Lise Meitner e la fissione nucleare: è la storia di una mancata attribuzione del Premio Nobel.

La prima metà del XX secolo è stata estremamente ricca di scoperte in tutti i settori della scienza. La complessità della materia era tale da richiedere la condivisione delle idee tra scienziati appartenenti alle differenti branche dato che quasi ogni giorno fenomeni sconosciuti si manifestavano al loro cospetto.

La teoria dei quanti di Planck, la disgregazione radioattiva di Rutheford, la relatività ristretta e poi generale di Einstein nonché l’effetto fotoelettrico, il modello atomico di Bohr… un turbinio di rivelazioni che stravolgono il sapere dell’epoca.

 

Arrivare all’apice era riservato a menti eccelse e per una donna la strada era doppiamente ardua.

Fino a inizio secolo era loro vietato l’accesso a scuole superiori e università e, quando fu concesso, vennero guardate con ostilità poiché ritenute prive delle capacità intellettuali necessarie per comprendere i complessi concetti matematici.

Poi c’era il disagio di averle sedute a fianco durante le lezioni e necessità pratiche quali adeguare le strutture dotandole di bagni separati.

Elise Meitner, detta Lise, nasce a Vienna nel 1878 da una famiglia di ebrei benestanti.

La sua storia è quella di una donna che si esprime in un settore, quello scientifico, in cui non dispone delle stesse possibilità degli uomini.

È un’ebrea che in epoca nazista si trova costretta a fuggire e, pur avendo fornito la spiegazione teorica della fissione nucleare, viene privata del Nobel riconosciuto solo al collega Otto Hahn, nonostante tre candidature.

Terminate le scuole medie nel 1892 non può iscriversi al liceo ma solo all’Akademischen Gymnasium, riservata alle ragazze, dove studia il francese e ottiene il diploma per poterlo insegnare.

Finalmente nel 1898 la legge consente alle donne gli studi superiori e universitari. Dopo l’esame di maturità da privatista s’iscrive a ventitrè anni alla facoltà di fisica di Vienna e nel 1906 diventa la seconda donna a laurearsi in quella materia.

Chiede di lavorare presso l’istituto di Parigi diretto da Marie Curie ma la domanda viene respinta.

Decide pertanto di recarsi a Berlino per approfondire gli studi seguendo le lezioni di Max Planck, genio del settore: questi non era un progressista, convinto che l’accesso delle donne agli studi avrebbe portato un influsso disgregativo per la famiglia.

Quando conosce Lise si rende però conto delle sue enormi doti e fa un’eccezione ammettendola alle lezioni.

In Germania sussisteva ancora il divieto per le donne di accedere all’Università, abrogato solo nel 1909, e quindi Lise lavorò gratuitamente come “ospite non pagato” fino al 1912 quando venne nominata assistente di Planck.

L’attribuzione della scoperta che un neutrone potesse spezzare un nucleo atomico ha lasciato fuori la scienziata che più vi ha contribuito con le sue intuizioni: Lise Meitner.
Il Premio Nobel fu consegnato al solo Otto Hahn per la scoperta della fissione nucleare.

Conobbe il chimico nucleare Otto Hahn con cui intraprende una feconda collaborazione per oltre trent’anni e, grazie a lui, trova nella vecchia officina di carpenteria annessa all’Istituto di Chimica il luogo in cui svolgere gli studi sulla radioattività.

Il locale ha il vantaggio di possedere un’entrata separata per non incrociare il Direttore, ostile alle presenze femminili in ateneo, mentre per il bagno deve utilizzare quello di un vicino ristorante.

Lise Meitner può però pubblicare articoli e incontrare gli scienziati che si riunivano attorno a Planck, come Rutherford e Einstein (che la definisce la Marie Curie tedesca), e compiere ricerche anche da sola in fisica nucleare.

Scopre l’effetto Auger, studia il fenomeno della conversione interna, partecipa alla controversia sul “decadimento beta”.

Nel frattempo scoppia la prima Guerra mondiale e presta servizio come infermiera radiologa.

