mi piace Brahms!

“Per fortuna che col diretto Genova-Nizza me la cavo in tre ore. “Cavo” per modo di dire, considerando che sono meno di duecento chilometri. Ma il pensiero di prendere l’auto mi fa venire i brividi. E poi non posso certo lamentarmi. Primo violino della nuova Filarmonica di Nizza non è cosa da poco. Soprattutto vincendo su tutta quella concorrenza! Finalmente un po’ di lustro al mio nome nell’ambiente. Era ora! Dopo decine e decine di concorsi. Alla mia età, o succedeva adesso o mai più.

E pensare che stavo rinunciando. Tutte quelle male lingue alle mie spalle: – tanta tecnica ma poco cuore -… i soliti invidiosi. Chissà ora come schiumeranno di rabbia. E poi in Francia pagano bene e si suona il doppio che in Italia. Pubblico generoso, forse meno competente rispetto alle grandi città del nord, ma qui fa meno freddo e si mangia meglio.

Quello che mi preoccupa un po’ è il Maestro Schulz. E’ vero che è stato lui a scegliermi, ma ha la fama di essere un rompicoglioni, come sanno esserlo solo i tedeschi. Vabbè, staremo a vedere. Dopodomani ci sarà il debutto con la sua direzione e il mio in assoluto da primo violino. Una bella sfida”.

Il treno si muove lentamente, come per permettergli di gustare meglio lo spettacolo della costa e del mare azzurro fuori dal finestrino. È quasi mezzogiorno e manca ancora un’ora all’arrivo. Alberto comincia a sentire il peso della notte precedente, passata tra sonno e risveglio dovuti alla tensione dell’esibizione. Chiude gli occhi, ma li riapre subito, stringendo a sé la custodia col prezioso strumento accanto a lui. Il terrore che qualcuno possa portarglielo via gli fa gelare il sangue. Venerdì, ci sono pochi passeggeri, ma è proprio in questi casi che bisogna tenere gli occhi aperti.

Arrivato in stazione trova subito un taxi all’uscita. Un piccolo lusso, considerando che l’Hotel è a cinque minuti, ma vuole cominciare bene la sua nuova carriera.

In camera trova dei documenti sulla scrivania. Sono sicuramente di Madame Jeandot, la manager della filarmonica, con tutto il programma di appuntamenti e prove. Gli orari sono bene in evidenza. Gli italiani hanno la fama di essere sempre in ritardo. Ma li guarderà con cura dopo, ora vuole affacciarsi alla grande porta finestra che dà sull’Avenue des Anglais.

E’ aprile e, anche se oggi c’è appena un leggero sole, il panorama merita qualche minuto. Si siede sulla poltroncina del terrazzino per rilassarsi un po’, pensando al suo nuovo ruolo di capo d’orchestra e alla vita che ha davanti. Peccato che Alessia non sia con lui. Ora le avrebbe preso la mano con dolcezza e avrebbero condiviso finalmente questo insospettato benessere. Anni e anni di dura gavetta in tutti gli organici possibili e immaginabili. Gli è toccato suonare anche a dei matrimoni e a imbarazzanti sagre paesane. Però sempre con lei accanto.

Gli cala un po’ di tristezza. Peccato sia finito tutto così male, proprio ora. D’altronde è colpa sua. La vita da musicista sempre in viaggio gli ha offerto troppe distrazioni, e l’ultima gli sta costando il matrimonio.

Rientra in stanza per farsi una doccia e togliersi di dosso l’odore del treno.
Mentre si asciuga i capelli, tira fuori il tablet dalla valigia e controlla le email.

C’è n’è una proprio di Alessia. Sono i documenti da firmare per il divorzio. Certo non ha perso tempo! Getta l’asciugamano sul letto e comincia a imprecare a voce alta. Sapeva che lo avrebbe fatto! Questa volta sembra proprio decisa. Un altro divorzio! E dove troverà la forza per affrontarlo? Gli sale subito un forte mal di testa e sente che passerà una pessima serata.

Si toglie l’asciugamano bagnato dai fianchi e indugia per qualche istante davanti allo specchio. Un’ eccedenza di grasso sui fianchi, i testicoli un po’ calati e la fronte che guadagna sempre più spazio sui capelli che insistono ad abbandonarlo. Ma il quadro generale è ancor quello di un uomo piacente, o almeno così gli piace credere.

Si lascia andare supino sul letto. Il soffitto è lievemente affrescato con dei fregi color verde menta e lilla. Questo hotel gli ricorda il viaggio che hanno fatto insieme lo scorso anno a Capri. Allora sembrava tutto perfetto. E’ bastato un anno. Eppure, come si rovinano, le cose possono sempre aggiustarsi. E poi Alessia non sarà mica così scema da rinunciare a tutto, proprio adesso che la vita si è decisa a ricordarsi di lui, di loro! Ha sbagliato a pensare che sarebbe stato inutile tentare di farla ricredere. C’è sempre una soluzione con qualcuno che comunque, sotto sotto, continua ad amarti.

