Liliana Segre, la deportata che scelse la vita e la pace

Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre del 1930, da subito la sua vita si caratterizzò per i tanti, dolorosi distacchi.

A poco più di un anno perse la madre, a otto anni, per il solo fatto di essere ebrea, venne espulsa dalla scuola a seguito dell’entrata in vigore delle leggi razziali fasciste del 1938.

Liliana Segre

Liliana Segre
Liliana Segre

Nell'ottobre del 1942 la famiglia Segre è sfollata a Inverigo, in Brianza; dopo l’8 settembre 1943 la situazione precipita e comincia la deportazione degli ebrei.

Nel dicembre 1943 la famiglia Segre tenta la fuga in Svizzera, ma anche la Svizzera, nonostante fosse neutrale, volta loro le spalle e vengono rimandati in Italia.

Liliana Segre e il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau

Liliana Segre a 13 anni nel 1943, pochi mesi prima dell'arresto
Liliana Segre a 13 anni nel 1943, pochi mesi prima dell'arresto

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Il 30 gennaio 1944, quando Liliana era poco più che tredicenne, fu deportata nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau dove arrivò dopo sette anni di viaggio iniziato dal famigerato binario 21 della stazione di Milano.

All'arrivo nel campo di concentramento ancora una separazione, sicuramente la più dolorosa della sua vita:

si dovette, infatti, staccare anche da suo padre, la persona a lei più cara, che non avrebbe mai più rivisto.

Liliana Segre e il padre Alberto Segre
Liliana Segre e il padre Alberto Segre

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Nel campo di concentramento divenne un numero, il 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio.

Fu messa ai lavori forzati presso una fabbrica di munizioni e fece ricorso a tutte le sue forze, sia fisiche che psichiche, per superare tutte le selezioni alle quali fu sottoposta.

Più la vita era con lei avara e matrigna più lei l’amava e si batteva con tutte le forze per non perderla, per continuare a viverla, a viverla intensamente.

Alla fine del gennaio 1945 intraprese la marcia della morte verso la Germania, fu liberata il primo maggio 1945, insieme ad altri 24 sopravvissuti, dal campo di Malchow ad opera dell’Armata Rossa.

Cito un dato che fa impressione:

Liliana fu uno dei 25 bambini sopravvissuti dei 776 under 14 che furono deportati ad Auschwitz!

Da allora la vita tornò lentamente a sorriderle anche se niente e nessuno potrà mai restituirle ciò che le è stato drammaticamente tolto durante la sua difficile, tremenda infanzia.
Come nulla potrà mai farle dimenticare le sofferenze, i lutti, le violenze fisiche e morali subite durante la sua permanenza nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

Liliana e suo marito Alfredo Belli Paci

Liliana e suo marito Alfredo Belli Paci
Liliana e suo marito Alfredo Belli Paci

Nell'estate del 1948 c’è stato l’incontro, fondamentale per il suo ritorno alla vita, con Alfredo Belli Pace che divenne suo marito e col quale ebbe tre figli (Alberto, Luciano e Federica) che nel tempo la fecero diventare nonna di tre nipoti.

Per tanti anni non riuscì a parlare della sua tremenda esperienza di deportata nel campo di concentramento, ma a 60 anni avvenne la svolta e maturò la decisione di iniziare a testimoniare l’orrore della sua esperienza e a condividerla in tantissime scuole con migliaia di ragazzi prefigurando una sorta di staffetta generazionale per testimoniare gli orrori dei campi di concentramento.

L’ultima testimonianza avvenne il 9 ottobre di quest’anno a Rondine, in provincia di Arezzo;

mai scelta fu simbolicamente più giusta e quanto mai azzeccata.

Nel borgo medievale di Rondine, infatti, c’è la sede della Cittadella della Pace, una organizzazione internazionale che dal 1998 si è impegnata per il dialogo e la risoluzioni di conflitti esistenti in ogni angolo del mondo.

