Il capitolo Il Barone da “Una bestiale Commedia”, una strana pena infernale

Ciò che colpisce del fantasy “Una bestiale Commedia” di Alessandro Barocchi, al di là della splendida copertina è l’ironia irriverente della storia.


Protagonista di quest’avventura fuori dall’ordinario è il Signor Curioso che nel mezzo di una scala diroccata di un castello si ritrova in una stanza oscura.

Questo passaggio rivisitato da Alessandro Barocchi sicuramente vi ricorderà una delle frasi più celebri della letteratura italiana. E subito vi farà capire che ci troviamo dinanzi a un libro che prende spunto dalla “Divina Commedia” di Dante Alighieri, ma che lo fa con sarcasmo interessante.

Alessandro Barocchi, copertina Una Bestiale CommediaIn questo luogo oscuro il Signor Curioso farà un incontro inatteso con Dante Alighieri, che diventerà la sua guida per mostrargli i segreti dell’Inferno.

Dante sostituisce Virgilio nel tour gratuito dell’Inferno, il Principale ha messo a lavorare tutti al suo progetto per far redimere i peccatori; anche lì c’è crisi e tutti devono rimboccarsi le maniche per dare il loro contributo.

Il Creatore mostra agli uomini le sofferenze a cui sono sottoposti i peccatori in quel luogo, provando così a convincerli a redimersi.

Anche il Diavolo ha un ruolo differente da quello che il lettore si aspetterebbe, poiché Lucifero è pieno di lavoro da fare: deve aggiornare le pene in base ai sempre nuovi peccati che gli uomini inventano e commettono.
Quest’assurdo viaggio intrapreso dal protagonista del libro “Una bestiale Commedia” metterà il Signor Curioso dinanzi a una realtà insospettabile, che non solo lo porterà a combattere contro l’Oscurità per ritornare al piano superiore, ma gli darà una nuova prospettiva e un’inedita sorpresa.

Questo di Alessandro Barocchi è un libro simpatico, divertente e ironico, ma anche riflessivo e intelligente, che ci racconta una storia, in modo alternativo, che tutti noi conosciamo.

Motivazioni Premio della critica al Golden Books di Napoli del 2016

 

Da “Una bestiale Commedia” di Alessandro Barocchi, in esclusiva, il capitolo 8 Il Barone

