7 Sfumature di colore blu per dipingere il cielo

Le varie sfumature di colore blu sono nel cielo sopra di noi, nel mare e, se guardiamo il nostro pianeta dallo spazio sono queste le tonalità che lo avvolgono completamente.

Nonostante questa presenza ben distribuita in natura il pigmento, che pure è entrato nella Storia dell’Arte sin dall’antichità, non è altrettanto facile da realizzare.

Per procurarsi i colori di cui necessitava non solo a fini artistici (anche per tingere i vestiti ad esempio) l’uomo ha sperimentato con vegetali (come l'iris), animali e minerali.

Gli esempi sono tanti:

il carminio della cocciniglia, che rese ricca e potente la Spagna, proveniva da un insetto,

il porpora di Tiro (un rosso intenso violaceo), che piaceva agli imperatori romani, era estratto da una chiocciola di mare e per

l'arancione si usava un minerale peraltro tossico.

Il colore blu nella storia dell'arte

I pigmenti blu, in tutte le sue gradazioni, erano comunque molto desiderati e spesso citati per la capacità di trasmettere il mistico in quanto l’artista creava.
Ma, come detto, la scarsezza e la difficoltà di trovare questo pigmento ha motivato una costante ricerca di alternative, principalmente attraverso la sintesi chimica, da cui sono emerse alcune tonalità che hanno fatto la storia.

Il Blu egiziano

Il Blu egiziano è certamente il più antico pigmento artificiale nella storia umana, il segreto della sua preparazione era andato perduto durante il Medioevo.

Riscoperto nel XIX secolo, il blu egiziano possiede qualità che hanno aperto la strada a nuovi studi.

Il colore tornato di moda grazie agli scavi a Pompei e sottoposto a ricerche possiede la qualità molto insolita di emettere luce infrarossa quando viene indirizzata una luce rossa.

Questa emissione è straordinariamente potente e durevole, ma non può essere vista ad occhio nudo, perché la visione umana non si estende nella gamma infrarossa dello spettro di luce.

Colore blu: Amuleto di Bastet blu egiziano
Colore blu: Amuleto di Bastet blu egiziano

Questa qualità era già stata scoperta casualmente da Giovanni Verri osservando un bacino di marmo greco di 2.500 anni. Le luci fluorescenti che stava usando Verri fecero brillare il pigmento del blu egiziano emettendo radiazioni infrarosse.
Oggi questa proprietà rara consente agli scienziati di trovare tracce del colore in manufatti antichi, anche dopo che il pigmento è stato lavato via o altrimenti reso invisibile ad occhio nudo.
Sono nate ricerche che esulano dal campo di conservazione artistica in quanto il pigmento potrebbe portare a migliorare le analisi biomediche, a sviluppi nel laser e, ultimamente, anche per rilevare più facilmente le impronte digitali. (Leggi anche: Il Blu egiziano, il più antico pigmento artificiale nella storia umana)

Il colore blu vero: Il blu oltremare

Colore blu oltremare: La lattaia, Rijksmuseum, Amsterdam Jan Vermeer
Colore blu: La lattaia, Rijksmuseum, Amsterdam Jan Vermeer

Il blu oltremare è conosciuto da molti secoli, anche se nel tempo la lavorazione per ottenere questa tonalità è stata perfezionata in più modi.
Quello che a volte è chiamato "vero blu", il blu oltremare, deriva dall'uso di una gemma semi preziosa: i lapislazzuli. Per secoli questo prezioso materiale poteva essere trovato praticamente in un'unica catena montuosa in Afghanistan.
I commercianti egiziani importavano la pietra già 6.000 anni fa, usandola per adornare gioielli e copricapi.

Il Blu oltremare naturale (o anche con altri nomi come Lazzulite, Oltra marino o Lapislazzuli naturale) giunse a Venezia nel XIII secolo circa e divenne presto un colore molto richiesto nell'Europa medievale. Tuttavia per il suo alto costo il colore era usato solo nelle figure più importanti (ad esempio la Vergine Maria) e nelle commissioni più redditizie (cioè quelle della chiesa).

