Rosalind Franklin, la doppia elica del DNA e l'effetto Matilda
Rosalind Franklin, la doppia elica del DNA e l'effetto Matilda

I contributi forniti dalle donne nel settore della fisica sono stati rilevanti ma raramente riconosciuti, soprattutto fino agli anni Settanta.

Rosalind Franklin

Rosalind Franklin foto
Rosalind Franklin

Nina Bayers, professoressa statunitense di fisica teorica all’Università della California di Los Angeles, oltre a pubblicare i suoi lavori scientifici, ha scritto diversi libri sull’apporto effettuato dalle donne nella fisica moderna, documentando l’attività di più di ottanta scienziate del XX secolo.

La Bayers osserva che, spesso, esse lavoravano senza compenso o in posizioni subalterne. Talvolta, la loro attività non solo non fu valorizzata ma venne utilizzata dai colleghi uomini, portandoli a vincere il premio Nobel, come nel caso di Lise Meitner, fisica austriaca le cui intuizioni, pubblicate su riviste scientifiche, consentirono a Otto Hanh, con cui collaborava, di vincerlo per la Chimica nel 1945.

Si parla di Effetto Matilda per descrivere il fenomeno secondo cui il risultato del lavoro di ricerca compiuto da una donna viene attribuito, in tutto o in parte, a un uomo.

Una conferma si trova analizzando gli articoli di diverse riviste scientifiche, scoprendo che i lavori effettuati dalle scienziate ricevono meno citazioni rispetto a quelli dei colleghi maschi.

La storica della scienza Margaret Rossiter ha coniato il nome prendendolo da Matilda Joslyn Gage, attivista americana del suffragio femminile vissuta nel XIX secolo.

La scienziata Rosalind Franklin

La scienziata Rosalind Franklin
La scienziata Rosalind Franklin

Rosalind Franklin è un’altra scienziata il cui lavoro di ricerca nel settore della fisica non venne riconosciuto ma che permise a James Dewey Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins di formulare l’ipotesi sulla struttura a doppia elica del DNA e vincere il Nobel nel 1962.

Rosalind Elsie Franklin nasce a Londra il 25 luglio 1920 da una ricca famiglia ebrea. Timida ma dalle idee chiare, decide fin da piccola di fare della scienza, sua grande passione, la ragione di vita.

Nel 1938 ha 18 anni ed entra al Newham College di Cambridge, dove è in contatto con le migliori menti del periodo:

in particolare, partecipa a una riunione dell’Association of Scientific Workers il cui presidente era Lawrence Bragg il quale, assieme al padre, aveva vinto il Nobel per la fisica nel 1915 per aver utilizzato la diffrazione dei raggi X per determinare la struttura dei cristalli.

Lo studio di questa tecnica si rivelerà fondamentale per le scoperte di Rosalind Franklin, che diventerà una delle migliori cristallografe a raggi X.

Dopo la laurea nel 1941, si trasferisce a Parigi per perfezionarsi nella tecnica. Rientrata a Londra nel 1951, lavora come ricercatrice associata al King’s College diretto da Maurice Wilkins.

Fin dall’inizio il rapporto tra i due non è affatto buono: l’uomo non vedeva di buon occhio che una donna più giovane, anche se di pochi anni, potesse lavorare in autonomia, considerandola una sua assistente. Rosalind, invece, riteneva di essere stata assunta grazie alla propria abilità e ai successi raggiunti nel soggiorno parigino e non accetta il ruolo di subalterna.

A ciò si aggiunge che, in quel periodo, sussisteva un’intensa competizione tra gli scienziati, impegnati a risolvere il mistero della struttura del DNA.

Si era intuita la presenza di una forma ad elica, ma mancavano le prove per dimostrarla. Il futuro Nobel per la chimica, Linus Pauling, ipotizzava un intreccio di tre filamenti.

Rosalind Franklin si inserisce in questa gara grazie alla sua abilità di cristallografa.

Quando la materia vivente viene cristallizzata, si riesce a osservare la disposizione delle molecole che la compongono, permettendo la comprensione della struttura del gene. Rosalind cerca di sciogliere l’enigma fotografando i cristalli ai raggi X.

Wilkins condivideva l’andamento degli studi sul DNA effettuati al King’s College con i colleghi Watson e Crick del laboratorio Cavendish di Cambridge, lamentandosi anche della spigolosità del carattere della Franklin.
Lei era una donna ebrea, assai determinata ma il diffuso maschilismo esistente nel mondo scientifico la resero troppo diretta, all’apparenza rude e, a volte, sarcastica.

Wilkins, dal canto suo, ne criticava il modo di vestire, di acconciarsi i capelli e il modello di occhiali usato che, a suo parere, la rendevano poco graziosa. Un atteggiamento che il professore sicuramente non teneva nei confronti di Watson e Crick, descritti dai biografi come arroganti e molto competitivi.
Wilkins non era abile nel fotografare coi raggi X e criticava la riservatezza della Franklin, che si lamentava quando entravano nel suo laboratorio senza bussare. Come i colleghi, Rosalind cercava semplicemente le prove per descrivere la struttura del DNA.