Continuando la nostra strada passiamo accanto a una grande struttura costruita in roccia, dall’aspetto di un piccolo castello, con porte e finestre. Ha l’aria di una sontuosa abitazione.
– Questa è una casa abitata da strani peccatori.
Guardo il Maestro in attesa di una spiegazione.
– Sono anime che si sono macchiate di un odioso peccato, e la pena che il Diavolo ha inventato, le assicuro che non è da meno delle altre; ma stia tranquillo, non c’è violenza, almeno corporale… entriamo, credo che sarà interessante per lei.
Così dicendo varchiamo la soglia, ritrovandoci in una grande sala arredata con molta cura, direi quasi lussuosa, dove le anime di uomini e di donne, in egual numero, vagano con aria depressa e abbattuta. Sono ben vestiti e da quello che vedo non sembrano affatto trascurati.
Io, con i miei abiti sporchi e sciatti, mi sento un po’ a disagio… sono tanti, alcuni parlano tra loro ma non esprimono nessuna emozione. Non vedo sorrisi, ma nemmeno rabbia, né agitazione o dolore… solo una calma piatta che li avvolge. Una strana sensazione… mi avvicino a uno che mi guarda ma si allontana, allora mi volto verso l’anima di una donna dall’aria molto elegante, che però sfugge via anche lei. Più in là, al lato del salone, ci sono due grandi poltrone in velluto blu bordate di legno ricoperto in oro. Una di esse è occupata, l’altra no. Mi siedo accanto a questo dannato che ha tutta l’aria di dormire, anche se i suoi occhi non sono completamente chiusi. È l’anima di un uomo un po’ in là con gli anni, ma ben curato.
Facendo appena rumore cerco di attirare la sua attenzione, senza però essere troppo invadente. Lui sembra svegliarsi, o meglio uscire da una sorta di ipnotismo, e girando lo sguardo verso di me ha un’espressione di grande sorpresa… è la prima vera emozione che vedo da quando sono entrato in questa casa.
– Mi scusi, non volevo disturbarla, parla la mia lingua?
– Sì, la capisco, ma lei chi è? Una nuova anima? Non mi sembra di averla mai vista, eppure noi ci conosciamo tutti.
– No, sono il signor Curioso, un pellegrino portato fin qui da una guida, ed è la prima volta che parlo con un’anima.
– Ah, un pellegrino… ne passano tanti. Cosa l’ha spinta a entrare?
– Ricorda il mio nome? Curioso…
– Piacere di conoscerla signor Curioso, io sono, o meglio ero, in vita, un nobile, un barone.
– Il piacere è mio, barone, anche se piacere forse non è la parola giusta visto il luogo in cui ci troviamo.
– Ha ragione, qui di piacere non ce n’è neanche l’ombra, in compenso la sofferenza non ci abbandona mai, nemmeno per un attimo.
– Devo dirle che non sono riuscito a scoprire la ragione di questo dolore. Rispetto a tutte le anime dannate viste finora voi sembrate godere di una posizione privilegiata.
– Sembrate è la parola giusta, perché in realtà la nostra pena supera di molto quella degli altri. Le garantisco che prenderei il posto di qualsiasi dannato pur di sfuggire a questo terribile destino.
– Che peccato avete commesso e cosa vi è stato inflitto?
– Il peccato più grave che un essere umano possa commettere: il ripudio dell’amore, di quel dono che avvicina l’uomo al creato, il motore della nostra esistenza. Caro signore, noi nasciamo da un atto d’amore, e tutte le grandi azioni che si compiono sulla Terra sono dettate dall’amore in tutte le sue più complesse espressioni: l’amore degli uomini verso gli animali, l’amore per gli ideali, l’amore per chi ci ha creato e non ultimo l’amore per noi stessi. Non si può immaginare un mondo popolato da esseri che non amano. Non esisterebbe la ragione di vivere. Non a tutti però è stato offerto un simile privilegio e, per contro, anche il suo peso. Alcuni, molti direi, non hanno mai posseduto quel seme che scava le sue radici profonde. In parte fortunati, perché nati senza la possibilità di commettere il nostro peccato. Alessandro Barocchi Una Bestiale Commedia immagine 2Ognuno di noi invece, abitanti di questo triste luogo, ha avuto la fortuna di viverlo, ma anche purtroppo la debolezza di tradirlo, fino a farlo sparire: soldi, posizione sociale, rabbia, egoismo, orgoglio, odio, invidia, noia, lussuria, ambizione, sono queste le ragioni che ci hanno spinto a commettere una tremenda crudeltà verso noi stessi. In vita avevo tutto, tutto quello che un uomo può desiderare, ma per averlo, ho sacrificato l’unico mezzo per goderne: un cuore che ama.
– Che cosa o chi ha perduto quando era in vita?
– Sulla Terra fui amato da una fantastica donna. Si chiamava Elena e aveva occhi e cuore solo per me e io me ne innamorai di conseguenza. A quell’epoca ero giovane e senza soldi, i miei genitori non soltanto non avevano mezzi per consentire di costruirmi una carriera, ma neanche semplicemente per sostenermi. Lei invece era molto ricca, figlia unica di una famiglia ben considerata nell’alta borghesia locale e i suoi, ovviamente, erano contrari alla nostra relazione. Ma Elena, pur di starmi vicino, decise di allontanarli, sacrificando ogni privilegio e combattendo contro ogni pregiudizio. Una decisione non facile, ma che prese col coraggio e l’incoscienza di chi ha un cuore innamorato. Così i contatti con loro si interruppero definitivamente, e noi andammo avanti con la nostra relazione. Dopo poco tempo ci sposammo con un matrimonio semplice e con pochissimi invitati. Nei difficili anni di ristrettezze economiche che seguirono, Elena non diede mai l’impressione di rimpiangere quello che aveva perduto, se non l’affetto per la sua famiglia che, ovviamente, le