Il nome di questa pianta, assai particolare, è di origine medioevale: fino al Rinascimento, infatti, era comunemente chiamata o Sylvae mater o Matrisylva, che potremmo tradurre come “madre della foresta”, per la capacità di ricoprire con le sue liane rampicanti ogni altro albero.

Dalla lingua spagnola ci deriva quindi la suggestiva denominazione di madreselva.

Nel latino antico, invece, per il fatto che le capre erano ghiotte delle sue foglie, quest’arbusto era detto caprifolium, ovvero “foglia di capra”.

A complicare ulteriormente la classificazione, ci pensò il celeberrimo botanico svedese Linneo (a lui si deve la L maiuscola puntata che segue il nome latino di quasi ogni specie, nella cosiddetta nomenclatura binomiale), che dedicò la madreselva al medico e naturalista tedesco Adam Lonitzer, vissuto nel XVI secolo, indicandola come Lonicera caprifolium L.

 

La madreselva: Lonicera caprifolium L. o caprifoglio, Sylvae mater o Matrisylva

Foto La madreselva: Lonicera caprifolium L. o caprifoglio, Sylvae mater o Matrisylva
Madreselva: Lonicera caprifolium L. o caprifoglio, Sylvae mater o Matrisylva

La madreselva – chi vi scrive preferisce questo nome a quello di caprifoglio perché proprio alla madreselva era intitolata l’erboristeria di famiglia – appartiene alla famiglia delle Caprifoliacee ed è spesso coltivata anche per motivi ornamentali, avendo fiori decisamente appariscenti e profumati.

Si tratta di un arbusto a rami sarmentosi che predilige i climi temperati dell’Emisfero Boreale (Europa, Africa settentrionale, Messico, Filippine…).

 

Madreselva I fiori

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I fiori sono lunghi e tubulosi:

si aprono a labbra arricciate, mostrando gli stami bianchi; sono tinti nel tipico colore giallo crema che sfuma di rosa.

I frutti, invece, sono bacche carnose altamente tossiche ed è per questo motivo che occorre evitare di ingerirli.

In Irlanda, dove assume il nome gaelico di féithleann (ossia “lamina curva”), una siepe di madreselva è stata considerata in passato una barriera contro le streghe.

Il suo profumo, che ricorda la vaniglia e gli agrumi – in inglese è honeysuckle che potremmo rendere come “succhiamiele” – pare inducesse nelle fanciulle in età da marito sogni d’amore ed è per questo che i fiori servono ancora oggi ad addobbare gli altari delle chiese, in occasione dei matrimoni.

Porre un ramo di caprifoglio sulla porta di casa, a primavera, pare invitasse gli innamorati a entrare; invece,

intrecciarlo sulla porta della stalla era di buon auspicio affinché le mucche si mantenessero in buona salute per tutto l’anno.

La madreselva è inoltre legata agli amori immortali: nell’antica leggenda medioevale, l’abbraccio di Tristano e Isotta, più forte della vita e della morte, è paragonato al caprifoglio che cinge saldamente una giovane pianta di nocciolo.

Non solo: sulla tomba di Abelardo e di Eloisa sono scolpite fronde di madreselva.

Nel linguaggio dei fiori rappresenta, infatti, l’amore eterno, che cresce giorno dopo giorno e che nessun ostacolo può vincere.

Inserirlo in un bouquet da donare all’amata è pertanto una scelta impegnativa e irrevocabile.

Madreselva dal punto di vista Fitoterapico e principi attivi

Fitoterapico, principi attivi della madreselva
Madreselva dal punto di vista Fitoterapico e principi attivi

 

Dal punto di vista fitoterapico, nell’antichità il caprifoglio era impiegato per la produzione di profumi.

Solo nell’Ottocento si comincia a studiare come possibile medicamento e i principi attivi meriterebbero esperimenti tali da confermare la validità curativa di questa specie che, comunque, contiene acido salicilico e sostanze antibiotiche che parrebbero mirate a combattere stafilococco e colibacillo.

L’infuso di madreselva

L’infuso dei fiori, gradevole di gusto come la tisana di infiorescenze di sambuco, ha proprietà diuretiche e diaforetiche (ovvero induce la sudorazione negli stati febbrili) e giova come antisettico generale e in caso di mal di gola.

Si prepara ponendo due cucchiai rasi di droga medicinale in mezzo litro d’acqua fredda, si porta a bollore, si spegne, si lascia riposare sotto coperchio per una decina di minuti, si filtra e si dolcifica a piacere.

Il decotto ottenuto dalle foglie (il procedimento è identico a quello appena descritto, ma le foglie sminuzzate devono sobbollire per cinque minuti circa) è utile come collutorio, per gargarismi quando il cavo orale è infiammato e come collirio per detergere gli occhi colpiti da infezione o semplicemente arrossati.

Nelle campagne, un tempo, le nostre nonne utilizzavano tale decotto persino per alleviare le doglie del parto…

La madreselva è un arbusto di rara bellezza, dal profumo indimenticabile d’eterno amore, e siamo certi che in futuro ci riserverà ancora tante sorprese.

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