La Grafia di Paolo Borsellino a 80 anni dalla sua nascita

Da una breve biografia all’analisi grafologica della grafia di Paolo Borsellino per scoprire il carattere di uno degli eroi della lotta contro la mafia.

La Grafia di Paolo Borsellino

La Grafia di Paolo Borsellino
La Grafia di Paolo Borsellino

Potrebbe interessarti anche: La grafia di Edward Hopper: Il gesto grafico e il gesto pittorico della solitudine.

Vogliamo ricordare un grande uomo nel ottantesimo anniversario della sua nascita, un uomo che assieme a Giovanni Falcone, amico e collega nel pool antimafia, era arrivato troppo vicino alla “cupola”, il vertice della catena di comando della mafia che, come aveva già fatto con il collega solo due mesi prima, lo uccide a soli 52 anni, senza pietà insieme ai cinque agenti della scorte nel luglio del 1992.

Quel periodo ha rappresentato uno dei momenti più bui della storia del nostro Paese perché oltre alla terribile violenza dei fatti, furono gettate ombre sulla Magistratura e sui collegamenti tra Stato e Mafia.

Biografia di Paolo Borsellino

Non è nostra intenzione entrare nel merito della questione sulla quale sono stati spesi fiumi di inchiostro, bensì vogliamo parlare dell’Uomo Borsellino, della sua personalità e del suo carattere, della parte più intima e riservata e ci proviamo con l’aiuto della Grafologia.

Nasce il 19 gennaio del 1940 a Palermo nell’antico quartiere arabo Kalsa, zona di professori, commercianti ed esponenti della media borghesia.

In casa l’ambiente è vivace:

ci sono spesso amici in visita e si discute di libri e di filosofia.

A scuola Paolo non sbaglia un colpo. In greco ha 10, si alza alle 5 del mattino per studiare e la sua memoria prodigiosa fa il resto. I suoi genitori possiedono una farmacia in via della Vetreria, e anche per questo il padre è un’autorità nel quartiere.

Dopo il liceo Borsellino opta subito per gli studi di Legge, ma mentre frequenta l’università gli muore il padre, e le condizioni economiche della famiglia peggiorano.

Nonostante le difficoltà, a 22 anni si laurea con 110 e lode. Comincia la sua carriera al tribunale civile di Enna come uditore giudiziario ma ben presto gli eventi tragici e crescenti della Sicilia di quel periodo e la sua serietà professionale lo portano ad occuparsi sempre più da vicino della Mafia e dei suoi protagonisti.

L’amore per la sua terra, per la giustizia gli danno quella spinta interiore che lo porta a diventare magistrato senza trascurare i doveri verso la sua famiglia.

La professione di magistrato nella città di Palermo ha per lui un senso profondo. A 28 anni sposa Agnese Piraino Leto, dalla quale avrà 3 figli: Lucia, Manfredi e Fiammetta.

Essi lo descrivono come un padre amorevole e sempre presente nonostante gli impegni di lavoro.

Solo verso la fine, quando capisce di essere il prossimo bersaglio della Cupola, il figlio Manfredi, che oggi fa il commissario di Polizia a Cefalù, racconta di come si fosse chiuso in se stesso, di come fosse diventato scostante, severo, cupo e freddo con i propri cari che sapeva ormai dover lasciare tragicamente, quasi li volesse preparare agli eventi, a sostenere tutte le difficoltà, tutti gli assalti anche indiscriminati dei mass media e dell’opinione pubblica dopo la sua morte.

Analisi grafologica della grafia di Paolo Borsellino

Accostarsi alla grafia di Uomini di tale levatura, che hanno dato la vita per la Giustizia, che hanno vissuto con il peso sulle spalle di una lotta in prima linea contro una organizzazione criminale fatta di omertà e segretezza come la Mafia incute sempre un grande rispetto e ammirazione.

Analisi grafologica dellegrafia di Paolo Borsellino

Potrebbe interessarti anche: Grace Kelly, tra le righe di una principessa a 90 anni dalla sua nascita.

La scrittura di Paolo Borsellino è mobile, vivace, elastica, con disuguaglianze, personalizzazioni e ricombinazioni. Lo spazio è occupato in maniera ordinata e organizzata e le parole e le righe sono ben spaziate tra loro.

Non è la forza, l’energia, l’elemento portante di questa grafia, ma lo spirito critico, l’estrema vivacità e l’agilità mentale.

È un gesto grafico che sa unire alla duttilità di una mente sempre vigile e all’intuito (disuguaglianze di inclinazione e di dimensione, qualche buco tra lettere, ricombinazioni “testa/piede”), la tenacia ( legata, margine destro raggiunto, parallelismi). La forza degli ideali si unisce al realismo (prolungata alto/basso) e al dinamismo (movimento dinamico e progressivo) in una sfida rigorosa con se stesso e con il mondo portata avanti con caparbietà, allegria e passione (ritmo vivace, tratto che appare nel documento non in originale ben inchiostrato).

La zona media è quella che appare più sacrificata. Possiamo osservare le numerose destrutturazioni che la rendono filiforme in più punti.

Indice questo di apertura di spirito, di versatilità, di capacità di sintesi, ma grafologicamente la zona media è anche quella che ci da la misura della solidità dell’Io:

la riduzione della dimensione ci racconta lo sconforto, il cedimento interiore e i dubbi irrisolti che accompagnavano probabilmente alcuni momenti della vita di Borsellino,

quando sentiva sulle spalle tutto il peso di una lotta impari, una lotta che non ha potuto vincere, ma come egli ha affermato:

È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.