L’agrifoglio ha ormai assunto nel nostro immaginario i colori del Natale, con le sue fronde di lucido verde e con le bacche dall’intensa nota di vermiglio.

La leggenda narra che ogni foglia spuntata sui rami simboleggi uno fra gli infiniti passi con cui Gesù, durante la predicazione, percorse le strade di Galilea.

Il nome latino di quest’arbusto sempreverde, che raggiunge un’altezza compresa tra i 3 e i 10 metri, è Ilex aquifolium L.

L’agrifoglio Ilex aquifolium L.
L’agrifoglio Ilex aquifolium

Appartiene alla famiglia delle Aquifoliacee (o Ileacee) e come habitat predilige le boscaglie umide d’Europa e dell’Asia.

Le foglie spiccano per la loro forma singolare, dentata e spinosa, e per l’aspetto luccicante.

I fiori, che sono piccini e bianchi, a 4 petali, compaiono tra maggio e giugno. Fruttifica, invece, tra settembre e marzo, producendo bacche d’intenso rosso, globulose, che contengono in genere 4 noccioli.

Un alberello di agrifoglio può durare per più secoli sebbene difficilmente sopravviva a un trapianto.

È forse questo il motivo per cui nel folclore irlandese i folletti e le fate giocano brutti scherzi a chi lo estirpa o lo taglia.

Si tramanda l’incresciosa circostanza che, nel 1907, ebbe come protagonista un contadino dell’Ulster.

Pare che la sua casa sia stata per giorni e giorni bersagliata dai sassi dei leprecauni perché il malcapitato aveva utilizzato un arbusto di agrifoglio per pulire il camino e una tale mancanza di rispetto verso questa specie rara e nobile – è attualmente protetta – gli era costata cara.

In Irlanda, l’agrifoglio è chiamato cuileann mentre in lingua inglese si traduce con holly.

L’agrifoglio, i frutti
L’agrifoglio, i frutti

Da qui trae origine il toponimo Hollywood, che da più di cento anni è legato alla fabbrica dei sogni dell’industria cinematografica americana, e che letteralmente significa “bosco di agrifoglio”.

Sono tante le credenze di derivazione celtica che riguardano questa pianta, con la quale nei tempi antichi si contrastavano le streghe.

Se tagliarla viene considerato un tabù, è possibile farlo impunemente solo la Vigilia di Natale e siccome si ritiene che sia un emblema maschile, soltanto l’uomo può portarne i rami in casa, per decorare la tavola, o nella stalla, a protezione degli animali.

In Normandia si mettono addirittura le fronde tenere nei secchi del latte, per renderlo più dolce.

Tornando all’Isola di Smeraldo, l’agrifoglio ha anche fama di essere un porta fortuna, anzi, la buona sorte è determinata dal numero di bacche presenti su ogni ramo:

più ce ne sono, più è abbondante.

Ma attenzione, perché se nel seccare perde le foglie, la fortuna si dilegua!

Le decorazioni natalizie confezionate con le sue fronde, poi, non possono mai essere rimosse prima della Dodicesima Notte, ovvero prima dell’Epifania, e secondo la tradizione non devono essere buttate via ma è meglio bruciarle nel camino.

Dal punto di vista fitoterapico, non ha un impiego di particolare importanza.

L’agrifoglio, le foglie
L’agrifoglio, le foglie

Le foglie, che costituiscono la droga medicinale, sostituivano nelle campagne il tè:

d’altronde, l’erba mate è una varietà sudamericana proprio di agrifoglio.

Assai pericolose, se ingerite, sono le sue bacche: un tempo si utilizzavano come purgante, ma sono assolutamente tossiche e irritano le vie digestive con esito a volte mortale.

Le foglie, al contrario, contengono alcuni principi attivi interessanti come l’ilicina, la rutina, la teobromina, le saponine e i tannini (come l’alchemilla).

Giovano come febbrifugo, come tonico generale, come diuretico, come antireumatico, antispasmodico e digestivo (come anche la centaurea).

Il decotto si prepara versando un cucchiaio da minestra di droga in mezzo litro d’acqua fredda.

Si porta a bollore per 2 minuti, si spegne il gas e si lascia riposare sotto coperchio per un quarto d’ora.

Si filtra, si dolcifica a piacere e si beve lungo la giornata.

Private delle spine, triturate e applicate sulla cute come cataplasma, le fronde rappresentano infine un antico rimedio per combattere i dolori articolari.

Buone feste, con l’omaggio simbolico a tutti voi di una ghirlanda d’agrifoglio!

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