Nel 1917 individua il novantunesimo elemento della tavola periodica, il proattinio, chiamato anche lisotto in suo onore.

Come riconoscimento le viene affidato il Dipartimento di Fisica per affiancare quello di Chimica diretto da Hahn.

Nel 1919 diventa la prima donna a insegnare fisica in Germania: pur ammesse a frequentare l’Università sussisteva per loro il divieto a salire in cattedra che solo l’anno successivo venne eliminato.

Inizia un periodo fiorente per lei che finalmente gode di uno stipendio che le permette l’indipendenza economica e si dedica a insegnamento ed esperimenti.

Invita a Berlino Bohr e si reca a Copenaghen da questi per alcune lezioni all’Università, rimanendo in contatto con le maggiori menti scientifiche del periodo.

Nel 1933 Hitler sale al potere e il primo effetto è la revoca dell’autorizzazione a insegnare e dei titoli conseguiti con tanta fatica. Resta per poter proseguire con Hahn i test di irradiazione mediante neutroni, anche se più tardi si pentirà della decisione.

Quando l’Austria è annessa alla Germania nel 1938 con l’Anschluss, Lise diventa cittadina tedesca e, nonostante si fosse da tempo convertita al protestantesimo, viene considerata ebrea e la sua vita è in pericolo.

Costretta a fuggire dapprima a Copenaghen dove il nipote Otto Frisch, fisico nucleare, lavora con Niels Bohr, prosegue per la Svezia all’Istituto Nobel dove però avrà solo una scrivania fino al 1946: ancora una volta il Direttore non ama elementi femminili attorno a sé.

Rimane in stretto contatto epistolare con Hahn e s’incontra spesso con lui in segreto a Copenaghen per discutere i risultati delle prove di laboratorio.

Il 19 dicembre 1938 Hahn le scrive raccontando uno strano fenomeno scoperto assieme al collega Straussmann.

Irradiando nuclei di uranio con neutroni lenti trovò dati “incomprensibili” come la presenza di bario che non poteva derivare dalla scomposizione dell’uranio.

Domanda a Lise di suggerire una qualche soluzione fuori dall’ordinario.

La Meitner ebbe l’intuizione durante una passeggiata nella neve col nipote venuto a trascorrere le festività natalizie da lei. Frisch narra che la zia a un certo punto si sedette su un tronco e con una matita si mise a scrivere su dei fogli.

Hahn aveva spiegato che i frammenti risultanti dalla fissione dell’uranio presentavano una massa inferiore rispetto al nucleo di partenza.

Lise ipotizzò che la diminuzione della massa si trasformasse in energia e, utilizzando la formula di Einstein E=mc², la calcolò scoprendo che era enorme.

Quando Frisch rientrò e comunicò l’episodio a Bohr questi esclamò: «Che idioti siamo stati tutti quanti! E’ fantastico! Deve essere proprio così!».

L’11 febbraio 1939 la Meitner pubblicò con il nipote un articolo sulla rivista “Nature” in cui spiegava i dettagli dell’intuizione. Alcuni svalutarono l’intervento di Lise perché effettuato su relazioni già note applicando un mero calcolo.

I detrattori però dimenticarono che la scienziata superò i limiti dell’impostazione di allora che non permise agli altri di giungere subito al concetto di fissione.

Il primo ostacolo era costituito dalla Fisica teorica che escludeva la possibilità di disintegrazione del nucleo dell’atomo.

Il secondo presupposto ostativo proveniva dalla Chimica: la Tavola Periodica all’epoca terminava con l’elemento dell’uranio.

Gli scienziati trattavano le sostanze originate dalle reazioni pensando si dovessero comportare come quelle a cui erano affini e non come effettivamente facevano.

Lise Meitner invece analizza i medesimi esperimenti da un’ottica innovativa, confrontando le sostanze prodotte anche con elementi non affini, giungendo a sostenere che il nucleo di uranio si scinde in frammenti di bario e radio.

  Lo stesso Enrico Fermi commentò con la moglie che:

«non avevamo abbastanza immaginazione e non ci venne in mente che il processo di disintegrazione dell’uranio potesse essere diverso da quello di tutti gli altri elementi».

