Nzinga Mbande la regina africana che combatté per la libertà contro i portoghesi

I libri definiscono spesso la regina Nzinga Mbande (1583 – 17 dicembre 1663) una guerriera coraggiosa, intelligente e una delle figure chiave nella resistenza dell’Africa al colonialismo nel diciassettesimo secolo.

Nzinga Mbande La regina di Ndongo e Matamba
Nzinga Mbande

Ma ci sono anche altre versioni.

Alcuni la descrivono come una donna crudele in grado di porre fine alla vita di suo fratello per prendere il potere ed anche di uccidere gli uomini del suo harem dopo aver ottenuto da loro il piacere sessuale che desiderava.

Le gesta e le leggende che circondano la vita della regina dell’Angola Nzinga (conosciuta anche come Ginga o Jinga o Njinga e quando si convertì in Dona Ana de Souza)  sono tanto affascinanti quanto sconosciute a molti, soprattutto al di fuori del continente africano.

Però c’è una cosa su cui gli storici concordano: la regina Nzinga Mbande merita il suo posto fra le donne africane più famose per la fervida lotta che condusse per quattro decenni contro l’occupazione europea e la schiavitù della sua gente.

Nzinga Mbande: Regina o Ngola

Nzinga Mbande fu regina del popolo mbundu e regnando su Ndongo e Matamba, nell’Africa sudoccidentale.

Il suo vero titolo in Kimbundu, la lingua locale, era Ngola, termine col quale i portoghesi chiameranno questa regione dandole il nome che conosciamo oggi: Angola.

Questa divenne la nuova denominazione della regione a partire dal 1575, quando i soldati del Portogallo invasero il Ndongo in cerca di oro o argento.

Quando non trovarono le miniere che cercavano deciso di cambiare i propri interessi commerciali per il territorio iniziando un commercio di schiavi da inviare in Brasile, la loro nuova colonia.

Nzinga Mbande, che nacque otto anni dopo questa invasione e visse fin dall’infanzia la lotta di resistenza contro i portoghesi di suo padre, il re Mbandi Ngola Kiluanji.

Quando il re morì nel 1617, fu un altro dei suoi figli ad assumere il potere pur non avendo né il carisma di suo padre né l’intelligenza di sua sorella Nzinga.

Temendo un complotto contro di lui da parte del suo popolo a favore di Nzinga, il nuovo Ngola ordinò l’esecuzione dell’unico figlio della sorella.

Presto il nuovo re si ritrovò incapace di far fronte agli europei che stavano guadagnando terreno e causando molte vittime tra la popolazione locale e finì per accettare i consigli dei suoi più stretti consiglieri.

Nzinga Mbande, la regina e la negoziazione con il Portogallo

Il re inviò sua sorella, capace di parlare portoghese grazie all’educazione ricevuta dai missionari, a negoziare con il Portogallo per firmare un accordo di pace.

Nzinga Mbande la negoziazione contro il Portogallo
Nzinga Mbande e la negoziazione contro il Portogallo

Quando Nzinga arrivò a Luanda per iniziare i colloqui, trovò una città popolata da gente nera, bianca e un miscuglio razziale che non aveva mai visto prima.

Ma quella non era l’immagine che la sorprendeva di più.

Gli schiavi in lunghe file venivano venduti e introdotti in grandi navi. In pochi anni, Luanda era diventata uno dei più grandi sbocchi e punti vendita di schiavi in tutta l’Africa.

Secondo alcuni resoconti, quando andò al palazzo del governatore portoghese João Correia de Sousa per iniziare i colloqui di pace, Nzinga recitò in una scena carica di simbolismo.

Quando arrivò, osservò che il portoghese si fosse seduto su una comoda poltrona e per lei non fosse stato preparato altro che un tappeto sul pavimento.

Nzinga Mbande trattativaNzinga Mbande ordinò, senza una parola e con un solo sguardo, a una delle donne che l’accompagnavano di inginocchiarsi e quindi si sedette sulla schiena di questa, alla stessa altezza del governatore.

Mostrò in modo chiaro e diretto che non era giunta sin lì per negoziare un ruolo di sottomissione, ma un accordo in condizioni di parità.

Dopo difficili negoziati, entrambe le parti concordarono il ritiro delle truppe portoghesi dal Ndongo e il riconoscimento della loro sovranità ottenendo in cambio che il territorio sarebbe stato aperto ai portoghesi per creare rotte commerciali.

