Nonostante il nome del Santo che porta, la notte di San Giovanni, resta ancora oggi la notte delle Streghe!

Il 23 Giugno è la data con maggior carica magica di tutto l’anno solare, è infatti legato al solstizio estivo! Già popolazioni antichissime attribuivano a questo momento carica magica ed esoterica straordinaria e veniva celebrato con grandi feste.

   La posizione del Sole, al suo vertice massimo, carica positivamente erbe e pietre, è quindi da sempre considerata la notte delle Streghe, poiché tutti in questa notte un po’ lo diventano!

 

Bizzarro era che, per proteggersi dalla stregoneria, il popolo delle campagne compisse riti che molto richiamano quella magia che gli stavano insegnando a temere, infatti consapevole dell’importanza di questa notte la Chiesa porrà questa come data cristiana celebrando uno dei Santi più importanti:

San Giovanni, con l’intento di cancellare le antichissime usanze pagane.

Come spesso però capitava nonostante le celebrazioni pagane venissero vietate e punite persistevano nei gesti della campagna che impaurita dagli eventi malefici della natura in questa data accendeva falò per scacciare il male e cercare la benedizione del Sole che tornava con l’estate a dominare la loro vita agreste.

Rituali antichissimi si tramandavano in un folklore che la Chiesa non dominava ed azioni che oggi troveremmo bizzarre erano in quella notte immancabili, alcuni esempi:

*le ragazze in cerca d’amore erano invitate a strofinare le loro parti intime sulla mentuccia che spontanea cresceva nei prati

*chi bramava fortuna doveva invece cercar il seme della felce maschio, che in tale data fioriva ed appassiva rapidamente

*chi voleva sfuggire al malocchio doveva far bollire del prezzemolo

*i contadini usano strofinare sul volto le foglie di tarassaco bagnate di rugiada per curare ed allontanare ogni malanno

*chi invece era dedito alla raccolta delle erbe medicamentose doveva assolutamente cogliere quelle bagnate dalla rugiada in tale notte perché queste erano ritenute le più potenti e magiche!

E se questi erano i gesti di poveri contadini, alcune dotte donne in questa notte preparavano il loro herbario solstiziale estivo, si possono raccogliere in questa notte:

*l’artemisia: rendere fertili,

*l’iperico: contro i malefici ed il malocchio,

*la camomilla da raccogliere con la mano sinistra facendo attenzione che i fiori non tocchino terra,

*la malva e la ruta: preservano dal malocchio,

*la savina: ricca di virtù curative,

*il ranuncolo doppio: contro le vesciche,

*la chelidonia maggiore: il cui lattice giallognolo era efficacie per estirpare verruche e fare cadere denti doloranti

*il camedrio: diuretico e depurativo

*il semprevivo dei tetti: per herpes, orecchioni e combattere il malocchio.

Ma perché Fuoco e Rugiada?

   In questa festa, secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada ai quali le popolazioni affidavano i loro riti propiziatori.

Tramandati di generazioni alcuni riti sono giunti sino a noi ed in alcuni comuni italiani ultimamente si riscoprono e ripropongono questi gesti che facevano parte della nostra tradizione contadina prima ancora che il nuovo culto si divulgasse nelle campagne.

Altra “ricetta” immancabile in tale notte è la preparazione del “l’acqua di San Giovanni”:

si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d’acqua che si lasciava per tutta la nottata fuori casa così che la Luna e la rugiada la potessero caricare positivamente.

Alla mattina successiva le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.

Per concludere… avete mai assaggiato il Nocino? Anticamente veniva preparato proprio in questa data, mentre le streghe ballavano sotto al Noce di Benevento.

Per il Nocino di San Giovanni,

occorrono 29 noci piccole e verdi tagliate in 4 spicchi e colte nella notte del 24 giugno, 2g di cannella, 4 chiodi di garofano, la parte gialla della scorza di 3 limoni, 350 ml di alcool a 95 gradi, 500 grammi di zucchero e 300 ml di acqua.

In un vaso di vetro mettere le noci assieme all’alcool e lasciate macerare sino al giorno seguente quando si aggiungono la cannella, i chiodi di garofano, la parte gialla della scorza dei limoni.

Si lascia macerare ancora fino al 3 agosto avendo cura di agitare il tutto almeno un paio di volte al giorno. Trascorso questo periodo si filtra e si aggiunge lo zucchero disciolto a bagno bagnomaria in acqua calda e a fuoco lento.

Si lascia raffreddare e si imbottiglia.

Il liquore si consuma lentamente, un bicchierino alla volta, durante tutto l’arco dell’anno e diviene un eccellente digestivo.

Come per la Candelora invernale, per i contadini la data di San Giovanni determina la raccolta estiva:

«La note de San Zuene destina mosto, sposalizi, gran e pane».

In questo detto trovo racchiusa tutta la fiduciosa speranza di uomini che della loro terra vivevano e rispettandola la preservavano come una cara figlia e madre!

 

Un Libro sulla notte di San Giovanni 

I racconti della notte di San Giovanni: Venti racconti sul Nocino e la notte delle streghe (Damster – Quaderni del Loggione, cultura enogastronomica)

 

 

(foto da pixabay, scenthive.com, wikipedia.org, liveinternet.ru)