mancava, e rimase comunque sempre al mio fianco senza mai esitare, regalandomi i suoi giorni pieni di amore e di sorrisi. Io trovai un impiego umile e di poche prospettive che ci permetteva di vivere, o meglio sopravvivere, e ben presto capii che il nostro futuro sarebbe stato povero e privo di speranza. Cominciai così a incolparla per questo, ritenendo che il suo allontanarsi dalla famiglia, troppo drastico e inopportuno, ci avesse privato di un aiuto economico e di una spinta per la mia carriera. In gioventù siamo frequentemente portati a concentrare la nostra attenzione su ciò che non abbiamo, trascurando inevitabilmente quello che ci circonda. Così il nostro quotidiano passava con me infelice e frustrato, e con lei che teneramente, in qualche modo, cercava di distrarmi attraverso il suo amore. Un giorno poi mi capitò di conoscere per puro caso un’altra donna, una baronessa, Giulia, più grande di me ma ancora bella, ricca e ben introdotta nel mondo che conta. Intuii subito che le piacevo e lei capì presto le mie forti ambizioni, facendomi intendere che era disposta ad aiutarmi. All’inizio la rifiutai, perché amavo Elena e l’idea di farle del male mi terrorizzava, ma col tempo e con la sua insistenza alla fine cedetti e cominciai a frequentarla. Per Giulia non nutrivo sentimenti veri e propri, solo una semplice attrazione fisica, ma con lei conobbi la bella vita, le feste, il lusso e mi convinsi così di poter arrivare dove avevo sempre voluto. Lei solleticava il mio ego e mi provocava, prendendo in giro la vita da povero impiegato che facevo, rimproverandomi per come stessi sprecando i miei anni migliori. Col tempo la situazione divenne ingestibile. Elena notò il mio cambiamento, e il ritornare da lei diventava sempre più traumatico: le domande, i sospetti e quella vita che a paragone dell’altra sembrava così misera. Cominciò col chiedermi di avere dei figli, quasi nel tentativo di scongiurare il mio allontanamento, mentre da parte sua Giulia mi incalzava pretendendo che la lasciassi. Alla fine fui costretto mio malgrado a prendere una decisione, e l’ambizione prevalse sul sentimento. Pensai dunque di divorziare da Elena e le comunicai così le mie intenzioni, spezzandole il cuore. Ricordo ancora quel disperato dolore nel suo sguardo… la sensazione della mia fine era tutta lì, dentro i suoi occhi pieni di lacrime, ma in quel momento io fui così sciocco da non capirlo.
Il barone sospira: – Dopo la nostra separazione lasciai il lavoro e mi risposai con Giulia. I primi anni furono a dir poco sfarzosi, eravamo sempre presenti a ogni evento mondano, diventando ben presto la coppia più chiacchierata e invidiata della città. Io raggiunsi tutti gli obiettivi di benessere e onorabilità che mi ero prefissato, conquistando un posto di rilievo nel mondo dell’alta società. Facemmo viaggi, comprammo proprietà che lei, innamorata com’era, intestò a mio nome senza pensarci due volte, conoscemmo principi, conti, marchesi, tutti attratti dallo spirito di Giulia e dalla mia voglia di vivere… poi però il nostro rapporto mutò, mostrando a poco a poco i suoi limiti. I giorni cominciarono a riempirsi di liti e incomprensioni… io non riuscivo ad amarla e lei, frustrata dal mio comportamento, iniziò a scatenare su di me una gelosia sfrenata. L’amarezza la rese cattiva e ogni occasione era buona per rinfacciarmi l’aiuto che mi aveva dato, arrivando a odiarmi e perfino a minacciarmi. La situazione ben presto degenerò diventando insostenibile, così fui costretto a lasciarla, con tutte le conseguenze che ne derivarono… il suo odio, le rappresaglie e il temibile risentimento di una donna rifiutata perché non amata. Cercò di rendermi la vita impossibile facendomi sentire un pezzente che aveva salvato da un’esistenza piena di miserie e fallimenti. Il divorzio comunque mi lasciò ricco e con un titolo nobiliare, anche se inviso ormai dalla bella società da cui Giulia proveniva. Così cominciò per me un periodo oscuro, dove passavo di rapporto in rapporto, nel tentativo di cancellare dalla mente e dal cuore il vuoto che sentivo, ma senza riuscirvi. Provai tutto… alcol, droghe, gioco, tanto da ridurmi l’ombra di me stesso. Niente riusciva a placarmi, anzi sembrava che il vivere diventasse sempre più doloroso. Alla fine capii che l’ultima speranza era tentare di riavvicinare Elena, l’unico essere che era riuscito a riempire d’amore la mia vita, scaldandola col suo sentimento. Elena, la cui presenza nella mia mente e nel mio cuore era stata una costante in tutti quegli anni, a dispetto dei miei vani tentativi di cancellarne il ricordo. Così provai a rintracciarla. Era passato molto tempo e non fu facile, ma alla fine ci riuscii. Le scrissi una lettera chiedendole di rivederla e lei incredibilmente rispose, accettando la mia proposta. Il giorno che fissammo per rincontrarci, il cuore mi batteva come ai nostri primi appuntamenti. Mi vestii con i migliori abiti, cercai in qualche modo di mascherare gli anni passati, per paura di non essere riconosciuto o di dare una brutta immagine di me… il percorso che feci per arrivare al luogo del nostro incontro mi riportò indietro, tanto da riassaporare tutte quelle sensazioni che accompagnavano i nostri momenti. Mi sentii felice, come lo ero stato con lei accanto, senza al tempo rendermene conto, mentre la speranza ridiede luce al buio dei miei giorni.
