Edith Eger la ballerina di Auschwitz

Edith Eger nasce nel 1927 a Košice l’allora in Ungheria e attualmente in Slovacchia. Suo padre era un sarto, sua madre una dipendente del pubblico impiego.

Edith Eger è la più giovane di tre sorelle e ha una grande passione per la danza.

Nel marzo del 1944 verso la fine della seconda guerra mondiale, Eger e la sua famiglia vennero arrestati dai nazisti ungheresi.

Le venne detto che doveva allenarsi da qualche altra parte perché ebrea e che non si sarebbe qualificata per le Olimpiadi.

Il suo sogno di diventare ballerina professionista era distrutto.

Edith EgerGli ebrei in Ungheria furono tra le ultime comunità ebraiche europee a essere prese di mira dai nazisti.

La famiglia fu portata in altri centri di internamento prima di essere caricati su un treno e spediti al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, occupato dalla Germania nazista.

Durante il viaggio la mamma disse ad Eger: “Non sappiamo dove stiamo andando, non sappiamo cosa accadrà, ma ricorda che nessuno può portarti via quello che hai messo qui nella tua mente”.

Arrivati al campo di concentramento, il dottor Josef Mengele, uno degli alti ufficiali medici del complesso di Auschwitz, meglio conosciuto a posteriori come L’angelo della morte, in piedi alla fine della fila di prigionieri, decideva chi sarebbe andato alla camera a gas e chi alle celle.

A sua madre le venne chiesto di andare a sinistra, e lei la seguì, ma Mengele l’afferrò per un braccio togliendola da quella fila e le disse che presto avrebbe rivisto la madre, era andata solo a fare una doccia.

Fu l’ultima volta che Eger vide sua madre. Il dottor Mengele si recava nei dormitori e chiedeva di essere “intrattenuto”. Un giorno, le altre prigioniere proposero ad Edith di ballare per l’uomo che aveva ordinato la morte dei suoi genitori.

La ballerina ungherese chiese ai carcerieri di suonare il valzer del Danubio Blu.

Eger racconta che chiuse gli occhi e s’immaginò di ballare nell’Opera di Budapest.

Il medico tedesco premiò la ragazza ebrea con un’ulteriore razione di pane, che condivise con le altre ragazze nella sua camera da letto.

Alcuni mesi dopo, quelle stesse ragazze salvarono Eger da morte certa. Durante una marcia forzata per l’Austria a causa della malattia e delle poche forze la ballerina era quasi svenuta

Formarono una sedia con le loro braccia e mi portarono in modo che non morissi”.

Liberata dai soldati americani in Austria nel 1945, poco dopo la guerra, Eger incontrò e sposò un altro ebreo ungherese che era stato un combattente partigiano e antinazista.

Il suo amore adolescenziale, interrotto dalla deportazione, era stato l’ebreo Imre, ma lui come molti altri, non era sopravvissuto all’Olocausto.

Tornati in Ungheria, la giovane famiglia con la la figlia neonata si trasferirono negli Stati Uniti per sfuggire alla dittatura comunista.

Negli Usa Eger finalmente ritrova la gioia di vivere e riprende a ballare ricevendo anche molti premi.

Edith Eger Dopo la visita ad Auschwitz negli anni 70, Edith Eger (e dopo aver assimilato la sua esperienza traumatica), decise di aiutare le altre persone a guarire. Pertanto, negli anni ’70, studiò psicologia, specializzandosi in pazienti affetti da disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Durante la sua carriera in psicologia, Eger ha svolto un ampio lavoro di consulenza con l’esercito americano, curando veterani americani di guerre in Vietnam, Iraq e Afghanistan.

Ha anche contribuito a creare rifugi per le donne vittime di abusi domestici. Dotata di grande energia ed ottimismo Edith è diventata anche un oratore motivazionale e tiene discorsi nelle scuole e nelle università.

“Auschwitz mi ha dato un enorme dono in qualche modo, che possa guidare le persone ad avere resilienza e perseveranza”, dice Eger.

“L’amor proprio è cura di sé”, dice ai pazienti.

“Il più grande campo di concentramento è nella nostra mente.” Le memorie di Edith sono trascritte nel suo libro “La scelta di Edith” dove racconta della sua infanzia e della sua prigionia.

A 73 anni dalla liberazione di Auschwitz, la migliore vendetta contro Hitler e i suoi seguaci, sono per Edith la ballerina sopravvissuta all’Olocausto, i suoi nipoti.

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