Deve chiamarla e convincerla a venire a Nizza. Questi giorni lavoreranno per lui. Alessia non è stupida e si renderà conto che qualcosa sta cambiando. Ha passato troppo tempo aspettando che accadesse e, in fondo, è anche opera sua! Quindi non vorrà mollarlo proprio ora.
Si alza di scatto e prende il telefono.

– Pronto! Ciao…sì, sto bene. Tu piuttosto…sì, ho visto l’email. Ma non è per questo che ti chiamo. Sono appena arrivato a Nizza e ho una stanza magnifica. Mi sei subito venuta in mente. Dovresti essere qui a godertela con me e passare questi giorni insieme, te lo meriti! No, ascolta, non voglio fare il solito romantico fuori tempo massimo. E’ la verità, mi manchi davvero! Non ha senso se non ci sei, è come un film dove manca la protagonista. Sì, lo so, non me lo devi ricordare. So bene perché siamo a questo punto, ma quello che ti propongo è soltanto un week end senza impegni, senza pensare al futuro e, possibilmente, al passato. Come due innamorati al primo viaggio. Voglio offrirtelo, te lo devo. Non devi decidere subito. Pensaci, ti prego! Ti richiamo domattina.

Alberto chiude la conversazione e si lascia ricadere sul letto. “ Avrò fatto bene? Ma la amo ancora? E’ proprio questo che voglio o è solo paura di non averla più con me?”. Lei, che a differenza di lui, sopporta i danni del tempo in maniera impeccabile. E’ bella Alessia, lo è sempre stata, non una bellezza mozzafiato, ma la tipologia di donna che con l’eleganza e la raffinatezza riesce senza sforzo a conservare una distinta sensualità. Certo gli anni passano, erano così giovani quando si sono conosciuti. Eppure per lui rimane sempre la stessa, una donna con uno spessore indiscutibile, l’unica che sente realmente vicina e da cui costantemente non può fare a meno di ritornare.

Con uno sforzo si rialza e prende la lista degli appuntamenti. Tra un paio d’ore c’è un meeting con la direttrice di produzione, Herr Schulz e Madame Jeandot.

Il tempo di vestirsi e prendere un caffè sulla Promenade.

Apre gli occhi a fatica. La stanza è invasa dalla luce. Oggi a quanto pare niente nuvole.
Guarda l’orologio, le 10 passate! Cazzo! Ieri sera tutto quel vino ha colpito duro a quanto pare. La direzione dell’evento ha offerto la cena in uno dei ristoranti più esclusivi e lui non si è certo fatto pregare. Forse ha un po’ esagerato. Non ricorda molto ed è questo che lo preoccupa.
“Proprio la prima sera col Maestro! Un bell’inizio. Spero soltanto che anche gli altri si siano lasciati un po’ andare. Figuriamoci! Quella scopa della Jeandot e il sergente Schulz! Mi auguro di non aver flirtato con Isabelle, la direttrice dell’evento. Bella donna! Ci mancherebbe pure questo!”

Racconto di Alessandro Barocchi: …mi piace Brahms!

foto racconto: mi piace Brahms!
Racconto: mi piace Brahms!

Prende il telefono. Ci sono quattro chiamate di Alessia.

– Sì, perdonami, ma la cena di ieri sera è andata per le lunghe e mi sono svegliato ora. Ma certo che sono solo! Che domande fai? Allora cosa mi dici? Ci hai pensato? Vieni?
Se non fossi sicuro non ti avrei chiamato. Mi manchi davvero. Vedrai, staremo bene. Ti vizierò! Se riesci a salire sul treno delle undici arrivi in tempo per pranzare insieme. Ti vengo a prendere. Dai, a dopo!

Alla stazione c’è una folla imprevista. Forse il week end, o forse anche il concerto di stasera? Il treno di Alessia è in ritardo. Ha prenotato un bel ristorantino con vista sul mare, ma la cucina chiude alle quindici. “Speriamo di farcela” pensa tra sé, mentre sfoglia un quotidiano francese. Non parla benissimo la lingua, ma la capisce e dovrà per forza migliorarla nel suo nuovo ruolo di capo d’orchestra. I musicisti sono quasi tutti del posto e comunicare con loro diventerà imperativo.

Mentre è perso nelle pagine del giornale, qualcuno gli bussa su una spalla.

– Ciao Maestro…
– Alessia! Amore mio!

