Il pero appartiene alla famiglia delle Rosacee e ha un’antica derivazione asiatica.

È catalogato con il nome latino di Pyrus communis L. e ha un’altezza che nelle varietà coltivate si aggira sui 3-4 metri mentre in quelle spontanee può raggiungere anche i 15 metri.

Il pero, la pianta
Il pero, la pianta

La ramificazione è diffusa e assume, soprattutto nelle piante giovani, la caratteristica disposizione “a candelabro”.

Le foglie sono lunghe (dai 4 ai 6 centimetri), glabre sulla pagina superiore e cotonose su quella inferiore e i fiori, a cinque petali, numero che contraddistingue tutte le Rosacee, sono bianchi. (Rose d’Irlanda)

Il pero, i fiori
Il pero, i fiori

I frutti, che maturano in autunno, sono globosi e con la particolare forma allungata che tutti conosciamo, a polpa soda e con la buccia che varia dal giallo, al verde al bruno-rossiccio.

Le pere sono ricche di principi attivi e consumarle abitualmente giova alla nostra salute.

Possono essere mangiate anche dai diabetici, perché come zucchero contengono levulosio.

Sono ricche di acqua, di albumine, di pectina, di tannino (se poco mature), di varie vitamine (A, B1, B2, PP, C) e di molti oligoelementi:

calcio, cloro, ferro, fosforo, iodio, magnesio, manganese, potassio, rame, sodio, zinco e zolfo.

Hanno pertanto sull’organismo azione depurativa, rimineralizzante, rinfrescante, digestiva, lassativa e sedativa.

Vengono consigliate in caso di reumatismi e artrite, ma anche per combattere l’anemia, lo stress da sovraffaticamento e i disturbi durante la gravidanza.

Le foglie, inoltre, costituiscono una droga medicinale interessante, poiché in esse è presente un glucoside fenolico, chiamato arbutina:

Il pero, le foglie
Il pero, le foglie

sono un buon disinfettante delle vie urinarie e agiscono come rimedio febbrifugo.

Il decotto si prepara versandone due cucchiai rasi in mezzo litro d’acqua.

Si porta a bollore e si lascia sobbollire per 3-5 minuti.

La successiva infusione sarà di circa un quarto d’ora.

Si filtra, si dolcifica e si beve lungo la giornata.

Dal punto di vista storico, il pero ci riserva tante curiosità.

Il pero, Pyrus communis
Il pero, Pyrus communis

Omero, nell’Odissea, lo pone nei giardini di Alcinoo e di Laerte e Teofrasto ne evidenzia la diffusione nel Peloponneso.

Nella Magna Grecia se ne conservavano i frutti nel miele e nel vino cotto, sigillando i vasi di terracotta con la pece.

In epoca romana, Catone ne elenca sei varietà, che già ai suoi tempi venivano innestate.

I tipi di pera salgono addirittura a quaranta nel I secolo d. C., secondo la testimonianza di Plinio.

In Irlanda, durante il Medioevo, si attribuiva a quest’albero un potere un po’ sinistro:

se, infatti, cresceva su un terreno nel quale era stato sepolto di nascosto il cadavere della vittima di un delitto, nell’autunno successivo la buccia dei frutti si tingeva di porpora, svelando l’omicidio.

Il pero, il frutto: le pere
Il pero, il frutto: le pere

Verso la metà del XVIII secolo si verificò un terribile fatto, nella Contea di Clare.

In una nobile famiglia anglicana, un padre uccise la figlia perché si era lasciata corteggiare da un giovanotto cattolico, macchiando d’onta il suo buon nome, e ne fece sparire il corpo.

Pare che si riuscì a ritrovarlo e ad assicurare il colpevole alla giustizia solo perché era stato seppellito all’ombra di un pero che, quell’anno, produsse frutti dalla buccia color sangue.

Anche nella vicina Gran Bretagna questa proprietà era evidentemente nota se si tramanda che, dopo la cruenta battaglia di Evesham, nel Worcestershire (1265), i peri presenti nella campagna circostante diedero frutti tali da essere definiti bloody pears.

Ma torniamo agli antichi Galli, che ne avevano già selezionate ben 33 specie diverse, benché la loro preferita fosse il Pyrus nivalis Jacq.

Non che fossero grandi consumatori di pere:

le mangiavano secche oppure cotte e inzuppate in una bevanda che ricorda l’attuale cognac.

Che cosa ci facevano, allora, con tante pere? Ma il sidro, naturalmente!

Anzi un sidro di varietà particolare, detto poiré e stimato migliore di quello preparato con le mele.

La peculiarità di questa bevanda, che ha un tasso alcolico pari al 4-6%, consiste sia nella materia prima, sia nella preparazione.

Le pere devono essere assolutamente sane, ancora aspre, raccolte prima della completa maturazione e non devono subire il processo d’ammezzimento, ossia di leggera marcitura, consigliato invece per le mele.

Ne deriva un fermentato limpido, ricco di vitamine, diuretico e così gradevole a bersi che ancora oggi qualche furbastro lo spaccia per… champagne!

La ricetta del sidro o poiré di pere

Ingredienti

  • 7 chilogrammi di pere piuttosto acerbe;
  • 3,5 chili di pere più amabili ma non del tutto mature.

Preparazione del sidro o poiré di pere

Pulite le pere, tagliatele e spremetene il succo.

Il procedimento è veloce, se disponete di una centrifuga (che, tra l’altro, diminuisce il rischio di deposito torbido), altrimenti bisogna ricorrere alle presse di vecchia memoria.

Ponete il succo a fermentare per una settimana in un’apposita botticella, tenendolo in una cantina aerata.

Travasatelo poi in un altro recipiente pulito, badando a non smuovere il fondo, nel caso ci sia.

Il sistema migliore per mantenere limpido il mosto sarebbe quello di spillarlo.

Lasciate fermentare ancora per una settimana.

Mettete infine il “poiré” in una damigiana di piccole dimensioni, eliminando anche questa volta l’eventuale deposito.

L’invecchiamento dura circa otto mesi perché il sidro di pere si prepara di preferenza in autunno e non s’imbottiglia finché non sia giunta l’estate dell’anno successivo.

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Foto da Wikipedia e Pixabay, elaborazione copertina Roverselli Roberto per CaffèBook

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