Il barone ora sembra animarsi e nei suoi occhi brilla una luce intensa: – Quando ci vedemmo, ci riconoscemmo immediatamente e i nostri sguardi indugiarono molto l’uno nell’altro, tra domande, incredulità, curiosità ed emozione. Le prime parole d’imbarazzo passarono veloci e io mi accorsi subito di amarla ancora, come se il tempo si fosse fermato. Ci sedemmo in un caffè e cominciammo a parlare di noi. Si era risposata, aveva avuto dei figli, ma anche per lei la vita non era riuscita a riempirsi come avrebbe voluto. Il nuovo matrimonio non le portò la felicità che sperava, e dopo un’altra separazione, mi confidò di aver passato molti anni in solitudine, una solitudine attenuata in parte dalla presenza dei figli. Aveva riavvicinato a fatica i suoi genitori, riuscendo almeno a essere presente negli ultimi anni della loro vita. Il dolore del suo allontanamento li aveva colpiti profondamente, al punto di trascurare le proprie esistenze, riducendosi fino quasi alla povertà. Da poco viveva con un uomo a suo dire molto innamorato, che era riuscito a convincerla a spendere il suo tempo con lui e sul quale riponeva le timorose speranze di una vita serena. Capii così che il mio rifiuto all’epoca aveva compromesso anche il suo futuro. Poi chiese di me, dicendo che mi trovava in ottima forma e di come fosse stata sorpresa nel ricevere la mia lettera. In tutti quegli anni mi aveva spesso pensato, immaginandomi felice e con una numerosa famiglia intorno, un pensiero che riusciva a rincuorarla. Io le confessai invece la mia verità e così finimmo con lo stringerci le mani con le lacrime agli occhi. Allora presi coraggio e le dissi che averla lasciata era stato l’errore più grande e che nel momento stesso in cui l’avevo rivista, a dispetto del tempo passato, ne avevo avuto l’immediata conferma. Quindi cominciai a implorarla di tornare insieme per ritrovare quello che avevamo perduto, per sconfiggere il vuoto di quegli anni e per restituirci un po’ di felicità. Le dissi che ero un uomo ricco e che avrei con gioia potuto badare a lei e ai suoi figli, promettendole un futuro sicuro e agiato. Lei mi guardò, e bastò quello per farmi capire che il mio era solo un goffo tentativo di controllare il destino. Nei suoi occhi non c’era né ostilità né rancore, anzi ebbi addirittura l’impressione che lei volesse sforzarsi di credere allo scenario che le prospettavo; ma a dispetto di tutto la magia non c’era più, la verità di quei momenti era morta, morta col mio abbandono. Quella luce che risplendeva quando eravamo insieme si era spenta e il nostro ritrovarci lo confermava impietosamente. Ma non mi diedi per vinto e cercai più volte di riconquistarla, di riaccendere i suoi occhi, di far rifiorire la speranza, senza però mai riuscirci. Col tempo capii che quel vuoto incolmabile che ci separava era dovuto soprattutto al torto di una vita non vissuta insieme: i figli che non avevamo avuto, le gioie e i dolori che non avevamo condiviso, gli anni passati altrove, facendo così uno sgarbo al destino che ora si vendicava, mostrandomi la cruda realtà di un tempo ormai irrecuperabile. Lei fu gentile e nelle varie volte in cui ci rivedemmo cercò teneramente di consolarmi, come si fa con un bambino che piange per un giocattolo perduto, accompagnandomi con pazienza sulla strada che mi riportava al mio mondo, permettendole così di ritornare al suo. Piano piano, inevitabilmente ci perdemmo di vista, un’altra volta… e non ci vedemmo mai più. Da quel momento la mia vita continuò senza colore, a luci spente, piena di rimpianti, ripensando spesso e ossessivamente al passato. Quando la vecchiaia sopraggiunge si vive molto di ricordi, forse perché il tempo che ci resta è poco e ben più povero di possibilità di quello vissuto, e se il passato è stato infelice, facilmente lo saranno gli ultimi anni che verranno. Così fu per me, fino al giorno della mia morte, solo…
Sul viso del barone cominciano a scendere le lacrime, bagnando le rughe di quell’anima afflitta. Le sue parole sono uscite come l’acqua di un fiume in piena, forse nell’inconscio tentativo di alleggerire un peso che non gli dà tregua, ottenendo invece l’effetto contrario di risvegliare emozioni da cui tutti qui si difendono con l’apatia, la noia e l’abbandono.
– Mi ascolti, caro signore, se lei possiede questo bene prezioso, non lasci mai che niente o nessuno possa portarglielo via, o sarà il peggiore degli errori, che la condurrà inevitabilmente a un’eterna e profonda infelicità. Noi qui ci aggiriamo tra queste mura, dove Satana ci ha fornito di ogni lusso, negandoci però perfidamente la risposta alla domanda che ci poniamo da sempre: com’è stato possibile? E il rimpianto è la nostra eterna condanna.
Il suo sguardo ora è tetro e depresso, rivelando una cruda disperazione.
Dopo pochissimo sembra ricadere in quello stato di stordimento che aveva al mio arrivo e io mi alzo lentamente per non risvegliarlo, allontanandomi con le sue parole ancora nella mente.
Dante si avvicina: – Spero abbia soddisfatto la sua curiosità…
– Sì, anche se c’è qualcosa che mi sfugge…
– Amor, ch’a nullo amato amar perdona, ricorda? Queste anime in vita hanno avuto l’immenso privilegio di essere amate e di conseguenza usufruire della benefica contaminazione. Ma purtroppo, per loro colpa hanno conosciuto anche l’opposto: l’amore che soffochi dentro di te spegne inevitabilmente quello dell’amato… d’altronde è il sentimento nobile per eccellenza e bisogna avere un’anima nobile per meritarlo.
– Maestro, andiamo via da qui, ho i brividi…
Usciamo dalla casa e la pietà per queste anime mi appesantisce il cuore.