La leggenda narra che Michelangelo abbia lasciato incompiuto il suo dipinto La Deposizione di Cristo nel sepolcro (1500-01) perché non aveva i fondi per comprare il blu oltremare.
Johannes Vermeer, d'altra parte, acquistò il colore in grandi quantità, tanto che la sua famiglia finì con indebitarsi.
Nel 1824, le autorità francesi offrirono un premio di 6.000 franchi per chiunque potesse produrre un'alternativa più economica. Quattro anni dopo, il premio fu vinto dal chimico francese Jean Baptiste Guimet, che aveva sviluppato un metodo, tenuto segreto, per ottenere un’analoga tonalità sinteticamente che venne chiamato blu oltremare francese.

L’indaco

Colore Indaco: L'abbazia di Kirkstall, Yorkshire Thomas Girtin
L'abbazia di Kirkstall, Yorkshire Thomas Girtin

All'inizio abbiamo parlato di piante per produrre colori e l’Indigofera Tinctoria è di certo una di quelle il cui uso risale più indietro nel tempo.
Il pigmento, che prende il nome di indaco, si ricava essiccando e frantumando le foglie di questa pianta molto diffusa in India.
Come qualunque prodotto di valore l'indaco fu al centro di guerre commerciali nei secoli XVII e XVIII.
Tuttavia, a differenza del lapislazzuli, il raccolto per ottenere l’indaco poteva avvenire in tutto il mondo, dall'India alla Carolina del Sud.

La tintura con indaco era particolarmente popolare in Inghilterra, tanto che il fisico Sir Isaac Newton ritenne opportuno introdurlo come colore nell'arcobaleno.
È chiaro che se erano sette i giorni della settimana, sette note nella scala musicale e sette i pianeti conosciuti, dovevano essere sette anche i colori.
Affrontando il fatto che l'arcobaleno mostrava solo cinque colori unici, Newton spinse l'indaco, insieme all'arancio, con grande dispiacere di alcuni scienziati contemporanei.
L'indaco sintetico, sviluppato dal 1880, sostituì largamente quello naturale tanto che dal 1913 questo tinge anche i nostri blu jeans.

Blu di Prussia

Colore Blu di prussia: La grande onda di Kanagawa
Colore Blu: La grande onda di Kanagawa

Un anno prima che Newton pubblicasse il suo primo rapporto sui sette colori dell'arcobaleno dal titolo Opticks (1704), un nuovo blu fu inventato a Berlino, in Germania.
Così mentre Newton dimostrava che la luce bianca poteva essere separata da un prisma di vetro in tutti i colori che compongono l'arcobaleno il colorista Johann Jacob Diesbach, lavorando su un pigmento rosso cocciniglia notò che a contatto con sangue animale invece di rimanere rosso la sua tintura rossa si trasformava in un potente blu.

La reazione chimica era creata dal ferro (ferrocianuro) e quella tintura era il blu di Prussia.
Il pittore rococò francese Jean-Antoine Watteau, l'incisore giapponese Katsushika Hokusai e il maestro spagnolo Pablo Picasso nel suo periodo blu usarono ampiamente il colore.
Tuttavia di questo pigmento si scoprì anche un’altra qualità che emerse nel 1842 grazie all'astronomo inglese Sir John Herschel.
Il blu di Prussia ha una sensibilità unica alla luce e l'astronomo capì che poteva essere manipolata per creare copie di un singolo disegno. Il metodo di riproduzione delle immagini di Herschel venne molto usato da ingegneri e architetti per creare più versioni dei loro progetti.
Nella medicina contemporanea, il blu di Prussia ha uno scopo ben diverso:

è somministrato sotto forma di pillola come antidoto all'avvelenamento da metalli pesanti.