E la abbraccia con passione. Lei ricambia debolmente. Capisce che se vuole riallacciare, questo week end dovrà impegnarsi.

– Hai viaggiato bene?
– Sì grazie, ma ora ho fame.
– Era quello che speravo! Ho prenotato un posto perfetto per il “ déjeuner”.
Ma dobbiamo sbrigarci o ci lasciano fuori!

Il tavolo è accanto a una vetrata che dà sul mare. La giornata è splendida e ad Alessia comincia a spuntare un bel sorriso.

– Ero convinto che non saresti venuta.
– Anch’io, fino a ieri sera. Poi la mattina così piena di sole mi ha dato la spinta. Ho fatto la cosa giusta?
– E’ ovvio! Guardati ora! Sei bellissima e contenta. O sbaglio?

Lei sorride e prende il menù. Lui la ferma con un gesto.

– Se per te va bene ho già ordinato. So quello che ti piace. Non resterai delusa!

Il servizio è rapido e gentile, il vino bianco è freddo e secco, perfetto con i frutti di mare e i piatti scelti. Tutto procede per il meglio, l’atmosfera è distesa e l’argomento principale è il suo nuovo lavoro alla filarmonica. Per ora neanche una parola su loro due. Alberto non vuole forzare la mano, tanto sa che prima o poi verrà fuori.

Dalla porta a vetri che dà sulla terrazza esterna, entra una bambina. Avrà circa 10 anni, vestiti logori e sporchi. Vende accendini, portachiavi, piccoli oggetti. Fa il giro dei clienti e poi si avvicina a loro. Alessia le sorride. La piccola ne approfitta e riversa sul tavolo tutti le cose che ha in mano.

– No! Non qui, per favore! Ti prego, non darle spago altrimenti non ce la togliamo più di torno.
– Dai Alberto, è solo un attimo.
– Non capisco, cos’è? Hai bisogno di un accendino? Ti sei messa a fumare ora?
– È una ragazzina, lasciala fare.
– Lo sai come sono, finché non gli compri una di quelle porcherie, non si staccano.
– Rilassati, certo che con i bambini non hai un briciolo di pazienza!
– Quella che invece a te non manca mai.

Alberto si adagia sullo schienale e fa cadere le braccia lungo i fianchi, guardandole entrambe visibilmente spazientito.
Alessia da’ una carezza alla piccola – d’accordo, ti prendo uno di questi, altrimenti qui al signore gli si blocca la digestione – e si mette al polso un grosso bracciale fosforescente con una luce rossa che si illumina a intermittenza.
La bambina prende i soldi, raccoglie le sue cose e si allontana in fretta.

– Non vorrai lasciartelo davvero?! Sembri un’adolescente che deve uscire con le amichette di borgata. E poi è sporco, chissà dove li tengono.

Lei lo guarda annoiata – Oggi mi sento di fare qualsiasi sciocchezza, compresa quella di essere venuta fin qui. Ma stai tranquillo, stasera al concerto me lo tolgo! Sempre ammesso che venga!

Alberto capisce che è meglio smetterla e cercare di essere più gentile e arrendevole.

– Scusa, è che vorrei starmene un po’ in pace con te, senza che nessuno ci disturbi – e le prende la mano, stringendola con affetto.
Poi chiede due caffè e il conto, che arrivano subito dopo.
Appena fuori il ristorante, li accoglie un inaspettato vento freddo. Alessia rabbrividisce e si copre con la sciarpa.

Alberto istintivamente l’abbraccia, baciandola dolcemente sulla bocca. Lei non fa resistenza, anzi, ricambia altrettanto dolcemente. Rimangono così per un po’, poi iniziano a camminare sul lungo mare. Sono leggermente fuori città. C’è meno gente in giro.

– Mi dispiace tantissimo di averti ferita.
– Ho sofferto tanto, soprattutto perché non me lo aspettavo, almeno non questa volta.
– Sono stato uno sciocco. Uno dei miei black out. L’alcol, la stanchezza e anche la rabbia che avevo dentro per non essere ancora riuscito a fare niente della mia vita, della mia carriera, senza essere riuscito a darti nulla dopo tutti questi anni insieme.
– Così hai pensato bene di servirmi su un piatto d’argento una bella scopata con l’assistente di studio!
– Lo so, ho fatto una sciocchezza, ma ora è tutto diverso. Non ho più bisogno di dimostrare chi sono e quanto valgo. Figurati! Sono riuscito a convincere persino un Maestro tedesco. Chi lo avrebbe mai pensato? È  segno che le cose stanno cambiando davvero per me, per noi!
– Mi hai fatto venire mille dubbi, mille incertezze e io odio sentirmi così, come una sciocca che alla mia età si fa ancora tutte queste domande. Sono stanca delle bugie.
– Non ce ne sono più ormai. Quello che sta accadendo è reale, e stasera al concerto te ne accorgerai. Sono così felice che tu ci sia!