Straussmann definì il ruolo della Meitner di “guida” nelle prove svolte con Otto Hahn, nonostante la lontananza:

fu lei la prima fisica teorica a comprendere il meccanismo della fissione nucleare ma il Nobel venne assegnato nel 1944 al solo Hahn senza alcuna condivisione, citazione e riconoscimento per lei.

Lise non si mostrò mai delusa dal mancato premio e, in ogni caso, non lo avrebbe mai accettato se non fosse stato conferito anche al nipote Frisch. Comunque, dopo l’esplosione dell’atomica, preferiva essere ricordata per i lavori effettuati negli anni venti piuttosto che per una scoperta produttiva di effetti così deleteri per l’umanità.

Quando nel ’43 gli americani radunarono nel deserto del New Mexico scienziati come Fermi e Oppenheimer per costruire a tempo di record la bomba atomica, fecero insistenti richieste anche a Lise che, da pacifista convinta rifiutò, rimanendo in Svezia e sostenendo che non avrebbe mai avuto a che fare con un’arma bellica.

La sera del 6 agosto 1945, data dello sganciamento del primo ordigno nucleare su Hiroshima, i giornalisti svedesi l’assediano e, di fronte al suo angosciato silenzio, l’Herald Tribune e il New York Sun commentano attribuendole la “maternità” della bomba nucleare e ferendola profondamente.

Che strano comportamento! Quando si era trattato di valutare il suo apporto alla scoperta della fissione l’Accademia Svedese del Nobel lo ridimensionò con decisione sostenendo che Lise si trovava in Svezia quando Hahn effettuava gli esperimenti, senza tener conto dell’articolo pubblicato dalla rivista Nature da zia e nipote.

Adesso che la bomba è stata creata nei laboratori statunitensi mentre la donna è ancora in Svezia, attribuiscono a lei la rivelazione della reazione atomica dimenticando Otto Hahn a cui il Premio Nobel era stato conferito.

Lise Meitner e il Premio Nobel

Lise Meitner (Vienna, 7 novembre 1878 – Cambridge, 27 ottobre 1968) ha dato un grande contributo con le sue intuizioni alla scoperta della fissione nucleare ma non ricevette mai il Premio Nobel che fu assegnato al solo Otto Hahn.

Articolo Lise Meitner: un Premio Nobel scippato di Paola Iotti su CaffèBook (caffebook .it) 

Durante il regime nazista fu costretta a scappare sfuggendo alla deportazione pur non essendo mai stata ebrea praticante e ora la stampa insinua che non abbia voluto collaborare con il governo alleato perché legata a quello tedesco.

Il 9 agosto 1945 Lise si fa intervistare alla radio da Eleanor Roosevelt per chiarire la propria posizione e ribadire che la vocazione degli studi scientifici è la pace.

La Meitner trascorrerà molto tempo in giro per il mondo dedicandosi all’insegnamento e alle conferenze in cui invocherà il controllo degli armamenti e una maggior presenza delle donne nei ruoli rilevanti della società.

È preoccupata dai pericoli che corre il pianeta, auspicando che popoli e governi scelgano l’apertura reciproca e la cooperazione.

Descriverla come un’antesignana del femminismo è limitante: Lise Meitner, prima che donna o studiosa, era una persona che amava profondamente lo studio della fisica di cui desiderava comprendere i misteri.

La sua passione le fece affermare che lo scienziato doveva trarre gioia dal naturale ordine delle cose ma averne grande rispetto, riconoscendo che l’etica umana non fosse in grado di tenere il passo con il progresso tecnico.

Le parole di Lise Meitner mi fanno pensare.

Rispetto per il naturale ordine delle cose. Ricavare gioia dall’ammirarne la perfezione.

Utilizzare l’intelligenza per scoprire i meccanismi che lo governano.

Usare il libero arbitrio per il bene di tutti.

Quest’ultima è l’impresa più difficile che mette davvero alla prova l’intelletto umano.

Articolo Lise Meitner: un Premio Nobel scippato di Paola Iotti su CaffèBook (caffebook .it)

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