Fra le scrittrici che irruppero con forza sulla scena culturale del Bel Paese dopo l’Unità d’Italia Matilde Serao fu certamente quella che ricevette maggiori riconoscimenti e, forse, maggiori critiche.

L’Italia di Matilde Serao era un’opera appena aperta.

Il nuovo Stato italiano portava avanti una politica diretta a costruire e promuovere un’idea di nazione, ma doveva affrontare le tensioni locali che erano sorte per dare forma ad un’identità nazionale.
Tuttavia persistevano non solo i conflitti regionali, ma anche altri, forse più forti e profondi, relativi alle differenze di classe e di genere.

Anna Maria Mozzoni nel 1881 aveva fondato la Lega promotrice degli interessi femminili che cominciava ad ottenere i primi riconoscimenti da parte della politica e della società a favore delle donne.
Le donne, nella seconda metà dell’Ottocento, entravano nei circoli letterari e nel mondo giornalistico in un momento in cui il romanzo italiano stava vivendo un periodo di grande prosperità.

È in quel periodo che appaiono le prime firme femminili su riviste e libri e le conferenze a sostengono delle battaglie per il voto e l’istruzione femminile.

Matilde Serao fu una delle prime scrittrici a farsi strada nel difficile mondo dell’editoria, come nei circoli letterari maschili

Foto Matilde Serao
Foto Matilde Serao

Aveva il dominio della scrittura e trattava diversi generi sia da una prospettiva giornalistica che letteraria.
Nonostante Matilde Serao abbia scritto oltre 60 opere letterarie, molte in stile veristico, ed abbia avuto in grande peso nella cultura italiana di fine Ottocento, raramente in seguito è stata inserita e proposta nelle antologie letterarie.
Stride ancora di più lo scarso riconoscimento che in seguito ricevette in ambiente giornalistico data la sua partecipazione attiva al mondo della carta stampata

Matilde Serao, infatti, collaborò a fondare il Corriere di Roma con il marito Edoardo Scarfoglio e poi il Corriere di Napoli, nel quale scrissero autori come Giosuè Carducci, Gabriele D’Annunzio e Salvatore Di Giacomo.
In seguito la Serao fondò, sempre con il marito, anche Il Mattino.
Terminata la sua relazione con Scarfoglio e iniziata quella con Giuseppe Natale assieme a questi fondò e diresse, prima donna nella storia del giornalismo italiano, Il Giorno.

Matilde Serao (Patrasso, 14 marzo 1856 – Napoli, 25 luglio 1927)

Matilde Serao era nata a Patrasso, in Grecia, nel 1857, ma due anni dopo la famiglia si trasferisce in Italia, il paese di origine del padre, Francesco Serao.
I Serao si stabilirono a Napoli, una città che determinerà l’esistenza di Matilde sin dalla giovane età.

La situazione della parte meridionale del Paese era complicata dai turbolenti eventi politici, sociali e dalle condizioni economiche che seguirono il processo di unificazione.
Erano molti i contrasti sociali e molto difficili i rapporti fra le regioni meridionali e il nord.
La povertà e la debole economia basata sull’agricoltura nel sud provocava la nostalgia per il precedente Governo e la delusione dopo l’annessione.
Nonostante avesse appreso a scrivere solo a nove anni, iniziò molto presto a pubblicare i propri articoli.

Scriverà il suo primo articolo su Il Piccolo, con lo pseudonimo di Tuffolina, a soli sedici anni entrando poi nella redazione del Corriere del mattino.
Matilde, per mantenersi data la difficile situazione familiare, lavorò anche come assistente nel servizio telegrafico, senza che questo le impedisse di seguire la sua passione per la scrittura.

Da quell’esperienza lavorativa, anzi, trarrà “spunto” per il suo libro:

Telegrafi dello Stato. Romanzo per le signore, in realtà molto autobiografico.

Durante la sua carriera, Matilde Serao pubblicò un vasto numero di opere letterarie, a cui va aggiunta tutta la sua produzione giornalistica. In entrambi i casi ebbe notevole successo.

Per alcuni intellettuali era la “scrittrice della piccola borghesia e della plebe “, una definizione che le aveva posto Benedetto Croce.
Matilde era una acuta osservatrice della società del suo tempo, analizzava i meccanismi di comportamento della borghesia proprio mentre erano gli altri a pensare di giudicarne gli atteggiamenti spesso considerati curiosi.

