Se volessimo riassumere brevemente chi è Lavinia Fontana (Bologna, battezzata il 24 agosto 1552 – Roma, 11 agosto 1614) la descriveremmo come una delle più apprezzate e conosciute pittrici italiane appartenute al primo Barocco. Ma, naturalmente, è stata molto più di questo.

Lavinia fu eccezionalmente abile in particolare quando si trattava di raffigurare le stoffe e gli ornamenti.
Grazie a questa sua attenzione, la nobiltà bolognese si affollava per farsi dipingere con sete, gioielli e abiti dai pizzi raffinati.
Questo permise all’artista anche di migliorare il suo ruolo nella società bolognese come pittrice, certamente più aperta che in altri luoghi italiani, ma comunque molto restrittiva per le donne dell’epoca.

Lavinia Fontana e le donne nell’arte

Per le donne l’accesso all’arte, e a qualunque altra professione, era praticamente impossibile se non sotto la tutela di un uomo.
Le grandi pittrici del passato come Sofonisba Anguissola, Caterina van Hemessen e Elisabetta Sirani poterono esprimere il proprio talento artistico solo perché un uomo le aveva “allieve” prima, insegnandole la tecnica in casa dato che non potevano studiare in un’accademia e quindi “guidandole” come tutore.

Lavinia Fontana però potremmo considerarla figlia di un grande fenomeno, o meglio, di uno “scandalo” rivoluzionario che era avvenuto a Bologna intorno al 1525 nel cantiere della Basilica di San Petronio.

Fra gli artisti che dovevano decorare con delle formelle la facciata poi rimasta incompiuta della basilica c’erano artisti come il Tribolo, Alfonso Lombardi, Girolamo da Treviso, ma anche, e per la prima volta, una donna: Properzia de Rossi.

Per questo non fu solo sorprendente, ma addirittura uno scandalo, perché la scultura, più ancora della pittura, era considerata solo per gli uomini.
Questo è qualcosa che è stato vero fino a tempi anche molto recenti nell’immaginario dell’arte se pensiamo ai dubbi sulle partecipazione di Rodin nelle opere di Camille Claudel.
La formella di Properzia de Rossi non fece parte della Basilica di San Petronio. Il Vasari racconta nelle Vite che la scultrice rappresentò il suo amore per un giovane che l’aveva rifiutata e questo non fu tollerato.

Tuttavia il Vasari descrive comunque la vita di Properzia (anche se con non poco maschilismo) e fa forse suo malgrado, della donna una futura “eroina” per Lavinia e per il padre di lei che era anche amico dello storico dell’arte, architetto e artista di Arezzo.
Prospero Fontana uomo coltissimo e grande artista del manierismo avrebbe infatti capito il talento della figlia insegnandole i segreti della pittura.

La vita di Lavinia Fontana e prime influenze pittoriche

Lavinia Fontana nacque a Bologna il 24 agosto 1552.
Prospero Fontana, suo padre, era un famoso e affermato pittore della scuola bolognese che aveva collaborato con artisti come Perin del Vaga, Zuccari e Vasari.
Prospero eccelleva nei ritratti, un talento che trasmetterà alla figlia, che da lui imparerà le tecniche pittoriche.
Le sue opere iniziali denotano l’influenza paterna e si sviluppano principalmente attorno all’arte religiosa.

Lavinia Fontana, Autoritratto nello studio
Lavinia Fontana, Autoritratto nello studio

Lavinia Fontana passa molto tempo in casa dove legge molto e cresce in un ambiente raffinato, frequentato dai più grandi artisti del suo tempo.
Era una ammiratrice del lavoro di Sofonisba de Anguissola e nella sua produzione

si può apprezzare l’influenza della pittrice cremonese in particolare nel famoso Autoritratto la Vergine allo specchio con un servo.

Autoritratto di Vergine allo specchio con un servo. Lavinia Fontana
Autoritratto di Vergine allo specchio con un servo. Lavinia Fontana

La pittrice bolognese realizzò quel dipinto per inviarlo alla sua futura suocera ritraendosi alla spinetta.
L’autoritratto conteneva un messaggio scritto, che diceva quanto fosse una donna rispettabile e di cultura, e uno sotto inteso, con il cavalletto alle spalle: lei era una pittrice affermata!

A 25 anni l’artista si sposa con Gian Paolo Zappi, pittore che frequentava la bottega di famiglia e appartenente a una famiglia nobile.
Il matrimonio sarà un grande sostegno per Lavinia dal momento che suo marito sarà incaricato di aiutarla tanto nel suo lavoro artistico, pare dipingesse gli sfondi delle sue opere, quanto nel prendersi cura degli undici figli che ebbero e dei quali solo tre sopravvissero alla madre.

Lavinia Fontana, uno strano matrimonio

All’epoca era uso comune redigere le scritture matrimoniali, assimilabili a dei veri e propri contratti, e in questo furono sottolineati dei punti molto importanti per Lavinia:

  • che la ragazza era una pittrice professionista e quindi di estimato valore,
  • il marito accettava di guidare i figli, e di entrare a far parte della famiglia di lei, Fontana,
  • che lei si sarebbe occupata di dipingere!