Scritto da Consigli d'autore
12 Febbraio 2018

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Impressioni di gioco. Arte, astuzia e fortuna

Impressioni di gioco. Arte, astuzia e fortuna

L'intersezione tra arte e gioco offre una prospettiva unica sulla creatività e l'ingegno umano. Artisti come Marcel Duchamp, Cassius Marcellus Coolidge e Michael Godard hanno saputo trasformare giochi come scacchi, poker e blackjack in opere d'arte. Duchamp utilizza la strategia degli scacchi per esplorare concetti spaziali e temporali, Coolidge cattura l'intensità e il bluff del poker con i suoi cani giocatori, mentre Godard celebra la tensione e la strategia del blackjack. Ogni artista, attraverso dettagli tecnici e narrazioni visive, eleva il gioco a una forma d'arte complessa e affascinante.

Scacchi e ombre. Marcel Duchamp e il gioco come arte

Marcel Duchamp, una figura centrale nell'arte del XX secolo, ha trasformato il concetto di gioco in arte con il suo amore per gli scacchi. Nel 1913, Duchamp creò "Il Grande Vetro," un'opera complessa e astratta che incarna la strategia e la logica degli scacchi. La sua passione per il gioco non si limitava all'osservazione; Duchamp partecipava attivamente a tornei di scacchi, raggiungendo livelli competitivi. La sua immersione nella disciplina strategica si riflette nel suo lavoro, dove i movimenti dei pezzi su una scacchiera diventano metafore per decisioni artistiche e concettuali.

L'analisi delle sue opere rivela un approccio unico alla gestione dello spazio e del tempo. Duchamp esplorava come le mosse di un gioco possano influenzare la percezione del pubblico, creando un dialogo tra l'opera d'arte e lo spettatore simile alla tensione tra due giocatori di scacchi. La raffigurazione dell’interazione dinamica tra giocatore e gioco, artista e pubblico, si manifesta chiaramente nelle sue installazioni e dipinti, dove ogni dettaglio è studiato per provocare una reazione ponderata.

Un esempio lampante di questa connessione è "Portrait of Chess Players," un'opera che ritrae due individui immersi in una partita di scacchi. La tela non solo cattura l'intensità della competizione, ma mette anche in luce il delicato equilibrio tra la fortuna e l'astuzia, elementi fondamentali non solo nel gioco, ma anche nel processo creativo.

Bluff e bellezza. 'Dogs Playing Poker' di Cassius Marcellus Coolidge

Cassius Marcellus Coolidge, con la sua iconica serie di dipinti "Dogs Playing Poker," ha saputo unire umorismo, critica sociale e tecnica artistica in un'unica opera. I dipinti della serie rappresentano cani antropomorfizzati intenti a giocare a poker, catturando momenti di bluff, i tratti della loro personalità e i momenti tensione e complicità che caratterizzano il gioco.

Ogni dettaglio nelle opere di Coolidge è accuratamente studiato per evocare l'atmosfera di una vera partita di poker. L'uso sapiente della luce e delle ombre crea un senso di intimità e complicità tra i giocatori canini, mentre le espressioni facciali e le posture riflettono le strategie e le emozioni tipiche del gioco. La scelta dei cani come protagonisti aggiunge una dimensione di leggerezza e ironia, ma non diminuisce l'accuratezza con cui vengono rappresentate le dinamiche del poker.

Il quadro "A Friend in Need," forse il più celebre della serie, illustra magistralmente un momento di bluff. Due bulldog colludono, uno passando una carta all'altro sotto il tavolo, mentre gli altri cani sono ignari del trucco. Tale dettaglio non solo mostra la maestria tecnica di Coolidge nella rappresentazione del movimento e della trama, ma anche la sua comprensione profonda delle strategie di bluff nel poker.

Il successo duraturo di "Dogs Playing Poker" risiede nella combinazione di abilità artistica e osservazione acuta delle interazioni sociali. Coolidge, mediante la sua maestria tecnica nella rappresentazione del movimento e della trama, riesce a trasformare una scena apparentemente banale in una finestra sul complesso mondo del gioco e, per estensione, sulle sfumature della condizione umana.

Il Fascino del blackjack. 'Jack & Coke' di Michael Godard

Michael Godard, maestro dell'arte contemporanea, cattura l'essenza e l'emozione del blackjack nella sua opera "Jack & Coke." Con una tecnica raffinata e un'attenzione meticolosa ai dettagli, Godard trasforma un semplice bicchiere di Jack and Coke e due carte da gioco in un simbolo del brivido e della strategia insiti nel gioco.

La composizione dell'opera è studiata per evocare l'ambiente vibrante di un casinò. Il bicchiere di Jack and Coke, con il ghiaccio traslucido e le bollicine che salgono, non è solo un elemento decorativo, ma un richiamo sensoriale che trasporta lo spettatore in una serata di gioco. Le carte, un jack di picche e una regina di cuori, sono rappresentate con una precisione che riflette l'attenzione del giocatore per ogni dettaglio durante una partita.

Godard utilizza colori vividi e contrasti marcati per mettere in risalto i componenti chiave del dipinto, rendendo ogni elemento immediatamente riconoscibile e carico di significato. L'illuminazione, che sembra provenire direttamente dalle luci al neon di un casinò, aggiunge un tocco di realismo e intensifica l'atmosfera elettrizzante dell'opera.

L'opera "Jack & Coke" non è solo una rappresentazione visiva del blackjack, ma una celebrazione dell’astuzia e della strategia che il gioco richiede. Ogni dettaglio, dalla trasparenza del bicchiere alle texture delle carte, è pensato per enfatizzare la dualità del blackjack: un gioco che combina fortuna e abilità in un equilibrio perfetto. L'opera evoca l'emozione del brivido, la strategia nel gestire il bankroll del blackjack e la suspense di ogni mano giocata, rendendo omaggio all'intrigante equilibrio tra fortuna e abilità.

