Sophie Germain è un esempio di autoapprendimento e tenacia in una materia peraltro difficile, la matematica, considerata la più rigorosa ed astratta delle scienze (Carl Friedrich Gauss).

Dovette presentare il suo lavoro tre volte all’Accademia delle scienze a Parigi perché le fosse riconosciuto il valore delle sue considerazioni, ma non si arrese mai.

Però, come accadde che una donna alla fine del 1700 potesse raggiungere certi risultati, e, ancora più strano, come mai vi si avvicinò? Fu tutta colpa di un soldato romano e di uno scienziato distratto…

Sophie Germain
Sophie Germain

Nel bel mezzo della Rivoluzione Francese, Sophie Germain trovò rifugio nella biblioteca di suo padre.

Aveva 13 anni quando leggendo uno di quei libri apprese quale era stata la fine di un uomo la cui morte significò il declino dell’età d’oro della matematica greca.

“Catturate Archimede!”, era stato l’ordine dato ai soldati romani quando entrarono a Siracusa, nella Magna Grecia.
Il generale Marcelo aveva ordinato che il matematico fosse portato vivo davanti a lui.
Ma un soldato non ricevette quell’istruzione.
Entrò nella casa dello straordinario genio e lo trovò completamente assorto in un problema di geometria.
Archimede stava facendo alcuni disegni sul pavimento e non si rese conto di cosa stesse succedendo.
Si rivolse al soldato e gli disse: “Non toccare i miei cerchi”.
Il soldato, infastidito per essere stato ignorato, estrasse la spada e lo uccise. Era l’anno 212 a.C..

Sophie Germain era nata invece a Parigi il 1º aprile 1776 e quella lettura lasciò la sua giovane mente curiosa profondamente sorpresa.

Non riusciva a capire quale potere possedesse la matematica per astrarre qualcuno dalla realtà così come aveva fatto con il genio greco su cui, seppe anche in seguito, fosse stato dato ordine ai suoi servitori di ricordargli di mangiare e bere acqua.

Il racconto su Archimede avvicinò Sophie Germain a quelle formule e simboli che quasi ottanta anni dopo avrebbero attratto anche Sofja Kovalevskaja, un’altra donna che avrebbe dovuto combattere contro i suoi stessi pregiudizi.

Di notte, mentre i suoi genitori dormivano, cominciò a studiare i classici della matematica.
Lo faceva tra le coperte e a volte i suoi genitori la scoprivano, le spegnevano il fuoco e le confiscavano le candele ed, a volte, persino i vestiti nel tentativo di separarla dai libri.

Ma non poterono niente contro la sua tenacia e dovettero arrendersi. Suo padre finì con pagarle gli studi privati, perché le donne non potevano intraprendere una carriera scientifica nelle università.
I tutor privati, tuttavia, o si rifiutavano di prenderla sul serio, o non erano all’altezza delle sue capacità.

E Sophie Germain divenne Monsieur Antoine-August Le Blanc

All’età di 18 anni, Germain ebbe accesso ad alcune note delle lezioni che l’eminente professor Joseph-Louis Lagrange impartiva al Politecnico di Parigi.

Le studiò attentamente e fece un passo senza precedenti: alla fine del corso inviò un documento accademico all’insegnante francese e lo firmò con lo pseudonimo di Monsieur Antoine-August Le Blanc, che era stato un ex studente di quell’istituzione e che aveva lasciato la città e gli studi.

Lagrange rimase molto colpito dal fatto che questo studente, da lui considerato non di particolare talento, improvvisamente presentasse risposte straordinarie e si chiese cosa fosse successo. Decise di invitarlo personalmente per parlare delle sue idee”,

Quando scoprì che Le Blanc era una donna, il suo rispetto e la sua ammirazione per il suo lavoro rimasero intatti e divenne per lui una sorta di mentore e lei una collaboratrice a distanza per lui.

Non fu l’unica volta che Sophie Germain usò lo pseudonimo di Le Blanc.

