Il tempo non esiste, il tempo non è vero, da Einstein a Borges

Una delle conclusioni che emergono dalla teoria della relatività di Einstein è che il tempo è, ovviamente, relativo: dipende dalla velocità con cui si muove nello spazio un osservatore, quindi è considerato essere parte di un composto chiamato spazio-tempo.

Qui Einstein aveva già intuito qualcosa che è stato recentemente formulato apertamente dicendo che è la mente che crea il tempo.

Il tempo non esiste indipendentemente dalla percezione.

Eppure sentiamo il tic tac dell’orologio e, anche quando non ci sono lancette, percepiamo concretamente questo fluire che non smette di suonare per l’eternità. Ma l’Eternità è senza tempo. Così il Tempo è senza luogo. Un Luogo eterno inesistente dove risuonano le nostre storie.

Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente…

Sant’Agostino d’Ippona (354 – 430), filosofo, vescovo e teologo latino.

Per gli esseri umani, il tempo si muove in una direzione unica che va dall’anticipazione all’esperienza e alla memoria. Apparentemente il tempo progredisce linearmente dal passato al futuro, lasciando conseguenze tangibili.

Il tempo non esisteQuesto per convenzione sembra innegabile, tuttavia, dal punto di vista della fisica, queste tre sezioni del tempo sono in realtà la stessa. In termini scientifici, le leggi della fisica sono temporaneamente reversibili, il che significa che gli stessi effetti si verificano comunque se il tempo scorre avanti o indietro.

Alcuni fisici spiegano la direzione della freccia del tempo come una proprietà emergente dell’interazione delle particelle a livello quantico. Questo significa che, ad un certo punto, quando cominciano a interagire con gli oggetti più grandi, le strane proprietà del mondo dei quanti perdono consistenza e riducono le loro “qualità” a quelle concrete che la nostra esperienza ci conferma e i nostri sensi ci assicurano.

Ad esempio non esistono più le possibilità che possano esistere in due posti contemporaneamente (sovrapposizione) o similarmente (come l’azione spettrale a distanza – così chiamata da Einstein – o entanglement quantistico).

A un certo punto lo strano comportamento delle particelle subatomiche si dissolve e il tempo emerge come una considerevole caratteristica matematica dell’universo. Una spiegazione di questo ha provato a darla l’equazione di Wheeler-DeWitt.

L’equazione sostiene che la gravità costringe le particelle subatomiche a comportarsi in modo classico, per così dire, permettendo all’universo solido che osserviamo di emergere e diventare prevedibile e lineare.

In una nuova teoria pubblicata sulla stessa rivista in cui Einstein pubblicò le sue carte sulla relatività generale, Robert Lanza, direttore di Astellas Global Rigenerative Medicine e Dmitry Podolsky, dell’Università di Harvard testarono l’equazione Wheeler-DeWitt.

I loro risultati mostrano che gli effetti della gravità entrano in azione troppo tardi per rompere la coerenza delle proprietà quantistiche, il che mette seriamente in dubbio che la gravità sia responsabile della direzione universale della freccia temporale.

“Il nostro lavoro mostra che il tempo non esiste come qualcosa che è là fuori in esecuzione dal passato al futuro, ma una proprietà emergente, che dipende dalla capacità dell’osservatore di preservare le informazioni degli eventi con l’esperienza“, dice Lanza, che è anche autore della teoria del biocentrismo, che suggerisce che lo spazio e il tempo sono costrutti dai nostri sensi biologicamente limitati. E afferma categoricamente “infatti l’osservatore crea il tempo“.

E, in un certo qual modo torniamo ad Einstein che nella sua lettere a Besso scriveva “… Le persone come noi, che credono nella fisica, sanno che la distanza fra passato, presente e futuro non è altro che una persistente cocciuta illusione…“.

Quindi Tempo, Spazio, Esperienza (personale e soggettiva), Forza di Gravità, Eternità sembrano far parte tutte della stessa equazione. Un’equazione individuale che possiamo controllare? Che possiamo modificare? Forse la possiamo percepire diversamente, cioè ne possiamo modificare il suo effetto sulla nostra esperienza.

