Anna Coleman Ladd: una scultrice che sostituì i chirurghi plastici

Anna Coleman è una scultrice americana, nata a Filadelfia nel 1878, che ha studiato arte a Roma e Parigi.

Nel 1905 sposa Maunard Ladd, un medico, e si trasferisce da lui a Boston, diventando una tra gli artisti più impegnati del periodo:

produrrà opere non solo nelle arti figurative ma anche nella letteratura, scrivendo due romanzi e due opere teatrali.

È anche menzionata per aver ritratto le attrici Bette Davis ed Eleonora Duse.

Foto di Anna Coleman Ladd
Foto di Anna Coleman Ladd

Il suo nome, però, non è ricordato per le fontane decorate e i busti realizzati in America, ma è legato alle tristi conseguenze della Prima guerra mondiale.

Quando il marito entra nella Croce Rossa americana, i coniugi si trasferiscono a Parigi e il cammino di Anna si incrocia con quello dei reduci feriti nei combattimenti che si svolgevano in Europa. La civiltà umana ha sempre convissuto con guerre che hanno portato morte e sofferenze. Nel momento in cui i conflitti si studiano sui libri di storia, diventano qualcosa di asettico, una deviazione da un percorso di cui si leggono numeri o conseguenze sui confini geografici delle nazioni, quasi si trattasse di un gioco di società, le cui pedine inanimate si spostano da un lato all’altro della plancia colorata.

Un evento che inizia e termina con una data precisa oltre la quale tutto sembra resettarsi e ripartire dal’interruzione.

Si dimenticano orrori, paura e crudeltà che hanno colpito militari e civili. Violenze che non si cancellano facilmente, avendo lasciato una profonda cicatrice nell’anima di uomini e donne, segnandoli per sempre, nello spirito ma anche nel corpo.

La Prima guerra mondiale non è chiamata a caso la Grande Guerra:

è stata, infatti, un conflitto che ha coinvolto popoli appartenenti a diverse nazioni e in cui furono utilizzate armi la cui tecnologia portò non solo morti ma anche gravissime mutilazioni.

I cannoni di grosso calibro dell’artiglieria creavano danni irreparabili sul corpo umano, al pari dei frammenti delle bombe a mano, mentre i soldati non erano cosci della rapidità dei proiettili delle mitragliatrici:

il loro impatto sulle ossa era terribile poiché non causava una semplice rottura ma le frantumava.

Soldato da Anna Coleman Ladd
Soldato da Anna Coleman Ladd

Le mutilazioni non riguardavano solo braccia e gambe ma soprattutto il viso:

la Prima guerra mondiale fu un combattimento svolto principalmente in trincea e la parte più esposta al nemico era proprio la testa.

È difficile individuare il numero esatto di perdite umane avvenute in questo conflitto, ma si stima che i caduti siano stati almeno dieci milioni mentre i feriti circa venti, di cui otto sono rimasti mutilati e invalidi.

I medici si trovarono impreparati ad affrontare i danni provocati dalle nuove armi sul corpo umano: le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui lavoravano li costringevano, per evitare infezioni, a ricucire in fretta volti a cui, spesso, mancavano intere parti.

I chirurghi si limitavano a salvare la vita ai feriti ma non erano in grado di ricostruirne i lineamenti, dato che la chirurgia plastica era ancora piuttosto rudimentale e non si conoscevano i metodi di coltura della pelle.
Moltissime persone rientrarono a casa traumatizzate nel fisico e nello spirito, impossibilitate a condurre un’esistenza normale.

Calchi di maschere
Calchi di maschere di Anna Coleman Ladd

Anna Coleman Ladd e le mutilazioni facciali

Le mutilazioni facciali impedivano una qualunque vita sociale, in quanto il malcapitato era oggetto di sguardi spaventati e colmi di ribrezzo. Mogli o fidanzate non riconoscevano il proprio caro e i figli scappavano spaventati davanti ai padri.

