7 diari dell’Olocausto (Shoah)

Dei milioni di persone che hanno subito la persecuzione dei nazisti e dei sostenitori dell’Asse, fanno parte anche 1,1 milioni di bambini ebrei uccisi durante la Shoah (a volte chiamato Olocausto), alcuni scrissero dei diari che ci hanno permesso di conoscerne la storia.

In realtà, solo pochi diari sono giunti fino a noi.

I diari dell’Olocausto

I diari dell'Olocausto Shoah
I diari dell’Olocausto Shoah

I giovani autori vi registravano le loro esperienze, i loro sentimenti, permettendo di conoscere cosa pensavano in quei terribili momenti e il trauma che avevano subito quelli che sopravvissero.

È indubbio che il diario scritto da Anna Frank (Annelies Marie Frank, detta Anne, Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, febbraio o marzo 1945) sia il più famoso.

I diari dell'Olocausto, Shoah: il diario scritto da Anna Frank
I diari dell’Olocausto, Shoah: il diario scritto da Anna Frank

La ragazzina lo scrisse mentre si nascondeva con la sua famiglia e alcuni conoscenti nella soffitta di un magazzino ad Amsterdam.

Alla fine di ottobre o all’inizio di novembre 1944, Anne e sua sorella Margot furono trasportate da Auschwitz a Bergen Belsen, dove morirono alla fine di febbraio o all’inizio di marzo 1945.

Dopo la guerra, Otto Frank, il padre di Anna Frank (Anne Frank) e unico sopravvissuto del gruppo, tornò ad Amsterdam nell’estate del 1945. La ex dipendente Miep Gies le consegnò il diario di Anna e alcuni documenti aggiuntivi che aveva trovato dopo il loro arresto e deportazione.

Otto farà pubblicare il diario con il titolo L’Alloggio Segreto nel 1947.

Il libro riscosse un grande successo e venne tradotto in francese, inglese, italiano e tedesco diventando un simbolo e una memoria della Shoah (Olocausto).

Il diario di Anna Frank ha eclissato le altre opere scritte da bambini durante l’incubo dell’Olocausto.

Tuttavia, quando l’interesse per conoscere quella parte della Storia crebbe, aumentarono anche le pubblicazioni.

Nel tempo, in oltre, furono ritrovati anche altri diari, alcuni chiarivano la vita dei giovani in tempo di guerra nei territori sotto l’oppressione nazista, altri quella nei campi di concentramento.

Le vicende più note riguardano i racconti dei bambini che vivevano nascosti (come Anna Frank) e quelli scritti da giovani costretti a vivere nei ghetti, più rari sono quelli di prigionieri nei campi di concentramento.

Nel ghetto di Przemyśl si svolge la vicenda di Renia Spiegel.

Il suo è un commovente diario segreto di un’adolescente scritto in prosa e poesia.

Il diario di Renia Spiegel è rimasto per oltre 70 anni custodito nel caveau di una banca a New York e solo di recente si sono potuti conoscere i pensieri di questa ragazza ebrea nata in Polonia e uccisa dai nazisti nel 1942.

I diari dell'Olocausto, Shoah: Renia Spiegel
I diari dell’Olocausto, Shoah: Renia Spiegel

Helga Weiss nasce a Praga lo stesso anno di Anna Frank (1929).

La ragazza descriveva nel suo diario la sua vita con i genitori nei campi di concentramento:

prima a Terezin, poi ad Auschwitz-Birkenau, Freiberg e Mathausen.

Il racconto di Helga era però completato con molti disegni.

Il suo percorso da Terezín ad Auschwitz fortunatamente non è una strada senza ritorno come lo è stato per molti:

Helga Weiss riesce a sopravvivere.

I diari dell'Olocausto, Shoah: Helga Weiss
I diari dell’Olocausto, Shoah: Helga Weiss

Auschwitz oggi è un luogo con funzione di memoriale-museo, ma rimane nella memoria per cose come la scritta cinica Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi) o il medico assassino Josef Mengele (l’angelo della morte). Certo, fra tanto orrore, ha potuto raccontare anche storie di grande coraggio come quella di Edith Eger la ballerina di Auschwitz sopravvissuta all’Olocausto.

Fra le storie raccontate da adolescenti e bambini nella Seconda Guerra Mondiale potremmo mettere anche quella di Tatiana Sávicheva. Quello della ragazzina russa che visse durante l’assedio di Leningrado non è un diario della Shoah (Olocausto), ma le sue paure e sofferenze non sono così diverse da quelle delle vittime dirette dei nazisti.

La quattordicenne Rutka Laskier (Cracovia, 12 giugno 1929 – campo di concentramento di Auschwitz, dicembre 1943) nascose il suo diario sotto il pavimento della sua casa prima che la sua famiglia fosse deportata nel campo di concentramento di Auschwitz.

