Lucrezia Borgia 500 anni di leggenda nera immeritata

Chi era Lucrezia Borgia? A 500 anni dalla sua morte è ancora immaginata come una donna senza scrupoli, machiavellica, esperta di veleni, autrice e ispiratrice di molti spaventosi crimini.

Quando si pensa a questa protagonista del Rinascimento italiano la si inserisce nelle lotte di potere che vi avvennero caratterizzandola come intrigante, assetata di sangue e corrotta, ma quello che ancor più in tutti i secoli ha sollevato il maggior biasimo era l’accusa di essere stata una perversa mangiatrice di uomini.

Lucrezia Borgia con il fratello Cesare e il Papa Alessandro VI
Lucrezia Borgia con il fratello Cesare e il Papa Alessandro VI

È possibile che Lucrezia Borgia fosse piuttosto il contrario?

Era di certo una donna colta, raffinata ed erudita (parlava greco, latino, italiano, francese e spagnolo) e, con molta probabilità fu una vittima per buona parte della sua vita delle macchinazioni politiche del padre, papa Alessandro VI, di cui era figlia illegittima.

Vittima di suo padre, dei suoi fratelli e dei pregiudizi di un’epoca, almeno, questo è ciò che diversi storici hanno sostenuto negli ultimi anni.
Non è quindi una rivalutazione dei Borgia, i quali certamente usarono tutte le proprie conoscenze per risolvere le proprie dispute, ma una riconsiderazione della vita di Lucrezia.

Pettegolezzi, calunnie e menzogne afflissero Lucrezia durante i suoi pochi 39 anni di vita, nati e alimentati nelle sanguinose lotte di potere che durante il Rinascimento hanno messo a confronto le diverse famiglie.
Tuttavia fu dopo la sua morte che la “leggenda nera“, che ancora la accompagna, cominciò a essere forgiata con più impeto.

Ma come è nata la leggenda che dipinge Lucrezia Borgia come un’infame depravata sessuale?

Rodrigo Borgia, il padre di Lucrezia, nacque nella città spagnola di Valencia, nel seno di una potente famiglia della nobiltà. Suo zio, Papa Callisto III, lo incoraggiò a trasferirsi in Italia e fare carriera ecclesiastica, e Rodrigo seguì il suo consiglio.

La duchessa Lucrezia Borgia (Subiaco, 18 aprile 1480 – Ferrara, 24 giugno 1519)

La duchessa Lucrezia Borgia (Subiaco, 18 aprile 1480 – Ferrara, 24 giugno 1519)
La duchessa Lucrezia Borgia (Subiaco, 18 aprile 1480 – Ferrara, 24 giugno 1519)

Quando, il 18 aprile 1480, nacque a Subiaco, una città a circa 70 chilometri da Roma, sua figlia Lucrezia, Rodrigo era già un cardinale. La madre era Vannozza Cattanei, un’italiana che diede altri tre figli al futuro Alessandro VI.

Sì, perché, nel 1492, Rodrigo Borgia divenne Papa.

Lucrezia aveva solo 13 anni quando suo padre decise di sposarla con il conte di Pesaro, Giovanni Sforza, nipote del potente duca di Milano.

Rodrigo Borgia era interessato a stabilire un’alleanza politica con questa potente famiglia, e il matrimonio rappresentava il mezzo più praticato.
Alessandro VI mirava ad unificare l’Italia sotto il suo potere e per questo aveva tessuto un complesso sistema di alleanze.

Il marito di Lucrezia, nei piani del Papa, sarebbe stato importante per il supporto militare che poteva garantirgli.
Giovanni Sforza tuttavia era ambiguo e spesso contraddittorio, un atteggiamento inatteso che irritò Alessandro VI che decise di riportare sua figlia a Roma e impedirle di tornare a Pesaro.

Il Papa, più tardi, diede anche l’ordine di uccidere Giovanni Sforza, ma, pare, che Lucrezia venne a conoscenza del piano e avvertì suo marito.
Alessandro VI decise di percorrere un’altra strada e di dichiarare nullo il matrimonio della figlia.

L’argomentazione usata per invalidare era sostenere che non vi era stata l’unione carnale tra i due sposi, il matrimonio non era stato consumato poiché Giovanni Sforza era “impotente”.

Il processo di annullamento, sempre orchestrato da Alessandro VI, si concluse come desiderava Rodrigo Borgia stabilendo che Lucrezia fosse vergine, che Giovanni Sforza fosse impotente e il matrimonio fosse dichiarato nullo.

