Le varie sfumature di colore blu sono nel cielo sopra di noi, nel mare e, se guardiamo il nostro pianeta dallo spazio sono queste le tonalità che lo avvolgono completamente.

Nonostante questa presenza ben distribuita in natura il pigmento, che pure è entrato nella Storia dell’Arte sin dall’antichità, non è altrettanto facile da realizzare.

Per procurarsi i colori di cui necessitava non solo a fini artistici (anche per tingere i vestiti ad esempio) l’uomo ha sperimentato con vegetali (come l’iris), animali e minerali.

Gli esempi sono tanti:

il carminio della cocciniglia, che rese ricca e potente la Spagna, proveniva da un insetto,

il porpora di Tiro (un rosso intenso violaceo), che piaceva agli imperatori romani, era estratto da una chiocciola di mare e per

l’arancione si usava un minerale peraltro tossico.

Il colore blu nella storia dell’arte

I pigmenti blu, in tutte le sue gradazioni, erano comunque molto desiderati e spesso citati per la capacità di trasmettere il mistico in quanto l’artista creava.
Ma, come detto, la scarsezza e la difficoltà di trovare questo pigmento ha motivato una costante ricerca di alternative, principalmente attraverso la sintesi chimica, da cui sono emerse alcune tonalità che hanno fatto la storia.

Il Blu egiziano

Il Blu egiziano è certamente il più antico pigmento artificiale nella storia umana, il segreto della sua preparazione era andato perduto durante il Medioevo.

Riscoperto nel XIX secolo, il blu egiziano possiede qualità che hanno aperto la strada a nuovi studi.

Il colore tornato di moda grazie agli scavi a Pompei e sottoposto a ricerche possiede la qualità molto insolita di emettere luce infrarossa quando viene indirizzata una luce rossa.

Questa emissione è straordinariamente potente e durevole, ma non può essere vista ad occhio nudo, perché la visione umana non si estende nella gamma infrarossa dello spettro di luce.

Colore blu: Amuleto di Bastet blu egiziano
Colore blu: Amuleto di Bastet blu egiziano

Questa qualità era già stata scoperta casualmente da Giovanni Verri osservando un bacino di marmo greco di 2.500 anni. Le luci fluorescenti che stava usando Verri fecero brillare il pigmento del blu egiziano emettendo radiazioni infrarosse.
Oggi questa proprietà rara consente agli scienziati di trovare tracce del colore in manufatti antichi, anche dopo che il pigmento è stato lavato via o altrimenti reso invisibile ad occhio nudo.
Sono nate ricerche che esulano dal campo di conservazione artistica in quanto il pigmento potrebbe portare a migliorare le analisi biomediche, a sviluppi nel laser e, ultimamente, anche per rilevare più facilmente le impronte digitali. (Leggi anche: Il Blu egiziano, il più antico pigmento artificiale nella storia umana)

Il colore blu vero: Il blu oltremare

Colore blu oltremare: La lattaia, Rijksmuseum, Amsterdam Jan Vermeer
Colore blu: La lattaia, Rijksmuseum, Amsterdam Jan Vermeer

Il blu oltremare è conosciuto da molti secoli, anche se nel tempo la lavorazione per ottenere questa tonalità è stata perfezionata in più modi.
Quello che a volte è chiamato “vero blu“, il blu oltremare, deriva dall’uso di una gemma semi preziosa: i lapislazzuli. Per secoli questo prezioso materiale poteva essere trovato praticamente in un’unica catena montuosa in Afghanistan.
I commercianti egiziani importavano la pietra già 6.000 anni fa, usandola per adornare gioielli e copricapi.

Il Blu oltremare naturale (o anche con altri nomi come Lazzulite, Oltra marino o Lapislazzuli naturale) giunse a Venezia nel XIII secolo circa e divenne presto un colore molto richiesto nell’Europa medievale. Tuttavia per il suo alto costo il colore era usato solo nelle figure più importanti (ad esempio la Vergine Maria) e nelle commissioni più redditizie (cioè quelle della chiesa).

La leggenda narra che Michelangelo abbia lasciato incompiuto il suo dipinto La Deposizione di Cristo nel sepolcro (1500-01) perché non aveva i fondi per comprare il blu oltremare.
Johannes Vermeer, d’altra parte, acquistò il colore in grandi quantità, tanto che la sua famiglia finì con indebitarsi.
Nel 1824, le autorità francesi offrirono un premio di 6.000 franchi per chiunque potesse produrre un’alternativa più economica. Quattro anni dopo, il premio fu vinto dal chimico francese Jean Baptiste Guimet, che aveva sviluppato un metodo, tenuto segreto, per ottenere un’analoga tonalità sinteticamente che venne chiamato blu oltremare francese.

L’indaco

Colore Indaco: L'abbazia di Kirkstall, Yorkshire Thomas Girtin
L’abbazia di Kirkstall, Yorkshire Thomas Girtin

All’inizio abbiamo parlato di piante per produrre colori e l’Indigofera Tinctoria è di certo una di quelle il cui uso risale più indietro nel tempo.
Il pigmento, che prende il nome di indaco, si ricava essiccando e frantumando le foglie di questa pianta molto diffusa in India.
Come qualunque prodotto di valore l’indaco fu al centro di guerre commerciali nei secoli XVII e XVIII.
Tuttavia, a differenza del lapislazzuli, il raccolto per ottenere l’indaco poteva avvenire in tutto il mondo, dall’India alla Carolina del Sud.