E la abbraccia di nuovo, questa volta stringendola stretta a sé, cercando in qualche modo di comunicarle la sua impotenza di tornare indietro e cancellare tutte quelle colpe.
Il sole è tramontato ormai. Camminando, sono arrivati fino a un molo di legno con delle barche ormeggiate. Intorno a loro solo qualche gabbiano.

– Vieni rientriamo, si sta facendo tardi.
– Aspetta Alberto, anch’io devo dirti qualcosa.

Lui la guarda sorpreso – Cosa c’è?

– Se vogliamo ricominciare dobbiamo farlo con le coscienze pulite e senza segreti.
– Che vuoi dire?

Lei si avvicina alla balaustra che dà sul mare aperto.

– Alberto, anch’io sono stata con un altro!

Lui la guarda come se non avesse capito – Come con un altro?
–  Non lo conosci, è un collega di Clara, mia sorella. Una sera lei mi ha chiamata. Ero sola e disperata a casa di mia madre. Mi ha obbligata a uscire, c’era della gente con lei e io non ce la facevo a stare un’altra notte a chiedermi dov’eri e che ne sarebbe stato di me.
Così li ho raggiunti. Erano quasi tutte coppie, eccetto lui, e così ci hanno messi vicini. Sono stata tentata più volte di andarmene. Mi sentivo inadeguata, e avevo la sensazione che tutti se ne accorgessero. Ma è stato gentile, ha subito capito il mio stato d’animo. Così, lentamente, parlando di tante sciocchezze e bevendo qualche bicchiere di vino, mi sono rilassata. Stavo bene, dopo tanto tempo. Poi, in un attimo, siamo rimasti soli. Gli altri avevano fretta di tornare nelle loro case, dalle loro famiglie, mentre noi motivi per rientrare non ne avevamo. Così siamo rimasti lì ancora per un po’ e alla fine mi ha invitata a casa sua, e io ho accettato. E’ stato solo quella notte. Al mattino ci siamo salutati e non l’ho più rivisto. So che ha chiesto il mio numero a Clara, ma poi niente. Ed è stato meglio così.
– E brava la mia Alessia!  Mentre io mi facevo a pezzi l’anima, tu hai pensato bene di rimediare a modo tuo!
– Cosa volevi che facessi? Eri sparito! Come ogni volta dopo le tue avventurette! Non sapevo neanche se ti avrei mai più rivisto.
– E invece vedi com’è la vita? Altroché se mi hai rivisto, al punto che mi tocca sentire anche tutta la storiella! E poi, cosa mi devi dire? Qualche altra rivelazione?

Lei lo guarda triste – No, niente! Mi dispiace. Sapevo che non sarei dovuta venire.
–  Al contrario! Almeno ora penserai che siamo pari! Mi hai reso il favore! E adesso che dovrei fare? Vabbè, non ci pensiamo più? È questo quello che ti aspetti?
– Hai un bel coraggio! Dopo tutto quello che ho dovuto sopportare! Dopo tutti questi anni di umiliazioni con le tue puttane. Non avevi neanche il pudore di nasconderle. Tanto Alessia, la cogliona, è pronta ad accettare qualsiasi cosa. Con lei non ci sono mai problemi, è sempre disposta a perdonare!
– Tu parli di puttane? Proprio tu, dopo quello che hai fatto? E, se non ti avessi chiamato, non lo avrei mai saputo! Sarei rimasto col senso di colpa. La povera Alessia, tradita e maltrattata, la povera vittima sacrificata sull’altare dell’innocenza!
– Mi fai schifo! Portami subito alla stazione. Con te stavolta ho chiuso davvero!
– Ma dove pensi di andare? Dove credi di fuggire?

Le corre dietro e la prende per le spalle. Lei si rivolta e cerca di colpirlo sul viso. Poi lo graffia con le unghie. Lui la afferra per il collo e la trascina fino al bordo del pontile e con un calcio la spinge giù. Lei cade in acqua di schiena. Il volo è almeno di tre metri. Il tonfo è violento, e Alberto prova un definito senso di soddisfazione. Poi però si ricorda che Alessia non sa nuotare! Si affaccia alla balaustra in preda al panico. Dopo pochi secondi lei risale in superficie, prende fiato e comincia a urlare.

Ad Alberto è rimasta in mano la sua sciarpa. Si sporge come può, tenendosi con una mano al pontile e con l’altra porgendole quel pezzo di stoffa.