Citando una considerazione di Matilde Serao:

«Il mondo che frequento a Roma – è vero – è molto diverso da quello che frequentavo a Napoli. […] So stare in silenzio ad osservare: so parlare a tempo, usando lo spirito fatuo dei saloni. Ed intanto in questa testa immobile, dietro questa fronte che rassomiglia a quella di tante fanciulle sciocche, ferve un pensiero profondo ed acuto, cammina, cammina l’idea, si accumulano documenti umani nell’inesauribile tesoro della riflessione. Io me la prendo a poco a poco questa Roma moderna: una parte di essa già mi appartiene. Queste damine eleganti non sanno che io le conosco da cima a fondo, che le possiedo nella mia mente, che le metterò nelle mie opere […]».

Matilde Serao produsse un’eterogenea quanto vasta opera letteraria fra le quali si possono ricordare:

  • Cuore infermo, del 1881
  • Piccole anime, Roma 1883
  • Il ventre di Napoli, forse il suo più celebre romanzo (1884)
  • La conquista di Roma, del 1885
  • Il romanzo della fanciulla, del 1886
  • Il giornale, 1906
  • La leggenda di Napoli, 1906

Tutta la sua opera contiene tuttavia una serie di caratteristiche comuni. Matilde Serao che sapeva combinare perfettamente per raggiungere il suo obiettivo. La giornalista e scrittrice napoletana sapeva catturare con una notevole precisione gli aspetti della vita quotidiana, della società e le sue abitudini.

Era interessata a chi, in quel momento di grandi incertezze e cambiamenti viveva nella condizione più svantaggiata, prestando uno speciale attenzione alle donne ed ai bambini.
La sua prospettiva realistica era filtrata da una componente sentimentale. Esprimeva la vita dei suoi personaggi con una prosa colorata ed uno stile semplice ed immediato.

Matilde Serao ricevette tante critiche come altrettanti dimostrazioni di stima.

Per il critico letterario Luigi Russo era una “scrittrice disordinata” nella quale era “impossibile seguire una cifra nettamente dominante o almeno caratterizzante” mentre per Michele Prisco era “internazionale e mondana”.

Le sentenze erano sia sulla sua scrittura sia sulla sua personalità.

Però la Serao ha risvegliato anche rispetto e ammirazione in coloro che la conoscevano.

Possiamo citare Edith Newbold Jones Wharton (New York, 24 gennaio 1862 – Saint-Brice-sous-Forêt, 11 agosto 1937), scrittrice e poetessa statunitense, per capire come veniva vista la sua figura nei salotti:

Tra le donne che ho incontrato là, la più straordinaria è stata senza dubbio Matilde Serao, la scrittrice e giornalista napoletana. […]

Con il suo abbigliamento e la sua cadenza stridenti, appariva assurda in quel salotto, dove tutto era in penombra e in semitono, ma quando incominciava a parlare era padrona del campo. […]

Ella non parlava mai dall’alto, né cercava di predominare nella conversazione; le interessava soltanto lo scambio di idee con persone intelligenti”.

Oppure quanto disse Carmen de Burgos che paragonò Matilde Serao, conosciuta a Napoli, con Emilia Pardo Bazán, “c’era una somiglianza fra le due scrittrici dalla mente forte… dalla pletora della vita, traboccante del loro lavoro “.

Matilde Serao aveva tanti modi di esprimere le proprie idee nei propri libri.
Lei stessa avrebbe dichiarato, in materia letteraria, di essere come uno spirito errante nel campo artistico.

Di certo era una scrittrice versatile e pubblicava testi che variavano tra cronaca e storia, come La conquista di Roma o anche Il ventre di Napoli.
L’eterogeneità del suo stile sarà anche segnato dalla pratica dell’autobiografia nascosta: è possibile riconoscere lo scrittrice dietro a molti dei suoi personaggi.

A questo proposito Matilde Serao ha scritto:

Perciò, io non voglio fare un romanzo, non voglio creare un tipo, non voglio risolvere un problema di psicologia sperimentale. Io scavo nella mia memoria, dove i ricordi sono disposti a strati successivi, come le tracce della vita geologica nella crosta terrestre, e vi do le note così come le trovo, senza ricostruire degli animali fantastici, vi do delle novelle senza protagonisti, o meglio, dove tutti sono protagonisti. Se ciò sia conforme alle leggi dell’arte, non so: dal primo giorno che ho scritto, io non ho mai voluto saputo esser altro che un fedele, umile cronista della mia memoria. Mi sono affidata all’istinto, e non credo che mi abbia ingannata.

Fonte: Senato.it, Matilde Serao (Anna Banti), Wikpedia, Enciclopedia Treccani

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