Maria Gaetana Agnesi: La perfezione della matematica e l'umana carenza

Milano, 18 agosto 1727. Nel giardino della casa di Pietro Agnesi, ricco imprenditore della seta, ha luogo un intrattenimento accademico alla presenza di intellettuali italiani e stranieri. Pietro Agnesi, per tentare di elevare il proprio casato al rango patrizio, investe ricchezze in attività di mecenatismo a favore di arti, scienza e poesia, attirando personalità illustri come Cesare Beccaria, Giuseppe Parini, Alessandro e Pietro Verri.

Maria Gaetana Agnesi, un ritrattoIl salotto della sua casa raccoglieva esponenti dell’illuminismo lombardo che appoggiavano il movimento di riforma portato avanti dallo storico Antonio Ludovico Muratori e sostenuto da Papa Benedetto XIV.

Si riteneva valida l’idea che la partecipazione attiva dei fedeli alla società potesse avvenire anche attraverso la divulgazione delle nuove teorie scientifiche, come il sistema newtoniano e il calcolo infinitesimale, in quanto ragione e fede erano in grado di armonizzarsi.

Quel giorno di agosto del 1727, l’attenzione dei presenti è concentrata su Maria Gaetana, la prima figlia di Agnesi che, a nove anni, recita un’opera da lei stessa tradotta in latino dall’originale composto in italiano dal titolo: “L’orazione nella quale si dimostra che lo studio delle arti liberali non è affatto disdicevole al sesso femminile“.

Nel XVIII secolo l’istruzione femminile era poco diffusa, soprattutto per le materie scientifiche, e riservata solo a donne di alto ceto sociale con lo scopo di dar loro la possibilità di seguire un’eventuale conversazione in qualche salotto.

Il conte Francesco Algarotti, scrittore e divulgatore illuminista, redigerà “Newtonianismo per le dame” per tale ragione.

La piccola Maria Gaetana, educata presto allo studio delle lingue, dà sfoggio di grande eloquenza.

Arriva a padroneggiare sei lingue, oltre all’italiano, e prosegue gli studi affrontando matematica, fisica e filosofia, seguita da docenti capaci di riconoscerne le potenzialità e di trasmetterle la passione per la ricerca.

A vent’anni pubblica “Propositiones Philosophicae“, una raccolta di 191 dispute su diversi argomenti quali etica, cosmologia, ontologia, meteorologia, fisica, biologia, ottica, metafisica, botanica, meccanica, tenute nei salotti davanti a celebrità dell’epoca: alla ragazza veniva presentata una tesi sulla quale dissertava, rispondendo in latino o nelle lingue dei personaggi stranieri che le facevano visita, arrivando da lontano per ascoltarla.

Nell’opera, Maria Gaetana Agnesi presenta la matematica come una scienza etica il cui scopo è raggiungere la verità, al pari della filosofia, e la sua prospettiva è intrisa da un forte spirito religioso.

Seppur giovane, si dedica sempre più alla vita spirituale, manifestando la volontà di prendere i voti, ma il padre è contrario: Maria Gaetana Agnesi rinuncia alla vocazione ma ottiene il permesso di condurre una vita più ritirata, abbandonando l’attività mondana e la frequentazione dei salotti per prestare opera di assistenza alle malate dell’Ospedale Maggiore di Milano.

Ben presto incontra un monaco, Ramiro Rampinelli, docente di matematica a Padova, che la indirizza ai maggiori lavori sul calcolo matematico infinitesimale, iniziato da Newton e Leibniz, e si mette in contatto con gli studiosi che si occupano di questa materia in evoluzione.

Maria Gaetana Agnesi, Istituzioni analitiche
Maria Gaetana Agnesi, Istituzioni analitiche

Questo lavoro la porta a pubblicare, a trent’anni, le “Istituzioni analitiche“, un’opera scritta in italiano (e non in latino come voleva la tradizione scientifica) con fini didattici, per spiegare in maniera semplice le diverse aree della matematica quali algebra, geometria, calcolo differenziato e integrale, riassumendo le teorie precedenti e aggiornandole con le ultime scoperte.

Un’opera che le diede grande fama e venne tradotta in inglese e francese: una particolare curva matematica è identificata ancor oggi con il suo nome, la versiera di Agnesi, anche se un’errata traduzione ha trasformato la ‘versiera’ in ‘avversaria di Dio‘ (strega) e tutt’ora, nel mondo anglosassone, tale curva è chiamata Witch of Agnesi.

L’Imperatrice d’Austria, a cui Maria Gaetana Agnesi dedica l’opera, le regala preziosi gioielli mentre Carlo Goldoni, che la conosce ricevendo in dono il suo volume, la ricorda all’interno di una commedia indicandone la notorietà internazionale.

Infine, papa Benedetto XIV, nel 1750, la nomina professore di Matematica e filosofia naturale all’Università di Bologna, seconda donna nella storia dopo Laura Bassi, con cui fu in contatto epistolare.

Come per Laura Bassi, l’attribuzione della cattedra fu un riconoscimento ‘formale’ dato che l’essere donna ne limitava l’effettivo esercizio. Laura Bassi: dall’Università di Bologna alla Stanford University

Maria Gaetana Agnesi non insegnerà mai a Bologna perché seguì l’inclinazione spirituale, preferendo dedicarsi ad attività di beneficenza.

Nel 1752, quando il prestigio della donna è al culmine, muore il padre e lei decide di dedicarsi a tempo pieno alla cura delle persone malate. Trasforma la casa paterna in un ospizio e vende i gioielli dell’imperatrice per pagare le spese di gestione, mostrando un crescente interesse per la Sacra Scrittura e la teologia.

La sua ultima opera è un testo di carattere religioso in cui descrive la trasformazione e l’avvicinamento dell’anima a Dio.

Quando i fratelli rivendicano la quota di eredità della casa, Maria Gaetana è costretta a lasciarla e viene invitata dall’arcivescovo di Milano a dirigere il Pio Albergo Trivulzio dedicandosi, fino alla fine, alla cura dei malati, vivendo in modeste stanze in affitto all’interno del Trivulzio.

Maria Gaetana Agnesi, dotata di enorme cultura e intelligenza, dopo essere riuscita ad affermarsi in un settore della società da cui le donne erano escluse, abbandona il mondo dorato e teorico degli studi per dedicarsi interamente a concrete attività di filantropia ed assistenza.

Evoluzione interiore di un animo che considerava, forse, la matematica come una formula atta a dimostrare la perfezione del creato ma che, ben presto, si rese conto del contrasto stridente tra perfezione celeste e sofferenza umana.

Una dissonanza a cui la donna decise di porre rimedio indicando l’esempio positivo dell’azione concreta a favore del prossimo.