ontano, il custode del latte e della notte

Nell’antico calendario arboreo celtico, l’ontano prende il nome di fearnóg e rappresenta il quarto mese (che va dal 18 marzo al 14 aprile), contrassegnato con una F proprio in virtù della sua consonante iniziale.

Forse perché i suoi fiori sono precoci e sbocciano entro la prima metà di aprile.

Si tratta di arbusto assai diffuso lungo i corsi d’acqua e un tempo tenuto in grande considerazione per le sue proprietà medicinali.

L’ontano, la pianta

ontano, il custode del latte e della notte 1Appartiene alla famiglia delle Betulacee e il suo nome latino è Alnus glutinosa Gaertn.

Le foglie hanno la caratteristica forma con base cuneata e apice tronco (come se avessero la punta tagliata) e sono profondamente dentate.

I fiori maschili sono costituiti da amenti cilindrici allungati; all’opposto, i fiori femminili sono piccoli coni ovoidali che diventano legnosi (simili a pigne), tanto da rimanere sui rami anche sino a due anni.

L’ontano, usi e tradizioni

I popoli dell’antichità apprezzavano l’ontano per il suo legno straordinario e non per l’uso fitoterapico (che sarà introdotto soltanto nel Medioevo).

Il legno di ontano, infatti, ha grande resistenza in acqua e sin dal Neolitico fu impiegato per le palafitte dei villaggi edificati in zone paludose. L’architetto romano Vitruvio ne lodava la particolarità di essere imputrescibile.

Ravenna, ad esempio, è stata costruita su pilastri di ontano, e così pure Venezia e le città olandesi. Persino i ponti di Londra avevano alla base i suoi tronchi. Nei Paesi Bassi, inoltre, si scolpivano nel suo legno i celebri zoccoletti e si ricavano condutture e canali di scolo.

In Irlanda, in epoca precristiana, l’ontano era uno fra gli alberi magici.

ontano, il custode del latte e della notte 3Era usato anche come erba tinctoria ed era stimato prodigioso che da una stessa pianta si potessero ricavare addirittura tre colori:

il verde pallido dai fiori, il marrone dai rametti e il rosso dalla corteccia, colori che tra l’altro simboleggiavano i tre elementi fondamentali, ossia l’acqua, la terra e il fuoco.

Nelle campagne dell’Isola di Smeraldo si fabbricano ancora gli utensili per la mungitura e i recipienti per contenere il latte in legno di ontano, proprio per la sua resistenza ai liquidi.

Per questo viene volgarmente chiamato anche coimeádaí lachta, che significa “custode del latte”.

Un’altra arcaica tradizione è quella di non viaggiare di notte se non si ha in tasca un rametto di ontano, per non essere assaliti dagli spiriti o, assai più probabilmente, dai malintenzionati…

L’ontano: proprietà e principi attivi, erboristeria

Come già anticipato, l’uso medicinale dell’ontano risale al Medioevo e attualmente, a torto, non è più molto diffuso.

Contiene infatti diversi principi attivi:

ontano, il custode del latte e della notte 5un’alta percentuale di sostanze tanniche, alnulina, protoalnulina, emodina, vari acidi minerali e grassi.

La droga è costituita dalla giovane corteccia, che è cicatrizzante, astringente e febbrifuga.

Il decotto, che si prepara mettendo una manciata di corteccia sminuzzata in mezzo litro d’acqua e si fa bollire per almeno una ventina di minuti, prima di lasciarlo riposare, filtrarlo e dolcificarlo, viene gargarizzato per le infiammazioni alla gola ed è prescritto dai medici naturalisti come lozione sulle ulcere varicose.

Come febbrifugo (specie in caso di febbri intermittenti), la sua azione è analoga a quella della china (chinino) e del salice.

Jean Valnet, sui cui testi si sono formate generazioni di erboristi, in questo caso, anziché il decotto, consigliava di versare una trentina di grammi di corteccia polverizzata in un bicchiere di vino bianco, da bere la mattina appena svegli.

Anche le foglie, tuttavia, hanno un utilizzo interessante. Sempre da Valnet desumiamo l’applicazione delle foglie riscaldate (magari ponendole per una decina di minuti su un termosifone) sugli arti colpiti dai reumatismi. L’ideale sarebbe mettersi a letto e coprirsi con una coperta calda.

In conclusione, forse l’ontano non sarà una pianta magica, come ritenevano gli antichi celti, ma certamente è da riscoprire e da studiare per il suo valore terapeutico.

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Foto wikipedia e parcofluvialesarca

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