Conclusione

L'esplorazione dell'intersezione tra arte e gioco rivela come le strategie, le emozioni e le dinamiche psicologiche dei giochi si riflettano e si amplifichino nelle opere d'arte, offrendo un vero e proprio reportage di viaggio attraverso la cultura e la psiche umana. Le loro opere non sono solo un'ode al poker, ma un tributo all'arte della narrazione visiva, dimostrando come l'arte possa catturare e amplificare le sfumature di un gioco di strategia, trasformandolo in una riflessione profonda e divertente sulla natura dell'inganno e della bellezza nel gioco e nella vita.

L’Italia è il Paese dei cellulari: più smartphone che abitanti

In Italia ci sono più cellulari che abitanti. E se la nostra popolazione cala, gettando ombre grigie sul futuro dell’economia, in particolar modo per pensioni e occupazione, sale incessantemente la quota degli smartphone.


78 milioni e 190 mila. A tanto ammontano i dispositivi mobili nel nostro paese, vale a dire il 132% della popolazione, che si assesta intorno ai 58 milioni e 960 mila. A dirlo è il report Digital 2023 curato da
We Are Social, che analizza anche l’utilizzo che gli italiani fanno del cellulare: tanti social, tantissimi video e una bella dose di marketing digitale.


Per cosa si usa il cellulare?


“Cala l’utilizzo di computer (desktop e laptop) e tablet – ha spiegato Matteo Starri, Research e Insight Director di We Are Social - sia in volume sia in share in rapporto al traffico totale, in virtù di una sostanziale assenza di variazioni per quanto riguarda l’utilizzo dei dispositivi mobili, che arrivano al 52% di share”. Ma per cosa si utilizza il cellulare? Al primo posto c’è lo streaming di film o serie tv sulle piattaforme (Netflix, Amazon Prime o Disney Plus in prima linea) davanti all’ascolto di musica online (soprattutto su Spotify e su Youtube). Se al terzo posto troviamo l’utilizzo di app mobile come principale utilizzo dello smartphone, al quarto troviamo il gaming.


"Il gaming mobile, combinato con l'intelligenza artificiale, ha rivoluzionato il modo di giocare, offrendo esperienze altamente personalizzate soprattutto per i giovani. Gli smartphone hanno superato i computer come dispositivi principali per il gioco online, mentre l'IA ottimizza la personalizzazione delle piattaforme, analizzando le preferenze dei giocatori per offrire contenuti su misura. Questa sinergia tra mobile e IA non solo rende il gioco più coinvolgente, ma aumenta anche la fedeltà degli utenti e i ricavi degli operatori del settore", ci racconta Silvia Urso, redattrice di Giochidislots, che recentemente ha analizzato questa relazione tra smartphone e gaming all’interno di un focus pubblicato sul blog.


“Sia i principali giochi online, sia le slot online, sono ormai sbarcati in pianta stabile sugli smartphone, riuscendo così da un lato a soppiantare pc e tablet, dall’altro ad ampliare in una maniera mai vista prima il proprio pubblico”, conclude l’esperta di Giochidislots.


La carica dei social


Con oltre 43 milioni di utenti e un tempo medio di utilizzo di quasi 2 ore al giorno, sono ancora i social media a detenere la palma del contenuto più utilizzato su mobile. E il primo social allora non può che essere WhatsApp, il mezzo principale per mandare messaggi e ormai anche per chiamare e videochiamare. Qui viaggiano le chat con i nostri amici e parenti, ma anche i gruppi di lavoro e le comunicazioni ufficiali, grazie alle nuove funzionalità delle community. Il podio è invece completato da Facebook in seconda posizione e da Instagram. Subito dopo, in ordine, troviamo: Messenger, Telegram, TikTok, Pinterest, X (il vecchio Twitter), Linkedin, Skype e poi, a percentuali di molto più basse, Snapchat, Discord e Reddit.


Interessante guardare anche alle motivazioni per cui si usano i social. Al primo posto c’è la volontà di leggere nuove storie, davanti a passare il tempo e a rimanere in contatto con amici e parenti. Attenti però anche a queste ragioni, messe sempre in evidenza da We Are Social e Meltwater: trovare ispirazioni e contenuti, postare e condividere aspetti della propria vita, guardare live streams, seguire personaggi famosi, in particolare per quanto riguarda lo sport.


Tutto questo comodamente dal palmo di una mano, senza dover accendere il computer e senza dover neppure uscire di casa. Perché il nostro mondo, ormai, è tutto a portata di dito.