Sforza, ferito nell’orgoglio, accusò Alessandro VI di mantenere rapporti incestuosi con sua figlia, anche se non reclamò niente ufficialmente.

Nasce la leggenda nera di Lucrezia Borgia

L’accusa si diffuse a macchia d’olio per tutte le corti europee. Certamente l’intento di Giovanni Sforza era di danneggiare il Papa, ma fu la reputazione di Lucrezia quella che ne risentì di più.

La più grande puttana di Roma“, avrebbe sentenziato il Doge di Venezia, Girolamo Priuli.

Il pettegolezzo non avrebbe risparmiato neppure la brillante cerchia intellettuale fiorentina.

Francesco Guicciardini, filosofo e storico fiorentino, nella sua Storia d’Italia, scritta intorno al 1540, descrive la famiglia Borgia come: “

Era medesimamente fama (se però è degna di credersi tanta enormità) che nell’amore di madonna Lucrezia

concorressino non solamente i due fratelli ma eziandio (altresì) il padre medesimo…”.

Come anche Jacopo Sannazaro (Napoli, 1457– 1530) poeta e umanista del Rinascimento definì la donna:

Giace in questa tomba Lucrezia di nome, ma di fatto… di Alessandro figlia, sposa, nuora“,

consolidando così le voci che aveva avuto rapporti sessuali sia con suo padre che con suo fratello.

C’è un’unica relazione conosciuta, più ufficiosamente che dalle carte, di Lucrezia fuori dal matrimonio in quel periodo ed è con un giovane servitore spagnolo della corte papale, Pedro Calderón.
Tutte le voci portano a pensare che la figlia del Papa ne fosse sinceramente innamorata.

Da quel rapporto sarebbe nato un bambino Giovanni Borgia, conosciuto come Infante Romano (Infans Romanus) che sarebbe stato “adottato” dallo stesso Alessandro VI.

Le voci contro Lucrezia assicuravano che il neonato fosse il risultato di presunti rapporti sessuali con suo padre e suo fratello Cesare. Una certezza era che né Cesare, né il Papa avrebbe permesso uno scandalo che pregiudicasse la politica dei Borgia, tale determinazione avrebbe portato Niccolò Machiavelli a citare il primo ne Il Principe.
La vicenda si sarebbe conclusa col corpo senza vita di Pedro Calderón, detto anche Perotto, che riappare misteriosamente galleggiando nel Tevere.

La famiglia Borgia
La famiglia Borgia

Il secondo matrimonio di Lucrezia Borgia, Alfonso d’Aragona

Alessandro VI aveva bisogno di stabilire un’alleanza con il Regno di Napoli, così decise di dare in sposa Lucrezia ad Alfonso d’Aragona, duca di Bisceglie e figlio illegittimo di Alfonso II, re di Napoli. Il matrimonio si ebbe luogo nel luglio del 1498.

Ma le strategie dei Borgia, soprattutto quelle di Cesare, e Alfonso d’Aragona divenne un problema.

Il non riuscito matrimonio, infatti, di Cesare Borgia con Carlotta, figlia legittima del re di Napoli Federico I spinge il figlio del Papa verso posizioni filo francesi, nemiche a quelle di Alfonso e della stessa sorella.
Due anni dopo, il 15 luglio 1500, il secondo marito di Lucrezia cadeva vittima di un attentato in Piazza San Pietro venendo accoltellato da un gruppo di cinque uomini.

Alfonso d’Aragona era convinto che effettivamente Cesare avesse orchestrato il piano per ucciderlo e tentò di “ricambiare”, senza riuscirci, con la freccia di una balestra.
Cesare riesce prima ad allontanare Lucrezia con un inganno dal palazzo ducale e quindi manda la sua guardia ad assassinarne il marito.
Alfonso d’Aragona muore strangolato il 18 agosto del 1500 e Lucrezia rimane vedova. I mormorii sulla sua complicità e sulle morti che la circondano tornano con forza nella sua vita.

Il terzo matrimonio di Lucrezia Borgia,
Alfonso d’Este

Le ambizioni politiche della famiglia Borgia non erano certo finite e Alessandro VI organizzò un terzo matrimonio per sua figlia.
Questa volta Lucrezia fece sentire la sua voce e accettò di sposare Alfonso d’Este, principe ed erede del ducato di Ferrara e rifiutando quella del duca di Gravina, Francesco Orsini inizialmente proposto dal Papa.