– Aggrappati a questa! Avvicinati più che puoi! – Nel tentativo di allungarsi verso di lei mette un piede in acqua: è molto fredda.

Nel frattempo Alessia continua a strillare. La paura le complica ancora di più i movimenti. Annaspa, tirata giù dal peso dei vestiti e dall’incapacità di tenersi a galla. Urla disperata, ma aprendo la bocca ingoia acqua e non riesce a respirare.

– Dai! Cerca di afferrarla! – La voce di Alberto è un grido strozzato.

Poi pensa di buttarsi ma esita, ha paura che lei possa tirarlo giù. Non vuole annegare, non ora, non dopo quello che di buono gli sta succedendo. Dopo tutti questi anni di ansie, invidie, rancori, dopo aver ingoiato montagne di merda, dopo aver accettato qualsiasi compromesso pur di andare avanti. No, non è il suo momento di morire!
Pochi attimi, ma sono sufficienti. Alessia sparisce lentamente nell’acqua nera, col volto deformato dall’angoscia e dal terrore.
Quaggiù il fondale sembra profondo e dopo pochi secondi non si vede più.

In preda all’orrore Alberto risale sul pontile, fatica a respirare. Si siede sulle tavole. Vorrebbe urlare ma non può. Si alza e torna di nuovo verso la balaustra, ma niente, non viene su nulla, neanche le bolle d’aria. Poi si guarda intorno. E’ buio, solo le luci della strada più in là. Nessuno nelle vicinanze, nessuno che ha visto. Guarda l’ora, le sette! “ Cazzo! È tardissimo”. Sul ponte è rimasta la borsa di Alessia. La prende e la getta con violenza in mare.

Riguadagna la strada e correndo disperatamente raggiunge l’incrocio dove c’è il ristorante. Si accorge di avere ancora la sua sciarpa in mano. Trova un cestino sulla spiaggia e la ripone bene in fondo, ricoprendola poi accuratamente con gli altri rifiuti.

Sul viale ferma un taxi. Dopo pochi minuti è in hotel. Ci sono vari messaggi in segreteria, ma non se ne cura. Sa già di cosa si tratta. La sera della prima ed è in ritardo. Non ce la farà mai, andrà tutto a rotoli, come al solito nella sua vita. Dovrà tornare a suonare ai matrimoni, sperando che ancora lo vogliano.
Poi il flash di Alessia. E comincia a piangere disperatamente.
Si asciuga lacrime e sudore, non ha il tempo per una doccia. Indossa di corsa lo smoking e le scarpe nere che ha dimenticato di spazzolare e che continuano a fargli male, nonostante abbiano ormai qualche anno, afferra il violino e le partiture. Non è riuscito nemmeno a riguardarle. Chiama la portineria per chiedere un taxi ed esce di corsa precipitandosi nell’ascensore.
Raggiunge il Teatro Nazionale, paga la corsa e, sempre correndo, prende l’entrata riservata ai musicisti.
La Jeandot lo accoglie con gli occhi di fuori.

– Monsieur Salini! Ma dove era? L’ abbiamo cercata ovunque! Il Maestro è fuori di sé. Non ha neanche provato le sue parti con l’orchestra!
– Sono desolato Madame! Ma ho avuto un serio imprevisto. Dove sono gli altri?
– Giù, nella sala riunioni, la stanno aspettando da più di un’ora! Hanno quasi finito il meeting.

Alberto si precipita per le scale, ma la donna lo ferma – Aspetti, la prego! Si aggiusti almeno il cravattino, ha un’aria così trasandata! – e avvicinandosi gli riposiziona il papillon.

Quando entra nella hall dove è riunita l’orchestra, il Maestro lo gela col suo sguardo. Ma non una parola di rimprovero.

– Salini, prego! Raggiunga pure il suo posto.

Nella sala c’è un silenzio assoluto. Tutti lo guardano. Alberto saluta con un cenno della mano, ricevendo timide risposte. Poi, con gli occhi a terra, si siede, apre la custodia e imbraccia il violino.

Herr Schulz lo blocca subito – Lo metta via, ora non ce n’è più bisogno. Spero abbia avuto il tempo per rivedere quei suggerimenti che le avevo accennato!
– Certamente Maestro! Mi scuso con lei e con tutti i miei colleghi per questo imperdonabile ritardo. Spero di non avervi causato troppo disagio.
– Ce la caveremo…noi! Lei pensa di farcela?
– E’ tutto sotto controllo. Non vedo l’ora di iniziare!
– Bene! – poi rivolgendosi agli altri – Signori, spero che questo sia il primo di una intensa stagione di concerti con la nuova Filarmonica di Nizza!
Abbiamo lavorato intensamente per preparare il nostro repertorio.
Aprire con Brahms è un progetto azzardato, una grande sfida. Ma questo organico ha bisogno di emergere, e il modo migliore per farlo è cimentarsi con degli obiettivi ambiziosi. Ho molta fiducia in voi – e indulge con lo sguardo torvo verso Alberto – date tutto quello che avete, fatelo per voi, per la musica sinfonica e per Brahms! Ci vediamo in scena!