Forse possiamo trascurare la Forza di Gravità, è la più debole delle forze, ma la carta è debole e se avvolge la pietra vince e questa spezza le forbici che tagliano la carta… ancora tre passaggi passato, futuro e presente, come tre forze distinte, ma il Tempo era anche quello degli antichi e sono loro che hanno costruito molte delle nostre percezioni.

Il tempo non esiste, il tempo non è veroNelle nostre percezioni, quelle moderne, quelle della corsa contro il tempo c’è Kronos
Kronos è il dio, l’uomo maturo, che divora tutto e tutti, compresi i suoi figli, per mantenere il suo potere. È del tempo quel tic-tac che sentiamo rimbombare irreversibile, lineare, sequenziale e cronologico che inevitabilmente passa. Per Kronos fissiamo i nostri obiettivi, ci affanniamo per aver successo e intanto percepiamo che ci stiamo avvicinando alla morte, invano cercando di controllare gli eventi, la nostra vita e quella degli altri.

Se seguiamo Kronos imploriamo spesso Kairos, un giovane uomo con una lunga ciocca di capelli sulla fronte, ma completamente calvo da dietro. È un dio capriccioso, quello dell’opportunità da cogliere che passa in fretta. È l’inaspettato, e sperato, “qui e ora”, in cui l’azione appropriata ci porterà a quel momento futuro desiderato, quello che cambierà il nostro destino.
Ricorda la Carmina Burana, Fortuna Imperatrix Mundi, Fortune plango vulnera…
Verum est, quod legitur                              Vero è quanto si legge
fronte capillata                                            ha la fronte coperta di capelli
sed plerumque sequitur                              ma quasi sempre segue
Occasio calvata                                          la calva Occasione

È il tempo dell’istante presente, ma quando è appena passato non potrà più essere catturato perché è calvo dietro.

Però esiste anche Aión è il dio dell’eternità, bambino e anziano, che non ha bisogno di divorare nulla per essere eterno. È il tempo nel quale non perseguiamo gli obiettivi o i piani ma in cui agiamo per le cose che hanno un significato in sé.
È il tempo di Gandhi quando dice Sii il cambiamento che vuoi vedere per il mondo.

È il tempo che si muove nello spazio senza cercare la percezione di questo movimento negli altri, solo l’osservatore sente quello spazio-tempo e solo per lui si dilata in modo perfetto, solo per lui è esistito.

Come nella poesia di Machado

Viaggiatore, sono le tue orme
il cammino e niente più
Viaggiatore, non c’è cammino,
si fa il cammino andando
nell’andare si fa il cammino
e volgendo lo sguardo indietro
si vede il sentiero che mai
si tornerà a calpestare
Viaggiatore non c’è cammino
solo scie nel mare.

È il Dio del tempo che ci parla attraverso la nostra voce interiore e che ci dice cosa ha senso e cosa no.

Quindi il tempo è una percezione illusoria, personale, misurabile in uno spazio, ma non comprensibile né spiegabile. Il tempo sono degli dei capricciosi o buoni, solo dipende da come ci raffrontiamo con loro, e contemporaneamente, sono formule matematiche confutate.

Il filosofo francese Deleuze, nella sua opera Logica del senso, chiama il tempo delle ore Kronos e Aion del tempo indivisibile. Cancellando Kairos, che a ben vedere con il tempo ha poco in comune, restano Kronos e Aion.
Per Kronos, c’è solo il presente. Il tempo passato, presente e futuro non sono tre dimensioni del tempo, ma solo il presente riempie il tempo, il passato e il futuro sono due dimensioni relative al presente nel tempo.

Aion, d’altra parte, è lo spazio in cui il pensiero, l’arte, l’amore e la poesia hanno sempre luogo. È in questo momento fantasmagorico dove si svolgono tutte le esperienze del soggetto.

Una volta che guardiamo l’orologio Kronos è portato alla nostra presenza, riducendo così l’esperienza ai pochi minuti, giorni, mesi o anni calcolati.