Blu cobalto

Colore Blu cobalto: La Yola de Pierre-Auguste Renoir
Colore Blu: La Yola de Pierre-Auguste Renoir

L’allora noto chimico francese Louis Jacques Thénard (La Louptière-Thénard, 4 maggio 1777 – Parigi, 21 giugno 1857) venne incaricato dal ministro francese Chaptal di ottenere un nuovo pigmento blu:

il blu cobalto.

Il tentativo nasceva in considerazione della scarsità e dell'alto costo dei lapislazzuli, e anche dal tentativo di migliorare il blu di Prussia.
Il chimico concentrò la sua ricerca sui composti del cobalto:

dal 1777 si sapeva che erano responsabili del colore blu di alcuni minerali e in particolare dell'arsenato di cobalto, usato per colorare la porcellana di Sevres.

Il colore scoperto da Thénard nel 1802 rimaneva stabile anche sotto l'azione della luce solare e all'esposizione ad alcuni acidi e basi (a differenza del blu di Prussia che si ossida con relativa facilità con la luce e l'aria e richiedeva l'applicazione di una vernice protettiva).
Il nuovo colore, inizialmente battezzato blu Thénard, cominciò a essere prodotto in Francia nel 1807.

International Klein Blue

Colore Blu: International Klein Blue Yves klein particolare
Colore Blu: International Klein Blue Yves klein particolare

Nell'estate del 1947, l'artista francese Yves Klein aveva solo 19 anni, seduto sulla spiaggia con i suoi amici Claude Pascal (che in seguito divenne un poeta) e Armand Fernandez (pittore e scultore). Fantasticando i tre iniziarono a pensare su come si sarebbero divisi il mondo: Pascal avrebbe preso l'aria, Fernandez avrebbe avuto la terra e Klein voleva il cielo.
Nella sua ricerca artistica Klein avrebbe finito per lavorare intensamente con il colore blu. "Il blu non ha dimensioni. È oltre le dimensioni ", avrebbe detto detto una volta.
Lavorando con un rivenditore di vernici a Parigi, Klein creò una versione opaca di blu oltremare e brevettò il suo nuovo metodo di produzione del pigmento con il nome di International Klein Blue, o IKB, nel 1960.

Colore bu: tabella riassuntiva
Tabella di colore blu

Blu YlnMn

Nel 2009, il chimico e professore della Oregon State University, Mas Subramanian, stava conducendo un progetto legato all'elettronica quando lui e uno studente fecero, senza aspettarselo, una scoperta curiosa, un nuovo pigmento blu.

Questa nuova sfumatura di colore blu era vibrante ed è di fatto il primo nuovo blu scoperto in più di 200 anni.
I ricercatori hanno chiamato questa tonalità Blue YlnMn.

Il professor Subramanian sapendo di aver trovato qualcosa di speciale, ha dichiarato:

"È stata una coincidenza, un felice incidente, perché non lo stavamo cercando però la maggior parte delle scoperte scientifiche derivano sempre dall'inaspettato".

Foto in copertina: Claude Monet, Il palazzo Ducale a Venezia

Scritto da Consigli d'autore
2 Luglio 2019

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Impressioni di gioco. Arte, astuzia e fortuna

Impressioni di gioco. Arte, astuzia e fortuna

L'intersezione tra arte e gioco offre una prospettiva unica sulla creatività e l'ingegno umano. Artisti come Marcel Duchamp, Cassius Marcellus Coolidge e Michael Godard hanno saputo trasformare giochi come scacchi, poker e blackjack in opere d'arte. Duchamp utilizza la strategia degli scacchi per esplorare concetti spaziali e temporali, Coolidge cattura l'intensità e il bluff del poker con i suoi cani giocatori, mentre Godard celebra la tensione e la strategia del blackjack. Ogni artista, attraverso dettagli tecnici e narrazioni visive, eleva il gioco a una forma d'arte complessa e affascinante.