Fare soldi partendo da zero

Fare soldi partendo da zero, storie di successo e strade da seguire

“Il successo non è un diritto, deve essere conquistato ogni giorno”. Era questo il motto di Howard Schultz, un nome che per i più potrebbe essere sconosciuto, comune, come tanti altri. E infatti la sua storia inizia come quella di tanti altri: siamo a Brooklyn, negli anni 50, una famiglia povera. Howard inizia a fare lavoretti saltuari, tutti pagati male. Poi qualcosa inizia a cambiare: una borsa di studio gli consente di laurearsi, scopre di essere bravo nelle vendite, inizia a lavorare a Seattle, in un rivenditore di caffè. Poi gira per il mondo, esplora, indaga. Quando la sua vecchia ditta sta per chiudere i battenti, lui decide di investirci.

Non vi abbiamo detto il nome di quel negozio: si chiamava, anzi si chiama, Starbucks. Oggi vanta un fatturato di 26 miliardi di dollari e oltre 30 mila sedi in tutto il mondo. Di storie di successo come questa ne è pieno il mondo, storie dove il fiuto si unisce alle conoscenze, al saper fare. Storie di idee, come quelli che proviamo a offrirvi in questo articolo.

Le opportunità del web

Oggi, rispetto al passato, fare soldi partendo da zero è ancora più facile. Il web, infatti, ha ridotto le distanze, ha ampliato le opportunità, ha offerto a tutti le occasioni per farsi vedere, per farsi conoscere, per tentare la propria strada. Tra le migliori idee di investimento, oggi, ci sono quella di lavorare nel campo dei social media, dal momento che sempre più aziende, enti e istituzioni cercano professionisti in grado di curare la loro immagine su Facebook, su Instagram e sulle altre vetrine social. Un’altra strada che può essere di grande successo è invece quella che guarda a YouTube, dove si può aprire un canale di intrattenimento, dove condividere contenuti interessanti, divertenti o innovativi, oppure sondare la strada dell’influencer marketing, legandosi quindi ad aziende e recensendo i loro prodotti online. Senza parlare poi delle opportunità che si celano dietro gli investimenti in conti deposito, criptovalute, azioni e crowdfunding immobiliare, tutte possibilità che vengono spalancate proprio grazie al web.

Una storia di successo dal mondo dei social

Prendete ad esempio il caso di Francesca Bardelli Novino. La sua famiglia è produttrice di una grande e famosa grappa, ma durante la pandemia la società entra in crisi. Le vendite calano, le visite alla distilleria si bloccano. Francesca decide allora di incontrare gli utenti sul web. Prima organizza una masterclass online, totalmente gratuita, poi inizia a parlare, spiegare e a far scoprire il mondo della grappa a tutti gli interessati, agli appassionati o ai semplici curiosi. “Voglio vivere il fatto di essere una giovane donna in questo settore come una sfida e un’opportunità insieme, sperando di raccontare la Grappa da un nuovo punto di vista”, ha raccontato in una recente intervista.

Due master, certificazione da bartender e da sommelier, una laurea in economia aziendale. E una storia di successo che può essere da stimolo per tutti, anche per chi deve partire da zero.

I 5 libri più interessanti legati al settore del gioco

I 5 libri più interessanti legati al settore del gioco

Da tantissimi anni il settore del gioco è entrato a far parte della storia dell'essere umano, in particolar modo di recente l'avvento dell'online ha attirato le attenzioni di un numero sempre più elevato di giocatori.

Sulle varie piattaforme di casinò virtuali sono tante le offerte e le novità messe a disposizione degli utenti, inoltre anche i grandi amanti delle sale da gioco fisiche si sono ritrovati attività ludiche a portata di clic, come ad esempio le slot machine e i vari giochi di carte più noti come il Poker e il Blackjack. Il gioco, essendo quindi così diffuso, è diventato da tempo anche un tema interessante da trattare e da affrontare per registi e scrittori, che hanno prodotto e scritto opere cinematografiche e letterarie inserite proprio in questo contesto.

Concentrandoci sui romanzi sarebbe troppo semplice menzionare ed approfondire "Il Giocatore" di Fedor Dostoesvskij, probabilmente l'opera scritta sul gioco più famosa in circolazione. Per questo, oggi vi presenteremo un elenco di altri 5 libri sul gioco che nel corso della storia hanno ottenuto un grande successo.

La dama di picche

Il primo dei libri di cui vi parleremo oggi è "La dama di picche", scritto da Aleksandr Puškin e pubblicato nel 1834 all'interno di una raccolta che contiene altre opere dell'autore. La storia si apre con degli ufficiali del Genio seduti intorno ad un tavolo da gioco, tra questi rientra il protagonista, Hermann, che nonostante la passione per il gioco sembrerebbe essere fermamente convinto di non voler iniziare a giocare e a frequentare determinati ambienti. Ciò che lo porta a cambiare idea, però, è il racconto di un altro dei presenti, Tomskij, che narra una vicenda inerente a sua nonna. Quest'ultima, infatti, era una grande appassionata del gioco d'azzardo, ma a costo di giocare e di rischiare si è ritrovata con dei grandi debiti da dover saldare. Chiesto un prestito al conte di Saint-Germain per risanare il debito, quest'ultimo decide di rifiutare la richiesta e di aiutarla in un altro modo. Secondo il conte, infatti, un prestito non avrebbe assolutamente cambiato la situazione della nonna di Tomskij, per questo motivo decide di insegnarle un trucco, gelosamente custodito dalla donna, per vincere a carte in qualsiasi occasione.

