Marietta Blau e l'effetto Matilda
Marietta Blau e l'effetto Matilda

Marietta Blau è una fisica austriaca nata a Vienna nel 1894 che mostra un’incredibile affinità con la scienziata inglese Rosalind Franklin.

Come lei si specializza nelle fotografie ai raggi X, come lei effettua ricerche le cui scoperte vengono carpite da colleghi che arriveranno al premio Nobel, come lei muore di tumore a causa del lavoro a contatto con sostanze radioattive.

La scienziata Marietta Blau

La scienziata Marietta Blau
La scienziata Marietta Blau

La vita di Marietta è una conferma del cosiddetto Effetto Matilda secondo cui il risultato del lavoro scientifico compiuto da una donna viene talvolta attribuito, in tutto o in parte, a un uomo. Le scienziate che hanno lavorato nel settore della fisica nel XX secolo si sono spesso trovate senza compenso o in posizioni subalterne, criticate per l’aspetto o il carattere troppo determinato e “derubate” dei risultati ottenuti.

La Blau riesce a laurearsi in fisica nel 1919 con una tesi sui raggi Gamma ma si trasferisce a Berlino per insegnare fisica dei raggi X. Nel 1923 deve rientrare a Vienna per curare la madre malata e, mantenuta dalla famiglia, lavora come collaboratrice non pagata presso l’Istituto di radioattività dell’Accademia austriaca delle Scienze. Vince una borsa di studio che le consente di trascorrere alcuni periodi di ricerca a Gottinga e a Parigi, presso l’Istituto di Marie Curie.

Con la sua collaboratrice Hertha Wambacher, svolge studi sull’emulsione nucleare grazie ai quali ottengono il premio Hartinger nel 1936 e il premio Lieben nel 1937.

In particolare, le due donne scoprono le “stelle di disintegrazione“, ossia tracce a forma di stella dovute a reazioni nucleari impresse su piastre fotografiche esposte ai raggi solari a 2300 metri di altezza, suscitando scalpore tra i fisici nucleari di tutto il mondo poiché le scienziate dimostrano che la tecnica delle emulsioni permette la registrazione di rari eventi nucleari ad alta energia aprendo, così, la strada a ulteriori ricerche in fisica delle particelle.

“Stelle di disintegrazione“ Marietta Blau

Stelle di disintegrazione Marietta Blau
“Stelle di disintegrazione“ Marietta Blau

Marietta Blau contattò il produttore britannico di materiale fotografico Ilford per fargli modificare e addensare le emulsioni usate nei suoi prodotti, sperimentando parametri quali granulometria, ritenzione delle immagini latenti, condizioni di sviluppo e altro per migliorare la visibilità delle tracce lasciate dalle particelle alfa e dai protoni veloci sulle lastre fotografiche.

Fino al 1938 la Blau lavorò gratuitamente e, per poter guadagnare e vedersi riconosciuti contributi lavorativi, fece domanda per ottenere il ruolo di assistente e l’abilitazione per la carriera accademica, ma l’essere donna ed ebrea costituirono ostacoli insormontabili in un paese che, in quell’anno, verrà annesso alla Germania nazista con l’Anschluss.

Città del Messico, Marietta Blau
Città del Messico, Marietta Blau

La Blau è costretta a lasciare l’Austria e a recarsi dapprima ad Oslo poi, dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, grazie all’azione di Albert Einstein, si trasferisce a Città del Messico con la madre per proseguire l’attività di ricerca.

Qui, però, entrambe si ammalano e la crisi economica messicana la obbliga a trasferirsi negli Stati Uniti, dove vive il fratello minore.

Per molti anni non riesce a svolgere alcuna attività di ricerca.
Nel frattempo, a Vienna, i colleghi tra cui la Wambacher, ferventi sostenitori del regime nazista, si appropriano dei documenti e delle ricerche di Marietta proseguendo il suo lavoro ma pubblicandolo senza citarne il nome.

Dunque, gli studi della Blau sullo sviluppo delle emulsioni fotografiche per il rilevamento delle particelle fornirono ad altri ricercatori lo strumento per dimostrare i loro studi.

Marietta Blau ricercatrice

Foto Marietta Blau
Foto Marietta Blau

Nel 1948, Marietta Blau viene chiamata come ricercatrice presso la Columbia University dove si occupa di un metodo fotografico per individuare le particelle negli esperimenti con un acceleratore di particelle.

Nel 1950, però, il Nobel per la Fisica viene assegnato a Cecil Frank Powell per il suo sviluppo del metodo fotografico di studio dei processi nucleari e le sue scoperte riguardanti i mesoni fatte con questo metodo.

Powell, come tutti gli altri ricercatori del settore, iniziò a utilizzare il film fotografico solo nel 1938, dopo che furono riconosciuti i vantaggi del sistema sviluppato dalla Blau.

Sicché, anche la scoperta del pione di Powell venne realizzata grazie agli strumenti sviluppati dalla scienziata,

che avrebbe dovuto essere inclusa nell’assegnazione del premio.

Ma, anche qui, come per la Franklin, il suo nome non fu nemmeno menzionato da Powell durante il discorso di ringraziamento a Oslo.

La documentazione rivelerà che il Comitato di fisica per il Nobel preparò una valutazione assolutamente inesatta che ha negato l’importanza del lavoro di Marietta mentre, nel 1936, aveva attribuito il premio per la fisica ad Hess e Anderson che avevano effettuato scoperte una antecedente a quella dell’altro. Una evidente disparità di trattamento.

La Blau verrà candidata al Nobel nel 1955, 1956 e 1957 senza mai riuscire a ottenerlo.

Purtroppo, l’esposizione alle sostanze radioattive mina la salute di Marietta che rientra in Austria dagli Stati Uniti nel 1960. Non avendo accumulato contributi lavorativi perché costretta a lavorare senza compenso, deve affrontare un intervento agli occhi a Vienna, dove il costo è inferiore rispetto agli U.S.A.

La Blau riprende a lavorare, ma sempre a titolo gratuito, con l’Istituto di radioattività di Vienna, guidando un gruppo di lavoro che studia le immagini fotografiche degli esperimenti effettuati al CERN, l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare.

Nel 1962, la Blau riceve il premio Schrödinger dall’Accademia austriaca delle Scienze

ma lo stesso ente rifiuta di ammetterla tra i propri membri.

Forse perché donna?

La manipolazione non protetta di sostanze radioattive con cui ha sviluppato il metodo fotografico per il rilevamento delle particelle la porta a morire di cancro nel 1970, in condizioni di indigenza, senza che nessuna rivista scientifica pronunci un necrologio in suo onore.

Un epilogo decisamente triste e amaro per una scienziata che ha dedicato la vita alla ricerca, creando un metodo il cui utilizzo ha consentito importanti scoperte scientifiche.

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