Ercole d’Este (padre di Alfonso) tuttavia non era ben disposto al matrimonio sia per la brama di potere che circondava i Borgia, sia per i pettegolezzi sulla stessa Lucrezia. La cronaca parla di un accordo che giunse a buon termine solo coinvolgendo il re di Francia, una fortissima dote e addirittura il permesso di passaggio di un esercito (quello francese diretto a saccheggiare Napoli).

Lasciata Roma e lontano dall’influenza della sua famiglia e trasformata in duchessa di Ferrara, Lucrezia dimostra tutte le sue qualità. I suoi contemporanei parlano di lei come una buona madre e una moglie virtuosa, ma non solo.

Certamente non scomparvero le voci che avevano accompagnata fino ad allora la figlia di Alessandro VI però il suo impegno per il benessere del ducato la fanno entrare nelle grazie del duca Ercole d’Este.

Accogliendo alla corte artisti come, Ercole Strozzi e Pietro Bembo giunse a disputarsi il rispetto degli artisti con Isabella d’Este, la marchesa di Mantova considerata dai letterati del tempo la “suprema tra le donne“.

Anche in quel periodo Lucrezia Borgia sembra al centro di trame amorose che si intrecciano a quelle politiche e militari della penisola una delle quali la vede amante del cognato Francesco II Gonzaga.

Frasi e citazioni su Lucrezia Borgia

L’analisi di alcuni storici di recente ha forse messo un po’ di realtà nella leggenda nera della duchessa di Ferrara.

Sarah Bradford ha scritto:

Generazioni di storici ne hanno travisato la biografia esaminandola nell’ottica dei crimini commessi dalla sua famiglia, a loro volta amplificati da cronisti contemporanei ostili…

Nell’Ottocento è cominciata una cauta riabilitazione, ma in ultima analisi tutti hanno concluso che, pur non essendo un’assassina e una donna dissoluta, Lucrezia in realtà era una giovane sventata, vittima inerme degli uomini della sua famiglia.

La verità è che in un mondo in cui i dadi erano pesantemente truccati in favore dei maschi, Lucrezia si destreggiava a seconda delle circostanze per forgiare il proprio destino”.

E Indro Montanelli e Roberto Gervaso in Storia d’Italia:

“Lucrezia, la cui figura egli [Papa Alessandro VI] fece immortalare dal pennello del Pinturicchio: un volto pallido e angelico, gli occhi a mandorla, il naso sottile e appuntito, la bocca piccola, il collo lungo e levigato, le mani diafane e affusolate, i capelli biondi e lunghissimi (così lunghi e pesanti che le procuravano violente emicranie).

Il pittore umbro, che fu per un certo periodo agli stipendi del Papa, era noto per la sua cortigianeria. Dubitiamo perciò che questo ritratto sia fedele all’originale anche perché da documenti scritti risulta che i contemporanei non si trovavano affatto d’accordo sull’avvenenza di Lucrezia.

Se comunque essa non fu la stupenda creatura dipinta dal Pinturicchio, ebbe molte altre doti che la resero una delle donne più affascinanti del Rinascimento, e una delle più discusse”.

Storia d’Italia

L’avvelenatrice che divenne quasi una santa

Lucrezia Borgia, non fu quindi una santa, ma neppure la Messalina e avvelenatrice con cui fu identificata all’apice della sua leggenda nera quando, nell’Ottocento, Alexandre Dumas e Victor Hugo ne tracciano il ritratto spietato che ispirò anche l’opera di Gaetano Donizetti.

Più che per le trame politiche e militari a cui la duchessa di Ferrara partecipò, sostenendo sia il marito Alfonso d’Este sia il fratello Cesare, è importante scoprire, di questo periodo, il grande affetto con cui il popolo del ducato circondò Lucrezia

Quando Ferrara cade in disgrazia Lucrezia, come penitenza, cominciò a indossare il cilicio e fondò un banco dei pegni per aiutare i poveri.

Quella buona reputazione l’ha accompagnata fino alla sua morte, causata da un parto complicato quando aveva 39 anni. Poco dopo la sua morte, la leggenda nera su Lucrezia Borgia riemerse. Una leggenda che dura ancora oggi.

Leggi anche: Lavinia Fontana, il ritratto della prima Pittrice Pontificia. Elaborazioni Roberto Roverselli per CaffèBook. Foto Wikipedia.

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