Tutti si alzano e applaudono le sue parole. Lui ricambia con un frettoloso cenno del capo e poi si allontana seguito dalla Jeandot, che nel frattempo li aveva raggiunti.

Una violinista che siede accanto ad Alberto gli si avvicina timidamente.

–  Monsieur Salini, tutto bene? – Gli dice in un buon italiano – Io sono Giselle Meynier e siedo accanto a lei. Si ricorda?
– Oh, ma certo Madame Meynier E’ un piacere conoscerla!
Lei sorride – Il piacere e l’onore è mio. Di qualsiasi cosa abbia bisogno non esiti a chiedere. Spero che il suo ritardo non sia stato causato da qualcosa di grave. E’ sicuro di sentirsi bene? Ha un’aria così trafelata.
–  Sì, grazie, nessun problema. Ho avuto solo un contrattempo che ha ritardato tutti i miei appuntamenti, costringendomi a correre qui proprio all’ultimo. Mi dica Giselle…posso chiamarla Giselle?
– Ma certo Monsieur Salini!
– Mi chiami pure Alberto.
– Ok Alberto, mi dica.
– Di cosa avevate parlato col Maestro Schulz durante la mia assenza?
– Mah, niente di così importante, le solite raccomandazioni dettate dall’ego smisurato di questo tedesco! Secondo me il più nervoso è proprio lui. Da quello che dicono, con questa stagione si gioca tutto. Sembra sia all’ultima spiaggia.
I critici lo hanno spesso stroncato proprio per la rigidezza delle interpretazioni. Ma d’altronde cosa ci si può aspettare da un mangiapatate? – e le scappa una risata stridula.
– Grazie delle informazioni Giselle. Ora però la devo lasciare. Sa, devo recuperare un po’ il tempo perduto.
– Faccia pure Alberto e, se ha bisogno di me, sono a sua disposizione.

“ A questa Giselle ci penserò dopo, non è giovanissima ma ha delle belle gambe”.
Poi gli ritorna in mente Alessia e l’angoscia gli chiude la gola. Tira fuori le partiture, non ha paura di suonare, lo ha fatto in condizioni ben peggiori di questa. La gavetta sarà pur servita a qualcosa! E poi la sua tecnica è indiscutibile. E’ che l’ansia lo rende meccanico, perfetto sì, ma rigido senza spinta emotiva. Il suo più grande difetto. Stasera non sarà certo l’occasione migliore per stupire tutti col suo calore interpretativo. Ma alla fine la pagnotta la porterà a casa come sempre, almeno lo spera.
Dopo appena dieci minuti suona la campana. Ci siamo!

I primi violini sono gli ultimi a entrare in scena. Alberto barcolla un po’ nel raggiungere la sua sedia. Ha le vertigini e la vista offuscata. Alcuni colleghi lo aiutano a sorreggersi. Gli sguardi che gli rivolgono sono preoccupati e imbarazzati. Poi ognuno si siede al suo posto e iniziano i piccoli ripassi sulla partitura. Quindi Alberto alza l’archetto e dà il suo LA agli altri che lo seguono nell’accordatura.
Appena sono tutti pronti entra Schulz, accompagnato dagli applausi del pubblico. C’è il pienone stasera, quello dei grandi eventi.

Il Maestro si avvicina ad Alberto per salutare il capo dell’orchestra, come prassi.

– Caro Salini, non faccia cazzate o giuro che scendo dalla pedana e le spacco il violino in testa davanti al pubblico – glielo dice sottovoce con le spalle alla platea e col sorriso sulla bocca. Ma a Giselle e a qualcun altro più vicino non è sfuggito e gli sguardi sono, a dir poco, tirati.

Si comincia. C’è un po’ di tensione e si sente anche dall’intonazione di qualcuno, soprattutto dei corni. Schulz fa finta di niente ma si vede che è nervoso.

Poi è il momento degli archi. Le note partono perfette e l’armonia sale dolce e imperiosa. Più va avanti il concerto, più Alberto suona con vigore e sicurezza. E’ la prima volta che sente questa sensazione di passione che gli esce dalle mani, spontanea. E’ rosso in viso, i suoi movimenti comandano con precisione le arcate di tutta la sezione, diventa sempre più sicuro e intraprendente nell’ interpretazione, talvolta addirittura anticipando o meglio prevedendo le stesse indicazioni di Schulz, come se i due si conoscessero da anni.