Il primo a cercare di aiutare questi sfortunati reduci fu uno scultore inglese, Francis Derwent Wood che, non potendo arruolarsi nell’esercito per limiti di età, entrò nel Royal Army Medical Corps.

Nelle corsie dell’ospedale londinese, decise di creare delle maschere con cui nascondere le deturpazioni e ridare ai soldati un aspetto il più possibile simile a quello originario.

L’attività di Wood durò soltanto due anni ma ispirò Anna Coleman Ladd, che continuò la sua opera per produrre protesi con cui migliorare la vita dei militari sfigurati.

Anna conosce il dottor Wood a Parigi seguendo il marito e, colpita dal suo lavoro, decide di aprire uno studio in cui proseguirne l’attività.

La scultrice studiava il viso danneggiato dei reduci, ne faceva un calco in gesso, argilla o plastilina;

spesso, si faceva aiutare dalle fotografie precedenti la mutilazione per plasmare la maschera di rame zincato in modo da rendere la fisionomia più somigliante possibile a prima del ferimento, dipingendola di un colore simile alla carnagione del paziente.

Le protesi erano fissate con dei lacci oppure a degli occhiali.

Per rendere la maschera ancor più realistica, la Coleman utilizzava capelli veri per creare sopracciglia, ciglia e baffi che, invece, il dottor Wood si limitava a dipingere. Anna era particolarmente abile a ricostruire i lineamenti dei soldati e forniva anche sostegno psicologico, dato che capiva che i suoi pazienti avevano ferite non solo nel fisico ma anche nell’animo. Era convinta di dover fare il massimo per aiutare uomini che avevano servito il loro paese con onore.

Sodato con maschera
Sodato con maschera

Anna Coleman Ladd, la ricostruzione dei volti

La Ladd, aiutata da quattro assistenti, aveva fatto del suo studio uno spazio colorato e allegro, con stanze piene di fiori e bandiere americane e francesi, affinché l’ambiente risultasse il più accogliente possibile.
Realizzava modelli in gomma che venivano modificati sulla base delle dichiarazioni del paziente, fino a quando questi non si riconosceva nella maschera. Le protesi, però, non erano necessariamente complete ma, spesso, erano parti di mento, mandibola, naso o bocca. Anna impiegava circa un mese per crearne una.

La deturpazione facciale era una delle poche cause che permetteva a un soldato di ottenere una pensione completa, in quanto considerata una lesione molto grave, tale da comprometterne l’esistenza sociale.
Le fotografie scattate ai soldati prima e dopo la presenza della protesi sono molto significative e fanno capire come l’opera di Anna Coleman Ladd permise loro di condurre una vita dignitosa.

Il lavoro svolto dalla scultrice è giunto a noi anche grazie alla corrispondenza che la donna conservò: molti pazienti, e le loro famiglie, le inviarono lettere con cui la ringraziavano per aver consentito loro di riunirsi e condividere una vita serena, riacquistando rispetto di sé, sicurezza e autonomia, nonché gli sguardi di affetto di parenti e amici.

Alcuni soldati con Anna Coleman Ladd
Alcuni soldati con Anna Coleman Ladd

Lo Stato francese conferirà la legione d’onore ad Anna Coleman Ladd nel 1932, in riconoscimento del suo lavoro.

Anna resta in Francia fino al 1936, per rientrare a Boston dove muore, nel 1939, alla vigilia di un nuovo, devastante conflitto mondiale.

Oggi, nonostante il progresso della medicina e delle tecniche ricostruttive, non si è ancora in grado di trattare tutti i tipi di lesioni che hanno costretto i reduci della Grande Guerra a vivere dietro le maschere create da Anna Coleman Ladd.
Una ragione in più per apprezzare la sua opera.

Leggi anche: Ida Pfeiffer, viaggiatrice dimenticata dell’Ottocento.

Altre fonti per approfondimenti: Francis Derwent Wood, Library of Congress.

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