Colpito dalla vicenda, Hermann decide di cercare in ogni maniera di scoprire quel segreto, per questo si apposta spesso davanti all'abitazione della contessa, finendo per dichiarare un amore puramente convenzionale alla badante di quest'ultima. Dopo un primo rifiuto, Lizaveta, la badante, cede alle avances di Hermann e lo aiuta ad introdursi in casa per avere un incontro privato con la contessa. La nonna di Tomskij decide di non rivelare il suo segreto al protagonista, che per minacciarla tira fuori una pistola scarica. Presa dallo spavento, la contessa muore. Scosso dall'accaduto, Hermann, che con l'aiuto di Lizaveta è riuscito a cancellare le prove, si reca al funerale della nonna di Tomskij, che gli appare in sogno al termine di un sonno profondo, dicendogli di puntare tutto il bottino una sera sul tre, una sera sul sette e un'ultima sera sull'asso. Hermann la prima sera gioca e punta tutto sul tre, vincendo.

La seconda sera punta tutto sul sette e ottiene il medesimo risultato, infine punta tutto sull'asso ma al suo posto esce una dama di picche, che presenta il volto beffardo della contessa. La storia termina con Hermann rinchiuso in un centro psichiatrico mentre continua a ripetere: "tre, sette, asso, tre, sette, dama...".

La musica del caso

Il secondo romanzo di cui vi parliamo oggi è "La musica del caso", scritto nel 1990 da Paul Auster, che nelle sue opere torna spesso sulla riflessione sul caso. La storia narra le vicende di Jim Nasce, un vigile del fuoco che, una volta separatosi dalla moglie, a causa delle difficoltà economiche si vede costretto ad affidare la figlia di due anni alla sorella, che vive in un altro paese. Una volta defunto il padre, con il quale non aveva un grande rapporto, Jim eredita una piccola fortuna e la sfrutta per istituire un fondo fiduciario per la figlia, per acquistare una nuova macchina e per viaggiare sulle strade americane senza una meta ben precisa.

Durante il viaggio conosce Jack Pozzi, un giocatore di poker professionista che lo convince a partecipare ad un torneo per avere la meglio su Flower e Stone, due milionari piuttosto eccentrici. La partita si svolge all'interno di una casa dal clima piuttosto cupo, Jim e Jack escono sconfitti dal torneo e vengono clamorosamente imprigionati. Per ottenere la libertà, i due devono riuscire nell'impresa di costruire un muro con le pietre di un vecchio castello irlandese del XV secolo che i due milionari hanno acquistato e poi fatto smantellare.

La mano sbagliata

Un altro libro piuttosto noto sul gioco è senza ombra di dubbio "La mano sbagliata", che, scritto da Jean-Michel Guenassia, racconta le vicende di Baptiste Dupré, un giocatore incallito che nella sua vita come solo ed unico scopo ha quello di diventare il miglior pokerista di sempre. La scintilla scatta nel momento in cui realizza di avere una vita monotona, seppur da benestante considerando il matrimonio con la figlia di uno degli avvocati più ricchi di Parigi e considerando lo studio legale ereditato dal suocero.

Per spezzare la monotonia, quindi, Baptiste Dupré decide di ricominciare a giocare, ma questa scelta finisce per rivelarsi folle e lo trascina in un quadro piuttosto scomodo. Il romanzo di Guenassia è ricco di suspense, colpi di scena e si concentra moltissimo sugli aspetti psicologici di tutti i personaggi.

Bringing Down The House

Il quarto libro che vi presentiamo oggi è "Bringing Down The House", scritto e pubblicato da Ben Mezrich e con il Blackjack come tema principale. La storia, vera, è ambientata tra il 1996 e il 1998 e narra le vicende di un gruppo di studenti di matematica del Massachusetts Institute of Technology, che, guidati da un loro geniale professore, decidono di dare l'assalto alle sale da gioco più importanti e note di Las Vegas. Attraverso un abile sistema di conteggio delle carte i protagonisti vincono milioni e milioni di dollari ai tavoli del Blackjack, ma la potente mafia che controlla il settore del gioco a Las Vegas non resta a guardare e decide di mettergli i bastoni tra le ruote.

Fear and Loathing in Las Vegas

L'ultimo libro di cui vi parliamo oggi è "Fear and Loathing in Las Vegas", scritto da Hunter S. Thompson ed incentrato sul mondo delle scommesse. Il celebre film "Il panico e la follia a Las Vegas", con protagonisti Johnny Depp e Benicio Del Toro, tra i protagonisti di altre grandi pellicole come "Vizio di Forma", si è ispirato proprio a questo libro, famosissimo e popolarissimo nonostante contenga dei cenni autobiografici riferiti all'autore. I protagonisti della vicenda sono Raoul Duke e il dottor Gonzo, tutta la storia ruota intorno ad un giornalista che ha come compito quello di occuparsi di un reportage sulle corse dei cavalli e su altri sport per la sezione scommesse sportive dell'outlet in cui lavora.