Scacchi e ombre. Marcel Duchamp e il gioco come arte

Marcel Duchamp, una figura centrale nell'arte del XX secolo, ha trasformato il concetto di gioco in arte con il suo amore per gli scacchi. Nel 1913, Duchamp creò "Il Grande Vetro," un'opera complessa e astratta che incarna la strategia e la logica degli scacchi. La sua passione per il gioco non si limitava all'osservazione; Duchamp partecipava attivamente a tornei di scacchi, raggiungendo livelli competitivi. La sua immersione nella disciplina strategica si riflette nel suo lavoro, dove i movimenti dei pezzi su una scacchiera diventano metafore per decisioni artistiche e concettuali.

L'analisi delle sue opere rivela un approccio unico alla gestione dello spazio e del tempo. Duchamp esplorava come le mosse di un gioco possano influenzare la percezione del pubblico, creando un dialogo tra l'opera d'arte e lo spettatore simile alla tensione tra due giocatori di scacchi. La raffigurazione dell’interazione dinamica tra giocatore e gioco, artista e pubblico, si manifesta chiaramente nelle sue installazioni e dipinti, dove ogni dettaglio è studiato per provocare una reazione ponderata.

Un esempio lampante di questa connessione è "Portrait of Chess Players," un'opera che ritrae due individui immersi in una partita di scacchi. La tela non solo cattura l'intensità della competizione, ma mette anche in luce il delicato equilibrio tra la fortuna e l'astuzia, elementi fondamentali non solo nel gioco, ma anche nel processo creativo.

Bluff e bellezza. 'Dogs Playing Poker' di Cassius Marcellus Coolidge

Cassius Marcellus Coolidge, con la sua iconica serie di dipinti "Dogs Playing Poker," ha saputo unire umorismo, critica sociale e tecnica artistica in un'unica opera. I dipinti della serie rappresentano cani antropomorfizzati intenti a giocare a poker, catturando momenti di bluff, i tratti della loro personalità e i momenti tensione e complicità che caratterizzano il gioco.

Ogni dettaglio nelle opere di Coolidge è accuratamente studiato per evocare l'atmosfera di una vera partita di poker. L'uso sapiente della luce e delle ombre crea un senso di intimità e complicità tra i giocatori canini, mentre le espressioni facciali e le posture riflettono le strategie e le emozioni tipiche del gioco. La scelta dei cani come protagonisti aggiunge una dimensione di leggerezza e ironia, ma non diminuisce l'accuratezza con cui vengono rappresentate le dinamiche del poker.

Il quadro "A Friend in Need," forse il più celebre della serie, illustra magistralmente un momento di bluff. Due bulldog colludono, uno passando una carta all'altro sotto il tavolo, mentre gli altri cani sono ignari del trucco. Tale dettaglio non solo mostra la maestria tecnica di Coolidge nella rappresentazione del movimento e della trama, ma anche la sua comprensione profonda delle strategie di bluff nel poker.

Il successo duraturo di "Dogs Playing Poker" risiede nella combinazione di abilità artistica e osservazione acuta delle interazioni sociali. Coolidge, mediante la sua maestria tecnica nella rappresentazione del movimento e della trama, riesce a trasformare una scena apparentemente banale in una finestra sul complesso mondo del gioco e, per estensione, sulle sfumature della condizione umana.

Il Fascino del blackjack. 'Jack & Coke' di Michael Godard

Michael Godard, maestro dell'arte contemporanea, cattura l'essenza e l'emozione del blackjack nella sua opera "Jack & Coke." Con una tecnica raffinata e un'attenzione meticolosa ai dettagli, Godard trasforma un semplice bicchiere di Jack and Coke e due carte da gioco in un simbolo del brivido e della strategia insiti nel gioco.

La composizione dell'opera è studiata per evocare l'ambiente vibrante di un casinò. Il bicchiere di Jack and Coke, con il ghiaccio traslucido e le bollicine che salgono, non è solo un elemento decorativo, ma un richiamo sensoriale che trasporta lo spettatore in una serata di gioco. Le carte, un jack di picche e una regina di cuori, sono rappresentate con una precisione che riflette l'attenzione del giocatore per ogni dettaglio durante una partita.