“Ho la sensazione di scrivere per l’ultima volta. C’è uno rastrellamento in città. Non mi è permesso uscire e sto impazzendo, prigioniera nella mia stessa casa”. Scriveva Rutka il 20 febbraio 1943.

Stanislawa Sapinska, residente a Bedzin, che viveva nella stessa casa prima dell’occupazione tedesca e sua amica avrebbe poi preso e custodito per anni quelle pagine.

I diari dell'Olocausto, Shoah: Rutka Laskier
I diari dell’Olocausto, Shoah: Rutka Laskier

Ma non furono solo ragazze a scrivere dei diari.

Anche Otto Wolf scriveva un diario mentre viveva nascosto nella cittadina di Tršice attuale Repubblica Ceca.

Il suo rifugiò e quello della sua famiglia era inizialmente in una foresta. Viveva spesso all’aperto o in un rifugio temporaneo, e più tardi nella casa di alcuni vicini non ebrei. La stessa paura di essere scoperti e le misure precauzionali per non lasciare tracce o fare rumore. Gli stessi problemi logistici e la stessa noia.

Fra chi circonda Otto Wolf non ci sono solo amici, ma anche delatori e così, arrestato durante una retata, viene denunciato come ebreo. Muore fucilato il 20 aprile 1945, poco prima della fine della guerra.

I diari dell'Olocausto, Shoah: Otto Wolf
I diari dell’Olocausto, Shoah: Otto Wolf

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Klaus Langer era un ragazzo tedesco di 14 anni quando raccontava la vita ordinaria che conduceva con la sua famiglia nella città tedesca di Essen. Dal 1938, le sue pagine cambiarono per descrivere la situazione politica del Paese e le conseguenze della notte del 9 novembre dello stesso anno:

la Notte dei cristalli.

Quella notte rappresenta il primo passo per la persecuzione sistematica e l’omicidio di massa di ebrei in tutta Europa. Nel suo diario, Klaus rivela le difficoltà e i labirinti burocratici affrontati da coloro che cercavano di fuggire. Klaus riuscì a fuggire in Danimarca, separandosi per sempre dai suoi genitori, che non avrebbe più rivisto.

Dawid Sierakowiak era nato a Lodz, in Polonia, nel 1934. Morì nel ghetto di Lodz, vittima di fame e malattie. Il suo diario descrive il momento dell’occupazione di Lodz da parte dei tedeschi: era il giorno 8 settembre 1939.

“Lodz è stata occupata! L’inizio della giornata è stato tranquillo, troppo tranquillo. Nel pomeriggio, seduto nel parco, ho fatto uno schizzo di un amico. Poi, improvvisamente, la terrificante notizia: Lodz si è arresa!

Pattuglie tedesche circolano in Piotrkowska Street Fear, sorpresa … Nel frattempo, tutte le conversazioni si fermano, le strade sono deserte, volti e cuori sono coperti di abbattimento, durezza e ostilità.”.

I diari dell'Olocausto, Shoah: Dawid Sierakowiak
I diari dell’Olocausto, Shoah: Dawid Sierakowiak

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Il diario di Miriam Wattenberg (il diario di Mary Berg) è stato uno dei primi diari di bambini che ha rivelato gli orrori dell’Olocausto ad un pubblico più vasto.

Era nata anche lei a Lodz il 10 ottobre 1924. Iniziò a scrivere un diario sulla guerra nell’ottobre 1939, poco dopo la resa della Polonia alle forze tedesche.

La famiglia Wattenberg fuggì a Varsavia, dove nel novembre del 1940 Miriam, insieme ai suoi genitori e alla sorella minore, dovette vivere nel ghetto di Varsavia. La Wattenberg aveva una posizione privilegiata all’interno di questa comunità confinata perché la madre di Miriam era cittadina americana.

Poco prima della prima grande deportazione degli ebrei da Varsavia a Treblinka nell’estate del 1942, gli ufficiali tedeschi arrestarono Miriam, la sua famiglia e altri ebrei con passaporti stranieri e li portarono nella famigerata prigione di Pawiak.

Alla fine, le autorità tedesche trasferirono la famiglia nel campo di detenzione di Vittel in Francia e permisero loro di emigrare negli Stati Uniti nel 1944.

I diari dell'Olocausto, Shoah: il diario di Mary Berg
I diari dell’Olocausto, Shoah: il diario di Mary Berg

Il diario di Miriam Wattenberg fu pubblicato sotto lo pseudonimo di “Mary Berg” nel febbraio del 1945.

A lungo rimase uno dei pochi resoconti di un testimone oculare sul ghetto di Varsavia disponibile in lingua inglese prima della fine della Seconda Guerra Mondiale.

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