malva

Già, color malva.

Come il cielo di settembre che si sfuma di rosa, quando le giornate più corte anticipano il crepuscolo.

La Malva, fiore
Malva

Come i portoncini georgiani di Merrion Square, a Dublino, e di tante altre case dalle tinte pastello, lungo le vie dell’Isola di Smeraldo.

Come il taxi, nel celebre film del 1977 intitolato appunto “Un taxi color malva”, forse un po’ difficile come pellicola per i toni intimistici ma spettacolare per l’ambientazione, con i paesaggi d’Irlanda in cui il lilla della brughiera e dei tramonti si mescola con le gradazioni di verde delle colline.

In effetti, in Irlanda la malva è assai amata per il suo particolare colore:

i fiori, a scopo ornamentale, vengono addirittura mescolati al tè per conferire alla miscela un piacevole aspetto visivo.

Oppure, nelle campagne, si ricava dai boccioli carnosi una rara e squisita marmellata violetta,

mentre con le foglie tenere si preparano verdi zuppe appetitose e si usano sezioni di radici strofinate sui denti per renderli più bianchi e brillanti.

Infine, si pianta volentieri nei giardini perché è diffusa la credenza – comune anche tra i contadini bretoni – che, finché la malva è fiorita, folletti e spiriti dispettosi non possano avvicinarsi al cottage.

E la fioritura della malva è piuttosto lunga:

si protrae infatti da maggio a settembre.

Si tratta di un’erba tra le più conosciute e apprezzate, che appartiene alla famiglia omonima delle Malvacee e che risponde al nome latino di Malva silvestris L.

Malva, fiore
Malva, fiore

Presenta una polposa radice fusiforme a fittone e il fusto, eretto o strisciante, raggiunge il metro d’altezza.

Le foglie sono picciolate e palmate, tondeggianti (con aspetto vagamente cordato o reniforme), formate da un numero di lobi triangolari che può variare da 3 a 7.

I fiori, disposti all’ascella delle foglie, sono muniti di un calicetto suddiviso in tre lacinie oblunghe, che li fissa al peduncolo.

Sono costituiti da cinque petali obcordati – ricordano essi pure un cuore allungato – dall’inconfondibile tinta rosea violetta con alcune strie più cariche di viola o di bordeaux.

La malva, come alimento, è nota sin dall’antichità:

i Romani la mangiavano abitualmente, cotta in diverse preparazioni o cruda, in insalata, e scritti sia di Orazio sia di Cicerone lo testimoniano (anzi, Cicerone afferma di averne fatto indigestione…).

Anche oggi può sostituire spinaci, erbette o cicoria in ogni tipo di ricetta ed è molto gradevole e rinfrescante se consumata in minestra con il riso.

Malva, i principi attivi

A consigliarne un frequente utilizzo è soprattutto la ricchezza di principi attivi.

Perché la malva contiene in primis mucillaggini che, spalmandosi sulle mucose interne del nostro corpo, ne calmano eventuali stati infiammatori e svolgono una funzione protettiva.

Poi ci sono sostanze tanniche,

un glucoside colorato chiamato malvina (che si dissocia facilmente in zucchero e malvidina),

carotene, potassio e vitamine varie (A, B1, C ed E).

Malva, l’infuso

L’infuso si prepara ponendo due cucchiai rasi di droga essiccata (è meglio conservarla in contenitori di latta perché teme l’umidità e ammuffisce facilmente) in mezzo litro d’acqua fredda.

Si porta a bollore e si spegne subito la fiamma, lasciando riposare sotto coperchio per almeno 10-15 minuti.

Quindi si filtra e si dolcifica.

Si assume lungo la giornata, preferibilmente non a fine pasto, perché le mucillaggini non la rendono erba digestiva.

Questa bevanda di malva giova a chi soffre di stitichezza cronica, specie se si tratta di anziani o bambini, ma anche in caso di stomatiti e altre infezioni del cavo orale, nelle cistiti, nelle forme influenzali, contro raffreddori, faringiti, bronchiti e asma.

In uso esterno, il decotto concentrato – il procedimento è lo stesso dell’infuso, ma occorre prolungare la bollitura sino a 5-10 minuti – serve per clisteri emollienti, bagni oculari, sciacqui della bocca (per l’afta, ad esempio), irrigazioni vaginali e impacchi su piaghe.

Il cataplasma di foglie fresche tritate, invece, dà buoni risultati su dermatosi, foruncoli e persino sulle enfiagioni dovute a punture di vespe e altri insetti.

Pierre Lieutaighi ne indicava l’uso popolare del succo, massaggiato sulla pelle per tenere lontane mosche e zanzare:

tentar non nuoce, prima di una passeggiata tra prati e boschi, nell’atmosfera color malva di settembre.

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