Godard utilizza colori vividi e contrasti marcati per mettere in risalto i componenti chiave del dipinto, rendendo ogni elemento immediatamente riconoscibile e carico di significato. L'illuminazione, che sembra provenire direttamente dalle luci al neon di un casinò, aggiunge un tocco di realismo e intensifica l'atmosfera elettrizzante dell'opera.

L'opera "Jack & Coke" non è solo una rappresentazione visiva del blackjack, ma una celebrazione dell’astuzia e della strategia che il gioco richiede. Ogni dettaglio, dalla trasparenza del bicchiere alle texture delle carte, è pensato per enfatizzare la dualità del blackjack: un gioco che combina fortuna e abilità in un equilibrio perfetto. L'opera evoca l'emozione del brivido, la strategia nel gestire il bankroll del blackjack e la suspense di ogni mano giocata, rendendo omaggio all'intrigante equilibrio tra fortuna e abilità.

Conclusione

L'esplorazione dell'intersezione tra arte e gioco rivela come le strategie, le emozioni e le dinamiche psicologiche dei giochi si riflettano e si amplifichino nelle opere d'arte, offrendo un vero e proprio reportage di viaggio attraverso la cultura e la psiche umana. Le loro opere non sono solo un'ode al poker, ma un tributo all'arte della narrazione visiva, dimostrando come l'arte possa catturare e amplificare le sfumature di un gioco di strategia, trasformandolo in una riflessione profonda e divertente sulla natura dell'inganno e della bellezza nel gioco e nella vita.

L’Italia è il Paese dei cellulari: più smartphone che abitanti

In Italia ci sono più cellulari che abitanti. E se la nostra popolazione cala, gettando ombre grigie sul futuro dell’economia, in particolar modo per pensioni e occupazione, sale incessantemente la quota degli smartphone.


78 milioni e 190 mila. A tanto ammontano i dispositivi mobili nel nostro paese, vale a dire il 132% della popolazione, che si assesta intorno ai 58 milioni e 960 mila. A dirlo è il report Digital 2023 curato da
We Are Social, che analizza anche l’utilizzo che gli italiani fanno del cellulare: tanti social, tantissimi video e una bella dose di marketing digitale.


Per cosa si usa il cellulare?


“Cala l’utilizzo di computer (desktop e laptop) e tablet – ha spiegato Matteo Starri, Research e Insight Director di We Are Social - sia in volume sia in share in rapporto al traffico totale, in virtù di una sostanziale assenza di variazioni per quanto riguarda l’utilizzo dei dispositivi mobili, che arrivano al 52% di share”. Ma per cosa si utilizza il cellulare? Al primo posto c’è lo streaming di film o serie tv sulle piattaforme (Netflix, Amazon Prime o Disney Plus in prima linea) davanti all’ascolto di musica online (soprattutto su Spotify e su Youtube). Se al terzo posto troviamo l’utilizzo di app mobile come principale utilizzo dello smartphone, al quarto troviamo il gaming.


"Il gaming mobile, combinato con l'intelligenza artificiale, ha rivoluzionato il modo di giocare, offrendo esperienze altamente personalizzate soprattutto per i giovani. Gli smartphone hanno superato i computer come dispositivi principali per il gioco online, mentre l'IA ottimizza la personalizzazione delle piattaforme, analizzando le preferenze dei giocatori per offrire contenuti su misura. Questa sinergia tra mobile e IA non solo rende il gioco più coinvolgente, ma aumenta anche la fedeltà degli utenti e i ricavi degli operatori del settore", ci racconta Silvia Urso, redattrice di Giochidislots, che recentemente ha analizzato questa relazione tra smartphone e gaming all’interno di un focus pubblicato sul blog.


“Sia i principali giochi online, sia le slot online, sono ormai sbarcati in pianta stabile sugli smartphone, riuscendo così da un lato a soppiantare pc e tablet, dall’altro ad ampliare in una maniera mai vista prima il proprio pubblico”, conclude l’esperta di Giochidislots.