Il Maestro lo guarda più volte. I suoi occhi sono accesi come due fari d’auto. Ma Alberto se ne frega e va dritto. Nell’ultimo movimento, quando gli archi suonano la triste melodia con un crescendo imperioso, Alberto sente le lacrime scendergli sul viso e il volto di Alessia gli cancella la partitura dagli occhi. Non suona per la musica, o per Brahms o per la carriera, ma solo per l’orrore che ha vissuto poche ore prima, per la pena e la tristezza nel saperla laggiù, in fondo al mare, per quel segreto che lo renderà schiavo a vita, per la consapevolezza di non poter mai più essere felice. Suona perché potrebbe essere l’ultima volta che lo fa, e la disperazione di quelle note è così profonda da toccargli l’anima.

Arriva alla fine del concerto in trance emotiva, senza neanche rendersi conto che è finita. Il pubblico, dopo alcuni secondi di incredulità, è tutto in piedi e gli applausi sono fragorosi. Si sente anche qualche urlo, così insolito in un pubblico di classica.

Schulz non crede ai suoi occhi. E’ la prima volta che un suo concerto riceve una simile ovazione. Quando si avvicina ad Alberto, gli applausi sembrano raddoppiare, così intensi e continui che Schulz è costretto a invitarlo ad alzarsi e a raggiungerlo difronte al pubblico, che lo riempie di “ Bravo” e “ Encore”.

Un successo inaspettato, soprattutto perché insperato, ma la star della serata è lui, il primo violino! Il pubblico lo ha capito subito, sin dall’inizio.

Rientrano tutti nei camerini.
I colleghi di Alberto lo circondano compiaciuti. Nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo. Ma ora è l’eroe della serata.
Si avvicina madame Jeandot – Bravo Alberto!

“Ora mi chiama già Alberto” pensa tra sé.

– Schulz le vuole parlare, la prego, mi segua.

Quando entra, ci saranno almeno dieci persone, tutte intorno al Maestro, c’è pure qualche TV in diretta.
Appena Schulz lo vede chiede a tutti di uscire.

– Salini, le devo i miei complimenti!
– Grazie Maestro.
– E pensare che non la volevo neanche nel mio organico! Alla fine, le confesso, sono stato quasi costretto a prendere lei a causa di tutte le defezioni. È inutile nasconderle che il mio nome non susciti entusiasmo nei bravi musicisti in circolazione.

Ma evidentemente mi sbagliavo. Gli addetti ai lavori la definivano un tecnico freddo e senza futuro, incapace di gestire un’orchestra, con tanta mano e poco cuore…ancora una conferma, se ce ne fosse bisogno, che gran parte di loro non capisce un accidente di musica.
– Troppo buono Herr Schulz, ma ha ragione, è stata indubbiamente una bella serata di musica.
– Una grande serata di musica vorrà dire! Quasi tutte le persone che erano qui mi hanno chiesto chi fosse questo primo violino e da quale organico fosse sbucato un simile talento. Mi dica un po’ Salini, ma che le è successo stasera? Perché ha suonato in quel modo incredibile? Che visione ha avuto?

Alberto impallidisce e lo guarda come se Schulz avesse indovinato il suo segreto.

– La verità? – dice con un sussurro – è che…
– Sì?
– È che…
– È che?…
– …mi piace Brahms!

Schulz lo guarda sorpreso, quasi deluso da una simile banalità. Si aspettava qualcosa di più intrigante o innovativo.

– Le piace Brahms….ok Salini…le piace Brahms, d’accordo. Però si metta bene in testa una cosa: non si azzardi mai più a cercare di rubarmi la scena! Già so che domani i giornali parleranno di me quanto di lei e io sono disposto a tollerarlo una sola volta! Quindi, se vuole continuare come primo violino,  se ne stia al suo posto e moderi l’entusiasmo. A quello ci penso io!
– Stia tranquillo Maestro, stasera era solo l’adrenalina del debutto. Da adesso in poi sarà tutto come deve essere.
– Bene Salini! Sono contento che abbia capito. Ora può andare. Immagino vorrà festeggiare con i suoi colleghi. Le auguro un buon fine serata.
– Altrettanto a lei Maestro!

Uscendo, il viso di Alberto si allarga in un grande sorriso.
“Altro che matrimoni e sagre di paese. Qui si stanno aprendo le porte del Paradiso!”

Giselle è in fondo al corridoio e lo abbraccia fin troppo calorosamente.

– Alberto, sei il nostro eroe stasera! Ti stanno tutti aspettando. Si va a cena a festeggiare! Stanotte la produzione ha promesso Champagne gratis all’intera orchestra, ed è soprattutto merito tuo!

