La borragine, la pianta della fierezza

Appartiene alla famiglia delle Borraginacee e il suo nome latino, Borrago officinalis L., non è così antico ma risale all’epoca tardo medioevale.

Per questo gli studiosi tendono a farlo derivare da una parola irlandese, ossia borrach, che può essere sia sostantivo, sia aggettivo e che indica la fierezza.

E la borraggine fiera lo è per davvero, con il suo aspetto ispido dovuto alle setole rigide e pungenti che ne ricoprono lo stelo eretto e le foglie lanceolate e acuminate dalle nervature assai evidenti.

Anche i calici, appesi a un lungo peduncolo e reclinati, sono ispidi e riuniti in infiorescenze ramificate, quasi a proteggere l’incredibile celeste sfumato di indaco delle corolle che sbocciano tra maggio e settembre. Del loro polline sono ghiotte le api, tanto che l’erba è nota anche come “bee-bread”, ovvero pane delle api.

Un’antica leggenda celtica tramanda che, durante l’agonia di Gesù sulla croce, un soldato impietosito abbia accostato alle labbra di nostro Signore un rametto di borragine infilzato sulla punta della spada. Del resto a Gerusalemme era una specie diffusa, che gli ebrei avevano importato dalla Siria.

Pianta del coraggio per i Crociati, chiamata anche “herb oh gladness” (erba dell’allegrezza), il suo infuso veniva offerto come bevanda ristoratrice a chi, fra loro, ritornava sano e salvo dalla battaglia e molti cavalieri, in quei secoli, portavano sciarpe ricamate con il disegno stilizzato della borragine.

La borragineGli irlandesi, inoltre, subirono loro malgrado le portentose virtù della borraggine quando Oliver Cromwell invase l’Isola di Smeraldo con le sue truppe, che combattevano indefessamente giorno e notte.

Pare che la loro resistenza incessante fosse indotta proprio dalla borragine di cui si cibavano per ordine di Cromwell stesso.

Benché in Irlanda si preferisca bere l’infuso di borraggine in estate, come bibita dissetante e rinfrescante, i suoi principi attivi lo rendono prezioso nella cura dei malanni invernali.

Borragine principi attiviI suoi fiori contengono mucillaggine e flavonoidi mentre nelle foglie e nello stelo si trovano resine, tannini, saponine e sostanze minerali come il nitrato di potassio.

Per questo la borraggine è un ottimo diaforetico, ossia induce un abbondante sudorazione che aiuta ad abbassare la temperatura corporea negli stati febbrili.

È anche diuretica e giova nelle forme catarrali delle vie respiratorie e decongestiona in caso di raffreddore.

La medicina popolare la utilizzava come rimedio per le malattie esantematiche e persino per combattere bronchiti o pleuriti. Nei disturbi gastrointestinali e nelle coliti ha dato apprezzabili risultati clinici, dato che è anche un buon lassativo per l’azione emolliente delle mucillaggini, e si è spesso ricorsi alla borraggine per curare coliche nefritiche e reumatismi acuti.

Viene considerata un depurativo del sangue, per la capacità di eliminare tossine e sostanze di rifiuto attraverso la secrezione del sudore e la diuresi, che come già anticipato rende più abbondanti.

Per ottenere l’infuso si procede nel modo consueto: si versano due cucchiai rasi di sommità fiorite essiccate in mezzo litro circa d’acqua fredda, contenuta in un pentolino, si porta a bollore e si spegne subito, coprendo con un coperchio e lasciando riposare per una decina di minuti. Si filtra, si dolcifica e si beve lungo la giornata, tra un pasto e l’altro.

Va infine ricordato che la borraggine è ghiotta come alimento:

con le foglie tenere, finemente tagliate, si preparano appetitose insalate o minestre e frittate dal sapore insolito.

E i ravioli di borraggine, assai apprezzati, sono una prelibatezza della cucina ligure e si possono condire con la salsa di noci o con semplice olio extravergine di oliva, per gustarne meglio il ripieno unico e particolare.

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