Émilie du Châtelet: una matematica che ha anticipato Einstein

Francesco Algarotti, scrittore, collezionista d’arte e divulgatore, rappresenta a pieno titolo lo spirito illuminista del periodo in cui vive.

Nel 1737 pubblica “Il newtonismo per le dame” dedicandolo a Émilie du Châtelet, inserendo nel libro anche un ritratto della donna.

la matematica Émilie du Châtelet
Émilie du Châtelet

A cosa si deve l’attribuzione di un simile omaggio? In un’epoca in cui le donne erano escluse dal mondo scientifico, Madame du Châtelet costituisce un’eccezione. Perché?

Émilie Le Tonnelier de Breteuil era un’aristocratica nota ai più per essere stata l’amante del filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, enciclopedista, romanziere e saggista francese François-Marie Arouet, meglio conosciuto come Voltaire.

Si racconta, però, che sia stata lei a istruirlo alla filosofia, introducendolo all’astrazione filosofica e al mondo dei concetti.

Una relazione ricordata tra le più celebri dell’Illuminismo, in cui profonda passione si mescolava a enorme sintonia intellettuale e che porterà il filosofo a definire la donna non solo un’amante ma “la metà di sé stesso, due anime fatte l’una per l’altra“.

Émilie nasce nel 1706 in una nobile famiglia che le offre molte opportunità, come quella di studiare con i precettori dei fratelli, e che ne asseconda la sete di conoscenza.

La ragazza, infatti, si interessa a diverse materie tra cui matematica, filosofia e testi sacri; respira l’ambiente di casa frequentata dai maggiori intellettuali francesi ed europei e si reca al caffè Gradot, luogo di riunione di illustri studiosi legati alle teorie newtoniane, travestendosi con abiti maschili dato che l’ingresso non era consentito alle donne.

Il matrimonio a diciannove anni con il Marchese du Châtelet, impegnato nella carriera militare, non le impedisce di vivere un’esistenza sentimentale libera e di dedicarsi agli studi: a trent’anni lascia Parigi, il marito, i tre figli e gli amanti per andare a vivere nel castello di Cirey con Voltaire, di cui sarà compagna e musa.

Nel castello c’era anche un teatro in cui Émilie du Châtelet amava dar prova delle ottime abilità di attrice, recitando anche fino all’alba.

Le sue energie parevano inesauribili, dedicando poco tempo al sonno e ai pasti, sempre in cerca di forti emozioni.

L’impegno per matematica e fisica è costante e intenso. Nel 1737 Voltaire fa stampare “Gli elementi della filosofia naturale di Newton” citando la collaborazione della marchesa nell’introduzione dell’opera.

Émilie du Châtelet, matematicaSuccessivamente, Émilie è in corrispondenza con matematici come Bernoulli, insegnante di Eulero e, nel 1740, pubblica “Institutions de physique” che le attribuisce il ruolo di rappresentante delle idee di Leibniz.

Émilie du Châtelet è soprattutto nota per la traduzione, dal latino al francese, del testo di Newton “Philosophiae naturalis principia mathematica” che resterà l’unica fino agli anni Sessanta.

Non solo lo tradusse, rendendolo conoscibile a un popolo che prediligeva studiare opere in lingua madre ma lo commentò, correggendo alcuni calcoli matematici approssimativi e completando molte delle ipotesi di Newton, tra cui quella dell’inclinazione della terra.

I suoi calcoli e le intuizioni annotate vennero utilizzati da altri matematici senza che il suo nome fosse, però, ricordato.

Vale la pena ricordare che Émilie riprodusse esperimenti, come quello svolto dallo scienziato olandese Gravesande relativo alla “progressione esponenziale” dell’energia dei corpi.

Osservando la caduta di palle di piombo su un terreno in argilla e misurandone gli effetti, la donna osservò che, per esprimere l’energia di un oggetto in movimento, occorreva moltiplicare la massa dell’oggetto per il quadrato della sua velocità.

Un’intuizione che verrà confermata due secoli dopo da Einstein nella celebre formula E=mc², dove l’Energia si ottiene moltiplicando la massa per la celeritas, ossia la velocità, al quadrato.

L’Accademia delle scienze di Bologna ne riconobbe i meriti accogliendola come membro, evento accaduto a poche scienziate dell’epoca come Laura Bassi, Maria Gaetana Agnesi e Anna Morandi Manzolini.

Anche l’Encyclopedie di d’Alembert ricorda Émilie du Châtelet come colei che ha reso la teoria di Newton più comprensibile.

Infatti la donna “modernizzò” Newton utilizzando formule analitiche in cui era presente il segno integrale ∫ e la notazione differenziale d/dx, invenzioni di Leibniz.

Voltaire la chiamava scherzosamente “Pompon Newton“, per indicare la sua passione femminile per i fronzoli e quella scientifica per il matematico inglese.

Dopo la rottura del sodalizio intellettuale e sentimentale con Voltaire, il legame tra i due non si spezza.

La donna scrive il “Discorso sulla felicità“, che verrà pubblicato postumo.

Si tratta di una sorta di diario, un testo personale in parte autobiografico, in cui racconta le tante passioni e fa un bilancio di conquiste e sconfitte, arricchendolo con aforismi molto spiritosi.

È un saggio nel quale tenta di dare una descrizione della felicità indirizzata alle donne, a cui suggerisce come raggiungerla. Anche attraverso l’ambizione, considerata “peccato” nei testi religiosi.

La sua definizione è semplice, profonda e assai moderna.

Amare ciò che si ha, saperne gioire, godere dei privilegi del proprio stato, non invidiare coloro che ci sembrano più felici di noi, applicarsi per perfezionare noi stessi e per ricavare i maggiori vantaggi dai nostri comportamenti è tutto quello che chiamo felicità.

Sia Émilie du Châtelet che Voltaire trovarono nuovi amori: per lei un poeta più giovane di dieci anni, il marchese di Saint-Lambert.

Quando però si accorse di essere incinta, consapevole del pericolo insito nel partorire a oltre quarant’anni in quel periodo storico, cercò di allontanare la preoccupazione concentrandosi negli studi.

Nacque una bambina che morì subito dopo il parto mentre lei si spense dopo sei giorni, il 10 settembre 1749, assistita sia da Saint-Lambert che da Voltaire.

Dieci anni dopo uscirà la traduzione di Newton per cui è conosciuta, grazie all’azione di Voltaire che ne curò la pubblicazione come ultimo riconoscimento a una donna con cui aveva intrecciato un legame unico.

Uno degli aforismi di Émilie du Châtelet delinea la sua personalità, intensa e decisamente moderna.

Giudicatemi in base ai miei meriti o ai difetti, la sola responsabile di tutto ciò che sono, che dico, che faccio“.

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