La carica dei social


Con oltre 43 milioni di utenti e un tempo medio di utilizzo di quasi 2 ore al giorno, sono ancora i social media a detenere la palma del contenuto più utilizzato su mobile. E il primo social allora non può che essere WhatsApp, il mezzo principale per mandare messaggi e ormai anche per chiamare e videochiamare. Qui viaggiano le chat con i nostri amici e parenti, ma anche i gruppi di lavoro e le comunicazioni ufficiali, grazie alle nuove funzionalità delle community. Il podio è invece completato da Facebook in seconda posizione e da Instagram. Subito dopo, in ordine, troviamo: Messenger, Telegram, TikTok, Pinterest, X (il vecchio Twitter), Linkedin, Skype e poi, a percentuali di molto più basse, Snapchat, Discord e Reddit.


Interessante guardare anche alle motivazioni per cui si usano i social. Al primo posto c’è la volontà di leggere nuove storie, davanti a passare il tempo e a rimanere in contatto con amici e parenti. Attenti però anche a queste ragioni, messe sempre in evidenza da We Are Social e Meltwater: trovare ispirazioni e contenuti, postare e condividere aspetti della propria vita, guardare live streams, seguire personaggi famosi, in particolare per quanto riguarda lo sport.


Tutto questo comodamente dal palmo di una mano, senza dover accendere il computer e senza dover neppure uscire di casa. Perché il nostro mondo, ormai, è tutto a portata di dito.

Fare soldi partendo da zero

Fare soldi partendo da zero, storie di successo e strade da seguire

“Il successo non è un diritto, deve essere conquistato ogni giorno”. Era questo il motto di Howard Schultz, un nome che per i più potrebbe essere sconosciuto, comune, come tanti altri. E infatti la sua storia inizia come quella di tanti altri: siamo a Brooklyn, negli anni 50, una famiglia povera. Howard inizia a fare lavoretti saltuari, tutti pagati male. Poi qualcosa inizia a cambiare: una borsa di studio gli consente di laurearsi, scopre di essere bravo nelle vendite, inizia a lavorare a Seattle, in un rivenditore di caffè. Poi gira per il mondo, esplora, indaga. Quando la sua vecchia ditta sta per chiudere i battenti, lui decide di investirci.

Non vi abbiamo detto il nome di quel negozio: si chiamava, anzi si chiama, Starbucks. Oggi vanta un fatturato di 26 miliardi di dollari e oltre 30 mila sedi in tutto il mondo. Di storie di successo come questa ne è pieno il mondo, storie dove il fiuto si unisce alle conoscenze, al saper fare. Storie di idee, come quelli che proviamo a offrirvi in questo articolo.

Le opportunità del web

Oggi, rispetto al passato, fare soldi partendo da zero è ancora più facile. Il web, infatti, ha ridotto le distanze, ha ampliato le opportunità, ha offerto a tutti le occasioni per farsi vedere, per farsi conoscere, per tentare la propria strada. Tra le migliori idee di investimento, oggi, ci sono quella di lavorare nel campo dei social media, dal momento che sempre più aziende, enti e istituzioni cercano professionisti in grado di curare la loro immagine su Facebook, su Instagram e sulle altre vetrine social. Un’altra strada che può essere di grande successo è invece quella che guarda a YouTube, dove si può aprire un canale di intrattenimento, dove condividere contenuti interessanti, divertenti o innovativi, oppure sondare la strada dell’influencer marketing, legandosi quindi ad aziende e recensendo i loro prodotti online. Senza parlare poi delle opportunità che si celano dietro gli investimenti in conti deposito, criptovalute, azioni e crowdfunding immobiliare, tutte possibilità che vengono spalancate proprio grazie al web.