Fece lo stesso anche per corrispondere con Gauss dopo aver letto il suo lavoro Disquisitiones Arithmeticae. Questo lavoro suscitò la sua passione per la teoria dei numeri.

Quando Napoleone invase la Prussia, Germain intercedette per Gauss affinché un suo amico generale lo proteggesse.

Quando Gauss scoprì che il suo protettore era una certa Sophie dovette scrivere a Gauss una lettera in cui ammetteva la sua condizione femminile.
A quella lettera Gauss rispose come segue:

Ma come posso descrivere la mia ammirazione e stupore quando vedo che il mio caro corrispondente, il signor Le Blanc, si trasforma in […] una persona del sesso che, secondo i nostri costumi e pregiudizi, deve trovare molte più difficoltà degli uomini a familiarizzare con questi spinosi studi, eppure riesce a superare gli ostacoli e penetrare nelle zone più buie allora sicuramente quella persona deve avere il valore più nobile, il talento più straordinario e un genio superiore.

Non possiamo mai sapere dove Sophie Germain sarebbe arrivata con un’educazione matematica formale, ma il suo genio e la sua tenacia divennero evidenti nella sua partecipazione al concorso dell’Academy.

Sophie Germain e l’Accademia delle scienze di Parigi

Nel 1809, l’Accademia delle scienze di Parigi annunciò un premio straordinario per il matematico che fosse riuscito a spiegare teoricamente il risultato degli esperimenti di Chladni sul comportamento delle particelle quando sono sottoposte a una vibrazione.

La sfida è stata talmente difficile che solo Sophie Germain presentò un’opera (1811) ma non vinse il premio per mancanza di rigore (senza dubbio a causa della natura irregolare della sua formazione).
Anche così, il suo saggio dava delle nuove linee guida nella ricerca.

Lagrange era parte della commissione che esaminava il lavoro. Il matematico corresse alcune imprecisioni di Sophie, ma anche così la spiegazione rimaneva incompleta

Il termine del premio fu esteso di altri due anni. Sophie Germain presentò un nuovo saggio che pur presentando degli sviluppi non fu riconosciuto come una soluzione valida.

Anche Siméon-Denis Poisson incominciò ad interessarsi al problema posto da Chladni sulle lastre vibranti. Faceva parte anch’egli dell’Accademia, e quindi non lo muoveva il premio, una medaglia d’oro, quanto la dimostrazione in se stessa e forse anche una certa ostilità verso Sophie.

Poisson aveva il vantaggio di potersi confrontare con gli altri matematici alla pari e trarre quindi più facilmente degli spunti rispetto a Sophie che comunque era vista come un corpo estraneo dal corpo accademico e si trovava ad affrontare come degli ostacoli complessi anche il solo assistere a delle conferenze.

L’accademico presentò un lavoro che per molti suoi colleghi poteva spiegare il meccanismo del comportamento delle particelle sulle piastre vibranti. Sophie Germain con il suo terzo lavoro non solo confutava quello di Poisson, ma sviluppava anche il contributo di Lagrange.

La commissione accademica era composta da Poisson, Laplace e Legendre che non accettarono la teoria proposta da Sophie Germain, ma le conferirono comunque un premio di merito.
La donna non partecipò alla premiazione, non si sa se in un gesto di protesta o se temesse una certa ostilità dell’ambiente accademico.
Di certo Siméon-Denis Poisson non solo non mise particolare enfasi nell’assegnazione, ma anche la ignorò in tutte le occasioni pubbliche. La sua teoria e la sua soluzione del problema è oggi citata come equazione di Lagrange-Germaine.

Fu solo con l’amicizia con Fourier che Sophie Germain potè frequentare finalmente gli ambienti accademici dal 1820.

Nel 1829 Sophie Germain seppe di avere un tumore al seno e, nonostante ciò, continuò a lavorare per superare il dolore fino alla sua morte, che avvenne il 27 giugno 1831, nella sua casa di Parigi.

Il dottorato honoris causa che Gauss richiese per lei, e in un primo momento rifiutato, le fu assegnato all’Università di Gottinga solo dopo la sua morte.

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