Gian Paolo Zappi rinunciò di fatto alla sua carriera di pittore per assistere Lavinia nella sua attività come per la famiglia, fatto abbastanza inusuale all’epoca.
Il marito divenne suo intermediario negli affari, recandosi dal notaio, stipulando contratti e seguendo le consegne.

I ritratti di Lavinia Fontana

La pittrice era molto apprezzata sia per la sua attenzione ai dettagli, sia per la sua amabilità. Lavinia realizzava opere nelle quali riusciva a rendere con minuziosità il pregio dei tessuti e degli oggetti indossati dalle nobildonne e dai loro bambini. Di seguito possiamo ammirare alcuni esempi:

Il Ritratto de Constanza Alidosi, del 1594.

L’opera è esposta presso il National Museum of Women in the Arts, EEUU.

Il Ritratto de Constanza Alidosi Lavinia Fontana
Il Ritratto de Constanza Alidosi

La famiglia Gozzadini.

Quadro conservato alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. (dettaglio)

La famiglia Gozzadini, Lavinia Fontana,
La famiglia Gozzadini, dettaglio

Ritratto di Antonietta Gonsalvos

Ritratto di Antonietta Gonsalvos Lavinia Fontana
Ritratto di Antonietta Gonsalvos Lavinia Fontana

Particolarmente noto è il ritratto di Antonietta Gonsalvos

La bambina era la figlia di Petrus Gonzales ed era affetta, come il padre, da ipertricosi (Hypertrichosis universalis, che le ricopriva la pelle di una peluria concentrata soprattutto sul volto).
Petrus Gonsalvus (Tenerife, 1537 – Capodimonte, 1618) apparteneva alla corte di Enrico II di Francia ed era fra i personaggi più noti dell’epoca conosciuto anche come “Hombre Lobo Canario”. La bambina, nel dipinto, porta una coroncina floreale tra i capelli e indossa un vestito di pregio decorato con disegni e pizzo; il tutto fu riprodotto dalla pittrice minuziosamente fra il 1594 e il 1595.

Bianca degli Utili Maselli di Lavinia Fontana
Bianca degli Utili Maselli con cane in mano e i sei figli di Lavinia Fontana

Molto bello, è anche il ritratto che Lavinia Fontana fece a Bianca degli Utili Maselli. La donna è dipinta con in mano un cane e circondato dai suoi sei figli.

Isabella Gonzaga di Lavinia Fontana
Isabella Gonzaga di Lavinia Fontana

Altri ritratti recentemente attribuiti alla pittrice bolognese sono questi due quasi simili, presumibilmente di Isabella Gonzaga, figlia di Vespasiano, Signore di Sabbioneta. La donna si sposò nel 1584 e i due quadri sembrano realizzati nello stesso periodo (forse prima e dopo le nozze).

Lavinia le Pale d’Altare e il trasferimento a Roma

Oltre ai ritratti Lavinia dipinse anche delle Pale d’Altare, un lavoro considerato poco adatto ad una donna e di certo molto faticoso.
La prima Pala di Lavinia le venne commissionata grazie all’appoggio di suo suocero nel 1584:

la nota Pala d’altare “L’Assunta di Ponte Santo” (o Madonna Assunta di Ponte Santo) ad Imola.

Viene anche considerata la prima pala realizzata da una donna.

Madonna Assunta di Ponte Santo Imola di Lavinia Fontana
Madonna Assunta di Ponte Santo Imola di Lavinia Fontana

Nel 1603, pochi anni dopo la morte di suo padre, la famiglia si trasferì a Roma e rimase sotto la protezione di papa Clemente VIII.
Nel 1605, Lavinia fu nominata ritrattista della corte dal nuovo Papa Paolo V.
Il suo primo incarico importante fu un dipinto di grande formato per l’altare della Basilica di San Paolo fuori le mura, che andò purtroppo distrutto da un incendio nell’anno 1823.

Grazie a Paolo V, che aveva anche battezzato il suo ultimo figlio, le commesse da parte della nobiltà romana come dalle rappresentanze diplomatiche furono così tante che la pittrice decise di trasferirsi definitivamente a Roma dove venne soprannominata la “Pittrice Pontificia”.

La mitologia e i nudi di Lavinia Fontana

Lavinia dipinse anche nudi maschili e femminili sia in temi religiosi sia mitologici di grandi formati. Questo fu qualcosa che non aveva precedenti per una donna fino a quel momento e che si sarebbe ripetuta solo molto tempo dopo, Elisabetta Sirani non ebbe le stesse opportunità ad esempio.

Minerva mentre si veste Lavinia Fontana
Minerva mentre si veste

Il dipinto che raffigura Minerva mentre si veste, realizzato nel 1613, ne rappresenta un interessante esempio.

Giuditta con la testa di Oloferne Lavinia Fontana
Giuditta con la testa di Oloferne Lavinia Fontana 1590 -1595
Giuditta con la testa di Oloferne nel sacco di Lavinia Fontana
Giuditta con la testa di Oloferne nel sacco di Lavinia Fontana

L’importanza di Lavinia Fontana per la Storia dell’Arte non è data da un criterio di valutazione che tenga conto dell’innovazione stilistica, ma il suo lavoro fu certamente molto significativo, sia in termini di quantità che di qualità aggiungendo a questo la sua capacità di superare i limiti all’epoca imposti alle donne.

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