Una storia di successo dal mondo dei social

Prendete ad esempio il caso di Francesca Bardelli Novino. La sua famiglia è produttrice di una grande e famosa grappa, ma durante la pandemia la società entra in crisi. Le vendite calano, le visite alla distilleria si bloccano. Francesca decide allora di incontrare gli utenti sul web. Prima organizza una masterclass online, totalmente gratuita, poi inizia a parlare, spiegare e a far scoprire il mondo della grappa a tutti gli interessati, agli appassionati o ai semplici curiosi. “Voglio vivere il fatto di essere una giovane donna in questo settore come una sfida e un’opportunità insieme, sperando di raccontare la Grappa da un nuovo punto di vista”, ha raccontato in una recente intervista.

Due master, certificazione da bartender e da sommelier, una laurea in economia aziendale. E una storia di successo che può essere da stimolo per tutti, anche per chi deve partire da zero.

I 5 libri più interessanti legati al settore del gioco

I 5 libri più interessanti legati al settore del gioco

Da tantissimi anni il settore del gioco è entrato a far parte della storia dell'essere umano, in particolar modo di recente l'avvento dell'online ha attirato le attenzioni di un numero sempre più elevato di giocatori.

Sulle varie piattaforme di casinò virtuali sono tante le offerte e le novità messe a disposizione degli utenti, inoltre anche i grandi amanti delle sale da gioco fisiche si sono ritrovati attività ludiche a portata di clic, come ad esempio le slot machine e i vari giochi di carte più noti come il Poker e il Blackjack. Il gioco, essendo quindi così diffuso, è diventato da tempo anche un tema interessante da trattare e da affrontare per registi e scrittori, che hanno prodotto e scritto opere cinematografiche e letterarie inserite proprio in questo contesto.

Concentrandoci sui romanzi sarebbe troppo semplice menzionare ed approfondire "Il Giocatore" di Fedor Dostoesvskij, probabilmente l'opera scritta sul gioco più famosa in circolazione. Per questo, oggi vi presenteremo un elenco di altri 5 libri sul gioco che nel corso della storia hanno ottenuto un grande successo.

La dama di picche

Il primo dei libri di cui vi parleremo oggi è "La dama di picche", scritto da Aleksandr Puškin e pubblicato nel 1834 all'interno di una raccolta che contiene altre opere dell'autore. La storia si apre con degli ufficiali del Genio seduti intorno ad un tavolo da gioco, tra questi rientra il protagonista, Hermann, che nonostante la passione per il gioco sembrerebbe essere fermamente convinto di non voler iniziare a giocare e a frequentare determinati ambienti. Ciò che lo porta a cambiare idea, però, è il racconto di un altro dei presenti, Tomskij, che narra una vicenda inerente a sua nonna. Quest'ultima, infatti, era una grande appassionata del gioco d'azzardo, ma a costo di giocare e di rischiare si è ritrovata con dei grandi debiti da dover saldare. Chiesto un prestito al conte di Saint-Germain per risanare il debito, quest'ultimo decide di rifiutare la richiesta e di aiutarla in un altro modo. Secondo il conte, infatti, un prestito non avrebbe assolutamente cambiato la situazione della nonna di Tomskij, per questo motivo decide di insegnarle un trucco, gelosamente custodito dalla donna, per vincere a carte in qualsiasi occasione.

Colpito dalla vicenda, Hermann decide di cercare in ogni maniera di scoprire quel segreto, per questo si apposta spesso davanti all'abitazione della contessa, finendo per dichiarare un amore puramente convenzionale alla badante di quest'ultima. Dopo un primo rifiuto, Lizaveta, la badante, cede alle avances di Hermann e lo aiuta ad introdursi in casa per avere un incontro privato con la contessa. La nonna di Tomskij decide di non rivelare il suo segreto al protagonista, che per minacciarla tira fuori una pistola scarica. Presa dallo spavento, la contessa muore. Scosso dall'accaduto, Hermann, che con l'aiuto di Lizaveta è riuscito a cancellare le prove, si reca al funerale della nonna di Tomskij, che gli appare in sogno al termine di un sonno profondo, dicendogli di puntare tutto il bottino una sera sul tre, una sera sul sette e un'ultima sera sull'asso. Hermann la prima sera gioca e punta tutto sul tre, vincendo.