Quella testimonianza fu riprodotta nel libro ”Ho scelto la vita”, curato da Alessia Rastelli e con l’interessante prefazione di Ferruccio De Bortoli, che il Corriere della Sera ha distribuito gratuitamente ai propri lettori nella giornata del 30 ottobre 2020.

Questi brevissimi e scarni cenni della biografia di Liliana Segre non rendono, non possono rendere, neanche lontanamente, l’idea delle atroci sofferenze fisiche e morali che una bambina in tenera età ha dovuto patire.

Una cognizione nitida, precisa e vibrante della sua vita si può avere ascoltando le sue puntuali testimonianze scritte e orali che ha reso Liliana negli ultimi 30 anni della sua vita.

Rispetto alle testimonianza scritte consiglio di leggere il libro da lei scritto (con la collaborazione di Daniela Palumbo e con prefazione di Ferruccio De Bortoli) e intitolato

Fino a quando la mia stella brillerà “e la sua ultima testimonianza pubblica sulla Shoah “Ho scelto la vita” alla quale ho fatto cenno poc'anzi.

Per me sono state due letture emozionanti e nello stesso tempo assai commoventi, la ragione, la nostra ragione non riuscirà mai a comprendere come la cattiveria umana abbia potuto valicare in modo così aberrante le proprie colonne di Ercole, né come il sonno della ragione e l’indifferenza umana si siano potuti spingere oltre la soglia dell’orrore più cinico e brutale.

Da quando l’opinione pubblica italiana ha iniziato a conoscere questa straordinaria donna di pace non si contano più i riconoscimenti da lei ricevuti.

Citiamo soltanto alcune di tali onorificenze:

la nomina da parte del Presidente Carlo Azeglio Ciampi a Commentatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (il 29 novembre del 2004);

la medaglia d’oro della riconoscenza della Provincia di Milano (2005);

la nomina da parte del Presidente Sergio Mattarella a Senatrice a vita (2018) per “aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”;

la medaglia d’oro al merito della Croce Rossa Italia (1 dicembre del 2019)

la gran croce al merito con placca dell’Ordine al merito di Germania ( agosto 2020);

la nomina a Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore – Francia ( 2 ottobre 2020).

Lauree honoris causa dalle università di Verona, Bergamo, Roma e altre.
Non si riesce, poi, a tenere più il conto delle cittadinanze onorarie concessele da vari Comuni Italia (Palermo, Torino, Genova, Varese e tanti altri).

Liliana Segre, autrice di Ho scelto la vita con il Presidente Mattarella

Liliana Segre, autrice di Ho scelto la vita con il Presidente Mattarella
Liliana Segre, autrice di Ho scelto la vita con il Presidente Mattarella

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Purtroppo, però, Liliana Segre in questi ultimi anni non ha ricevuto soltanto onorificenze, le sono stati rivolti anche abominevoli insulti e gravissime minacce tanto che le è stata assegnata la scorta per proteggerla.

Mi piace concludere questo scritto dedicato a Liliana Segre citando un episodio avvenuto nel giorno della sua liberazione dal campo di sterminio, quando un ufficiale tedesco ha gettato ai suoi piedi una rivoltella e lei è stata assalita per un istante dal desiderio di vendicarsi.

Ma lei respinse subito tale tentazione commentandola con queste parole:

Per un attimo vidi una pistola a terra, pensai di raccoglierla. Ma non lo feci. Capii che io non ero come il mio assassino. Da allora sono diventata donna libera e di pace con cui ho convissuto fino ad adesso".

Per me questo è il momento chiave della sua esistenza. Aveva solo 15 anni e, nonostante avesse conosciuto l’odio più perfido che la storia moderna ricordi, non si lasciò contaminare da esso, si è rifiutata di scendere al livello dei suoi aberranti torturatori e scelse la vita, diventando quella “donna libera e di pace” che tutti abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare.

Abbiamo tutti il dovere di onorare la sua straordinaria testimonianza: Guai a noi, a tutti noi, se malauguratamente dovessimo dimenticarla!

Foto da Wikipedia, Youtube. Elaborazioni Caffèbook.it