Nel tentativo di rendere più solidi i rapporti con il Portogallo, Nzinga Mbande si convertì al cristianesimo e fu battezzata come Ana De Souza, aveva 40 anni.

Però gli accordi non durarono a lungo.

Nzinga Mbande regina africana e donna guerriera spietata

Nel 1624, suo fratello si ritirò da prima dal potere e poi morì in strane circostanze.

Che si fosse suicidato o che Nzinga Mbande avesse organizzato il suo avvelenamento come vendetta per l’omicidio di suo figlio è un mistero che circonda la sua storia.

Fu una donna coraggiosa che lottava in un mondo fortemente patriarcale e per farlo usò la violenza e l’astuzia, mezzi che, come per altre personalità forti, la resero controversa ma che le permisero di emergere (come per Jeanne de BellevilleAnne Bonny e Mary Read o Mary Thomas)

L’unica cosa certa è che, nonostante l’opposizione dei portoghesi e parte della sua stessa gente, Nzinga Mbande realizzò qualcosa di impensabile in quel momento: diventò la nuova regina di Ndongo.

Nzinga fu determinata e spietata e per prendere il potere ricorse, ad esempio, all’aiuto di gruppi di guerrieri Imbangala che vivevano al confine del regno per spaventare quanti le si opponevano.

Offrì anche asilo agli schiavi fuggiti dai territori portoghesi reclutandoli come manodopera.

Però furono i guerrieri Imbangala il suo espediente più efficace per migliorare la sua posizione nelle tribù.

Erano spietati e tutti ne avevano paura.

Nzinga li usò, probabilmente per uccidere anche il figlio di suo fratello che era il più credibile erede alla guida del Mbundu.

I guerrieri Imbangala finirono per abbandonarla a causa della mancanza di antenati nella tribù.

Nel 1629, Nzinga rimase senza alleati e con l’esercito portoghese che la stava inseguendo.

Nzinga Mbande e il regno di Matamba

La donna fuggì nel regno di Matamba che aveva prosperato sotto il dominio di diverse regine, anche se poi avevano ceduto il potere al padre di Nzinga, Ngola Kiluanji, e in seguito a suo fratello.

Nzinga Mbande una battagliaNel corso degli anni ne divenne la regina e difese attivamente i territori dimostrando di essere un’abile guerriera sui campi di battaglia, un’astuta stratega e un’intelligente diplomatica.

Per combattere i portoghesi si alleò con gli olandesi salvo poi ricorrere al sostegno dei primi per combattere contro altri regni e altri nemici.

Nzinga aumentò le sue ricchezze perseguendo i propri fini senza badare troppo a mantenere gli accordi che prendeva.

I suoi eserciti e il suo potere controllavano l’accesso alle rotte commerciali dei portoghesi e deviando parte del flusso degli schiavi a Matamba.

Resistette alle truppe portoghesi per decenni e si dice anche si sia vestita come un uomo per passare inosservata e condurre i suoi eserciti in battaglia.

Le leggende sulla regina africana

Ma alle leggende sulle sue imprese militari e strategiche si sommano quelle sui comportamenti con i suoi amanti.

Senza dubbio il più commentato ha a che fare con l’harem che creo a sua immagine. Un harem nel quale disponeva con una mano di ferro uccidendo senza pietà i suoi amanti.

La regina dell’Angola aveva un grande numero di uomini a sua disposizione e questi dovevano, di tanto in tanto, affrontarsi in uno scontro.

Quando la regina cercava il piacere carnale i “suoi uomini” dovevano combattere fino alla morte.

Per il vincitore il premio era una notte con lei, una sola notte in realtà, perché la mattina dopo gli uomini che avevano dormito con Nzinga venivano condannati a morte.

Nzinga all’età di 74 anni iniziò i negoziati per un trattato di pace con i portoghesi.

Nel 1657, dopo aver combattuto per decenni finì per rinunciare a gran parte del suo potere per dedicare i suoi sforzi alla ricostruzione di una nazione devastata dalla guerra.

Nzinga Mbande morì nel 1663 e i portoghesi, perdendo la loro più coraggiosa avversaria, poterono accelerare nella loro occupazione coloniale.

Nzinga Mbande, la regina dell’Angola, fu una delle prime persone a combattere per la libertà di questo Paese: una donna unica, spietata e, soprattutto, libera.

Foto Wikipedia e disegno Pat Masioni

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