Georges de La Tour la riscoperta del pittore dimenticato

Georges de La Tour nacque nella città di Vic-sur-Seille, in Lorena, nel 1593 e morì a Lunéville, sempre in Lorena, nel 1652.

La scarsa documentazione certa lo racconta uomo dal carattere un po’ irascibile, forse sgradevole, ma artista ricco e considerato tanto che nella sua carriera giunse ad essere nominato, dopo il suo viaggio a Parigi nel 1639, pittore del re Luigi XIII.

La sua pittura, come si sta riscoprendo dal principio del secolo scorso, è di un sorprendente lirismo.

Le sue scene notturne, realizzate con colori quasi monocromi, sono impregnate di solitudine e di silenzio rafforzato nelle sue meravigliose penombre, mentre le scene diurne sono di un realismo di altissima qualità.

Prendendo in considerazione ciò che abbiamo appena detto, com’è possibile che tutto il ricordo di Georges de La Tour sia andato perduto?

Di cause concomitanti ve ne furono molte a cominciare dalle guerre che devastarono la sua terra nativa, la Lorena, la scarsità di scritti su di lui e le molte tele che andarono perdute in numerosi incendi. Tutto questo lo aveva quasi sepolto nel dimenticatoio.

Quasi perché non tutte le sue opere erano scomparse, ma erano state attribuite ad altri pittori di maggiore fama in quel periodo, spesso fiamminghi o olandesi nelle scene notturne, o spagnoli nelle scene del giorno.

Oggi una quarantina di queste sono considerate nuovamente opera di Georges de La Tour.

La riscoperta di Georges de La Tour inizia nel 1915, in particolare grazie ad un lucido articolo di Hermann Voss, storico dell’arte tedesco, in una prestigiosa rivista del suo Paese.

Al momento della diffusione dell’articolo in Francia, nel 1922, il lavoro conosciuto dell’artista era limitato a tre dipinti, anche se due di loro di straordinario valore: le opere notturne Il sogno di san Giuseppe e Il neonato (che potete trovare fra queste opere sulla Natività).

Georges de la Tour Il sogno di san Giuseppe
Georges de la Tour Il sogno di san Giuseppe

In effetti, l’appropriazione del pittore da parte della storiografia francese fu immediata, passando dall’essere un artista quasi sconosciuto con una personalità indefinita ad un pittore definito «L’essenza del genio francese».

E a dire il vero il ducato indipendente della Lorena, dove La Tour nacque e visse, appartenne al Sacro Romano Impero fino al 1766, quando fu annesso alla Francia.

Durante la vita di La Tour, nel 1633, la Lorena fu invasa e occupata per ordine del cardinale Richelieu. I francesi non se ne andarono fino al 1661, anche se solo a metà. Dopo la sua incorporazione in Francia, Lorena tornò ad essere dell’Impero nel 1871 e dal 1918 ancora francese.

Quindi Georges de La Tour, più che altro, fu… loreno.

È nata poi anche una disputa sulla formazione di Georges de La Tour:

era italiana o fiamminga?

Un vuoto di informazioni sull’artista in terra di Lorena si ha dal 1610 al 1616 e poi anche in date successive tanto da far formulare ipotesi che avesse compiuto il classico in Italia (fondamentale all’epoca nella carriera di un pittore per conoscere l’eccellenza dell’arte) o nei più vicini Paesi Bassi.

Se l’influenza del Caravaggio è per tutti innegabile rimane da capire come vi sia entrato in contatto e se sia cioè di stampo nordico o conseguenza di quel imperdibile viaggio nel Bel Paese con metà Roma.

Comunque datare (e attribuire a volte, come abbiamo visto) le opere di La Tour può essere molto complicato.

Potremmo meglio raggrupparlo per temi, che non sono poi così tanti.

Una prima distinzione è possibile farla fra le opere notturne, che vivono della poca luce di una flebile candela e quelle diurne, una serie di dipinti che potrebbero essere anche chiamati di costume.