La seconda sera punta tutto sul sette e ottiene il medesimo risultato, infine punta tutto sull'asso ma al suo posto esce una dama di picche, che presenta il volto beffardo della contessa. La storia termina con Hermann rinchiuso in un centro psichiatrico mentre continua a ripetere: "tre, sette, asso, tre, sette, dama...".

La musica del caso

Il secondo romanzo di cui vi parliamo oggi è "La musica del caso", scritto nel 1990 da Paul Auster, che nelle sue opere torna spesso sulla riflessione sul caso. La storia narra le vicende di Jim Nasce, un vigile del fuoco che, una volta separatosi dalla moglie, a causa delle difficoltà economiche si vede costretto ad affidare la figlia di due anni alla sorella, che vive in un altro paese. Una volta defunto il padre, con il quale non aveva un grande rapporto, Jim eredita una piccola fortuna e la sfrutta per istituire un fondo fiduciario per la figlia, per acquistare una nuova macchina e per viaggiare sulle strade americane senza una meta ben precisa.

Durante il viaggio conosce Jack Pozzi, un giocatore di poker professionista che lo convince a partecipare ad un torneo per avere la meglio su Flower e Stone, due milionari piuttosto eccentrici. La partita si svolge all'interno di una casa dal clima piuttosto cupo, Jim e Jack escono sconfitti dal torneo e vengono clamorosamente imprigionati. Per ottenere la libertà, i due devono riuscire nell'impresa di costruire un muro con le pietre di un vecchio castello irlandese del XV secolo che i due milionari hanno acquistato e poi fatto smantellare.

La mano sbagliata

Un altro libro piuttosto noto sul gioco è senza ombra di dubbio "La mano sbagliata", che, scritto da Jean-Michel Guenassia, racconta le vicende di Baptiste Dupré, un giocatore incallito che nella sua vita come solo ed unico scopo ha quello di diventare il miglior pokerista di sempre. La scintilla scatta nel momento in cui realizza di avere una vita monotona, seppur da benestante considerando il matrimonio con la figlia di uno degli avvocati più ricchi di Parigi e considerando lo studio legale ereditato dal suocero.

Per spezzare la monotonia, quindi, Baptiste Dupré decide di ricominciare a giocare, ma questa scelta finisce per rivelarsi folle e lo trascina in un quadro piuttosto scomodo. Il romanzo di Guenassia è ricco di suspense, colpi di scena e si concentra moltissimo sugli aspetti psicologici di tutti i personaggi.

Bringing Down The House

Il quarto libro che vi presentiamo oggi è "Bringing Down The House", scritto e pubblicato da Ben Mezrich e con il Blackjack come tema principale. La storia, vera, è ambientata tra il 1996 e il 1998 e narra le vicende di un gruppo di studenti di matematica del Massachusetts Institute of Technology, che, guidati da un loro geniale professore, decidono di dare l'assalto alle sale da gioco più importanti e note di Las Vegas. Attraverso un abile sistema di conteggio delle carte i protagonisti vincono milioni e milioni di dollari ai tavoli del Blackjack, ma la potente mafia che controlla il settore del gioco a Las Vegas non resta a guardare e decide di mettergli i bastoni tra le ruote.

Fear and Loathing in Las Vegas

L'ultimo libro di cui vi parliamo oggi è "Fear and Loathing in Las Vegas", scritto da Hunter S. Thompson ed incentrato sul mondo delle scommesse. Il celebre film "Il panico e la follia a Las Vegas", con protagonisti Johnny Depp e Benicio Del Toro, tra i protagonisti di altre grandi pellicole come "Vizio di Forma", si è ispirato proprio a questo libro, famosissimo e popolarissimo nonostante contenga dei cenni autobiografici riferiti all'autore. I protagonisti della vicenda sono Raoul Duke e il dottor Gonzo, tutta la storia ruota intorno ad un giornalista che ha come compito quello di occuparsi di un reportage sulle corse dei cavalli e su altri sport per la sezione scommesse sportive dell'outlet in cui lavora.