Tempo fa un mio amico mi ha introdotto ad un bravissimo autore di animazione.

Parlo di Lorenzo Berghella, italiano, giovane e con già alle spalle un vero e proprio film molto interessante, intitolato Bangland.

Qui di seguito due parole che ci siamo scambiati e che mi hanno permesso di conoscerlo meglio.

Intervista a Lorenzo Berghella

1) Ho conosciuto il tuo lavoro tramite il film d’animazione “Bangland”, dal quale sono rimasto affascinato. Non solo per i disegni che lo compongono, ma anche per la sceneggiatura. Ti va di parlarcene?

Lorenzo Berghella: Bangland è una città immaginaria americana situata in un universo parallelo distopico in cui Steven Spielberg è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti e ha dato il via ad una folle guerra contro uno staterello africano.

Dopo un misterioso attentato alla Statua della Libertà, il paese cade nel panico e nella paranoia e chiunque non è bianco viene visto come un potenziale terrorista. Tutto questo fa da sfondo alle vicende di vari abitanti di Bangland che si trovano ad aver a che fare con le conseguenze di questa situazione socio-politica.

Ho cominciato a scrivere “Bangland” nel 2009 ed è incredibile come tante cose che sembravano esagerate nel film sono poi successe davvero negli ultimi anni, come l’elezione di Donald Trump che ha molto in comune con il fittizio presidente Spielberg.

2) E il film com’è andato?

Lorenzo Berghella: Il film ha avuto una buona vita nel circuito festivaliero. È stato presentato alle Giornate degli Autori della 72ª edizione Mostra del Cinema di Venezia, dove ho vinto il Premio SIAE al Miglior Talento Emergente.

È stato poi proiettato in diverse rassegne e questo mi ha permesso di conoscere molte realtà culturali italiane davvero interessanti.

3) Hai subito cominciato con l’animazione o con i classici fumetti?

Lorenzo Berghella: Sono da sempre appassionato di fumetti e cinema. Ho cominciato appena maggiorenne a scrivere e disegnare fumetti in via del tutto amatoriale.

A 19 mi sono iscritto alla Scuola di Cinema IFA di Pescara e qui ho fatto leggere i miei fumetti a Cristiano Di Felice, co-fondatore della scuola e insegnante di regia. Cristiano ha apprezzato i fumetti e insieme abbiamo cominciato a lavorare ad un videoclip d’animazione. Il videoclip non è mai stato portato a termine ma è stato il mio primo approccio all’animazione.

4) Come mai hai scelto l’animazione piuttosto che il cinema dal vero?

Lorenzo Berghella: Perché mi ha permesso di unire le mie due passioni, cinema e fumetto, e sopratutto per le infinite possibilità creative che ha.

A causa del budget con il cinema dal vero molto probabilmente sarei stato costretto a fare un film con due attori, tutto ambientato in una stanza, invece l’animazione mi ha permesso di dar vita ad un mondo intero.

5) Quali sono i registi d’animazione che ti hanno ispirato?

Lorenzo Berghella: Il primo regista che mi ha fatto appassionare all’animazione è stato Ralph Bakshi, il regista di Fritz il Gatto, il primo cartone animato vietato ai minori di 18 anni, e American Pop, uno dei miei film preferiti in assoluto.

Un altro regista che mi ha ispirato è Don Hertzfeldt, che purtroppo qui in Italia è quasi sconosciuto mentre in America è considerato da parte della critica il nuovo Kubrick.

Da entrambi ho imparato l’uso dell’animazione come tecnica di realizzazione e non come genere cinematografico.

6) Cos’hai appena disegnato?

Una tavola di Lorenzo Berghella:

Lorenzo Berghella l'albero della conoscenza
Lorenzo Berghella l’albero della conoscenza

7) Prossimi progetti?

Lorenzo Berghella: Attualmente sto lavorando ad un nuovo progetto d’animazione ma è ancora in fase embrionale.

8) Com’è la vita di un disegnatore/animatore in Italia?

Lorenzo Berghella: In Italia l’animazione, quella rivolta ad un pubblico adulto almeno, è una strada ancora poco battuta, quindi da una parte può essere difficile trovare qualcuno disposto ad investirci e dall’altra, però, proprio perché esistono così pochi prodotti d’animazione, ci sono maggiori possibilità di realizzare qualcosa di originale.

Foto Tavola di Lorenzo Berghella, Intervista di Alessandro Barocchi

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