Questi ultimi sono dipinti caratterizzati da un realismo proveniente da una tradizione che nell’Europa centrale può iniziare con Brueghel e in Italia e in Spagna con Caravaggio e Velázquez.

Il suo tratto spietato e di sorprendente eleganza è capace di esprimere una “verità ignobile e spaventosa” nei dettagli dei vestiti, nelle espressioni del volto e negli oggetti.

Georges de La Tour il suonatore di ghironda
Georges de La Tour il suonatore di ghironda

Un esempio lo troviamo nel quadro Le joueur de vielle (in spagnolo El tocador de zanfonía o El tocador de organillo, tradotto, il suonatore di ghironda) il costume del menestrello così come la ghironda sono di grande ricchezza ornamentale e di efficace realismo, mentre con raffinatezza cromatica utilizza il grigio e l’ocra.

Un altro esempio di questo è il quadro La Diseuse de bonne aventure (La buona ventura di Georges de La Tour).

Da molti considerato, e non senza buone basi, il più bel dipinto diurno di La Tour è di certo una delle più ammirevoli creazioni della pittura francese del diciassettesimo secolo.

Georges de la Tour La buona ventura
La buona ventura di Georges de la Tour

Dimitri Salmon, pur ricordando che se un francese non riconosce in Nicolas Poussin il miglior pittore della sua Madre Patria può “avere dei problemi”, afferma di quest’opera di Georges de la Tour, “tutto affascina e meraviglia in questo capolavoro … dall’estrema sottigliezza dei giochi di mani e di sguardi alla delicatezza e varietà del colore … senza dimenticare la raffinatezza e il virtuosismo che emanano dal tutto. Tutto è anche messo in discussione, un giovane innocente viene ingannato da una zingara spaventosa, mentre le sue bellissime complici lo derubano senza scrupoli … “.

Un altro tema potrebbero essere le opere devozionali espresse spesso nella penombra. Esempi eccezionali sono le sue opere incentrate sulla Maddalena o quella delll’Adorazione dei pastori (probabilmente del 1644).

Georges de La Tour La Maddalena penitente
La Maddalena penitente Georges de La Tour

Il soggetto della pentita Maddalena occupa un posto primordiale nell’opera di Georges de La Tour.

Georges de La Tour La Maddalena penitente allo specchio 2
Georges de La Tour La Maddalena penitente allo specchio

La Maddalena penitente e La Maddalena penitente dello specchio sono due opere dal parallelismo sorprendente e allo stesso modo molto differenti nella posizione, soprattutto del soggetto principale in rapporto con gli oggetti.

Come ebbe modo di sottolineare Philip Conisbee, “la pittura è concepita per porre lo spettatore in un atteggiamento contemplativo simile a quello della stessa Maddalena, e in effetti deve essere stato un potente stimolo alla pietà e alla devozione”. Ma noi, osservatori più modesti, notiamo soprattutto la straordinaria originalità dell’artista nel presentare questa icona religiosa.

Certo che l’assenza di simbologia manifestamente religiosa, potrebbe rispondere anche ad uno scopo più pratico. Il pittore viveva in un’area cattolica nel mezzo di una regione protestante e un’iconografia più precisa poteva incasellarlo da una parte o dall’altra.

Ma attira l’attenzione con forza, nella pittura devozionale di Georges de La Tour, l’umanizzazione delle figure religiose, tanto che, se non leggiamo il titolo della tela, possiamo pensare di essere davanti a un dipinto che descrive una momento di vita quotidiana.

Ciò che non c’è da nessuna parte sono i ritratti. Non chierici, o nobili o borghesi.Un’assenza che si nota molto in un artista capace di dipingere con tale realismo. Un altro mistero.

Particolare di Le Tricheur à l’as de carreau (Il baro con l’asso di quadri Georges de La Tour verso 1636-1638) in copertina.

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