Racconto: …mi piace Brahms!

Si sveglia con la solita luce del sole nella stanza e un gran mal di testa. Ieri ha veramente esagerato, ma un po’ per la gioia del debutto, un po’ per cancellare le immagini di Alessia, lo Champagne non bastava mai.
Sente qualcuno in bagno. Poi si ricorda: Giselle…

– Alberto, sei sveglio? – la vede affacciarsi dalla porta del bagno. Come ti senti? Dopo tutto quello che hai bevuto! Durante il sonno ti lamentavi, sembrava piangessi. Volevo svegliarti, evidentemente avevi un incubo. Forse quello di parlare ancora a quattr’occhi col crucco? – e le parte una risata stridula che gli ferisce le tempie.

– C’è del caffè? Sento l’odore – le chiede con un filo di voce.
– Sì tesoro, l’ho fatto appena mi sono alzata, Non sarà il tuo espresso italiano ma per il dopo sbornia è sicuramente quello che ci vuole. Io devo uscire, sono in ritardo e ho delle commissioni da fare. Se vuoi, ci vediamo più tardi in città. C’è il mio numero sul tavolo. Quando ti senti meglio, chiamami.

Si avvicina e lo bacia in bocca languidamente – Stanotte non sei stato affatto un gentiluomo! – E le riparte la risata assassina. Esce dalla stanza lasciando la scia del suo profumo dozzinale.

Si alza a fatica e si versa un’ abbondante tazza di caffè. Gli salgono subito su le immagini di Alessia che annega e l’angoscia gli toglie il respiro. Pensa a quello che dovrà inventarsi con Clara e la madre. Non avendo sue notizie lo chiameranno presto. Gli dirà di averla sentita al telefono per invitarla lì a Nizza, ma che lei si è rifiutata di raggiungerlo perché ancora in collera con lui. L’email con i documenti del divorzio confermeranno le sue parole. A Nizza nessuno la conosce e non c’è ragione che vengano a cercarla proprio lì. Alla fine sarà solo una delle tante donne che scompaiono ogni giorno, e dopo qualche periodo di ricerche inutili tutto si fermerà, come al solito. A lui resterà soltanto il brutto ricordo, ma col tempo riuscirà a superarlo. E dopo ieri sera, la carriera lo aiuterà senz’altro a dimenticare. Ma poi è così sicuro che sia meglio per lui allontanare quella sensazione? La sua appassionata performance di ieri sera non è frutto proprio di quella pena? Ogni cosa ha un prezzo e se questo è quello che deve pagare per suonare così bene, allora è meglio tenersi stretta questa tragedia.

Sulla scrivania ci sono un paio di giornali. Li avrà sicuramente recuperati Giselle fuori la porta. Li apre e va subito alla pagina dello spettacolo.
Sono quotidiani locali e parlano entusiasticamente del concerto di ieri sera. A quanto sembra c’erano tutte le autorità e le famiglie che contano in questa città. Grandi parole per Schulz ma, come aveva previsto il Maestro, altrettante per lui, col suo nome bene in evidenza. Immagina le facce dei suoi colleghi invidiosi a Genova! Quanto darebbe per guardarli mentre gli arriva la notizia del suo successo di Nizza e della Filarmonica! Quale modo migliore per cominciare la giornata! Poi preso dall’entusiasmo continua a sfogliare il quotidiano. In fondo, alla pagina della cronaca, vede una foto del molo dove la sera prima era con Alessia, pieno di polizia.

Gli sale il panico. Prova a leggere l’articolo.
“Stanotte è stato ritrovato il corpo di una donna, affogata vicino a un pontile di legno a ovest della città. Ieri sera, dopo le nove, un pescatore, rientrando, ha notato sul fondale una luce rossa che lampeggiava. Incuriosito, ha ormeggiato l’imbarcazione e, presa la maschera da immersione, si è tuffato in acqua. A circa cinque metri di profondità ha visto che la luce proveniva da un bracciale al polso di una donna senza vita, adagiata su un fianco. Risalito in superficie ha subito chiamato la guardia costiera. L’unità sommozzatori ha recuperato in poco tempo il corpo della vittima. La polizia è riuscita a identificare la donna attraverso una tesserina sanitaria che aveva nella tasca del soprabito. Un’italiana, di nome Alessia Salini, forse moglie di uno dei componenti della Filarmonica di Nizza che proprio ieri notte ha aperto la stagione dei concerti al Teatro Nazionale. Sono in corso le indagini.”

Alberto è bianco come un lenzuolo, l’entusiasmo e la gioia sono belli che andati.
Poi sente bussare con forza alla porta…

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