Nel febbraio del 1953, dopo aver analizzato le ultime fotografie prodotte, la scienziata scrive nel suo taccuino che

«il DNA è composto da due catene distinte».

La donna, però, non sa che alcune di queste immagini erano state mostrate a Wilkins da Raymond Gosling, uno studente che l’aiutava nella ricerca, perché questi riteneva fosse suo dovere farle vedere al direttore del laboratorio.

La fotografia 51 di Rosalind Franklin

La fotografia 51 di Rosalind Franklin
La fotografia 51 di Rosalind Franklin

Wilkins le riprodusse di nascosto e le mostrò a Watson e Crick.

Tra esse vi era la cosiddetta fotografia 51, definita da John Bernard – il pioniere nella diffrazione dei raggi X –

«la più bella immagine ai raggi X di una sostanza»,

che immortalava la nitida immagine di una “ics” , testimoniando la struttura a elica con due filamenti.

La fotografia 51 permise a Watson e Crick di superare l’ipotesi prevalente della triplice catena elicoidale:

il 7 marzo 1953 realizzano il primo modello di DNA e, lo stesso giorno, vengono informati da Wilkins, assai sollevato, che la Franklin avrebbe lasciato il laboratorio la settimana successiva.

Rosalind era infatti stanca dell’atmosfera ostile in cui lavorava e si trasferì al Birkbeck College.
Il 25 aprile, Watson e Crick pubblicano per primi, sulla rivista Nature, l’articolo sulla doppia elica del DNA, seguiti da Wilkins e, infine, dalla Franklin il cui testo, firmato assieme a Gosling, era corredato dalle proprie fotografie.

L’articolo di Rosalind venne considerato una semplice conferma della teoria pubblicata con i primi due articoli:

la donna non sapeva che le parole dei colleghi erano state ispirate dalle immagini che le erano state carpite, e l’opinione ufficiale non poteva conoscere il retroscena.

Rosalind Elsie Franklin (Londra, 25 luglio 1920 – Londra, 16 aprile 1958)

Rosalind Elsie Franklin (Londra, 25 luglio 1920 – Londra, 16 aprile 1958)
Rosalind Elsie Franklin (Londra, 25 luglio 1920 – Londra, 16 aprile 1958)

Nel nuovo laboratorio, la Franklin studia l’RNA e la struttura dei virus, tra cui quello del mosaico del tabacco che costituiva un pericolo per le coltivazioni. Nel 1955 risolve il problema e pubblica i risultati su Nature, stavolta come unica autrice.
Purtroppo, l’anno successivo, Rosalind si ammala di tumore alle ovaie, malattia che la conduce alla morte nel 1958, a soli 37 anni.

La foto della struttura dei virus del mosaico del tabacco di Rosalind Franklin

Foto della struttura dei virus del mosaico del tabacco di Rosalind Franklin
Foto della struttura dei virus del mosaico del tabacco di Rosalind Franklin

La scienziata, per realizzare le sue fotografie, trascorreva molte ore nel laboratorio senza indossare il camice di piombo per proteggersi dai raggi X, preoccupata solo di portare avanti il lavoro scientifico.

Watson, Crick e Wilkins

Watson, Crick e Wilkins
Watson, Crick e Wilkins

Dopo quattro anni dalla sua morte, nel 1962, Wilkins, Watson e Crick ottengono il premio Nobel per la medicina grazie alle ricerche sulla struttura a doppia elica del DNA.
Il regolamento del premio non ne ammette il conferimento a persone non viventi ma, durante i ringraziamenti di rito, non venne fatto alcun accenno al ruolo di Rosalind e delle sue fotografie. Anzi, il suo nome iniziò ad essere conosciuto solo dopo il 1968, quando Watson pubblicò un libro in cui raccontava la scoperta della struttura del DNA.

Nel testo, la figura di Rosalind viene descritta in maniera poco lusinghiera, definendola la «terribile e bisbetica Rosy», una donna poco femminile, dal carattere irascibile, gelosa del proprio lavoro e che vestiva come una liceale.

Gli esponenti della comunità scientifica definirono poco professionale l’atteggiamento di Watson nei confronti della Franklin, che divenne un simbolo del movimento femminista anche se lei, probabilmente, ambiva solo ad essere considerata una scienziata al pari dei colleghi e non una paladina dei diritti femminili.

Quando Rosalind era una studentessa a Cambridge, scriveva che

«scienza e vita quotidiana non possono e non dovrebbero essere separati. Per me la scienza fornisce una parziale spiegazione della vita ma, facendo del nostro meglio, ci avvicineremo all’obiettivo del miglioramento del genere uman

indicando lo spirito che l’animava. 

Una missione poco compresa e riconosciuta dai colleghi.

Leggi anche: Anna Coleman Ladd: una scultrice che sostituì i chirurghi plastici. Altre fonti: Wikipedia, Maurice Wilkins e James Dewey Watson. Foto Wikipedia. Elaborazioni grafiche CaffèBook.

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