perché diventano “inutili”, uccidono i cuccioli che non possono essere venduti o usati per la riproduzione sbattendoli con forza contro il muro, risparmiando così il costo di un’iniezione.

Quello che conta è il ricavo e la riduzione delle spese superflue.

Esistono volontari che invece spendono tempo, denaro e passione per strappare questi animali a un infausto destino, cercando di regalar loro un affetto e costruire un’esistenza che non hanno mai vissuto.

Le storie sono numerose: un’amica torinese ha in gestione una basset-hound destinata alla soppressione non ancora sterilizzata perché epilettica. Mi ha raccontato che manifestava i sintomi di una gravidanza isterica dovuta forse allo squilibrio degli ormoni causato dallo stress della procreazione ininterrotta.

Sul web ho letto di una chihuahua che ha perso la vista, sempre rinchiusa in gabbia per sfornare cuccioli a ripetizione: riscattata da un’associazione, assapora per la prima volta il contatto con il mondo e il calore di una famiglia.

Cosa avviene quando una persona decide di acquistare un cane o un gatto di razza?

Di fronte alle richieste degli allevatori seri, troppo elevate per certe razze alla moda, alcune si rivolgono a negozi che dispongono di cuccioli a prezzi concorrenziali.

Ma questi venditori come se li procurano? Da soggetti che reputano l’animale un mero strumento da sfruttare e spremere al massimo.

Le fattrici vengono fatte accoppiare fin dal primo calore e, per ottimizzare i tempi, si iniettano ormoni stimolanti. Per tutta la vita partoriranno fino a quando non smetteranno di essere produttive e sostituite da animali più giovani, alla stregua di un pezzo del motore di un’auto usurata.

La condizione dei maschi non è migliore: a parte il momento dell’accoppiamento trascorrono il resto dell’esistenza in condizioni deplorevoli, legati, in gabbie o capannoni, senza conoscere il piacere di una camminata sull’erba o di una carezza.

Sono solo mezzi per procurarsi soldi, da buttare e cambiare in qualsiasi momento e poco importa se mangiano male, vivono in mezzo allo sporco e sono privi di qualsiasi forma di socializzazione.

Come le femmine dopo quattro o cinque anni diventano vecchi e sono destinati alla soppressione.

I cuccioli vengono tolti alle madri troppo presto, a circa 30-35 giorni, a malapena svezzati e senza la possibilità di creare quel rapporto con la genitrice e i fratelli essenziale per la maturazione di un carattere equilibrato. Aspettare più a lungo significherebbe sfondare il budget ideale spendendo troppo per il mantenimento.

Vengono pertanto spediti come pacchi postali in tutta Europa e sono molti quelli che muoiono per fame, sete, asfissia, caldo, freddo o malattie, non essendo vaccinati.

La vaccinazione si può effettuare verso i due mesi e in ogni caso sarebbe un altro onere che si intende risparmiare. Giunti a destinazione ai piccoli viene iniettato un cocktail di gammaglobuline, antibiotici ed eccitanti per farli apparire sani e vivaci salvo poi, terminato l’effetto, cominciare a manifestare vari problemi non solo fisici ma anche comportamentali.

Come agire per contrastare il fenomeno?

Naturalmente non acquistando da commercianti  che offrono a prezzi stracciati: se non ci sono richieste la crudele catena di montaggio si interrompe. Oppure prendendo nei canili e nelle associazioni di volontariato cani e gatti di razza e non: animali che hanno tanto da regalare anche se adulti o con qualche difetto fisico.

Ancora, adottando a distanza i pelosetti per consentire al silenzioso esercito di volontari di assicurare cure e cibo  a quelli che gestiscono. La mia amica di Torino riesce a fare molto grazie alle preziose donazioni di mamme e papà a distanza.

   Una società che non ha più posto per gli anziani ma li considera solo pesi da eliminare e nascondere, siano essi a due o quattro zampe, è una comunità malata perché ripudia la saggezza, l’esperienza e l’umanità che la maturità sa trasmettere.

Cercare solo animali di razza, sani e giovani, e valutare gli altri qualcosa di brutto e negativo è sinonimo dell’arido atteggiamento di chi condiziona l’affetto ai requisiti, capace solo di pretenderlo passivamente fino al momento in cui fa comodo.

Magari fino alla prima vacanza estiva, in cui nuove priorità annullano l’apparente legame di chi non conosce reciprocità e rispetto.

Considero emblematiche due frasi di Gandhi in cui interpreto la parola “creatura” riferentesi indistintamente a tutti, animali e umani.

Finché l’uomo non si metterà di sua volontà all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza”.

Trovo che più una creatura è indifesa, più ha il diritto ad essere protetta dall’uomo dalla crudeltà degli altri uomini”.

(foto da pixabay, dogmagazine.it, iltempo.it, perezhilton.com, andina.com)