Questo “guardare l’orologio” non è solo letterale. Kronos viene presentato quando finisci di leggere una poesia o finisci di sorseggiare un buon caffè. È il momento in cui, finito o no, sei consapevole che stai leggendo o bevendo. È il momento in cui il presente cessa di essere un istante eterno per essere riproporsi su quell’unica linea divisibile, controllabile e paradossalmente improduttiva.

Non si parla qui, tuttavia, di “tempo libero”. Il tempo libero è solo un altro “spazio” su Kronos, divisibile e controllabile. Non si tratta di avere tempo ma di camminare con il tempo. In Kronos puoi andare e agitarti, in Aion puoi solo essere. Kronos può essere spiegato ma Aion, d’altra parte, mostra solo.

Borges ne Il miracolo segreto, ci parla di Hladík, drammaturgo ebreo che viene arrestato e condannato a morte dalla Gestapo.

Rimane chiuso nella segreta per diversi giorni, aspettando il giorno e l’ora della sua esecuzione. In questi giorni, con lo squilibrio mentale e l’allungamento del tempo proprio di un uomo che aspetta la sua morte, Hladík torna a camminare attraverso le realtà infinite che ha visitato una volta: la sua opera. Studi critici, traduzioni e poesie di cui non era fiero.

Tuttavia, ora stava lavorando al lavoro definitivo. Quello che lo avrebbe riscattato da tutta la mediocrità intellettuale che lo accompagnava da quando aveva iniziato a scrivere.

Di questo grande lavoro aveva già terminato il primo atto e parte del terzo, e questo gli permette di revisionarlo mentalmente, correggerlo e ritoccarlo senza aver bisogno del manoscritto. Però rivedendolo si rende conto che stava per lasciare la suo opera incompiuta.

L’ultima notte prima dell’esecuzione disperatamente implora Dio di concedergli un anno. Era sufficiente solo un anno per finire la propria opera: dopo sarebbe stato pronto a morire.

Dio sembrò non ascoltare le sue preghiere. Arrivò il mattino, e in breve tempo tutto fu pronto: lui davanti al muro e i soldati di fronte a lui: La sentenza sarà eseguita alle nove del mattino.

Una pesante goccia di pioggia sfiorò una delle tempie di Hladík e rotolò lentamente lungo la sua guancia; il sergente urlò l’ordine finale.

L’universo fisico si fermò.

…Le armi convergevano su Hladík, ma gli uomini che stavano per ucciderlo restavano immobili. Il braccio del sergente in un perpetuo gesto inconcludente. Su una tegola nel cortile un’ape proiettava un’ombra fissa. Il vento si era fermato, come in un quadro…

…Un anno intero aveva chiesto a Dio di finire il suo lavoro e un anno gli era stato dato… Dio operò per lui un miracolo segreto: la guida tedesca lo avrebbe ucciso, nel momento stabilito, ma nella sua mente passò un anno tra l’ordine e l’esecuzione dell’ordine.

Non disponeva di nessun alto documento che la sua memoria.
Così… Rifatto il terzo atto due volte. Cancellò alcuni simboli troppo evidenti… Nessuna circostanza lo infastidiva… e poi abbreviò, amplificò e in alcuni casi tornò alla versione primitiva.

Concluse il suo dramma… non aveva bisogno che di risolvere un solo epiteto. Lo trovò; la goccia d’acqua scivolò sulla sua guancia. Sentì un grido eloquente, spostò la sua faccia, il quadruplice scarica lo fece cadere.

Jaromir Hladík è morto il ventinove marzo, alle nove e due minuti del mattino. “

Nel solo Kronos, è indiscutibile, Hladík non avrebbe concluso la sua opera che richiedeva un anno di lavoro, né avrebbe riscattato la sua intera vita in pochi secondi.

Quell’anno, quel tempo, non faceva parte di Kronos.

Tra la goccia, i soldati e l’urlo il tempo era Aion e anche Kronos che ha colpito senza pietà.

Aion si verifica sempre nelle pieghe di Kronos, ma non viene mai confuso con lui.

Nell’istante di una sola goccia d’acqua c’è lo spazio di Aion e di Kronos.

Sono due tempi diversi, Aion e Kronos, si verificano sempre nello stesso momento, solo due facce dello stesso problema: il tempo che, però, non esiste.

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