Il biancospino, che fiorì dal bastone di Giuseppe d'Arimatea

In diverse contrade d’Europa, il biancospino è inserito tra i fiori del Calendimaggio.

Per i celti d’Irlanda, invece, è l’arbusto che dà il nome (sceach, in gaelico) al sesto mese del calendario arboreo, che comincia il 13 maggio e che si conclude il 9 giugno.

In un caso e nell’altro è tipico di maggio, il mese mariano per eccellenza, e per questo, con le sue corolle bianche, profumatissime e virginali, il biancospino è da sempre legato al culto della Madonna.

Il biancospino speranza e molto altro

Pianta straordinaria, che è difficile narrarvi in poche righe. Eppure proviamo a condividere con voi alcune suggestioni che la riguardano.

Per gli antichi greci un rametto di biancospino era simbolo di speranza. I romani, a loro volta, lo offrivano ai giovani sposi quale protettore della loro unione affinché nessun male la minacciasse.

Il biancospino, i fiori
Il biancospino, i fiori

Per i celti pagani era specie dal significato ambivalente, perché i fiori erano emblema di gioia mentre le spine spiegavano che dietro ogni letizia si cela a volte un dolore.

Ma poi venne Giuseppe di Arimatea, l’uomo che aveva donato il suo sepolcro nuovo affinché vi fosse tumulato il corpo di Gesù Cristo.

Venne in Cornovaglia e nel Somerset tra il 60 e il 70 d. C. circa, a predicare il cristianesimo, vi fondò la prima chiesa cristiana delle Isole Britanniche, per custodire pare il Sacro Graal, e nella notte di Natale piantò a terra il suo bastone di pellegrino.

Esso fiorì, sebbene fosse dicembre, mutandosi in un arbusto di biancospino di rara varietà che tuttora cresce soltanto in quella zona e continua a fiorire non solo in primavera ma anche a dicembre.

In epoca più recente, il biancospino divenne il simbolo dei cattolici del Regno Unito ed è per questo motivo che Oliver Cromwell (che invece apprezzava la borragine) nel 1649 ordinò che ne fossero distrutte le siepi.

Ciò avvenne soprattutto in Irlanda, dove tenacemente abbracciavano i verdi prati della cosiddetta Isola di Smeraldo. Per fortuna non ci riuscì del tutto, anche perché si tratta di una specie assai longeva che può vivere sino a due secoli e il legno del suo tronco, in questo caso, diventa durissimo.

Sempre in Irlanda i ramoscelli fioriti di biancospino vengono appesi dalle mamme alle finestre delle camere in cui dormono i loro piccini appena nati.

Una lunga tradizione circa questa pianta ci è stata tramandata anche presso i celti di Bretagna.

Da sempre si crede che protegga dai fulmini ed è per questo che i viandanti ne infilano un rametto in tasca prima di mettersi in viaggio.

Le siepi di biancospino circondano i campi di grano affinché il raccolto vada a buon fine e, per propiziare la cova, si copre con le sue fronde private delle spine la cesta delle chiocce.

Infine, in Armor, si usa cogliere un ramo di biancospino alla mezzanotte di Natale, si conserva in un recipiente di vetro e gli anziani assicurano che fiorirà il giorno della Candelora (2 febbraio).

Nel linguaggio dei fiori, il biancospino indica l’amore svelato.

Donarlo, infatti, manifesta alla persona che lo riceve il nostro più appassionato sentimento, sinora tenuto nascosto.

Il biancospino, il cui nome latino è Crataegus oxyacantha L., appartiene alla famiglia delle Rosacee, di conseguenza i suoi fiori bianchi sono a cinque petali (sbocciano tra maggio e giugno).

Il biancospino, i frutti
Il biancospino, i frutti

Si tratta di un cespuglio spinoso che può raggiungere nel tempo anche l’aspetto di un albero vero e proprio e che predilige come habitat la pianura, la collina e la bassa montagna.

Le foglie sono arrotondate, divise in 3-5 lobi e dentate lungo il margine. I frutti sono bacche rosse, farinose e carnose.

In Irlanda e in Bretagna i monaci medioevali ne ricavavano un vino di cui, però, non ci è giunta la ricetta.

Biancospino virtù e principi attivi

Dal punto di vista fitoterapico, non si utilizzava come medicamento prima del Medioevo ma solo con lo studio dei principi attivi nel XIX secolo se ne è compresa l’importanza dal punto di vista medicinale.

Tra i principi attivi citiamo la crataegina e l’osiacantina (corteccia), il manganese, l’olio essenziale, i flavonoidi e i tannini (fiori), la procianidina, l’epicatechina, vitamine e tracce di acido cianidrico (bacche).

Le virtù principali del biancospino sono dovute alla sua azione sul cuore e sul sistema circolatorio in genere.

È un ottimo tonico cardiaco e un eccellente ipotensore, tanto da essere proibito a chi ha la pressione bassa. È antispasmodico, febbrifugo e leggero ipnotico.

I medici naturalisti lo prescrivono in caso di problemi cardiaci (angina pectoris compresa!), spasmi vascolari, palpitazioni, aritmie, insonnia, vertigini, ronzio nelle orecchie, ipertensione, etc. Siccome c’è del biancospino anche in molti rimedi di sintesi che si trovano in farmacia e siccome agisce con sinergia positiva se usato insieme ad altri principi attivi similari, potenziandone l’effetto, il biancospino è sconsigliato come erba di medicazione fai-da-te.

È sempre meglio consultare un medico che ne indichi al paziente la compatibilità e la corretta posologia.

Infuso con fiori di biancospino

Detto questo, dato che è stagione, trascriviamo comunque la ricetta dell’infuso di fiori, così come la riportava il dottor Jean Valnet nei suoi libri: un cucchiaino da caffè per tazza d’acqua bollente, da bere due o tre volte al giorno.

Senza controindicazioni, invece, sono le passeggiate in campagna, a inebriarsi del profumo e del bianco di luce dei fiori di biancospino che, a maggio, baciano l’azzurro del cielo.