La guerra di Crimea (1853-1856) mise in evidenza particolare il coraggio di un’infermiera creola di nome Mary Seacole (1805-1881).

La donna, in un momento particolare della sua vita e della storia, decise di abbandonare la sicurezza che aveva in Giamaica, fondare un piccolo ospedale chiamato “British Hotel” a Sebastopoli e assistere ai feriti della guerra.

Ritratto di Mary Seacole
Ritratto di Mary Seacole

Si deve pensare che all’epoca le autorità del Ministero della Guerra (War Office) rifiutavano il volontariato dei neri e dei meticci negli ospedali militari britannici a Sebastopoli.

Fra le tante meschinità che dominavano l’epoca vittoriana in Inghilterra c’era l’idea che i neri non meritassero il grande onore di servire i soldati della nazione.

Mary Seacole, nonostante ciò, decise di vendere tutti i beni che aveva per costruire un ospedale in Crimea.

I feriti l’avrebbero poi chiamata “Madre Seacole“: per tutti sarebbe diventata la donna che non lasciava nessuno solo sulla soglia della morte.

Mary Seacole, una vita destinata ad aiutare gli altri

Mary aveva ereditato la vocazione da sua madre, Mary Jane Grant, una guaritrice giamaicana che aveva sposato James Grant, scozzese e tenente dell’esercito britannico.

La signora Grant conosceva bene le erbe e offriva i suoi servizi con dedizione incondizionata ai bisognosi, una cosa che trasmise alla figlia fin da piccola.

A Kingston avevano un piccolo ospedale che era frequentato da invalidi, malati o persone molto povere.

Mary Seacole e un nemico chiamato colera

Era un vocazione che portava nel sangue, all’età di dodici anni aiutava già sua madre a prendersi cura degli ammalati.

Quegli anni di apprendimento le avrebbero fornito gli strumenti necessari per affrontare la terribile epidemia di colera che nel 1850 costò la perdita di circa 30.000 vite.

Quando sembrò aver rimesso quell’incubo, Mary andò a Cruces (Panama) per trascorrere una stagione con suo fratello.

Ma la morte la inseguiva e la guaritrice vide di nuovo il volto del nemico che aveva devastato il suo Paese.

Il colera tornava a cercare vittime, ma Mary non aveva più paura.

Mary Seacole stessa si ammalò, diventando fra le prime persone a sopravvivere a quell’ondata di colera:

guarita si mise a lavorare instancabilmente per contrastarlo.

Mise a punto quello che oggi definiremmo un protocollo sanitario che doveva essere eseguito sia negli ospedali che nelle case.

Per la guaritrice, che ora però applicava molte procedure mediche, era molto importante la ventilazione e la disinfezione dei luoghi e l’alimentazione corretta dei malati.

Inoltre tentava di reidratare i malati con acqua che fosse stata bollita con la cannella.

Mary Seacole si faceva pagare dai pazienti ricchi e trattava gratuitamente quelli poveri.

Nonostante il suo impegno, nella sua autobiografia (forse la prima scritta da una creola) Wonderful Adventures of Mrs. Seacole in Many Lands, ammette che furono molti, sia ricchi che poveri, quelli che soccombettero.

Mary Seacole la vita a Panama

Nonostante i problemi di malattia e clima, Panama rimaneva fra le mete preferite per i battelli provenienti dagli Stati Uniti.

Per vivere Mary Seacole aprì il British Hotel, che era un piccolo locale adibito principalmente a ristorante. La donna stessa lo descrive come una “capanna in rovina” nella quale però riusciva a servire fino a 50 commensali. In seguito vi aggiunse anche i servizi di un barbiere.

Il suo impegno nella lotta al colera le aveva fatto ottenere anche un buon rispetto dalla comunità degli americani, i quali si trovavano a convivere a Panama anche con molti ex schiavi.

Il colore della pelle pesava tuttavia molto anche in quel Paese del Centro America.

Ad una cena nella quale Mary Seacole era fra gli invitati proprio per i meriti acquisiti durante l’epidemia, si verificò un episodio che rende palese quanto subdola fosse la “questione razziale”.

Una donna americana, proponendo il brindisi finale, prima ringraziò Dio per aver creato la migliore delle donne e poi disse che se fossero riusciti a schiarire le “sfumature scure” con “qualunque mezzo” questo le avrebbe permesso di ricevere ovunque gli onori e i riconoscimenti che meritava.