La tintura con indaco era particolarmente popolare in Inghilterra, tanto che il fisico Sir Isaac Newton ritenne opportuno introdurlo come colore nell’arcobaleno.
È chiaro che se erano sette i giorni della settimana, sette note nella scala musicale e sette i pianeti conosciuti, dovevano essere sette anche i colori.
Affrontando il fatto che l’arcobaleno mostrava solo cinque colori unici, Newton spinse l’indaco, insieme all’arancio, con grande dispiacere di alcuni scienziati contemporanei.
L’indaco sintetico, sviluppato dal 1880, sostituì largamente quello naturale tanto che dal 1913 questo tinge anche i nostri blu jeans.

Blu di Prussia

Colore Blu di prussia: La grande onda di Kanagawa
Colore Blu: La grande onda di Kanagawa

Un anno prima che Newton pubblicasse il suo primo rapporto sui sette colori dell’arcobaleno dal titolo Opticks (1704), un nuovo blu fu inventato a Berlino, in Germania.
Così mentre Newton dimostrava che la luce bianca poteva essere separata da un prisma di vetro in tutti i colori che compongono l’arcobaleno il colorista Johann Jacob Diesbach, lavorando su un pigmento rosso cocciniglia notò che a contatto con sangue animale invece di rimanere rosso la sua tintura rossa si trasformava in un potente blu.

La reazione chimica era creata dal ferro (ferrocianuro) e quella tintura era il blu di Prussia.
Il pittore rococò francese Jean-Antoine Watteau, l’incisore giapponese Katsushika Hokusai e il maestro spagnolo Pablo Picasso nel suo periodo blu usarono ampiamente il colore.
Tuttavia di questo pigmento si scoprì anche un’altra qualità che emerse nel 1842 grazie all’astronomo inglese Sir John Herschel.
Il blu di Prussia ha una sensibilità unica alla luce e l’astronomo capì che poteva essere manipolata per creare copie di un singolo disegno. Il metodo di riproduzione delle immagini di Herschel venne molto usato da ingegneri e architetti per creare più versioni dei loro progetti.
Nella medicina contemporanea, il blu di Prussia ha uno scopo ben diverso:

è somministrato sotto forma di pillola come antidoto all’avvelenamento da metalli pesanti.

Blu cobalto

Colore Blu cobalto: La Yola de Pierre-Auguste Renoir
Colore Blu: La Yola de Pierre-Auguste Renoir

L’allora noto chimico francese Louis Jacques Thénard (La Louptière-Thénard, 4 maggio 1777 – Parigi, 21 giugno 1857) venne incaricato dal ministro francese Chaptal di ottenere un nuovo pigmento blu:

il blu cobalto.

Il tentativo nasceva in considerazione della scarsità e dell’alto costo dei lapislazzuli, e anche dal tentativo di migliorare il blu di Prussia.
Il chimico concentrò la sua ricerca sui composti del cobalto:

dal 1777 si sapeva che erano responsabili del colore blu di alcuni minerali e in particolare dell’arsenato di cobalto, usato per colorare la porcellana di Sevres.

Il colore scoperto da Thénard nel 1802 rimaneva stabile anche sotto l’azione della luce solare e all’esposizione ad alcuni acidi e basi (a differenza del blu di Prussia che si ossida con relativa facilità con la luce e l’aria e richiedeva l’applicazione di una vernice protettiva).
Il nuovo colore, inizialmente battezzato blu Thénard, cominciò a essere prodotto in Francia nel 1807.

International Klein Blue

Colore Blu: International Klein Blue Yves klein particolare
Colore Blu: International Klein Blue Yves klein particolare

Nell’estate del 1947, l’artista francese Yves Klein aveva solo 19 anni, seduto sulla spiaggia con i suoi amici Claude Pascal (che in seguito divenne un poeta) e Armand Fernandez (pittore e scultore). Fantasticando i tre iniziarono a pensare su come si sarebbero divisi il mondo: Pascal avrebbe preso l’aria, Fernandez avrebbe avuto la terra e Klein voleva il cielo.
Nella sua ricerca artistica Klein avrebbe finito per lavorare intensamente con il colore blu. “Il blu non ha dimensioni. È oltre le dimensioni “, avrebbe detto detto una volta.
Lavorando con un rivenditore di vernici a Parigi, Klein creò una versione opaca di blu oltremare e brevettò il suo nuovo metodo di produzione del pigmento con il nome di International Klein Blue, o IKB, nel 1960.

Colore bu: tabella riassuntiva
Tabella di colore blu

Blu YlnMn

Nel 2009, il chimico e professore della Oregon State University, Mas Subramanian, stava conducendo un progetto legato all’elettronica quando lui e uno studente fecero, senza aspettarselo, una scoperta curiosa, un nuovo pigmento blu.

Questa nuova sfumatura di colore blu era vibrante ed è di fatto il primo nuovo blu scoperto in più di 200 anni.
I ricercatori hanno chiamato questa tonalità Blue YlnMn.

Il professor Subramanian sapendo di aver trovato qualcosa di speciale, ha dichiarato:

È stata una coincidenza, un felice incidente, perché non lo stavamo cercando però la maggior parte delle scoperte scientifiche derivano sempre dall’inaspettato“.

Foto in copertina: Claude Monet, Il palazzo Ducale a Venezia

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