Nettie Stevens e l'ereditarietà di Mendel
Nettie Stevens e l'ereditarietà di Mendel

Nettie Stevens è stata una genetista e microbiologa statunitense nata nel 1861.

Dopo aver completato gli studi a pieni voti ed insegnato fisiologia e zoologia per tredici anni, si trasferisce all’Università di Standford e consegue un master, nel 1900, al Bryn Mawr College, uno dei pochi istituti che concedeva alle donne tutti i livelli di istruzione fino al dottorato.

Nettie Stevens al microscopio

Nettie Stevens al microscopio
Nettie Stevens al microscopio

Nel 1901 ottiene una borsa di studio grazie alla quale ha l’opportunità di condurre le sue ricerche in Europa.

Trascorre alcuni mesi alla Stazione Zoologica di Napoli e nel laboratorio di Theodor Boveri, presso l’Istituto Zoologico di Würzburg, in Germania. In quel periodo vennero riscoperti gli studi sull’ereditarietà condotti da Gregor Mendel nel 1865 con le piante di piselli.

Quando la Stevens si recò nel suo laboratorio, Boveri stava studiando la teoria secondo cui i cromosomi, presenti nel nucleo delle cellule, contengono i caratteri ereditari trasmessi dai genitori. La Stevens si interessa all’argomento e, rientrata negli Stati Uniti, concentra le ricerche sulle caratteristiche dei cromosomi.

Nel 1903, all’età di 42 anni, consegue il dottorato al Bryn Mawr College: il suo relatore fu Thomas Hunt Morgan.
La Stevens, osservando in laboratorio i cromosomi di diversi insetti, aveva identificato in alcune specie una loro differenziazione sessuale.

Cromosomi e insetti, Nettie Stevens

Cromosomi e insetti, Nettie Stevens
Cromosomi e insetti, Nettie Stevens

Analizzando al microscopio le tarme della farina, Nettie individua nella femmina venti cromosomi uguali mentre nel maschio solo diciannove ed uno più piccolo, giungendo alla conclusione che la presenza o l’assenza di quest’ultimo portasse alla determinazione del sesso. Un’intuizione pubblicata in un articolo nel 1905 in cui, per la prima volta, si dimostra il legame tra un cromosoma e una caratteristica funzionale di un organismo vivente

Nello stesso anno Edmund Wilson, ricercatore alla Columbia University, annuncia di aver individuato la base cromosomica del sesso.

La sua ricerca, però, è meno precisa di quella di Nettie e, in una pubblicazione successiva,

il biologo inserirà una nota di ringraziamento per la collega, di cui riconosce la maggior completezza dello studio.

L’anno seguente, l’American Association of Naturalists organizza un convegno il cui tema riguarda le diverse teorie sulla determinazione del sesso. Tra i relatori compaiono Morgan e Wilson ma non la Stevens, che non viene nemmeno invitata. Eppure, quando Nettie Stevens ed Edmund Wilson pubblicarono i loro articoli sulla determinazione del sesso per via cromosomica, Morgan commentò con scetticismo entrambi i lavori.

Nettie prosegue il suo lavoro senza sosta: ottiene una cattedra da professore presso il Bryn Mawr College e conduce analisi su una cinquantina di insetti tra cui il moscerino da frutta, il cui nome scientifico è Drosophila melanogaster, pubblicando una quarantina di articoli scientifici.
Purtroppo, il 4 marzo 1912, un tumore al seno causa la morte della Stevens a 51 anni.

Morgan scrisse un necrologio per la rivista Science in cui riconobbe la precisione del lavoro della collega

attribuendole, però, un ruolo marginale da tecnico di laboratorio e non da ricercatore capace di sviluppare in autonomia una tesi complessa.

Nettie Stevens genetista e microbiologa

Nettie Stevens genetista e microbiologa
Nettie Stevens genetista e microbiologa

Nel 1933 il premio Nobel per la Medicina sarà attribuito proprio a Thomas Morgan «per le scoperte sul ruolo dei cromosomi nell’ereditarietà» ottenute grazie alle ricerche svolte sulla Drosophila melanogaster ma intraprese, per prima, da Nettie Stevens proprio sul moscerino da frutta.

Le intuizioni della donna vennero sviluppate da Morgan che, nel libro pubblicato nel 1915 dal titolo “Il meccanismo della genetica”, dimentica persino di citarla nel capitolo in cui tratta la scoperta di cromosomi sessuali.

Ancora oggi, nella maggior parte dei libri di testo, quando la Stevens è menzionata viene presentata come una seguace delle idee di Wilson:

a causa dei maggiori contributi conseguiti in altre aree, Wilson tende a ricevere maggior credito anche per la scoperta dei cromosomi del sesso, nonostante avesse pubblicamente riconosciuto la maggior completezza e precisione dell’opera della Stevens.

Una beffarda conferma dell’Effetto Matilda.
Nettie Stevens otterrà soltanto, nel 1994, l’inserimento nella National Women’s Hall of Fame, e nulla più.

Leggi anche: Marietta Blau e l’effetto Matilda.

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