Seacole replicò con fermezza che non “apprezzava i gentili desideri della sua amica” riguardo alla carnagione perché, anche se fosse stata scura come qualsiasi negro, sarebbe stata altrettanto felice, utile e rispettata da coloro di cui apprezzava il rispetto.

Mary Seacole e la guerra di Crimea

Nel 1853 scoppiò la guerra di Crimea.

Le cattive notizie attraversavano i mari raggiungendo anche l’altra metà del mondo.

Stampa su Guerra di Crimea
Guerra di Crimea: Una stampa dell’assedio di Silistra

Mary Seacole sapeva perfettamente che chi sfuggiva all’opera delle armi poteva essere comunque colpito dall’ambiente malsano che regnava negli ospedali militari.

Sapeva che i soldati che non morivano in combattimento rimanevano comunque disarmati di fronte ad un nemico terribile: il colera.

L’origine di questa malattia è nel consumo di acqua contaminata che causa diarrea e porta alla disidratazione.

Decise di abbandonare la relativa sicurezza che si era costruita e la posizione di rispetto che occupava nella società per offrire un aiuto a chi lo necessitava.

Si recò da prima a Londra.

Mary Seacole aveva bisogno di un permesso e del supporto del War Office che la inquadrasse come volontaria sulla scena del conflitto.

Dobbiamo pensare di essere in piena epoca vittoriana: le autorità britanniche respinsero la sua iniziativa, prima perché era una donna e in secondo luogo per la sua “razza”, non meritava l’onore di prendersi cura dei soldati dell’Impero.

Probabilmente pesò particolarmente il disprezzo per essere meticcia, perché un’altra eroina eccezionale di nome Florence Nightingale, poi conosciuta come “la signora con la lanterna“, ottenne l’approvazione del War Office, e riuscì a partire per Scutari (Turchia) con un gruppo di 38 infermiere.

Mary Seacole e l’impegno in Crimea

fotografia di Mary Seacole
fotografia di Mary Seacole

Mary Seacole non si arrese alla mancanza di sostegno finanziario da parte delle istituzioni.

Decise di sacrificare tutti i suoi beni e partire per la Crimea, all’età di 50 anni, per impegnarsi nella lotta contro il suo antico nemico, il colera.

Con l’aiuto di Thomas Day, una sua conoscenza caraibica giunta inaspettatamente a Londra, riuscì a trovare l’imbarco per viaggiare fino a Balaclava.

Giunta sul posto, costruì un nuovo “British Hotel“, un piccolo ospedale, in cui offriva un luogo sicuro di cure che non faceva distinzione di nazionalità fra ottomani, inglesi o francesi.

Trovò anche la collaborazione volontaria di alcune persone che ne apprezzavano l’impegno e le capacità mediche.

Howard Russell, corrispondente del Times, la segnalò per essere sempre presente sul campo di battaglia ad aiutare i feriti, come signorina Nightingale, indossando però abiti dai colori vivaci.

Mary Seacole, dopo la guerra

Però alla fine della guerra, dopo la sconfitta dell’Impero russo e la firma del trattato di Parigi nel 1856, per “Madre Seacole” incominciò un periodo molto difficile.

Si ritrovò senza denaro e dimenticata.

Il semplice colore della pelle determinò due destini molto diversi:

Florence Nightingale, “la signora con la lanterna”, ricevette onori e riconoscenza, Mary Seacole fu condannata all’oblio.

Seacole tornò in Inghilterra in condizioni di indigenza e in cattive condizioni di salute. Tentò di lavorare, ma questo la portò solo alla bancarotta finanziaria.

Fortunatamente, nel luglio del 1857, tramite la stampa venne organizzata una raccolta benefica di denaro per lei.

Migliaia di persone vi parteciparono e Mary Seacole pubblicò anche le sue memorie, “The Wonderful Adventures of Mrs Seacole in Many Lands“. Questo le permise di vivere i restanti anni con una buona sicurezza economica.

Mary Seacole morì nel 1881 nella sua casa di Paddington, a Londra

La storia l’avrebbe ricordata per il suo contributo alla moderna assistenza infermieristica, ma anche per quella profonda umanità che sempre aveva caratterizzato la sua vita.

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